Breaking In (2018) Mamma dieharda

Il loro era un piano meticoloso, le loro attrezzature del massimo livello, erano ben preparati, intelligenti e spietati: ma non avevano tenuto conto… di mamma Shaun!

Dagli anni Novanta siamo abituati agli eroi diehardi, cioè quei protagonisti che seguono le orme di John McClane della saga Die Hard con qualità altalenante: credevo che con Ruby Rose si fosse toccato il fondo, l’estate scorsa, invece (come sempre) al peggio non c’è mai fine.

Piccole case producono questo minuscolo film per la Universal, che lo porta in sala dall’11 maggio 2018, e poi la stessa casa lo distribuisce nelle sale italiane dal luglio successivo con il titolo Breaking In. La rivalsa di una madre. (Impossibile rendere in italiano il gioco di parole originale, ispirato al celebre detto payback is a bitch, “la vendetta è una stronza”.)

Sempre la Universal lo porta in DVD dal novembre 2018, e Prime Video per ora lo presenta solo a pagamento: fate ancora in tempo a vederlo su MediasetPlay.

Italia1 lo presenta in prima visione il 18 marzo 2021 e il vostro Etrusco preferito era lì per catturare la relativa schermata.

Speravo in un sottotitolo italiano, ma mi accontento

Il regista James McTeigue è quello che ha esordito con il botto, firmando V per Vendetta (2005) per poi incrinarsi con il virtuoso ma sbagliato Ninja Assassin (2009) e dopo essersi infettato con il virus Milla in Survivor (2015) è passato definitivamente alla TV. Questo è il suo tentativo di tornare in sala, ma dubito avrà effetti a lungo termine.
Lo sceneggiatore Ryan Engle ha esordito con Non-Stop (2014) che ricordo buono, ma poi nello stesso 2018 ha firmato una tripletta di sceneggiature da mettergli le mani in faccia: il ridicolo L’uomo sul treno, il cialtronesco Rampage: Furia animale e questa mamma dieharda. Grazie Ryan, a buon rendere: sapere che stai lavorando a una roba intitolata Cowboy Ninja Viking mi fa stare davvero sereno.

Quando una villa si chiama per come è

Il signor Russell è ricco ma poco fantasioso, così ha bisogno di dare nomi semplici alle sue cose. Per esempio abita in una splendida casa sul lago che si chiama Beautiful Lake House, così non si confonde. E magari porta a spasso il suo cane di nome Cane e legge il giornale “Il Giornale”, come cantava Paolo Rossi.
Malgrado la riccanza, Russell stira le zampe come tutti gli altri, soprattutto se ripetutamente investito da un’auto, quindi ora la sua casa dal nome didascalico passa alla figlia Shaun (Gabrielle Union), con cui però da anni non aveva più rapporti dopo un brutto litigio. Shaun con la famiglia va a dare un’ultima occhiata alla grande casa prima di venderla, così da far partire una trama che abbiamo già capito essere zoppicante.

Papà Russell ha avuto l’idea dal film Sliver (1993)

La casa era solo la dimora estiva di papone Russell, eppure guarda caso è perfettamente tenuta, non un granello di polvere, e tutti i dispositivi elettronici di cui è zeppa sono tutti accesi e perfettamente funzionanti. Per motivi ignoti, il riccone aveva riempito casa di telecamere, sia all’esterno che all’interno: l’ha fatto per motivi di sicurezza o per spiare Edwige Fenech sotto la doccia? Non so come pensino i ricchi, magari in questa casa ci invitava attrici della commedia sexy all’italiana solo per far fare loro la doccia.
Quando al minuto 13 del film scopriamo la “sala di controllo”, con tutti i monitor, è subito chiaro come il nome della casa fosse solo il primo indizio dello stile del film, che sarà mostruosamente didascalico e ridicolmente dozzinale. Purtroppo è una sensazione confermata.

Mentre Shaun cammina a piedi nudi nel parco – che sia un omaggio al film omonimo di Neil Simon del 1967? – viene aggredita da un uomo che le dice “tranquilla, non ti faccio niente”, che è proprio una frase ben scritta. Se la dice un benintenzionato è una frase delirante, perché nessuno ti crederà, se la dice un malintenzionato è una frase stupida.
Nel giro di pochi secondi la nostra Shaun scopre che dentro casa ci sono degli sconosciuti che ora tengono in ostaggio i suoi figli, agitando minacciosamente il ditino: cosa c’è di più spaventoso di un ditino agitato?

¡Mira el dito!

Scopriamo subito che gli uomini misteriosi sono entrati in casa con l’intenzione di svuotare la ricca cassaforte di papone Russell, convinti che tanto nessuno verrà nell’isolata casa delle vacanze di un riccone che non ha più alcun rapporto con la famiglia: non avevano previsto che pessimi sceneggiatori avrebbero buttato loro fra i piedi un’allegra famigliola.
Con i giovani figli tenuti in ostaggio, milioni di dollari da rubare, uomini armati e pericolosi e un capo tranquillo che fa la faccia da cattivo, siamo in piena situazione Nakatomi, e visto che i criminali non avevano tenuto conto di un elemento imprevisto, mamma Shaun diventa… mamma dieharda!

«Non sai proprio un cazzo di me»
(You don’t know shit about me)

Messo fuori combattimento il primo criminale, per puro caso, mamma Shaun spara questa “frase maschia” del tutto ingiustificata, e mostra il primo e più importante problema della sceneggiatura: noi spettatori non sappiamo un cazzo di lei, e mai lo sapremo.
A partire dal capostipite McClane, tutti gli eroi diehardi hanno avuto una preparazione tale da giustificare le imprese che faranno durante la vicenda: che siano stati poliziotti, militari o altro, è necessario premetterlo in modo chiaro per rendere un minimo credibile le imprese roboanti in cui dovranno impegnarsi per salvare la situazione. Chi è invece mamma Shaun? Purtroppo sembra essere solo una para opportunità.

E ora dillo alla mamma… hai fatto i compiti?

Perché una normalissima madre di famiglia d’un tratto si trasforma in Jane McClane, aggredisce criminali armati, dissemina trappole, sa escogitare piani immediati, creare vie di fuga e altre imprese impegnative non solo fisicamente ma anche psicologicamente? Non viene sprecata una sola parola per spiegarlo: che sia perché le mamme sanno fare tutto?
Un terribile indizio ci arriva dal capo dei criminali, che per spiegare alla donna la sua situazione senza scampo le dice qualcosa di incredibile: «Sei una donna». E questo che vuol dire? Invece di dirle “sei una persona disarmata contro quattro criminali armati”, cioè la semplice constatazione dei fatti, ha voluto aggiungere quella sottile cattiveria di genere del tutto gratuita, quindi il sospetto è che i geniali autori abbiano voluto creare un’eroina dieharda delle pari opportunità: e mica solo l’omini possono fa’ l’eroi!

Eroina dieharda con orologio gagliardo

È dagli anni Settanta che il cinema dimostra come le eroine spacchino, ma il problema è che mamma Shaun non ha alcun motivo per essere un’eroina, così come se Rambo fosse stato un panciuto contabile quarantenne non sarebbe stato Rambo!
Non è il sesso a fare il personaggio, è la sua storia: mamma Shaun non ne ha nessuna, è solo una donna in un mondo perverso in cui non si scelgono le persone per quanto valgano ma per la forma dei loro genitali.

Che dite, facciamo il colpo? Boh, a me non va mica tanto…

Dall’altra parte abbiamo la Sagra dello Stereotipo per quanto riguarda i maschietti, visto che i quattro criminali sono ancora più didascalici del nome della villa. C’è il fighetto dei computer, il buono rovinato dalla vita, lo psicopatico e infine il capo, che fa il cosplayer dell’Hans Gruber di Die Hard (1988), scritto però da chi non ha visto il film: gli sceneggiatori sanno solo che il cattivo dev’essere calmo e parlare piano, tutto qua.
Peccato però che sin dall’inizio ci venga detto che i criminali hanno solo novanta minuti per il loro colpo, prima che arrivi il servizio di vigilanza a controllare la villa, quindi si corre tutti a perdifiato… no, per niente. I criminali sono tutti tranquilli, con il loro capo perennemente spento a fissare il vuoto, a dire “qui comando io” con lo stesso tono con cui un pulcino lo direbbe a un coccodrillo. Nessuno corre mai, malgrado abbiano i minuti contati, anzi se ne stanno appoggiati alla porta con aria fiacca: oh, guardate che rubare stanca, eh?

E chi l’apre la cassaforte? Io non ne ho mica voglia

Mamma Shaun fa la voce grossa, prepara trappole ma per fortuna è la Provvidenza a lavorare per lei. Gli autori non ce la fanno a darle davvero l’aspetto di eroina dieharda – addirittura è molto più plausibile Ruby Rose in Doorman (2020)! – quindi in pratica la vicenda è solo una sequenza di incidenti, da cui mamma Shaun trae un vantaggio del tutto fortuito. Invece le stupidate i nostri autori le sanno scrivere bene, per cui l’agire di tutti i personaggi è guidato dalla cialtronaggine più becera.
Avete presente nei film horror in cui dicono “Stiamo tutti uniti, ma io scendo un attimo in cantina al buio”? Ecco, tutti i personaggi di questo film dicono sempre cose di questo genere, rendendo infinitamente stupida ogni singola scena. Credo che questo film andrebbe studiato a scuola, per la quantità e qualità di cose sbagliate con cui riesce a riempire ogni singola inquadratura.

Coraggio… vieni dalla mamma!

La voglia di “frasi maschie” non è mai doma, in questo film, così la nostra eroina nella parte finale ne sfoggia a pieno regime. «Dopo stanotte, è chiaro che non hai idea di cosa sarei capace»: che senso ha? Quasi tutte le trappole della donna non hanno funzionato, anche per colpa di due ragazzini beoti che hanno fottuto ogni piano, perché tutta questa sicurezza?

«Siete entrati nella cazzo di casa sbagliata»
(You broke into the wrong fucking house.)

Roba di questo tipo la può dire un vero eroe diehardo, qualcuno cioè che abbia dimostrato di aver rappresentato una vera minaccia per i criminali, non mamma Shaun che si è limitata a sfruttare eventi del tutto fortuiti.

— Sei davvero una donna formidabile.
— No, non lo sono: sono solo una mamma.

Aridaje, quindi siamo in quella zona politicamente corretta in cui bisogna lisciarsi le mamme se no si sentono tagliate fuori dalla narrativa d’azione? Siamo al tristissimo “E fai giocare pure tua sorella”? Stando ai politici italiani, per cui c’è bisogno di donne (non di donne in gamba, solo di donne), è proprio così.

Fammi giocare all’eroina dieharda, se no lo dico a mamma!

Lo spunto è buono e in mano a veri sceneggiatori avremmo avuto un gioiellino, purtroppo l’illogicità dell’agire di ogni singolo personaggio, unito a frasi ridicole buttate a casaccio, rendono Breaking In un autentico manuale di tutto ciò che di sbagliato si può creare. Bastava davvero pochissimo per salvare tutto, invece neanche quel poco sono riusciti a fare. Viva le pari opportunità!

L.

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11 risposte a Breaking In (2018) Mamma dieharda

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Sono una mamma chiusa in casa da più di un anno con marito e bambini, se arrivassero in casa mia quattro tizi sconosciuti li farei accomodare e preparerei muffin per tutti! Scherzi a parte, credo proprio che tu ci abbia visto giusto, sembra un tentativo malfatto di arruffianamento in cui gli sceneggiatori, come i malviventi, avevano poca voglia.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Vuoi dire che non sapresti costruire una trappola con strumenti trovati in giro? Che non sapresti aprire vie di fuga o minacciare di morte qualcuno con armi improvvisate? Almeno dimmi che quel muffin sarebbe avvelenato! 😀
      Scherzi a parte, l’idea è intrigante e in mano a dei veri sceneggiatori sarebbe stato un gioiellino, invece tanta è la voglia delle pari opportunità che ci si è dimenticati di scrivere un copione.

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Eh caro Lucius, lo sai che le cose semplici o intelligenti mal si sposano con la Z. Bastava far indossare alla mamma le piastrine per darle un passato da ex-militare (senza tanti giri di parole o spiegazioni), metterle su di un braccio un tatuaggio di una gang o darle origini messicane o cubane o venezuelane (“Amico, stai parlando con una cresciuta a Caracas! Quelli come te ce li inculavamo nei vicoli!”).

    Ma il PG-13 e il buonismo imperante non consentono variazioni sul tema. La signora è tosta perché è così e basta.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so quanto PG-13 sia il film, un paio di scene violente ci sono, non è certo roba da pomeriggio su TV8, e comunque sì: bastava una frase che menzionasse il suo passato militare o in polizia e il gioco era fatto. Però poi nasceva un bel problema: visto che in realtà questa mamma non risolve una mazza di niente, fa solo piani che non portano da nessuna parte, anche per colpa dei suoi due figli decerebrati, sarebbe stata dura spacciarla per militare..

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  3. Cassidy ha detto:

    Mi sembra la sagra dell’imbarazzo, davvero tutto sbagliato ma così tanto da risultare stupido, lasciamo fare il McClane a chi è capace di farlo! Cheers

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Sembra un film in cui tutto è talmente sbagliato che la mia curiosità di vedere la sagra dell’errore è alle stelle (lo sai, gli ingranaggi in un cervello Z girano all’incontrario 🙂 ), quindi, bando alle ciance, nel fine settimana eseguo e ti farò sapere le mie impressioni, stai sintonizzato! 🙂
    p.s. anche se so fin da ora che il film non mi farà sollazzare quanto la tua recensione la cui ironia è per me manna giornaliera 🙂

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  5. Giuseppe ha detto:

    Visti gli illustri modelli “diehardi” a cui (forse) pretendeva di rifarsi, sarebbe bastato copiarli meglio. E il McTeigue di “V per Vendetta ” (in compagnia di uno sceneggiatore adatto, chiaro) ne sarebbe stato senz’altro capace… ma il tempo passa per tutti, e qui purtroppo si vede eccome 😦

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  6. Pingback: Ravage (2019) La caccia è aperta | Il Zinefilo

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