[Multi-Recensioni] Film thriller su Prime Video (3)

Il vasto catalogo Prime Video, grazie ad accordi con prolifiche case distributrici, offre molta scelta nel genere thriller: ecco un mio viaggio.



Veteran
(Beterang, Corea del Sud 2015)
In DVD e Blu-ray Blue Swan dal maggio 2016
Disponibile su Prime Video.

Sono lontani i tempi di gloria, quando in Italia arrivavano deliziosi film coreani come il wuxiapian semi-comico Arahan. Potere assoluto (2004) e l’intenso pugilistico Crying Fist. Pugni di rabbia (2005), così ben fatto che non a caso è stato plagiato dagli americani con A Fighting Man  (2014): vogliamo poi parlare di quel capolavoro marzial-noir che è City of Violence (2006)? Che periodo glorioso è stato per Ryoo Seung-wan, autore di questi tre titoli. Oggi lo ritroviamo alla regia e sceneggiatura di questo Veteran, che onestamente non può allacciare neanche le scarpe ai tre titoli citati.

Una pessima regola della narrativa mondiale vuole che il “figlio del capo” sia sempre uno stronzo da competizione, non è mai esistito un boss mafioso che abbia messo al mondo una persona almeno decente, no: solo pazzi psicopatici come Jo Tae-oh (Yoo Ah-in), che spadroneggia in città aspettando di gestire il potere alla morte del padre. A contrastarlo c’è il bravo poliziotto Seo Do-cheol (Hwang Jeong-min), che da tempo cerca di incastrare sia il boss padre che il figlio. Ora che è stato commesso un errore, ci sono prove compromettenti lasciate in giro e addirittura un testimone, lo scontro fra il buono e il cattivo, e le relative squadre, potrebbe finalmente giungere a compimento, dopo un abbondante spargimento di sangue.

Ma i poliziotti in Corea girano tutti in abito gessato?

Sono lontani i tempi di gloria, così come le sceneggiature che potevano affondare i denti nel genere. Oggi, che il genere è vietato ed è consentito solo un “minestrone”, tocca vedere film come questo: un pizzico di arti marziali, un pizzico di poliziesco, una spruzzata di umorismo, tre bei cucchiai di melodramma mariomerolesco, due spicchi di thriller, azione quanto basta e mischiare il tutto finché non sappia più di niente.

Se non avete familiarità con il cinema coreano evitate questo film come la peste, altrimenti è da vedere giusto per rimanere aggiornati sulle tristi tendenze di quella cinematografia, che in passato ci ha regalato emozioni molto più intense, quando faceva film di genere.



Night Hunter – Il cacciatore della notte
(Night Hunter, Canada 2018)
In uscita in DVD e Blu-ray Eagle Pictures dal 21 aprile 2021
Disponibile su Prime Video.

Il londinese David Raymond esordisce sia alla regia che alla sceneggiatura con un thriller ambizioso e con un cast di livello, ma onestamente il risultato dà più l’idea della proverbiale montagna che partorisce un topolino.

C’è il solito assassino seriale che fa fuori ragazze secondo un certo rituale, e il detective Marshall (interpretato dai muscoli di Henry Cavill) nel condurre le indagini non sa far altro che battere manate sulle cose: vi sembrerà strano, ma non serve a molto. L’aiuta la detective Rachel (Alexandra Daddario), che svolge le sue indagini tenendo ben aperti i suoi titanici occhi azzurri con sguardo dolente: anche in questo caso, pare strano, non serve a niente.

Ottengono invece molti più risultati l’ex giudice Cooper (Ben Kingsley) e sua figlia Angie (Minka Kelly). Questa famigliola ha preso atto che la legge è del tutto impotente nel gestire i maniaci sessuali, così l’ex giudice usa la sua giovane ed attraente figlioletta come esca per i peggio pervertiti in circolazione, poi li tramortisce, li evira e li deruba. Ah, la cara vecchia giustizia di frontiera… Quando però all’appuntamento con la giovane figliola del giudice si presenta l’assassino di ragazze, e se la porta via, la situazione degenera parecchio.

Questo è un lavoro per… la barba di Superman!

Con Stanley Tucci e Nathan Fillion a fare comparsate, non si può accusare il film di non aver messo in campo bravi attori, il problema è che Cavill fa il protagonista ed è decisamente fuori parte, come è sempre fuori parte in qualsiasi film non interpreti Superman. Avere una montagna umana che fa il grigio investigatore di provincia che non ne azzecca una fa un po’ strano, e in pratica i comprimari sono i veri protagonisti: arriverete alla fine del film e scoprirete che hanno fatto tutto i personaggi di contorno, mentre il protagonista è l’assente ingiustificato della vicenda!

La trovata-colpo di scena dell’assassino seriale non è nuova ma è d’effetto, diciamo che è l’unico elemento buono di un thrillerino troppo ben fatto per essere dozzinale, troppo mal scritto per essere di serie A. Da vedere solo per ridere in faccia al povero Cavill!



Above Suspicion
(USA 2019)
Inedito in home video
Disponibile su Prime Video.

Il celebre Phillip Noyce, anche se non è più il grande regista di un tempo, porta su schermo una storia fiacca scritta da Chris Gerolmo, celebre per aver firmato Mississippi Burning (1988), attingendo al saggio omonimo del 1993 di Joe Sharkey, portato in Italia nel 2018 da TimeCrime (Fanucci) con il titolo Oltre ogni sospetto.

Dopo il citato Cavill, un’altra stella di serie A come Emilia Clarke si ritrova a lavorare in un prodotto dozzinale, ma in fondo già molto prima della pandemia il cinema era in avanzato stato di decomposizione, per cui sono finiti i tempi in cui esistevano film di serie A che non prevedessero supertutine. Se Keanu Reeves ammazza il tempo entrando nella Z più profonda e puzzolente come Siberia (2018), non stupisce che altri suoi colleghi si ritrovino infognati in roba come questo film.

Emilia Clarke dunque interpreta una casalinga frustrata di provincia, di quella provincia americana terribile ritratta dalla narrativa come foriera di ogni male. Stanca di una vita di povertà e miseria, legata sentimentalmente alla peggio feccia in circolazione, per di più trattata da donnaccia dalle donne del paese (ma le donne non sono tutte sorelle? E il girl power?), decide di fare il salto di livello. Per indagare sul traffico di droga locale è arrivato in paese un giovane e piacente agente dell’FBI: iniziare una relazione con lui e diventarne informatrice ben pagata sembra un’ottima idea, sul momento. Com’è facile immaginare, è l’inizio della discesa all’inferno.

Quanto ammmòre, nella grigia e spietata provincia americana

Avere Johnny “Jackass” Knoxville a fare il bieco spacciatore di droga è un’idea carina ma in realtà tutto in questo film è sbagliato, sia perché la sceneggiatura è inconsistente, sia perché i personaggi sono anonimi sia perché la noia e la mosceria sono le uniche cifre stilistiche utilizzate da Noyce.

Ormai è nata una nuova regola: quando vedete una grande star in locandina, il film è di pessima fattura.



I See You
(USA 2019)
Inedito in home video
Disponibile su Prime Video.

Lorenzo, il ninja del Zinefilo, mi segnala questo film che segna il ritorno alla regia del londinese Adam Randall dopo il non esaltante iBoy (2017), specificandomi che la struttura è in pratica ricalcata da un film di dieci anni prima, ma andiamo con ordine.

La famiglia Harper è la tipica famiglia tradizionale, dove tutti si odiano e si feriscono a vicenda. Mamma Jackie (Helen Hunt) pare abbia avuto una scappatella e ora suo figlio la odia e la insulta ogni minuto, mentre suo marito ispettore di polizia Greg (Jon Tenney) cerca di essere più civile ma la insulta pure lui ogni minuto, essendo per di più stressato dal ritorno in azione di un assassino seriale che si credeva scomparso da anni: sarà mica sua l’ombra che ogni tanto vediamo ai lati dell’inquadratura di casa Harper?

Se i suoi familiari non passassero ogni momento della loro vita da svegli ad insultarla, Jackie potrebbe far notare come stia succedendo qualcosa di strano in casa, qualcosa che lascia pensare ci sia qualcuno che li stia prendendo di mira, ma appunto sono tutti impegnati ad odiare mamma Harper quindi la verità cadrà sulle loro teste come una tegola.

Cara, se non ti odiassi dovrei ammettere che hai ragione riguardo gli “strani eventi”

Non posso dire di più per non svelare il “colpo di scena” che rappresenta in fondo l’unico motivo per vedere un film che non considero pienamente riuscito. Devon Graye di mestiere fa l’attore ma qui scrive la sua prima ed unica sceneggiatura, mettendoci decisamente attenzione e imbastendo una lodevole ragnatela di personaggi, ma il problema è che poi il regista Randall si addormenta dietro la macchina da presa e dà al film un ritmo un po’ troppo lento perché la tensione riesca mai davvero a montare. Quindi è un film che alla fin fine va visto giusto per gustare la “mandrakata alla Shyamalan” che rimetterà in discussione tutta la trama.

Proprio la struttura particolare del film, mi segnala Lorenzo, lo rende molto simile al colombiano La verità nascosta (2011) di Andrés Baiz, che ho visto dieci anni fa e ho dovuto rinfrescare: anche se la trama è completamente diversa, è innegabile che la struttura narrativa è davvero identica, con la “mandrakata alla Shyamalan” che ti costringe a reinterpretare tutta la vicenda. Curiosamente il film colombiano è l’esatto opposto di quello americano: è cioè un prodotto molto curato dal punto di vista registico ma estremamente carente da quello della sceneggiatura, ed è un peccato che non si possano “fondere” i due titoli per avere un solo film molto più appassionante.

Non un thriller mozzafiato e con qualche lungaggine di troppo, ma sicuramente un film da vedere, anche solo per curiosità.



Cartoline di morte
(The Postcard Killings, USA 2020)
Inedito in home video
Disponibile su Prime Video.

Il regista bosniaco Danis Tanovic, celebre per il suo esordiente e durissimo No Man’s Land (2001), passa ad un prodotto americano con un thriller ispirato al romanzo omonimo (Postcard Killers, 2010) di James Patterson e Liza Marklund, edito in Italia da Longanesi. La stessa Marklund (che è in pratica autrice del libro) partecipa sceneggiatura filmica scritta a più (troppe) mani: forse scegliere qualche autore in meno avrebbe reso più incisiva la vicenda.

Jacob Kanon (il sempre bravo Jeffrey Dean Morgan) è un detective di New York che molla tutto e parte per l’Europa dopo che la figlia è stata uccisa in viaggio di nozze. Sul continente agisce un assassino seriale che colpisce in varie città e, una volta posizionati i corpi in pose particolari e fotografati, contatta un qualche giornale locale inviando le foto. Il caso non sembra interessare a nessuno, perciò Jacob e sua moglie Valerie (Famke Janssen), insieme alla giornalista scandinava Dessie Lombard (Cush Jumbo), dovranno raccogliere da soli gli indizi e riuscire ad arrivare all’assassino che si sta aggirando per il continente.

Un film dove tutti sono sempre tristi, anche gli sceneggiatori

Non ho letto il romanzo ma credo sia decisamente più strutturato di questo film, che sembra rovinare tutti gli elementi buoni a disposizione. Ci sono infatti alcuni ghiottissimi colpi di scena, davvero ben studiati, che però il film fatica a sfruttare, a volte buttando lì rivelazioni scottanti quasi distrattamente. Forse troppi sceneggiatori hanno rovinato una storia che in fondo si scriveva da sola, tirando fuori un thriller sicuramente da vedere ma non così appassionante come poteva essere sulla carta. E sicuramente “sulla carta” – cioè in forma di romanzo – sarà molto più intrigante.



Prova schiacciante
(Shattered, USA 1991)
Inedito in digitale
Disponibile su Prime Video.

Voglio chiudere con un tuffo nei ricordi: quando sul catalogo di Prime Video mi è caduto l’occhio su questo film non ho resistito all’Amarcord. All’epoca il trailer girava parecchio e adoravo la scena in cui il parabrezza dell’auto esplodeva “a forma di testa”, però curiosamente non avevo alcun ricordo della trama: ora ho capito perché…

Il celebre regista tedesco Wolfgang Petersen, che con U-Boot 96 (1981) ha fatto il colpo gobbo, ricevendo regie storiche come La storia infinita (1984) e il mitico Il mio nemico (1985), sta cavalcando gli ultimi anni d’oro del cinema: prende tre grandi attori e crea uno di quei thriller d’atmosfera che all’epoca andavano tantissimo. La sceneggiatura la scrive Petersen stesso traendola dal romanzo The Plastic Nightmare (1969) di Richard Neely, portato in Italia da Longanesi nel 1971 come L’incubo di plastica, ristampato poi da “I Classici del Giallo Mondadori” nel 2009.

La vicenda si apre su un terribile incidente d’auto da cui Dan Merrick (Tom Berenger) si salva a stento, anche se sfigurato. La moglie Judith (Greta Scacchi) recupera più velocemente e sta vicina al marito, facendogli recuperare non solo le forze ma anche la memoria che ha perduto: un’ultima operazione, quella chirurgica per ridare all’uomo il suo aspetto, e la coppia può tornare a casa. Ma nella nebbia della memoria di Dan appaiono immagini che non corrispondono alla versione che gli ha raccontato la moglie, così con l’aiuto dell’investigatore dilettante Gus Klein (Bob Hoskins) l’uomo comincia ad indagare di nascosto sul proprio passato… anche rischiando di scoprire una fatale verità.

A forza di indagare sul proprio passato, si potrebbe scoprire qualcosa di sgradevole

Avendo vissuto in pieno quell’epoca, con i suoi grandi thriller foschi interpretati da attori al bacio, riconosco tutti gli stili tipici del genere e apprezzo la grana della pellicola come solo chi ha vissuto quella gloriosa èra del cinema sa farlo, ma alla fine del discorso, tirando le somme… è davvero un pessimo thriller.

Non svelo nulla della trama, ma se avete un minimo di esperienza con questo genere di thriller avete già capito tutto da quelle parole che ho usato, non foss’altro che sono mezzucci narrativi sicuramente nuovi nel 1969 del romanzo, non più freschi nel 1991 del film. Tutta la struttura narrativa non lascia spazio ad ipotesi alternative a quella che lo spettatore ipotizza già all’inizio, e i tentativi di “depistaggio” sono deludenti. Quindi niente colpo di scena finale, niente tensione, niente intrigo: diciamo che è da vedere giusto per dei bravi attori nella loro epoca d’oro.

Mi tengo stretto il piacere del ricordo del trailer di questo film, che all’epoca prometteva emozioni poi non presenti nel film stesso.


L.

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12 risposte a [Multi-Recensioni] Film thriller su Prime Video (3)

  1. wwayne ha detto:

    E’ vero, la vita in provincia viene spesso bollata come squallida e noiosa, sia nei film americani che in quelli nostrani. E onestamente non capisco perché: conosco bene sia la realtà cittadina che quella provinciale, e posso dirti che quest’ultima è di gran lunga migliore. In città ci sono molti più pericoli, la vita è molto più frenetica e i rapporti tra le persone sono di gran lunga più freddi; in provincia invece c’è molta più tranquillità, molta più calma e molto più calore tra le persone (perché in provincia ci si conosce tutti, in città non ci si conosce neanche tra vicini di casa).
    Ho letto la trama di City of Violence, e mi sembra molto simile a quella de “I 4 figli di Katie Elder”. Tra l’altro questo film non viene mai citato tra i capolavori di John Wayne, ma evidentemente è rimasto anch’esso nell’immaginario collettivo, perché oltre a questo remake non dichiarato ne ha ispirato anche uno ufficiale (“Four Brothers – Quattro fratelli”: il sottotitolo italiano era davvero indispensabile).
    Helen Hunt è una delle mie attrici preferite in assoluto, ma purtroppo è caduta da molto tempo nel dimenticatoio, quindi non mi stupisce che abbia finito per venire menzionata in un blog dedicato ai film di serie Z. In compenso negli ultimi anni ha fatto anche un film di serie A: “Una stagione da ricordare”. Mi è piaciuto così tanto che gli ho riservato un posto d’onore in questa classifica: https://wwayne.wordpress.com/2019/12/01/i-10-film-piu-belli-del-decennio/

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Post da sgranocchiarsi con gusto con tanto di salto nell’amarcord ai titoli di coda 🙂
    Questo sollazzo non va di pari passo con la qualità dei film: non a caso ne ho visti pochi e quelli che mi mancano, leggendo le tue opinioni, non fremo dalla voglia di vederli (quello che alla fine mi suscita più curiosità è I See You, anche perché apprezzai La verità nascosta).
    I film visti sono Night Hunter e Cartoline di morte, due thriller che (e in ciò mi pare di condividere il tuo giudizio) avrebbero gli elementi per risultare valide visioni ma che giocano malino le loro carte risultando invece non tremendi ma assai “passeggeri”, destinati ad un rapido dimenticatoio! 🙂

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  3. Cassidy ha detto:

    Che sia la bella Daddario o quella cagnaccia di Emilia Clark e, quando vedo quelle locandine fatte a colpi di photoshop piene di attori mi preoccupo, non credo di aver mai visto il film di Petersen invece, che resta comunque quello che mi ispira di più malgrado tutto. Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      I bei thriller anni Novanta hanno sempre una marcia in più, peccato che qui una sceneggiatura sotto tono lasci parecchio amaro in bocca. Però sono tre attori in splendida forma che vale comunque la pena di vedere.
      Quelle locandine piene di attori messi a casaccio in effetti già fanno capire la qualità del film 😀

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  4. Madame Verdurin ha detto:

    Povero Cavill… Non ho mai amato nemmeno io i suoi film di Superman, ma sai cosa me lo ha fatto piacere (oltre alla montagna di muscoli ovviamente)? Operazione UNCLE. Lì l’ho trovato davvero ironico e affascinante come non credevo.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Su YouTube mi è capitato di vedere molte sue ospitate nei talk show americani e credo sinceramente che quel suo ruolo corrisponda parecchio alla sua personalità: malgrado gli facciano fare ruoli cupi, mi sembra un tipo molto divertente, il tipico britannico amante della battuta sagace. In pratica mi è molto più simpatico “dal vivo” che nei film 😛
      Sono più che sicuro che una volta azzeccato il ruolo giusto farà faville, ma finora l’ho visto solo in ruoli che non mi sembrano adatti a lui: di sicuro “Operazione UNCLE” è il più azzeccato.

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  5. Giuseppe ha detto:

    Sì, decisamente “Prova schiacciante” era molto più da brividi nel trailer che non nel film stesso: diciamo pure che, oggi come oggi, conserva un valore più affettivo che altro (visti appunto gli attori coinvolti). Per il resto, chi sembra cavarsela peggio fra tutti nel non granché esaltante panorama generale è proprio quel Phillip Noyce i cui folgoranti esordi son sempre più lontani, ahimè. Non che Ryoo Seung-wan s’impegni granché per farci ricordare i suoi, di esordi…

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