[Multi-Recensioni] Commedie francesi su Prime Video

Il vasto catalogo Prime Video, grazie ad accordi con prolifiche case distributrici, offre molta scelta nel genere commedia: ecco un mio viaggio in titoli francesi.



Una famiglia senza freni
(À fond, Francia 2016)
In DVD Lucky Red da agosto 2019.
Disponibile su Prime Video.

Inizio subito con il meglio: un film capolavoro che consiglio caldamente a tutti.

Nicolas Benamou aveva già dimostrato la sua frizzantezza con Babysitting. Una notte che spacca (2014) ma ora alza il tiro, aiutato alla sceneggiatura da Fabrice Roger-Lacan.

Cosa mette più paura di una famiglia tradizionale che si appresta a partire per le vacanze estive? Già di per sé è una situazione che fa tremare le vene ai polsi, con tutti gli adulti nervosi che si urlano a vicenda e i ragazzini che smaniano, facendo seccare ancora di più i genitori. Non fa eccezione la nostra famigliola felice, con papà Tom (José Garcia) e mamma incinta Julia (Caroline Vigneaux), che se non bastassero i guai familiari normali deve pure sopportare quel combinaguai matricolato di nonno Ben (André Dussollier), il quale si auto-invita alla vacanza familiare e durante il viaggio carica pure una sconosciuta in auto. Aggiungete due marmocchi urlanti, e la storia horror è pronta. Solo che questa non è una storia horror.

Può sembrare un film alla “famiglia Passaguai” di fabriziana memoria, ma una volta presentati i personaggi e partiti per il viaggio a bordo della nuova auto fiammante, ovviamente straniera e computerizzata, papà Tom si accorge che la tecnologia straniera non è sempre affidabile, così come una macchina guidata interamente da un computer può creare problemi. Può infatti succedere che il computer si guasti… e l’auto si blocchi alla velocità di 160 chilometri orari, senza che alcun Keanu Reeves di Speed venga a salvarci!

La tipica vacanza familiare che potrebbe diventare un massacro: ne esistono altri tipi?

Quante idee si possono trovare su un’auto che sfreccia senza poter frenare? Quante trovate narrative si possono tirar fuori con questi personaggi? Il film dimostra che la creatività francese non è morta, è anzi più in forze che mai, perché quello che inizia è pura gioia per il cuore: un fiume di divertentissime e spesso geniali trovate di sceneggiatura da applauso continuo. Vi ritroverete alla fine dei novanta minuti di corsa con il cuore in gola e tanto divertimento nel cuore.

Durante il percorso conosceremo nuovi personaggi che renderanno tutto più folle e più ricco. Lo stile e il ritmo rimangono in pista per tutto il viaggio, non scadendo né pretendendo cose assurde, ma regalandoci puro intrattenimento irresistibile. Super-consigliatissimo!



Forte
(Francia 2020)
Inedito in home video
Disponibile su Prime Video.

Katia Lewkowicz scrive e dirige per Amazon un film che segue l’onda del girl power che arriva dall’America, cioè film finti e artificiali di pura e becera propaganda, che partono dal discutibile assunto che una propaganda contraria pareggi i conti. Così se il recente cinema di regime rosa è pieno di donne che si spalleggiano e uniscono le forze per affrontare insieme quei mostri disumani chiamati maschi, tutti maiali prevaricatori e stupratori, ecco che la Lewkowicz cerca di smussare un po’ le asperità statunitensi con un prodotto più digeribile e simpatico, ma non meno di propaganda.

Forte si gioca la carta di Melha Bedia, simpaticissima giovane attrice francese che è donna e musulmana, una vera bomba sociale buttata in scena. Il suo personaggio, Nour, è quella che una volta da noi si chiamava “maschiaccio”, cioè una ragazza che segue più lo stile maschile di comportamento sociale che quello femminile, e tutti i suoi amici in pratica la considerano un amico, non un’amica. La trovata cattiva ma deliziosa per sottolineare tutto questo è che quando giocano a pallone Nour usa lo stesso spogliatoio dei maschi, perché tanto nessuno la considera donna!

La presentazione del personaggio è divertente ma poi arriva il problema. Come vuole il genere, Nour ad un certo punto si innamora e quindi l’essere considerata un maschiaccio non è più divertente, ora vorrebbe essere vista come donna piacente ma essere linguacciuta, sarcastica, diretta e rotondetta non rientra nelle “regole” socialmente accettate. Un’istruttrice di pole dance, Sissi (Valérie Lemercier), la convince però che il suo corpo non conta: la sensualità e la femminilità sono valori che si esprimono con il movimento al palo.

Ci sono momenti in cui ci si sente decisamente fuori posto…

L’idea di base è la solita, l’eroina della storia deve smetterla di fingere di essere chi non è e cercare di essere se stessa, così da poter essere amata, e la trovata divertente è farle praticare uno sport per cui non sembra adatta, visto che non ha l’aspetto tipico delle ballerine di pole dance. Però questa non è una commedia di quel tipo, quindi una volta pagato pegno con veloci scene simpatiche facciamo che ci dimentichiamo l’aspetto di Nour (per cui diventa anche inutile averglielo dato!), e come facciamo? Semplice, con la propaganda: le ballerine di pole dance sono tutte amiche intime, praticamente sorelle, si sostengono l’un l’altra, si incoraggiano, best friend forever, e in mezzo a loro ci si dimentica dei propri difetti perché si è inondati dall’amore. Boh, chiedo alle lettrici: sono tutti così gli spogliatoi femminili?

Non sono mai stato in uno spogliatoio di ballerine, ma dai film sull’argomento passa tutt’altro messaggio, che cioè si odiano tutte e si pugnalano alla schiena in ogni occasione, sia per puro gusto sia per apparire le migliori sul palco ed essere notate dal ricco produttore in sala. Magari è tutto falso, pura propaganda di quei maschi porci e stupratori, e invece le ballerine dei localini sono tutte sorelle, ma la vedo un po’ difficile. E me lo conferma l’ultimo film francese di questo post…

Forte è un film simpatico, si lascia guardare senza dare fastidio e qualche sorriso riesce a strapparlo, non è falso e di regime come i fratelli americani quindi non risulta sgradevole, ma certo le potenzialità umoristiche e sarcastiche sono parecchio leggerine, per non dire proprio assenti: aveva i numeri per essere una commedia graffiante invece è solo un blando girl power poco convinto.



Tutta colpa del vulcano
(Eyjafjallajökull, Francia 2013)
In DVD BiM da novembre 2014.
Disponibile su Prime Video.

In Francia Dany Boon è considerato un grande genio, purtroppo la sua comicità mi è un po’ ostica e onestamente la trovo troppo elementare e superficiale per riuscire a divertirmi. Ho visto parecchi suoi film, almeno quelli doppiati in italiano, e il suo mito mi sembra decisamente posticcio. Figuriamoci poi se affiancato da un personaggio sgradevole in una commedia che sfiora più volte l’imbarazzo.

All’epoca il vulcano islandese Eyjafjöll è stato il più famoso del mondo, perché la sua eruzione del 2010 ha bloccato i voli aerei di tutta Europa, e quindi neanche quelli degli altri Paesi potevano passare. Il film immagina due genitori divorziati, Alain (Dany Boon) e Valérie (Valérie Bonneton), che proprio in quel momento devono volare in Grecia per assistere alle nozze della figlia ma scoprono che per colpa del vulcano non esiste più alcun volo. Come hanno fatto milioni di viaggiatori nell’Europa dell’epoca, Alain e Valérie affrontano il viaggio con altri mezzi, ma il problema è che si odiano così tanto che inizierà una discesa all’inferno.

L’espressione è la stessa di quella degli spettatori

Se fra i due “nemici” iniziasse una serie di dispetti comici, questa sarebbe una commedia più o meno divertente, a seconda delle trovate di sceneggiatura, invece inizia una serie di antipatiche e crudeli pratiche da rendere totalmente implausibile il riavvicinamento dei due, scontatissimo sviluppo di una sceneggiatura ridicola e bambinesca. I due attori risultano sempre insopportabili e mai comici: l’odio e l’antipatia che genera questo filmaccio risultano molto difficili da far sparire… come le ceneri dell’Eyjafjöll!



11 donne a Parigi
(Sous les jupes des filles, Francia 2014)
In DVD Koch Media / Minerva da aprile 2016.
Disponibile su Prime Video.

Audrey Dana scrive e dirige un film corale che si prefigge di rappresentare i tanti aspetti (plausibilmente undici!) della “donna francese moderna”, quasi un film a tesi in cui riuscire ad incastrare varie storie frizzanti, con palesi intenti umoristici, che però diano occasione di mostrare donne diverse alle prese con situazioni forse ai limiti dell’esagerazione ma che rispecchiano comunque una modernità innegabile.

Così la consueta casalinga insoddisfatta si ritrova sì a pensare all’amore mercenario… ma con una bionda modella stangona; la potente donna di successo scopre che non ha amiche, avendole distrutte tutte in varie occasioni, e si ritrova a mendicarne in giro; l’avvocatessa dagli eterni problemi intestinali cerca di fare una figura almeno dignitosa con l’affascinante avvocato con cui collabora; la moglie soddisfatta prende una botta in testa e scopre che non è mai stata soddisfatta, così da ritrovarsi a flirtare in giro, dando la colpa alla commozione cerebrale, e via dicendo.

Personaggi che premono per apparire

Il bello del film è che non ha la forma ad episodi ma è un’unica storia che tira i fili di tante sottotrame, i cui personaggi finiranno tutti per incontrarsi, interagire e cambiarsi la vita a vicenda, in uno sforzo narrativo davvero lodevole, che tiene bene fino alla fine. Anche se parliamo di un finale aperto, visto che la concezione della donna moderna è tutt’altro che definitiva.

Non è una commedia dove si rida di pancia, al massimo si sorride, ma è comunque un piacevole film frizzante che merita di essere visto.



Sarà il mio tipo?
(Pas son genre, Francia 2014)
In DVD Koch Media da giugno 2016.
Disponibile su Prime Video.

Il belga Lucas Belvaux dirige un film traendolo lui stesso dal romanzo omonimo del 2011 di Philippe Vilain, portato in Italia da Gremese nel 2012 con il titolo Non il suo tipo. Voglio credere che il romanzo sia più interessante di questa vuota e vacua nullità che usa immagini in movimento per parlare della staticità.

Il professore Clément Le Guern (un Loïc Corbery totalmente inespressivo) si ritrova ad insegnare in un liceo di provincia per due anni, prima di poter tornare nella capitale. Inevitabile lo scontro fra il parigino duro e puro, che considera la capitale l’unica realtà in Francia e il resto è solo barbarie, e le oneste persone di provincia che non sono state così fortunate come lui da nascere nell’Eterna Parigi. Conosce la parrucchiera Jennifer (Émilie Dequenne), ragazza semplice ma innamorata della vita, che cresce da sola suo figlio e sorride pur non avendo conosciuto i piaceri che solo Parigi può dare. Le premesse per una storia d’amore basata sullo scontro culturale ci sono, peccato che niente di tutto questo sia preso in considerazione dal film. Anche perché questo non è un film, è solo un insieme di immagini che si muovono, tutto qui.

Lui la fa innamorare con la cultura, perché stando alla narrativa l’uomo acculturato spacca, poi però lei scopre una terribile verità: lui è acculturato. Ah, chi l’avrebbe mai detto? È come quelle donne che appena sposate si rendono conto che il loro uomo, che va allo stadio ogni domenica della sua vita, è un tifoso di calcio: era impossibile capirlo prima, quando si presentava agli appuntamenti con la partita in streaming sul cellulare. Clément si presenta agli appuntamenti con l’Idiota di Dostoesvkij, e a letto con Jennifer le legge lunghi passaggi fra narrativa e poesia. Come detto, non c’era alcun indizio che questo potesse essere un amore letterario più che romantico.

Un amore letterario fatto di noia

Sebbene nulla venga spiegato, la sensazione è che a un certo punto lui senta di non riuscire ad “acculturare” la biondina sempliciotta, e lei si renda conto di come lui la stia studiando, molto più che amando. Infatti in libreria scopre che Clément ha appena scritto un libro, di cui non sappiamo nulla ma dalla reazione della ragazza possiamo ipotizzare che, analizzando il concetto di amore, lui abbia scritto qualcosa di cattivello su di lei, come se il loro rapporto fosse stato un esperimento sociologico sull’amore. Oh, questo è solo quanto ho capito io, perché la sceneggiatura non spiega una mazza di niente, troppo impegnata a mostrare lunghe e inutili scene di karaoke dove ci tocca sorbirci intere canzoni. Ma perché? Cos’è questo, un musical?

L’ironia che il titolo italiano lascia supporre non esiste, visto che il film è di una mosceria da competizione; di amore non ne esiste traccia, perché nessuno di loro parla di amore se non di quello citato nei romanzi; di sceneggiatura non ce n’è nemmeno l’ombra, visto che i due attori si limitano a guardare nel vuoto senza dire niente, quindi noi dobbiamo immaginare quello che succeda. Insomma, un film da dimenticare già mentre lo si vede.



Ribelli
(Rebelles, Francia 2019)
Inedito in home video
Disponibile su Prime Video.

Quando ho visto Brave ragazze (2019) di Michela Andreozzi ero rimasto con un profondo senso di incompiutezza: che peccato, mi dicevo, che un ottimo soggetto del genere non sia trattato secondo le sue potenzialità. Le parti comiche non sono comiche, le parti serie non sono serie, tutto sembra avvolto solo da tristezza. Non sapevo che dieci mesi prima del film italiano in Francia Allan Mauduit avesse girato lo stesso film ma sfruttando decisamente meglio le sue potenzialità.

Sandra (Cécile de France) è nata bella e quindi ha sempre trattato da schifo tutti, poi però il tempo passa, la giovinezza sfiorisce e la donna si ritrova senza istruzione e senza prospettive a ed entrare in una fabbrica di pesce in scatola, sperduta nel nord della Francia. Qui ritrova quelle amiche che aveva guardato dall’alto in basso, come Marilyn (Audrey Lamy) e Nadine (Yolande Moreau), con cui il rapporto è decisamente difficile. Ricordate le donne “tutte sorelle” che predicano i film girl power? Ecco, questo film al femminile dimostra che è solo propaganda: Sandra faceva la ballerina ed era odiata da tutte, e lei odiava tutte, ed ora tutte si odiano: alla faccia della sorellanza!

A dare una svolta alle vite delle tre donne arriva il caporeparto, molestatore da competizione (perché si sa che gli uomini sono tutti stupratori), che una sera decide di dare il “benvenuto” alla nuova arrivata, presentandosi a lei negli spogliatoi con tanto di membro all’aria, pronto a colpire. Non dispiace molto quando Sandra, nella colluttazione, con un armadietto di ferro tronca di netto il membro molesto del molestatore.

Un incidente per difesa personale si potrebbe ancora spiegare alla polizia, ma quando Sandra, Marilyn e Nadine scoprono che l’infame caporeparto, che sta morendo dissanguato, ha in ufficio una borsa con migliaia d’euro in banconote… be’, decidono che l’ambulanza può aspettare, e il molestatore può anche schiattare. Ma come liberarsi del corpo? Ehi, questa è una fabbrica di pesce in scatola… la soluzione è sotto mano!

Le insolite sospette

Inizia una irresistibile commedia nerissima e cattivissima che non toglie mai la mano, Jérémie Guez alla sceneggiatura va giù senza fermarsi, rielaborando il tema classico dei “soldi maledetti”: quella chilata di euro sarà di qualcuno, e ovviamente rivorrà indietro i propri soldi. E se quel qualcuno è uno spietato boss belga? Minuto dopo minuto la scena si riempie di poliziotti, mafiosi, criminali, pistoleri, ma su tutti se la comandano le tre eroine, che avendo come spauracchio la più nera povertà in cui vivono non hanno nulla da perdere, per difendere i propri soldi. E se c’è da tirare fuori il canne mozze del nonno, lo si fa e basta!

La resa dei conti fra tutti i personaggi sarà esplosiva, e badate bene: questo è un film francese, non americano, quindi le cattiverie si sprecheranno senza sosta! Assolutamente da vedere.


L.

– Ultimi film su Prime Video:

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18 risposte a [Multi-Recensioni] Commedie francesi su Prime Video

  1. Cassidy ha detto:

    “Ribelli” e lo speed in famiglia sono ottimi consigli, anche perché non credo li avrei visti, ho qualche problema con le commedie pure, di norma non mi fanno ridere. Ho visto su Netflix “Girl power” film dal soggetto potenzialmente valido, che rientra nella descrizione che hai fatto, pura propaganda becera e quindi dannosa, temo che ne vedremo molti di titoli così, non per via del messaggio che vogliono portare che è sacrosanto, ma per come lo faranno. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Era proprio a quell’incredibile film che pensavo, quando parlavo di girl power: un autentico manuale di come si possa dire una cosa giusta nel più sbagliato dei modi possibile. Siamo ben al di là del film di propaganda.
      Di solito quando la locandina parla di “commedia dell’anno”, “si ride di gusto” e menate varie, è roba tristissima che non prova nemmeno a far ridere, o anche solo sorridere, quando non c’è scritto niente allora merita di essere visto ^_^

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      • Lorenzo ha detto:

        Ma poi da quand’è che la commedia deve far ridere? Ai miei tempi, quando le cose si chiamavano col loro nome, per ridere c’erano i film comici 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Tranquillo, i film che Prime Video etichetta come “commedia” non fanno ridere manco per sbaglio 😀
        Diciamo che il “comico” è per la risata grassa, mentre la commedia è un riso più gentile, sulla frizzantezza e il piacere di una visione con il sorriso. Infatti “11 donne a Parigi” da questo punto di vista è una commedia, perché non si ride ma si sorride. Altri titoli sono solo tristisssimi e deprimenti, quindi non vale alcuna distinzione.

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Non dico che in Francia le azzecchino tutte, ma qualche film francese in più, in televisione, non farebbe male – invece, la Francia è paurosamente sotto-rappresentata nei nostri palinsesti, sarà per le idiote faide Italia-Francia o semplicemente perché non possiamo aspettarci fantasia da chi sceglie cosa trasmettere?
    Quello della fabbrica di tonno sembra divertente (certo, la metaforona “eVirARe iL PatRiArcATo” è un filino sfacciata, ma pace).

    Riguardo alla solidarietà femminile, l’ideale sarebbe provare a rappresentare la realtà: esistono donne che odiano le donne e donne che odiano specifiche donne, esattamente come capita agli uomini tra loro (mica gli uomini si supportano a priori perché hanno la rete penica che li lega tutti in un’amicizia incondizionata!) e la combinazione di valori morali e convenienza a essere infami fa molto, quando si stabiliscono i rapporti.
    Ma la gente che si fa le scarpe fa più ridere (se si hanno delle idee e si è disposti a seguirle, ma oggi ci sono milioni di regole non scritte da seguire e se un soggetto è appena troppo cattivo per essere uno sketch dei Teletubbies, non si può fare)…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Al cinema, in home video e sulle piattaforme è pieno di film francesi, ma evidentemente i palinsesti televisivi storcono un po’ il naso, anche perché molti di questi film poi sono stati ricopiati identici dagli italiani e quindi è meglio lasciarli un po’ in sordina.

      Purtroppo invece di integrare la moda è aumentare le diversità, hanno aggiunto apposta una ventina di nuovi sessi per essere sicuri che la discriminazione fosse ingestibile. Così tutti hanno la coda di paglia e non si rendono conto dell’assurdità delle rivendicazioni.
      Per esempio nei film ci fanno vedere che se una donna nera entra in un negozio e la commessa è sgarbata, è sgarbata perché è nera. E se una ragazza a scuola è bullizzata, lo è perché è donna e perché magari ha qualche etnia non bianca nel sangue. Se gli autori di queste buffonate si guardassero intorno, scoprirebbero che i commessi maleducati e i bulli esistono ovunque e non badano a razza o genere: io sono stato bullizzato per anni, a scuola, eppure sono un maschio bianco! Commessi cafoni li becco continuamente, eppure sono un maschio bianco!
      Invece va di moda moltiplicare le differenze così da offendersi per qualsiasi cosa, inventando abominii come il deathnaming e il gioco dei pronomi: se un uomo di nome Mario decide che si sente donna, chiamarlo Mario (deathnaming) è un’offesa gravissima, così come usare il pronome “lui”: c’era proprio bisogno di questi ulteriori motivi di divisione sociale?
      Con la scusa di fare denuncia sociale, i film contemporanei non fanno che perpetrare l’odio mascherandolo da rivolta: ti ricordi i bei tempi in cui si predicava l’uguaglianza? Hai più sentito qualcuno citare frasi come “siamo tutti uguali”? No, ora tutti vogliono essere diversi e avere più diritti degli altri: è difficile scrivere una commedia con questi elementi…

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      • Conte Gracula ha detto:

        La questione pronomi ha un solo problema: non posso divinare quale vuole che si usi di persona in persona e ho poca memoria. Posso provarci, ma ancora non ne ho avuto necessità, qui a Cagliari certe cose arrivano più tardi.
        Certo, per me il problema è che queste soluzioni vengono da una lingua che tende ad avere un diverso approccio ai generi, trapiantarle con la forza in italiano è come innestare un braccio in un ciliegio, ma probabilmente sarò cenere e condannato dai posteri per questo commento, quando tra un secolo certe interazioni saranno la norma 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Propongo di metterci in affari e vendere magliette con su scritti i pronomi che il cliente sente propri, così da informare gli altri. “Usate Lui”, “Usate Lei”, così uno si regola 😀
        Scherzi a parte, uno degli ultimi sondaggi Amazon (mi pare) non mi ha chiesto se fossi maschio o femmina, ma c’era scritto qualcosa come “Ti riconosci in… maschile / femminile”. Io mi sento Etrusco, perché non c’è la voce? Ora denuncio Amazon! 😀

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      • Conte Gracula ha detto:

        Ho sentito che in un gioco sui Pokemon hanno inserito l’opzione per “scegliere uno stile” maschile o femminile, anziché un genere, perché ci sono state lamentele di scarsa inclusività da parte di alcune persone che si riconoscono come non binarie (mi dimentico sempre di informarmi su cosa significhi di preciso).
        Mi sa che le indagini sui dati forniti dagli utenti diventeranno sempre più difficili XD

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ormai non ha più senso neanche chiederlo 😛

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Premessa: spero che i post carrellata non finiscano mai! 🙂
    Detto ciò, mi piacciono le commedie ma ho un po’ di puzza sotto al naso, alla francese, per quelle, appunto, francesi! Non sempre la loro comicità e relativi attori feticcio mi convincono…
    In effetti i tuoi giudizi sulle commedie di mezzo, tiepidi o stroncatori, sembrano confermare questa mia tendenza, discorso diverso per il primo e l’ultimo film: Una famiglia senza freni l’ho visto su tuo consiglio e ancora ti ringrazio notte e giorno per la dritta, assolutamente da vedere! Quindi, vedrò anche Ribelli sia per il tuo commento sia perché il precedente sopra fa sperare bene, anzi, benissimo! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Spesso le commedie francesi sono vittime di un lancio pubblicitario pessimo, e normali film senza alcun intento comico vengono lanciati come capolavori della risata.
      Generalmente mi piace il cinema francese, nei suoi vari generi, ma anche lì tocca essere fortunati, perché puoi trovare la Nutella o qualcosa che gli somiglia ma ha ben altro odore 😛
      “Ribelli” è consigliatissimo, nerissimo e cattivo!

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Ok, ho segnato “Una famiglia senza freni” e “Ribelli”. Ho bisogno di film forti in sto periodo. Cattivi, divertenti, spaccatutto,… Quello che vuoi, basta che non tirino mai via il piede dall’acceleratore. Il resto, la fuffa, la salto senza degnarla di uno sguardo.

    Anche perché mia moglie sta imparando ad usare Prime e mi propina di quei filmacci che mi fanno… Piangere. Sono buono e dico “piangere”.

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  5. Lorenzo ha detto:

    Mi sono fatto guidare dal Zinefilo e ho visto Una famiglia senza freni. Non arriverei a definirlo un capolavoro ma è stato un film divertente. Dato che quello dei babysitter ha già avuto il suo remake italiano, aspettiamo il rifacimento pure di questo con Fabio de Luigi e Diego Abatantuono 😀

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  6. Giuseppe ha detto:

    Beh, a parte “Tutta colpa del vulcano” (la comicità di Dany Boon in effetti non è sempre così esportabile all’estero, tranne forse eccezioni come “”Giù al Nord”) e lo sciapo “Sarà il mio tipo?” gli altri sembrano proprio assai degni di nota, “Una famiglia senza freni” e “Ribelli” su tutti…

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