[Telemeno] 2009 – Lasko: frate di menare

È esistito un tempo in cui la passione marziale ha spinto alcuni visionari a tentare una strada senza uscita: portare il “cinema di menare” in TV. Per lo più sono esperimenti falliti, ma hanno comunque lasciato tracce importanti nell’immaginario collettivo. Ecco le loro storie.


Il fenomeno Matrix (1999) ha un peso più che consistente nella televisione del nuovo millennio, dove persino serie dedicate al fantastico sentono l’irrefrenabile desiderio di mostrare vestiti di pelle nera, occhiali neri e combattimenti “svolazzanti”. Proprio quel tipo di combattimenti che gli occidentali hanno sempre disprezzato nel cinema di Hong Kong, perché “inverosimili”, poi quando uno dei suoi maestri – quel Yuen Woo-Ping che nel 1978 ha lanciato Jackie Chan, come raccontato – ripetono le stesse identiche dinamiche ma con Keanu Reeves, tutti impazziscono. Il gusto occidentale sfugge ad ogni spiegazione.

Allo “Stile Matrix” aggiungiamo un altro fenomeno, come quello di X-Men (2000), con un altro maestro di Hong Kong (Corey Yuen) a dirigere le scene d’azione svolazzante, quindi non stupisce che nascano serie come “Mutant X” di Avi Arad: storie di mutanti buoni che combattono il male causato da mutanti cattivi a suon di combattimenti svolazzanti alla Matrix.
La quantità e qualità dei combattimenti però è assai scarsina – come la qualità generale della serie – quindi non mi spingerei ad inserirla nel ciclo (salvo futuri ripensamenti), bensì mi limiterei a citarla. Così come “Code Name: Eternity” di William Fruet e Jeff King, storia di un’umana e un alieno umanoide buono che devono combattere i loschi piani di un alieno cattivo. Come raccontato, in una puntata contro i protagonisti viene mandato un Jeff Wincott di pelle nera vestito che li affronta a suon di calcioni.

Gli effetti di Matrix nella TV di inizio millennio

Mentre la televisione statunitense sfrutta questo spiraglio nel divieto generale di mostrare arti marziali per più di due secondi, in Germania succede ben altro. Ma qui scatta un ricordo personale.

Fare il pendolare sul treno è stato un periodo molto stancante, ma anche unico in quanto ad acquisti filmici. All’epoca (ma credo anche oggi) il treno dei pendolari era considerato spazzatura dalla Stazione Termini di Roma quindi spostato agli ultimi binari: per raggiungere un autobus o la metropolitana devi farti dai due ai tre chilometri a piedi. Invece i Freccia Rossa fermano ai primi binari, anche se nessuno che prenda un Freccia Rossa poi si abbassi a prendere altri mezzi.
Nella disgrazia però arrivata una fortuna, perché questa scomoda disposizione del treno faceva sì che si potesse raggiungere in pochi secondi un negozio chiamato “Discoteca Laziale”: prima che facciate battutine, il calcio non c’entra nulla, è solo che il negozio affaccia sulla fermata dei pullman che da lì partono per varie destinazioni del Lazio. (Malgrado questo, il mio sindacalista romanista si è sempre rifiutato anche solo di sentir parlare di quel negozio!)

Il sabato era il giorno dedicato al “girovagare” e così spesso andavo a spulciare le valanghe di DVD presenti nel negozio, che era una mediateca fenomenale, con ultimi arrivi ma anche super-offerte. Proprio nella sezione “Robaccia che vi tiriamo dietro basta che ve la portiate via” un giorno del 2006 comprai The Challenge. La sfida (2005). Come sempre, il titolo inglese è stato dato ad un film non di lingua inglese, infatti si tratta di un piccolo gioiello grezzo tedesco dal titolo Kampfansage. Der letzte Schüler (“Sfida. L’ultimo studente”).
Quando finalmente inizierò il ciclo “Il giro del mondo in 80 calci“, affrontando film marziali provenienti da vari Paesi, parlerò approfonditamente di questo prodotto rozzissimo ma di cuore: qui basta dire che quel giorno rimasi ammirato da un ragazzetto tedesco che mostrava grandissime doti acrobatiche e un uso del bo (cioè il bastone) a dir poco sorprendente. ’Sto tizio di nome Mathis Landwehr sicuramente farà carriera.

I tedeschi amano il cinema marziale. Non come fingiamo di amarlo noi, che in realtà fa schifo alla maggioranza degli spettatori, no: i tedeschi amano il cinema marziale, nel senso che lo vogliono sempre, non solo quando va di moda o lo fanno gli americani. E come ci conferma Scott Adkins, la Germania è fra i pochi Paesi al mondo in cui DVD e Blu-ray si vendono di brutto.
Io ho scoperto la cocente passione marziale tedesca nel 1990, quando nessuno conosceva Van Damme né lo citava né se ne interessava, ma già le riviste tedesche come “Bravo” uscivano con adesivi e addirittura francobolli a lui dedicati! Secondo voi le colonne sonore dei film di Van Damme chi le ha prodotte? Se in un film tirano un calcio, state tranquilli che in Germania viene distribuito. In Italia ci aggiriamo intorno allo 0,000000000001% del cinema marziale mondiale distribuito, in Germania non se ne perdono uno.

Mathis Landwehr studia varie arti marziali sin da giovanissima età, ed essendosi subito interessato al cinema è chiaro che viene notato: mentre ancora il suo piccolo film marziale gira per festival, Diethard Küster lo vede e dice: «Quello è il mio Lasko!»

Il regista tedesco si è fatto le ossa con “Squadra Speciale Cobra 11”, nel suo cuore c’è il poliziesco classico con però uno stile d’azione moderno, grazie a nuove generazioni di tecnici che portano sangue fresco nel genere. Küster ha l’occhio buono e contatta il giovane Landwehr: ci sarebbe un ruolo da “frate di menare”, è interessato?

Nasce così il film televisivo Im Auftrag des Vatikans (“In nome del Vaticano”).
Da IMDb non è chiara l’uscita in patria del film, e in Italia è anche peggio. La Eagle Pictures lo porta in DVD nel febbraio 2006 con il titolo Lasko. Il treno della morte, poi Italia1 nella notte del 14 febbraio 2010 manda in onda un vago Lasko i cui attori però non corrispondono. Chissà cos’era. Intanto Eagle Pictures ne approfitta per ristampare il DVD.

Il primo passaggio televisivo sicuro è nella notte di sabato 28 maggio 2011, sempre su Italia1, con il titolo Lasko. Deathtrain, per poi sbucare fuori su Rai2 in due puntate, l’8 e il 15 giugno 2011.


Quel maledetto
treno per Lourdes

Il loro era un piano meticoloso, le loro attrezzature del massimo livello, erano ben preparati, intelligenti e spietati: ma non avevano tenuto conto… del frate di menare!

Una banda di spietati criminali ruba un pericoloso virus da un laboratorio, pronto a rivenderlo al miglior offerente, e per far perdere le proprie tracce decide di fingersi frati e fuggire dove nessuno li cercherà: sul treno della speranza diretto a Lourdes.
Chi mai potrà guidare una banda così abietta e senza cuore… se non quella faccia da infame di Arnold Vosloo?

Frate Infame è qui per ascoltare i nostri peccati

Quello che la banda non può immaginare, è che in mezzo ai tanti religiosi a bordo ce ne sono tre di un ordine davvero particolare: Pugnus Dei, il pugno di Dio.

«Un ordine segreto fondato centinaia d’anni fa a Gerusalemme, durante le Crociate, per proteggere la Chiesa e i suoi fedeli da qualsiasi pericolo. Non è ufficiale, siamo una specie di agenti segreti.»

Oltre a due frati esperti c’è anche un giovane di nome Lasko (Mathis Landwehr), che dopo aver combattuto in troppe guerre – non ci viene detto quali – cercando un posto dove rimanere lontano dalla violenza è entrato guarda caso nell’unico ordine d’azione religioso. Non “azione religiosa”, ma proprio azione nel senso di sganassoni!

Sarebbero questi gli “agenti segreti” del Pugnus Dei?

Il suo amico Gladius (Stephan Bieker) durante il viaggio gli rivela la vera natura dell’ordine, e quando i criminali andranno fuori controllo ci sarà un gran bisogno del Pugnus Dei.

Coraggio… fatti confessare!

Diethard Küster ha le idee chiare sul genere d’azione che vuole per il film, ma il problema è che la sceneggiatura è quella di un tipico episodio da serie TV, che dovendo raggiungere i cento minuti butta dentro così tanti tempi lunghi (se non proprio morti) da rovinare un onestissimo prodotto d’azione. Le allungature di brodo sono così tante che a volte sembrano due film fusi malamente insieme, visto che da una parte abbiamo il fulcro della vicenda – frate diehardo che novello Seagal deve far fuori i terroristi in treno – dall’altra abbiamo inutili personaggi secondari che ci raccontano le loro inutili storie senz’altro motivo che allungare il minutaggio.
Di sicuro è un film che va visto andando avanti veloce alle scene d’azione.

E mica solo Jackie Chan può combattere su un treno in corsa!

Un prodotto televisivo che possa permettersi di far saltare in aria un’intera strada e far esplodere elicotteri in volo su treni in corsa è davvero da togliersi il cappello: sia per l’esborso di soldi sia per la qualità dei tecnici che hanno reso tutto possibile. Siamo parecchio lontani dall’ispettore Derrick!

Tie’, e l’ispettore Derrick… muto!

Landwehr è un ottimo atleta e nel combattimento finale sul tetto del treno fa un bel figurone: diciamo che è l’unico motivo per vedere il film.

Calci volanti su un treno in corsa: senza prezzo!!!

Questo “treno della morte” deve aver funzionato, così come l’eroe protagonista, ma bisogna aspettare quattro anni per quel 18 giugno 2009, data in cui i personaggi tornano in TV con una serie a loro dedicata, dal titolo “Lasko, die Faust Gottes“.

Il primo passaggio sicuro in Italia è su Rai2 il 13 luglio 2010 alle 21.50, subito dopo il decano “Squadra Speciale Cobra 11”, e visto che Il treno della morte se l’era già comprato Italia1 ecco che la Rai lo manda in onda nel 2011 spacciandolo per episodio doppio della serie. Almeno stando alle guide TV dell’epoca, che riportano Arnold Vosloo nel cast del doppio episodio.

Dopo quattro anni, torna il frate di menare

«Nell’anno 900 cavalieri predoni portarono nel nostro mondo guerra e tirannia. Fu allora che i monaci dell’ordine Pugnus Dei giurarono di aiutare e proteggere i deboli. Ho prestato anch’io questo giuramento.»

Così recita il prologo di ogni episodio, che però curiosamente fra le tante scene mostra anche Landwehr che fa capriole dal film The Challenge. La sfida: chissà che non sia stato distribuito dalla stessa casa della serie.

Le botte marziali sulla RAI in prima visione!

Dal fraticello zappaterra che non voleva più combattere, visto nel film, Lasko si trasforma in vero e proprio “combattente per conto di Dio”, che addirittura strepita per partecipare ad una qualche missione del Pugnus Dei: ma non si era imposto di non combattere più?
Mentre Lasko è smanioso del proprio destino e si chiede «Padre, che cosa debbo fare?», manco fosse l’Aniene di Guzzanti, Gladius (di nuovo interpretato da Stephan Bieker), che nel film era un “superiore” di Lasko, qui invece è solo un compagnone che ama bere e fare pasticci: insomma, la spalla comica.

Il cambio alla regia, con Axel Sand a dirigere tutta la serie, segna un più che evidente cambio di rotta: al di là delle lungaggini della sceneggiatura, Küster aveva l’azione nel cuore e ha infarcito il prodotto di scene davvero eccezionali, mentre Sand sembra limitarsi a fare il solito prodotto televisivo da pomeriggio sonnacchioso.
Via le esplosioni, che costano troppo, via scene d’azione mozzafiato che portano via tempo e soldi, e poi servono tecnici bravi per farle, insomma via tutto ciò che di buono c’era nel film: cosa resta? Una trama spionistica da fumetto – con i buoni del Pugnus Dei contro i cattivi della Loggia Ares, che vogliono portare il male nel mondo – e personaggi parecchio appannati, se non proprio assenti.

Povero Lasko: da combattente a Don Matteo!

Landwehr è sempre bravo e le scene marziali della serie sono tutte da gustare, ma come prodotto in sé non ha molta attrattiva. Non sono mai riuscito a vedere le due stagioni complete, semplicemente perché dopo qualche episodio mi annoio a morte e la bonarietà dei personaggi mi urta i nervi.
Comunque rimane un sorprendente prodotto marziale nella TV del Duemila, quando non è che ce ne siano molti in giro.

Lasciamo dunque Lasko alla sua missione di diffondere il Verbo… un Pugno di Dio alla volta!

L.

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19 risposte a [Telemeno] 2009 – Lasko: frate di menare

  1. Cassidy ha detto:

    Fantastico! Sul serio i tedeschi vanno matti per il rock e i film d’azione sul serio, sono parte del loro DNA, hai fatto l’esempio perfetto con “Squadra Speciale Cobra 11”, loro producono un telefilm così, noi delle fiction imbarazzanti buone solo per essere sbeffeggiate da “Boris”. Questo prete di menare è una meraviglia, porterà la parola del Signore, un pugno alla volta 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La serie TV pecca un po’ di ritmo, ma il frate è spettacolare e le sue scene d’azione meritano di essere gustate. “Il treno della morte” è un film che comunque merita di essere visto, è una sorta di versione tedesca di “Trappola sulle Montagne Rocciose”, con un Arnold Vosloo infame al punto giusto 😛

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  2. Madame Verdurin ha detto:

    Ma come noioso, io ho visto un paio di episodi di Lasko e mi rotolavo sul divano dal ridere! Ne ricordo uno in cui doveva proteggere il solito bimbo figlio del boss e dunque affrontare tutti gli sgherri del boss sotto gli occhi ammirati della ex donna del boss: spettacolo! E intanto Fra Tuc si abbuffava in cucina…. Peccato che il mio parroco non assomigli a Lasko nemmeno un pochino 😉

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  3. Conte Gracula ha detto:

    Non sono mai stato un fan né di squadra speciale cobra 11, né di Lasko: la prima ha una valanga di esplosioni insensate (ne ricordo una di un’auto che, saltando per aria, colpisce un elicottero) e la seconda, con Fra’ Belloccio (per farlo risaltare, gli hanno affiancato l’unico frate rotondetto dell’ordine – che poi, mica pugno di diceva pugnus, in latino, giusto?)… sembrano film americani condensati in telefilm.
    Sicuramente è roba più divertente del vecchio Derrick, che era così tetro da succhiare via la vita pure a Mercoledì Addams, ma viste due puntate di ciascuna serie, viste tutte ^^

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi sembra palese al voglia di togliersi di dosso l’aurea da “serie tedesca con la pellicola sgranata e i musi lunghi”, facendo robe “all’americana”, comunque è innegabile la voglia di divertire con effetti pirotecnici. Lasko però subito molla questa visione e rimane un semplice Don Matteo marziale, le cui trame non mi hanno mai aiutato a vederlo in modo completo.

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      • Giuseppe ha detto:

        Descrizione perfetta, direi, specialmente per quanto riguarda la seconda metà della sua avventura televisiva. Mathis Landwehr nei panni marziali di Lasko in azione rimane una gioia per gli occhi, ovvio, se non fosse stato per le storie via via sempre meno convincenti cucitegli addosso nella seconda stagione: ricordo che tentarono di giocarsi pure la carta dell’episodio misterioso, fallendo nell’intento (una potenziale e intrigante storia spettrale ridotta al rango di banalissime allucinazioni)… insomma, la spettacolarità del “treno” d’esordio, al netto delle lungaggini, si era ormai allontanata definitivamente (e il pubblico teutonico dimostrò di gradire poco la cosa, tanto che una terza stagione non si fece mai).
        P.S. Landwehr ha avuto una piccola parte anche in “V per Vendetta”… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mi sarebbe piaciuto vederlo in altri film di genere, il suo rozzissimo “The Challenge” rimane un gioiellino marziale imperdibile. Ora invece è un semplice attore televisivo come ce ne sono milioni.

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Una settimana che inizia con la citazione di Jeff Wincott, i tuoi aneddoti (tutti alla Discoteca Laziale! 🙂 ) e un preannunciato giro del mondo in 80 calci, è una settimana che inizia alla grande!
    E quando pensi di essere ormai appagato, ecco spuntare il Pugnus Dei, per una Pasqua più consona ai canoni religiosi, ahahahahha! Spettacolare! 🙂

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  6. loscalzo1979 ha detto:

    Lasko l’ho sempre visto un po un ibrido fra il Kung Fu di Carradine e il Monaco.
    La risposta tedesca a Shaolin insomma

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  7. Pingback: Plan B (2016) Fanculo il piano A! | Il Zinefilo

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