Jackie Chan Story 29. New Police Story

Continua il viaggio agli albori della carriera di Jackie Chan, mediante la sua corposa autobiografia I am Jackie Chan. My Life in Action (1998), eventualmente integrata con l’altra autobiografia Never Grow Up (2015). Sono entrambe inedite in Italia, quindi ogni estratto del testo riportato va intendersi tradotto da me.

Come già detto, l’inizio del nuovo millennio vede i film di Jackie conoscere una distribuzione sempre più capillare, in giro per il mondo, ma onestamente sono prodotti che non vale la pena ricordare. Al di là di comparsate in film di amici o co-prodotti, dopo Rush Hour 2 (2001) il nostro eroe con la Golden Harvest sforna The Accidental Spy (2001), con la Touchstone 2 cavalieri a Londra (2003), con la Empire Multimedia Group The Medallion (2003), e con la Walt Disney Il giro del mondo in 80 giorni (2004). Sono sicuro che Jackie avrà guadagnato tanto con questi film molto ben distribuiti, e tanti bambini si saranno divertiti col cinese salterino che fa le facce buffe, ma preferirei soprassedere su questi titoli. Rivederli sarebbe un dolore troppo grande, e quel giro del mondo non lo vedrò mai, neanche sotto tortura.

Preferisco saltare a quando Jackie si prende una pausa dai sorrisi esagerati e deturpanti e torna alla sua grande saga poliziesca, dandole finalmente quel tono oscuro che merita.


Police Story 50

Mi sono sempre chiesto perché questo film non abbia il titolo alternativo “numerale” come gli altri, perché cioè non si chiami anche Police Story V, che in fondo sarebbe perfetto: Jackie compie cinquant’anni e interpreta un ispettore cinquantenne nel suo quinto film. È noto che ad Hong Kong vanno pazzi per la numerologia, perché allora non infilare un “5” fra i vari titoli del film? Poi l’ho rivisto bene per questo speciale e mi è caduto l’occhio sul distintivo: questo non è il quinto film della saga, bensì un “nuovo” episodio, ecco il perché del titolo.

Un modo per dire che Chan… non è quel Chan

Il protagonista di Police Story 1 (1985), 2 (1988), 3 Supercop (1992) e 4 First Strike (1996) è Chan Ka Kui (o Chan Ga Kui), che nelle versioni anglofone (e quindi italiane) diventa Kevin Chan: il protagonista di New Police Story è l’ispettore Chan Kwok-wing, come viene subito messo in chiaro inquadrando il suo distintivo a tutto schermo. È ovvio che il rimando alla saga storica è forte, ma visto che lo sceneggiatore Alan Yuen ha il compito di scrivere un noir molto più che un poliziesco marziale come nei precedenti casi, è giusto specificare come questo sia un prodotto completamente diverso: niente più eroe salterino con le facce buffe, che gira il mondo fra esplosioni e cadute spettacolari. Ora c’è un poliziotto cinquantenne distrutto in un mondo che non è più il suo.

Presentato fuori concorso al Torino Film Festival il 20 novembre 2004, ultimo film proiettato nell’evento, New Police Story quel giorno viene distribuito dalla Minerva Pictures e viene dato in uscita all’inizio del 2005: poi succede qualcosa e il film scompare. Ottiene il visto italiano solamente il 29 maggio 2006 e poco dopo esce in DVD a noleggio in azione congiunta Minerva e 01 Distribution, casa della RAI che in quel periodo è molto interessata al cinema d’azione marziale internazionale.
FilmTV.it afferma che RaiPremium lo trasmette in TV già il 20 novembre 2006 (mentre il DVD uscirà in vendita solo a dicembre) ma non ho trovato conferma. Di sicuro invece sbarca su Sky Cinema 1 (a pagamento) dal 3 luglio 2007, e conosce giusto un paio di repliche. Sbarca su Rai2 nella seconda serata di mercoledì 13 gennaio 2010, destinato ad apparire ogni tanto su Rai4.

Il film è disponibile su Prime Video.

Una saga che continua, pur azzerandosi

Una scena introduttiva ci fa capire che sebbene si chiami Kwok-wing, l’ispettore Chan è sempre quel super-poliziotto che conosciamo dagli anni Ottanta, capace delle azioni più spettacolari. Ma non è più la Hong Kong degli anni Ottanta, e non è più la metropoli internazionale di un tempo, uno scoglio occidentale affacciato su un mare cinese: il 1997 è passato da un pezzo, Hong Kong è tornata alla Cina, un regime totalitario oppressivo che però è ben contento di lasciare il peggio dell’occidente finanziario in una città che diventa la Cuba cinese: la propria personale latrina dove andare a scaricarsi. Arriverà mai un giorno un líder máximo che organizzerà una resistenza e renderà Hong Kong indipendente? Chissà.
Per ora a comandare in città sono gli affaristi spietati, che mettono al mondo figli irrispettosi e viziati, appassionati di videogiochi e che per noia organizzano rapine: non per soldi, che quelli ne hanno fin troppi, ma per puro divertimento crudele. Insomma, Hong Kong è una città dolente, in mano ai “giovinastri”: ipotizzo che sia un modo ben poco sottile con cui il cinquantenne Jackie ci informi che i giovani d’oggi non hanno più rispetto, io all’età loro ero più grande e qui una volta era tutta campagna…

I “giovani d’oggi” che comandano a Hong Kong

Mi piace ricordare Gamebox 1.0 Gioca o muori (2004) non per il film in sé, ma perché ci aiuta a capire come nel mondo in quei primi anni del Duemila l’universo videoludico stesse acquisendo una dimensione sempre più grande: la PlayStation è del 1994 ma pare che solo con il volgere del Duemila l’entità del mondo dei videogiochi venga avvertita come massiccia dal cinema, iniziando a fare quello che il cinema ha sempre fatto dagli anni Ottanta: demonizzare i videogiochi. Quindi i giovani criminali di questa vicenda sono pieni di armi automatiche con cui uccidono decine e decine di persone, ma questo è niente: la parte abominevole è che vanno in skateboard e sono esperti di videogiochi, il che è molto peggio che uccidere la gente!

Maledetti videogiochi che spingono alla violenza!!!

Il cinquantenne Kwok-wing crede che la polizia di Hong Kong sia ancora quella invincibile mostrata nei film, ma lo scontro con i “giovani d’oggi” è così terribile che lo distrugge. La sua intera squadra viene sterminata perché Chan non è all’altezza delle nuove leve del crimine, più giovani, più addestrati, più spietati, e il senso di colpa del sopravvissuto fa il resto: il super-poliziotto diventa un alcolizzato disoccupato, schiacciato dal peso del disprezzo dei suoi colleghi.

Un Jackie intenso come non mai

A risollevarlo ci pensa il giovane Frank (il divo nascente Nicholas Tse), fratello di uno dei poliziotti rimasti uccisi e poliziotto anch’egli: ma ci sarà qualcosa di vero in ciò che racconta? Di sicuro vuole che Chan la smetta di autocommiserarsi e pensi invece a ritrovare quei giovani criminali e sistemarli per le feste.

Il giovane “buono” che spinge Chan a tornare alla carica

Il gruppo di ragazzi esageratamente spietati è guidato da Joe Kwan (Daniel Wu), figlio di un pezzo grosso della polizia così come i suoi compagni sono tutti figli di importanti membri della società: la loro è una vera e propria ribellione giovanile che passa per la criminalità più spietata.

Il giovane “cattivo” che cerca di uccidere il padre, non solo simbolicamente!

Dopo una lunga parte centrale in cui il demoralizzato Chan decide che è il momento di reagire, si inizia con le acrobazie e le cadute ma il tutto è privo di quell’atmosfera da commedia che accompagna sempre Jackie, e non credo sia casuale che vengano scelti un autobus e dei cartelloni pubblicitari (simboli del primo e secondo film della saga) per essere usati quasi a dimostrazione di quanto questo titolo sia lontano dallo stile dei precedenti.

Simboli del passato in salsa più moderna

Il combattimento finale si assicura di inquadrare ogni marca possibile, e in parte è offerto dalla Lego: Jackie e il cattivo combattono in un Lego Store e “rompono” un sacco di composizioni. Che rabbia! Non potevano stare più attenti?

Si vede bene il logo?

Jackie mette tutto se stesso in un’interpretazione più che convincente, tranne quando fa l’ubriaco: eppure lui è il drunken master, dovrebbe sapersi fingere ubriaco! Scherzi a parte, adottando uno stile che non si vedeva dai tempi dell’ottimo Crime Story (1993) possiamo ammirare un Jackie addirittura crepuscolare, che non rinuncia alle sue scene d’azione ma non ha paura di “appesantirle” con un protagonista che non nasconde la propria età, sebbene ovviamente portata alla grande.

Non è un film che lasci il segno, arrivati alla fine ci si rende conto che la storia era esile e la sceneggiatura appena accennata, ma comunque è un bel diversivo nella carriera di Jackie.

(continua)


L.

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10 risposte a Jackie Chan Story 29. New Police Story

  1. Zio Portillo ha detto:

    L’ho visto (su Sky?) pensando fosse un continuo coi vecchi, solo con Jackie più vecchio e disilluso, e con una trama più matura per seguire le mode del genere e che comprendano cupezza e violenza estrema e gratuita. Non avevo notato che in realtà il poliziotto Chan è un altro rispetto ai capitoli precedenti e che quindi è tutto un altro film.

    Un solo appunto: qualche altra insegna della LEGO potevano metterla nel combattimento finale perché si nota poco!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah immagino che la casa dei mattoncini abbia messo bei soldi nel film, visto quanto è lunga la scena nel Lego Store e quante volte sia inquadrato il logo 😛
      Onestamente anch’io all’epoca l’ho visto come quinto film della saga, e onestamente mi sembra che cambi poco: la storia si basa su un poliziotto cinquantenne alle prese con giovani criminali, quindi al fin fine siamo lì 😛

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  2. Cassidy ha detto:

    Ad esclusione della divisione manichea tra giovani cattivi, e vecchi sollo stile “Signora mia dove andremo a finire”, mi era abbastanza piaciuto, il salto dal bus sempre un omaggio, ma in generale preferisco un Jackie Chan così a tutte quelle commediole che hai giustamente saltato, perché non valgono il tempo impiegato per vederle, figuriamoci per scriverne. Cheers!

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    In primis è un post meritorio perché, se non ricordo male, viene dopo la settimana di colpevole pausa trekkiana…ahahahaha!
    Scherzi a parte mi unisco al sostanziale giudizio positivo su un film che risulta essere un piacevole passatempo ma al tempo stesso, da appassionato di Lego, condivido l’appunto circa le troppe composizioni rotte, non rimembro bene ma spero che alla fine del film ci sia una scritta tipo “nessuna Lego è stata realmente maltrattata durante le riprese”!!! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non so se quelli fossero modellini già in esposizione al Lego Store o costruiti appositamente per il film, ma vederli andare infranti a quel modo mi ha tolto il fiato: la mia intera infanzia dedicata al culto dei Lego ha gridato di dolore! 😀

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  4. Giuseppe ha detto:

    Visto per la prima volta proprio su Rai 2 quel 13 gennaio del 2010… Decisamente un bel diversivo (nonché un’impostazione diversa e più cupa rispetto agli altri “Police story”) nella carriera di Jackie in quegli anni, sì, e a maggior ragione lo si apprezza di più proprio avendo visto tutti i titoli coevi da te citati (compreso “Il giro del mondo in 80 giorni”) 😉

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