Tutti i nomi di Parker (guest post)

È con rinnovato immenso piacere che torno ad ospitare un’indagine di Vasquez, che i lettori del blog conoscono per essere una fenomenale CEI (Conservatrice di Edizioni Italiane), come potete scoprire ogni domenica nella rubrica che arricchisce con i suoi “titoli italiani”.

Stavolta ci guida in quell’universo confusionario, e probabilmente poco noto, dei tentativi poco riusciti di portare su grande schermo un grande personaggio letterario, un nome così importante… da cambiarlo sempre!

L.

Edizione originale Pocket Books 1962 della prima storia di Parker


Tutti i nomi di Parker

di Vasquez

«È la storia, non colui che la racconta.» dice Stephen King nel frontespizio di Stagioni diverse (1982). Non sono mai stata d’accordo con questa frase. È sempre grazie a colui che racconta che a noi sembra di leggere ogni volta una storia diversa. Perché tutte le storie sono già state raccontate.

Questa storia in particolare è stata raccontata più di tante altre, con tanti titoli diversi, sia in originale che in italiano, sia in libreria che al cinema, sempre con lo stesso protagonista, che però sullo schermo cambia nome di volta in volta.

Prima edizione italiana di The Hunter
“I Neri Mondadori” n. 3 (15 luglio 1964)

Richard Stark è lo pseudonimo di Donald E. Westlake (giù il cappello, prego) che amava usare pseudonimi, ne ha usati a decine, e non c’è nessuno fra di noi che non possa comprendere questa sua piccola mania, giusto? Per i suoi personaggi però, no, anche se sembrerebbe il contrario, visti i tanti modi in cui viene chiamato al cinema il più duro dei suoi.
Negli anni il protagonista di The Hunter (1962), Parker – niente nome, solo Parker – al cinema è stato chiamato:

  • Georges, nel film di produzione francese Una notte per 5 rapine (Mise à sac, 1967), tratto dal romanzo The Score (1964) – in italiano: La notte brava di Parker, “I Neri Mondadori” n. 20 (15 dicembre 1965);
  • McClain, nel film I 6 della grande rapina (The Split, MGM 1968), tratto dal romanzo The Seventh (1966) – in italiano: Parker: il rischio è la mia droga, “Il Giallo Mondadori” n. 952 (30 aprile 1967);
  • Earl Macklin, nel film Organizzazione crimini (The Outfit, MGM 1973), curiosamente qui con un nome proprio, probabilmente per distinguerlo dal fratello Eddie, tratto dal romanzo The Outfit (1963) – in italiano: Liquidate quel Parker!, “I Neri Mondadori” n. 12 (15 aprile 1965);
  • Stone, in Slayground (1983), e non ho trovato tracce di un titolo italiano, tratto dal romanzo Slayground (1972) – in italiano: Luna-Parker, “Il Giallo Mondadori” n. 1234 (24 settembre 1972).

Fatemi (ché mica posso fare tutto io) e fatevi (non c’è di che!) un gran bel favore: andate a cercarvi le facce di ognuno dei Parker dei sunnominati film. Quando avete giusto un attimo.

Io l’ho conosciuto come Porter, nel film Payback. La rivincita di Porter (1999) con la faccia di Mel Gibson, tratto da quel primo romanzo The Hunter (1962). In quegli anni andava molto la voce fuoricampo, specie nei film tratti dai libri: aiutava a saltare intere sequenze senza fatica. Questo film non si smentisce, e anche se l’espediente ben si presta al genere cui appartiene il film, bisogna dire che non ne viene fatto un abuso.

Voce fuoricampo: «… forse farei meglio a chiedere
un fucile fasato plasma calibro quaranta-zero invece di questa…»

Porter rivuole i suoi soldi, settantamila dollari ($ 70,000) e per riaverli, sfornando “frasi maschie” una via l’altra, sopportando tutto il dolore che un essere umano possa sopportare e anche di più, tirando fuori una faccia da schiaffi che Martin Riggs se la sogna, inizia la sua caccia. Senza che niente e nessuno possa fermarlo, né la ragazza, un’intensa Maria Bello che io ho conosciuto così:

La dottoressa Anna Del Amico, dal telefilm
“E.R. – Medici in prima linea” tra la terza e la quarta stagione

Né “gorilla” inetti…

«Scusi, andiamo bene per Val Verde?» (… né poliziotti corrotti ancora più inetti…)

… né una Lucy Liu che più matta di così non avete mai visto, con a sorpresa un secondo nome!

Alexis???

Colonna sonora: James Brown, It’s a Man’s Man’s Man’s World (1966), potete sentirla dopo la lezione di Porter su come si tolgono i piercing al naso.


C’è stato un tempo in cui acquistavo tutte le settimane la rivista “Film TV”, e si dà il caso che abbia conservato alcune recensioni dei film che mi erano piaciuti, o magari anche solo come promemoria per film un giorno da recuperare. Si dà sempre il caso che io abbia conservato quella di Payback che, meraviglie dell’èra digitale, è ora in Rete con tanto di autore, Aldo Fittante, il quale mi informò allora che c’erano altri due film tratti dallo stesso libro.

Il capostipite, da noi uscito come Senza un attimo di tregua
(Point Blank, 1967), in DVD Butterfy 2017

Parker cambia nome e diventa Walker, mentre la faccia diventa quella di Lee Marvin. Possiamo tranquillamente scordarci tutta l’ironia e l’umorismo nero di Porter. Walker è cupo, disincantato e tormentato, stati d’animo che all’apparenza sembrano la sua forza motrice, ma in realtà lui si lascia guidare solo dalla sua cinica ricerca di chi l’ha tradito.

E anche qui non mancano gli scagnozzi poco attenti alla sicurezza
(se avete bisogno di “gorilla” NON – ripeto NON – usateli mai come facchini!

Lee Marvin avanza come un carro armato, dando l’impressione di implacabilità e spietatezza che può avere solo un Terminator lanciato nella sua missione: recuperare i suoi novantatremila dollari ($ 93,000). Nel libro, per la cronaca sono quarantacinquemila ($ 45,000): le oscillazioni della moneta americana sono sempre imprevedibili.
Menzione speciale per la bellissima Angie Dickinson, che io ho conosciuto così:

La protagonista del telefilm “Pepper Anderson – Agente speciale”

A inizio film si possono gustare diversi succosi aneddoti sull’isola di Alcatraz e la sua fortezza, compreso quello che è servito a dare il “la” ad un altro film, leggermente famoso: Fuga da Alcatraz (1979), in DVD Paramount.

Anche all’estero usano rifare le copertine dei libri
sull’onda del successo dei film (Hodder Fawcett 1967)

A volte però si esagera! (Avon 1984)

Colonna sonora: Johnny Mandel, Walking Walker Sequence, potete sentirla mentre Walker dà la caccia ai suoi traditori, e ringrazierete di non essere voi.


L’altro film che secondo Aldo Fittante è stato tratto dal romanzo The Hunter è L’ultimo contratto (Grosse Pointe Blank, 1997).

Il killer professionista di nome Martin Q. Blank, interpretato da un John Cusack mai più così sciccoso, ha una segretaria che gli ordina le pallottole, un terapista che lo tiene in cura solo perché ha paura di lui, un gatto, e non lavora nei fine settimana. Approfittando di un contratto da chiudere nei pressi della cittadina dove è nato e cresciuto, Grosse Pointe, può partecipare ad una rimpatriata di ex alunni a dieci anni dal diploma, il tutto con un tono da commedia leggera e brillante.

Fermi tutti! Ma cos’è questo?!? Non c’entra niente col “cacciatore”! E infatti nonostante i miei chissà-ancora-per-quanto dieci decimi di vista non ho trovato da nessuna parte la scritta «Based on the novel “The Hunter” by Richard Stark», come per i due film precedenti. Posso capire l’equivoco in cui è caduto il signor Fittante, ma non lo giustifico, perché vuol dire che non ha mai visto questo film.

Comunque io Dan Aykroyd l’avevo visto sparare solo con lo zaino protonico

L’inizio è molto intrigante, però trae in inganno, perché ad un certo punto – a parte un’esplosione in un supermercato – sembra di stare guardando Bella in rosa (1986), ché le rimpatriate e i balli scolastici americani sono tutti uguali. La bella di turno qui è Minnie Driver, che io ho conosciuto così:

La figlia di John Cleese nella puntata 6×16 di “Will & Grace”,
per voi direttamente dalla videoteca di Hadley’s Hope (ormai non più tanto polverosa)

Per rivedere un po’ d’azione, per altro ben fatta, si deve arrivare a un’ora e venti di film, quando finalmente le acque tornano a smuoversi un po’.

Questa è per il mio gentilissimo ospite e tutti i suoi lettori marziali

[Mi intrometto per ricordare che il killer della vicenda (a sinistra nella foto) è il mitico Benny “The Jet” Urquidez, campione del ring passato poi al cinema, così da poter combattere contro Cynthia Rothrock in Codice marziale (1990) e contro Jackie Chan per ben due volte: in Wheels on Meals (1984) e in Dragons Forever (1988). Fra i suoi allievi c’era proprio John Cusack, e nel combattimento del film – coreografato dallo stesso Benny – l’attore può dimostrare quanto imparato sul dojo in quegli anni, come racconta Benny stesso intervistato da Scott Adkins per il suo “The Art of Action“. Nota etrusca.]

Pare addirittura che L’ultimo contratto, un “Parker” apocrifo se vogliamo, abbia un seguito apocrifo ancora più apocrifo: War, Inc. La fabbrica della guerra (2008; in DVD MHE 2008), sempre con i fratelli Cusack e Dan Aykroyd.

Colonna sonora: volevo mettere Live and Let Die (1973) nella versione “musichetta da supermercato” che si sente per circa tre-secondi-tre poco prima che esploda tutto, ma sul tubo non c’è, quindi vi beccate i Guns ‘n’ Roses:


Continuando a sfogliare il mio album delle recensioni ne viene fuori un’altra di Payback, sempre di “Film TV”, solo che questa in Rete purtroppo non sono riuscita a trovarla. Ve ne riporto l’inizio:

«Allora, il regista di questo film è lo sceneggiatore di Mystic River. Il racconto poi, è tratto da un romanzo di Richard Stark, ovvero Donald E. Westlake, intitolato Comeback – Colpo su colpo (Sonzogno).»

E questo titolo adesso da dove viene fuori?!?

Vicino a questo ritaglio ce n’è un altro che mi aiuta a datare la faccenda: la recensione del cofanetto “Alien Quadrilogy” uscito anche in Italia a fine 2003. Sapete cos’altro è uscito da noi nel 2003? Questo libro:

Questa scena non mi è nuova…

… e infatti eccola qua! Direttamente dal mio Parker preferito!

Per me quella sulla copertina del libro Comeback è la stessa scena del film Payback, che però è tratto da tutt’altro libro. Mi sento di poter affermare con una certa qual sicurezza che “Film TV” con questi film non c’abbia capito una beneamata cippa. Come disse una volta un tale: «Nessuno è perfetto».

Ma perché al cinema Parker non può essere Parker? Perché tutti questi pseudonimi? Il motivo secondo me va cercato tra le parole di Westlake nell’introduzione all’undicesimo libro di Dortmunder, un altro dei suoi personaggi ricorrenti.

Thieves’ Dozen (2004) è una racconta di racconti che ho trovato in inglese e in francese, ma non italiano. Non so se per mia incapacità nelle ricerche o perché l’editoria italiana non ha mancato occasione per rimanere indietro. Vorrei credere alla prima possibilità, ma temo di più la seconda. [Infatti il testo è inedito in Italia. Nota etrusca]

In ogni caso mi è toccato lanciarmi in una traduzione un po’ più complessa di «the cat is on the table» o «parbleu le ciel est bleu», con in più il timore reverenziale di avere Westlake davanti, anche se devo dire che, tra le righe, mi ha dato l’impressione di essere stato una di quelle persone che non si danno troppe arie, e non troppo difficile da seguire. Di conseguenza quello che non comprenderete di questo discorso potete imputarlo completamente a me.

Nell’introduzione di questo libro, Westlake parla degli studi di produzione cinematografici definendoli «La cosa più vicina alla personificazione del male in questi tempi profani» (The closest thing to evil incarnate left in this secular age). Sembra infatti che ad un certo punto il nostro corse il rischio di perdere totalmente i diritti di usare il nome di “John Dortmunder” – forse in seguito all’uscita del film La pietra che scotta (The Hot Rock, Fox 1972), con Robert Redford nella parte di Dortmunder, ma non ho trovato conferme – quindi avrebbe dovuto trovargli uno pseudonimo. Ne prova diversi, rimuginando per un mese, e finalmente opta per “John Rumsey” – scelta ponderata e difficilissima – provando anche a batterlo più volte alla macchina da scrivere. Fortunatamente, ci dice Donald, l’ombra di quella minaccia si allontanò, e Dortumunder poté tornare ad essere Dortmunder.

Perché “fortunatamente”? In fondo il personaggio è sempre lo stesso, basta solo cambiargli nome… E invece no. E nell’introduzione al racconto Fugue For Felons contenuto nella stessa raccolta, dove usa Rumsey e la “sua” banda anziché Dortmunder e i suoi, l’autore ce lo spiega per bene:

«Compresi rapidamente che il problema era che John Rumsey era più basso di John Dortmunder, e non chiedetemi perché. Dortmunder è alto un buon metro e ottanta, John Rumsey un metro e settantatré al massimo.

A volte mi chiedevo se Rumsey sarebbe stato diverso in qualche altro modo, e non per mia volontà cosciente, ma semplicemente per un cambio di parametri. E gli altri membri della banda? Fortunatamente non dovevo dovevo conoscere per forza la risposta, ma la questione continuava a stuzzicarmi.

Assemblando questo volume […] mi si presentava la possibilità per un esperimento atto a risolvere una questione ancestrale: che significa un nome?

Parecchio, come è venuto fuori. A metà di questa storia, mi sono reso conto che non era un esperimento che poteva essere invertito o disfatto. Non potevo semplicemente rimettere i nomi originali sulle targhette, perché quelli non erano i personaggi originali. In piccoli ma fondamentali particolari erano personaggi differenti. John Rumsey non era John Dortmunder, e non solamente perché era più basso. […]

I nomi sono importanti, e quindi anche se Fugue for Felons è l’ultima storia di Dortmunder in ordine di tempo, non è comunque una storia di Dortmunder.»

Evidentemente, dopo aver corso il rischio di perdere Dortmunder (“nato” dalla sua penna perché Parker si rifiutò di fare un colpo non ritenendolo alla sua altezza, parola di Donald!), non ci ha pensato due volte a NON concedere l’uso del nome “Parker” alle sanguisughe di Hollywood. È per questo che solo dopo la morte dell’autore si è potuto avere questo:

Giustamente intitolato in onore del protagonista, e non come il libro da cui è tratto…

Superando la mia idiosincrasia per Jason Statham mi sono vista questo film. Leggo su uno di questi “blog” tanto in voga al giorno d’oggi che Statham ha interpretato il protagonista di una saga action molto famosa. Adesso mi toccherà colmare questa mia lacuna. Infatti Parker (2013, in DVD Blue Swan 2018) fila via liscio come l’olio, un bell’action fatto bene, non ha paura di osare, e Statham l’ho trovato in parte.

Michael Chiklis come cattivo va benissimo

Se non che ad un certo punto mi sono chiesta se per caso non fossero entrati i gremlins nel televisore a cambiarmi canale, perché all’improvviso ho avuto davanti un altro film, per la precisione Cartoline dall’inferno (1990), con Patti LuPone nella parte di Shirley MacLaine e Jennifer Lopez nella parte di Meryl Streep.

Perdonale Donald, perché non sanno quel che fanno
(ma dalle facce secondo me un’idea se la sono fatta)

Uno spreco incredibile della LuPone e J.Lo incastrata nella parte più inutilmente odiosa della storia di tutti i personaggi odiosi. Che ve lo dico a fare? Westlake ha scritto tutt’altro personaggio. Ecco, ve l’ho detto.

Certo, come tutti i film moderni soffre di “spiegonite”: ci tocca sentire ripetuta la filosofia di Parker almeno ogni quindici-venti minuti su circa due ore di pellicola, perché altrimenti gli spettatori non capiscono, o se ne dimenticano, che lui è sì violento, ma non è crudele, e ammazza solo quelli che se lo meritano, e se non stai ai patti… e uffaaa! Lo spiegone nei film d’azione dovrebbe essere vietato per legge. È un orpello inutile: nei film d’azione la filosofia del personaggio la devi capire appunto dall’“azione”.

Devo proprio decidermi a dare una possibilità a questa saga:
sembra più interessante di quel che credevo…

Infatti il tutto poteva benissimo essere chiuso sul colpo di pistola. Tre finali non servono. Orpelli inutili.

E a proposito di inutili fronzoli (e tenendo presente che dal 1974 al 1997 Westlake ha tenuto Parker a riposo, o forse lo aveva dato per morto) vorrei citare l’autore della prefazione all’edizione italiana – uscita nel 2004 per Sonzogno – del libro che è servito da traccia per film, François Torrent, pseudonimo dello scrittore Andrea Carlo Cappi (dovreste averlo capito ormai: questa storia è piena di pseudonimi!), qui presente anche in veste di traduttore:

«Che cosa ha riportato Parker nuovamente in azione? forse una ribellione al buonismo, agli eccessi del “politicamente corretto”. È la costatazione che, nonostante le apparenze, esistono ancora colleghi scorretti, ricchi viziati, politici corrotti e sbirri disonesti.»

Nel 2004. Nel 2021 ancora non riusciamo a liberarci dal “politicamente corretto”, anzi…

Colonna sonora del film: Dax Riggs, My Heart Awakes Screaming, potete sentirla durante il colpo in solitaria all’agenzia di cambio, scena uguale sputata a come è descritta nel libro (e infatti è una scena bellissima).

Per chiudere voglio usare per Parker le stesse parole che Westlake ha usato per Dortmunder e l’altra sua identità, John Rumsey:

«In qualche universo parallelo, dove il cielo è un po’ più chiaro, le strade un po’ più pulite e le leggi della probabilità un po’ più aleatorie, esistono tante versioni di Parker. E io ho fatto loro visita.»

Da “Parker” 2013

V.


Ringrazio di cuore Vasquez per questa sua “indagine” nel rutilante mondo criminale di Parker e nel confusionario tentativo cinematografico di portare (malamente) il personaggio su grande schermo.
L.

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29 risposte a Tutti i nomi di Parker (guest post)

  1. wwayne ha detto:

    Ho letto diversi libri della saga di Parker, ma l’unico film “Parkeriano” che ho visto è quello con Jason Statham. Hai presente il poliziotto che in quel film fa il filo a Jennifer Lopez? Nel film è un completo fessacchiotto, nel libro invece é un detective furbissimo: infatti viene a sapere dell’esistenza di Parker subito dopo la sparatoria, quando lui è ancora in ospedale, e sentendo puzza di bruciato mette degli altri poliziotti fuori dalla sua stanza.
    Anche i sicari mandati ad ucciderlo (che nel libro erano più di uno) si infiltrano nell’ospedale mischiandosi al personale, e quindi Parker si ritrova nella sgradevole situazione di essere bloccato a letto, sorvegliato dai poliziotti e braccato dai sicari. Alla fine sfrutta un momento di distrazione dei poliziotti e scappa, e da quel momento in poi i sicari perdono le sue tracce e scompaiono dal libro.
    In pratica gli errori maggiori di questo film sono:
    – Appiattire il personaggio del poliziotto, che nel libro era una specie di Ginko e che anche nel film avrebbe potuto dar vita ad un interessante dualismo con Jason Statham;
    – Ingigantire il ruolo dei sicari, anzi del sicario, inventandosi di sana pianta tante scene che, per i motivi spiegati nella tua recensione, fanno acqua da tutte le parti. Ad esempio, ti pare possibile che in un hotel extra – lusso come quello in cui alloggia Parker mettano una scadentissima copertina di nylon a coprire la doccia?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sicuramente i tanti altri film sul personaggio avranno affrontato varie altre reinterpretazioni del personaggio.

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      • wwayne ha detto:

        Reinterpretare è legittimo. Ma quando questo ti porta a tagliare delle parti che funzionano per sostituirle con delle tue trovate di gran lunga peggiori, allora più che una reinterpretazione è un’idiozia. 🙂 Grazie per la risposta! 🙂

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      • Vasquez ha detto:

        L’unico dualismo che ho trovato in “Flashfire” è con Leslie (il personaggio interpretato da Jennifer Lopez) che nel film è stato un po’ rimaneggiato.
        Il personaggio del poliziotto interpretato da Bobby Cannavale nel libro non compare che ben oltre la metà della narrazione, e diventa leale verso Parker solo per non correre il rischio di venir denigrato dai colleghi (cosa che, si lascia intendere, era già accaduta in passato), come Parker riesce ad intuire.
        Nel complesso ho trovato il film una buona trasposizione del libro, oltre che un buon film in sé, e Statham, come ho detto, un ottimo Parker, ma non mi sono dilungata più di tanto perché mi premeva parlare di altro.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Un eroe d’azione londinese l’ho sempre visto un po’ “fuori parte” per un duro del noir americano, ma probabilmente è solo un mio pregiudizio 😛
        Visto che ti sei letta il romanzo e visto il film, quando vorrai recensire il singolo film non hai che da dirlo ^_^

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      • Vasquez ha detto:

        A parte continuare a sottolineare quanto siano fuori parte le due attrici comprimarie, il mio apprezzamento per Jason, e che comunque nonostante i difetti il film mi sia piaciuto, non saprei cos’altro dire.
        Ma se dovesse venirmi l’ispirazione sarai il primo a cui penserò 😉

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      • wwayne ha detto:

        Sull’interpretazione di Statham nulla da dire, lui spacca sempre. Ha spaccato in particolare in Joker – Wild Card, film che ho anche recensito nel mio blog. Grazie per la risposta! 🙂

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  2. Cassidy ha detto:

    Applausi per l’uso delle immagini e delle didascalie ma soprattutto per l’indagine, una vera meraviglia che per altro casca a fagiolo, visto che avevo in testa di farmi un ripasso dei film di Porter, Parker, insomma lui 😉 Cheers

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  3. Vasquez ha detto:

    Ringrazio di cuore Lucius per avermi (di nuovo) ospitato qui sul Zinefilo, dandomi così la possibilità di togliermi diversi sassolini dalla scarpa.
    Lo ringrazio anche per le sue “note etrusche”: innanzi tutto, purtroppo, ha confermato la pochezza dell’editoria italiana, e poi a sorpresa mi fa scoprire in John Cusack un attore marziale di tutto rispetto!
    Infatti in quella scena non sono riuscita a vedere i soliti stacchi di montaggio che si vedono nei combattimenti, quando interviene la controfigura.
    E bravo John Cusack!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ un piacere ospitarti e leggere le tue splendide “indagini” 😉
      La vita italiana dei romanzi di Richard Stark è parecchio travagliata, ma è niente in confronto a quella cinematografica: credo sia il personaggio ricorrente più apprezzato dagli autori (Stephen King non ha mai nascosto la sua venerazione per Stark) e men noto dal grande pubblico, visto che a parte i pirati e le bancarelle nessuno ha più in catalogo i suoi romanzi (a parte rarissimi casi) e pochissimi dei suoi film hanno conosciuto una buona distribuzione.
      Visto che John Cusack doveva fare una sola brevissima scena di combattimento probabilmente gli è stato concesso di non avere un “montaggio serrato” tipico di non sa combattere, anche perché doveva affrontare il suo maestro e coreografo quindi era parecchio avvantaggiato. Nella sua intervista del 2020 Benny parla molto bene di Cusack atleta (almeno quello del 1999!) quindi anche se non sembra dobbiamo credere ad un Cusack marziale 😛

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      • Vasquez ha detto:

        Ah certo, dal 1999 è passato qualche annetto… ma anche se non sono aggiornatissima sulla carriera di Cusack, non mi pare che questa sua “propensione marziale” sia stata sfruttata. Ed è proprio un peccato, in mezzo ai tanti attori “legni” che improvvisano mossette, avrebbe potuto spiccare come uno dei pochi attori “degni”.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Purtroppo il razzismo nei confronti del cinema marziale ha portato bravi atleti a nascondere il proprio talento: paradossalmente gli spettatori preferiscono le decine di filmacci inguardabili in cui Cusack si limita a non recitare piuttosto che vedergli alzare un piede! 😀
        Altro talento negato dell’epoca era Wesley Snipes, che in quella fine anni Novanta era un atleta splendido ma faceva solo vaghi accenni alle sue capacità, perché nessuno potesse accusarlo di “arti marziali”!

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      • Vasquez ha detto:

        Neanche fosse chissà mai che onta…

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  4. ilmostrodc ha detto:

    Analisi puntuale, approfondita ed appassionata. Al pari della precedente redatta da Vasquez, quella riguardo Harry Potter che aveva certi elementi in comune con Labyrinth (e non so se ce ne siano state anche altre che magari mi sono sfuggite). E non lo dico dico perché sono di parte. Il fatto di avere un legame parentale con lei mi ha solo spinto a dire ciò che penso a riguardo in maniera pubblica, qui sul blog, anziché limitarmi a mandarle un messaggio personale.
    Purtroppo, riguardo il suo articolo, non conosco né il personaggio né il suo autore (sì, quella acculturata è lei in famiglia, io mi limito a fare la pecora nera e pertanto a farle rimediare qualche brutta figura ogni tanto) però ho capito che attorno alla questione è montato un caso che più che un semplice caso è un vero casino. Consolazione: non siamo gli unici al mondo a fare delle put*****e quando si parla di trasposizioni cinematografiche, adattamenti e via dicendo. E non mi sento nemmeno di dire che alcune delle suddette trasposizioni possano essere semplicemente “ispirate” a determinate opere, perché ogni qualvolta che accade sento puzza di fregnacce alla brace o, per meglio dire, una scusa per fare un po’ ciò che si vuole. Come nel secondo film di Superman (1980), col compianto e mai dimenticato Christopher Reeve, in cui ad un certo punto lui si stacca la “S” dal petto per lanciarla contro un nemico ed intrappolarcelo dentro. Ma che razza di potere è?!?!?! Licenza cinematografica, la chiamano. Sarà. Evidentemente molti pensano che chi legge le opere da cui sono tratti certi film, poi non vada anche al cinema per guardarne la trasposizione. Mancanze che sicuramente erano molto più frequenti in passato, ma comunque accade ancora oggi. L’argomento quindi è sempre attuale e ringrazio mia sorella che poi, in maniera quasi maniacale, ogni tanto ci regale queste perle, condite da divertenti didascalie e citazioni (che ci piacciono tanto) andando a ricacciare cose o personaggi da posti in cui nessun altro avrebbe mai osato cercare, evidenziando tutto il suo divertimento nel farlo! Niente male, insomma!!!

    P.S. Spero che Lucius non me ne vorrà se il primo commento qui sul blog me lo sono giocato sotto un articolo “guest”…

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    • Vasquez ha detto:

      Parbleu! Mon frère est ici!
      Il mio “fratellino” più alto di me di una spanna si palesa 😛
      Mi tocca ringraziarlo pubblicamente per tutti i complimenti, povera me!
      Comunque sì, fino ad adesso le mie “indagini”, come le chiama Lucius, sono due, quindi non te ne sei perso nessuna per strada.

      Oh! Grazie frate’! 😘

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Bentrovato sul blog ed è un piacere vedere come la “famiglia” si allarghi ^_^
      Ricordo una divertente presa in giro dei Griffin su quel misterioso “potere a sorpresa” di Superman, che rientra purtroppo in una strana ma storica abitudine del cinema: gli sceneggiatori possono fare quello che vogliono, tanto nessuno muoverà mai loro critiche. Se un romanziere o un fumettista sbaglia nel rispettare l’esatto numero di pieghe del mantello di Superman viene crocifisso dai fan, se uno sceneggiatore dice che Superman è in realtà due nani uno supra all’altro diventa Canone Sacro e indiscutibile. Purtroppo la colpa non è degli sceneggiatori, che si limitano a sfruttare il potere assoluto nelle loro mani, ma di chi consente loro di avere quel potere.

      Appena un personaggio letterario diventa famoso, parte la gara a cambiarlo totalmente, stravolgerlo, snaturarlo, distruggerlo e umiliarlo al cinema, quindi ci sarà sempre materiale per queste “indagini” 😉

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      • ilmostrodc ha detto:

        …il che ci regalerà altre perle da parte di Vasquez, molto probabilmente.
        Comunque, giusto per chiudere un po’ l’argomento, anche se non ne so tantissimo, ma ho il sospetto che la colpa non sia nemmeno di certi sceneggiatori (nella maggior parte dei casi almeno) quanto dei produttori! Perché, alla fine della fiera, essendo loro a cacciare i soldi sono loro a detenere il maggior potere decisionale (e non serve citare le diverse, celebri diatribe tra produttori e registi, perché ce ne sono troppe) e spesso sono loro ad apportare modifiche solo per cercare la scena spettacolare, che possa (secondo la loro visione limitata e distorta) fare colpo sul pubblico. Mi vengono i mente davvero poche occasioni in cui il lavoro dei produttori ha invece compensato una regia “così così”. Uno su tutti, forse, “Troy” (che guarda caso ho menzionato anche in un post su “Doppiaggi Italioti”, perché la Warner porta la bandiera delle pu******e su diversi fronti!!!) perché se vai a guardare la versione “Director’s Cut” arrivi alla fine del film chiedendoti: “Ma perché?”
        L’auspicio è che questi signori un giorno decidano di ascoltare gente con la nostra stessa passione, col puntiglio di persone come Vasquez alle quali non scendono certe differenze perché, oltretutto, prive di senso, o di blogger come te che danno voce e visibilità a questi e tanti, troppi, altri problemi, che magari nell’ordine delle cose non saranno nemmeno così importanti, ma che sono lo specchio di una società, quella occidentale, nella quale la ricerca dell’eccellenza è sempre meno una priorità.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il problema è che se i fan sono i primi a dare per vero solo ciò che avviene in un film, i produttori non hanno nulla da dover ascoltare: il giorno che finalmente gli spettatori decideranno che non sono più disposti ad essere presi in giro dai film e pretenderanno un minimo di rispetto, allora tutti nel cinema diventeranno più rispettosi, come lo sono romanzieri e fumettisti, che devono “rigare dritto” se no si ritrovano sotto casa i fan coi forconi 😀
        I produttori non sanno niente, non importa che franchise, saga o universo sia, loro non lo seguono e non vogliono saperne niente, hanno solo tabelle e grafici e agli sceneggiatori ordinano determinate cose, cioè di inventare robe nuove (che quindi, per definizione, non sono le stesse già viste prima, ergo sono “apocrife” già alla nascita) stando attenti a toccare i punti richiesti dalla produzione.
        Ci sono casi dove gli sceneggiatori sono vittime dei produttori, ma anche casi opposti, come quel pazzo squinternato di Damon Lindelof che ha il potere di convincere delle sue idee malate e non funzionanti ogni produttore. Nessuno di questi, neanche per un attimo, pensa che dovrebbe rispettare l’universo che sta gestendo, anzi per definizione dovrà inventare cose nuove per dare carattere al proprio film, quindi in realtà non sono mai esistiti universi narrativi al cinema: ognuno spara cacchiate a caso e ogni tanto esce un film ispirato.
        Purtroppo l’alternativa non funziona, se cioè qualcuno si mette davvero a rispettare il Canone e tira fuori un film perfettamente rispettoso dell’intero universo: è il caso di “AVP2”, l’unico film dell’universo alieno che rispetti davvero l’intera saga, e fa schifo a tutti. Invece quella diarrea di “Covenant” trova molti sostenitori (che anche se fossero due sono comunque due di troppo!)
        Ecco perché ai film di una saga preferisco romanzi e fumetti, perché sono rispettosi dell’universo ma allo stesso tempo sanno inventarsi nuove storie. A volte belle a volte meno, ma almeno ci provano 😛

        Per tornare a Parker, i lettori di Stark si ci sarebbero rimasti male se l’eroe nei romanzi fosse cambiato, se cioè non avesse rispettato il suo Canone, invece che esistano così tanti film con Parker sempre diversi non sembra creare problemi 😛
        Sarebbe bello un giorno avere davvero una saga filmica di Parker, ma a quanto pare l’insuccesso di ogni tentativo è una maledizione dura da abbattere.

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  5. ilmostrodc ha detto:

    Vabbé, qui si potrebbe parlare per mesi. Perché poi bisogna anche considerare le capacità di chi tenta una trasposizione “fedele” che risulta essere “una cagata pazzesca!” (cit.)
    Tuttavia la tua osservazione è corretta, anzi, ti dirò di più: nell’universo Marvel, ogni modifica che il cinema apporta a storie e personaggi, viene poi introdotta anche nei fumetti (Es. Nick Fury, dopo essere stato interpretato da Samuel L. Jackson è diventato “afro” anche sul fumetto).
    Io non sono contrario ad aggiornare, o se preferisci “svecchiare” certe storie, laddove sono inflazionate, ovviamente (cioè, mo ripartono con un nuovo reboot di Batman! E basta! EBBASTAAA!!! Ce ne sono di storie da poter raccontare, se vuoi ancora sfruttare la popolarità di questo o quell’altro personaggio). Quindi le sorti del povero Parker sono una questione a sé. Ma sia in un caso che nell’altro, se si interviene con un progetto serio e completo, affidato a gente capace, il prodotto finale magari uscirà bene ed avrà un seguito, anziché finire in un dimenticatoio, rispolverato di tanto in tanto con un nuovo, fallimentare tentativo.
    Ma forse la mia è solo una visione utopistica…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      «Progetto serio e completo, affidato a gente capace»: mi sembra che il medium cinema sia ampiamente escluso, se queste sono le premesse 😀

      Il giorno che i film Marvel cambieranno un qualche aspetto perché è cambiato a fumetti, e non il contrario, potremo parlare di universo narrativo: così invece assistiamo a semplice marketing, che è tutt’altra cosa. E se i fumetti Marvel vendessero come vendevano un tempo lontano, non avrebbero bisogno di rincorrere il cinema 😛

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Il tentativo di portare il personaggio sul grande schermo sarà stato confusionario ma, di contro, nel post di Vasquez, “addobbato” con note etrusche, ogni tessera è mirabilmente al suo posto creando un pezzo che coniuga armoniosamente universo cinematografico, spunti letterari, momenti musicali, insomma, una pregevole summa di stimoli diversi, chapeau! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non ci rimane che aspettare la prossima strepitosa indagine di Vasquez a tutto campo ^_^

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      • Giuseppe ha detto:

        E nel frattempo io la ringrazio per questa grandiosa, dettagliata e multimediale indagine “parkeriana”, sottoscrivendo le azzeccatissime parole di Willy 🙂
        P.S. Da vecchio e fedele acquirente di Film TV, ricordo che gli anni di Fittante non furono esattamente fra i più felici della rivista…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Per anni ho ritagliato le recensioni di Film TV ma l’ho fatto per puro folle collezionismo: devo avere ancora una busta con quelle (pochissime) recensioni di film marziali apparse sulla rivista nell’epoca in cui la compravo (prima metà degli anni Novanta) Essendo già “scottato” con i vari dizionari di cinema che all’epoca esplosero in libreria, con recensioni scritte da chi chiaramente il film non l’aveva visto, ero parecchio disamorato della nobile arte della recensione, quindi impermeabile alle parole fittanti 😛

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