Jackie Chan Story 32. Police Story: Lockdown

Continua il viaggio agli albori della carriera di Jackie Chan, mediante la sua corposa autobiografia I am Jackie Chan. My Life in Action (1998), eventualmente integrata con l’altra autobiografia Never Grow Up (2015). Sono entrambe inedite in Italia, quindi ogni estratto del testo riportato va intendersi tradotto da me.

Mentre nella sua autobiografia Jackie si chiedeva se fosse arrivato il momento di ritirarsi, in realtà l’attore stava vivendo uno dei momenti più prolifici della sua vita. Se quando lavorava ad Hong Kong passava tutto il suo tempo nella produzione di due film l’anno, con il nuovo millennio e l’apertura del mercato a Occidente la sua attività diventa schizofrenica. Se non bastassero i film che gira in America, come la saga di Rush Hour, o prodotti come Operazione Spy sitter (2010) di cui preferirei non parlare, si apre anche il mondo del doppiaggio: un attore che storicamente ha sempre avuto grandi problemi con la lingua inglese si ritrova doppiatore di un enorme franchise anglofono come Kung Fu Panda, ma per fortuna il suo personaggio (la scimmia lottatrice) non parla molto.

Partecipa anche ad una grande produzione americana come The Karate Kid (2010), che con la scusa di rifare un classico ne approfitta per dare uno sguardo alla Cina continentale, con Jackie che si sostituisce al maestro marziale giapponese per antonomasia e sancisce definitivamente la scomparsa dell’egemonia nipponica nell’immaginario collettivo americano.

 

Ciò che resta della Golden Harvest gli consente di tornare ad indossare gli amati panni di Asian Hawk, il personaggio alla Indiana Jones nato in un’altra epoca ed ora aggiornato ai tempi moderni, con Chinese Zodiac (2012), e per pubblicizzare l’iniziativa appare nei suoi panni avventurosi anche nel coevo film CZ12 dell’amico Stephen Chow. (Film che purtroppo è arrivato anche in Italia, decretando la misericordiosa fine di Chow nel nostro Paese.)

Alternando film briosi a film drammatici, commedie a drammi, cartoni animati ad avventura, saltiamo fino all’ultimo (per ora) episodio di un’altra saga iniziata in quegli anni Ottanta che segnano in fondo la nascita del mito di Jackie. Malgrado il personaggio sia diverso, è innegabile che Police Story 2013 sia il proseguimento dell’evoluzione drammatica di una saga storica.

Blue Swan lo porta in DVD e Blu-ray dal luglio 2016, con il titolo Police Story: Lockdown. Il film è disponibile su Prime Video.


La terza storia poliziesca

Dimentichiamoci di Chan Ka Kui o Kevin Chan, il frizzante eroe d’azione dei primi quattro Police Story, e dimentichiamoci anche dell’ispettore Chan Kwok-Wing del quinto film, disincantato cinquantenne in una Hong Kong in mano ai ricchi delinquenti: ora c’è Zhong Wen, poliziotto sessantenne con troppi ricordi e troppi nemici. E così amareggiato che ci viene presentato nella prima scena con una pistola alla tempia…

Un momento d’onestà sulla carriera di Jackie Chan

Non chiedetemi il motivo di questa scena, non l’ho capito: forse era un sogno, forse un pensiero, forse semplicemente la paraculata studiata da mettere nel trailer o a inizio film per inchiodare gli spettatori. Magari un insieme di tutte queste cose, visto che il film gioca continuamente con il trucco del “e se?”, cioè mostra scene drammatiche ma poi “torna indietro” e ci fa capire che era solo un’ipotesi del protagonista. Onestamente non mi sento di dire che sia stata una buona scelta.

Il vecchio poliziotto Zhong Wen (Jackie) lo vediamo ubriacarsi, proprio come all’inizio di New Police Story (2006) ed è curioso come nel frattempo l’attore non abbia ancora imparato a fingersi ubriaco in modo cinematografico. Perché Zhong Wen soffre? Non lo sappiamo, perché questo è uno di quei film dove non si capisce niente finché alla fine si capisce tutto, ma il problema è arrivarci, alla fine. Sappiamo che entra nel Wu Bar, un grande locale “alla moda” (cioè corrotto con il gusto occidentale, voltando le spalle ai sacri valori della Cina continentale) gestito da Wu Jiang (Liu Ye) dove non si sa perché – come non si sa altro – c’è pure Miao Miao (Jing Tian): che sia la figlia del poliziotto lo si intuisce, ma ci viene confermato solo dopo la metà del film.

Il cattivo che fa dell’inespressività una cifra stilistica

Perché tutti questi misteri? Perché per la prima metà di film non si capisce niente e solo dopo cominceranno ad arrivare le risposte a domande che non ci siamo posti e di cui non ci frega niente? Probabilmente il regista e sceneggiatore Ding Sheng ha pensato che avendo per le mani un prodotto totalmente inconsistente e vuoto, magari pastrocchiando con la narrazione potesse sembrare qualcosa che palesemente non è, cioè un film interessante. Non mi sento di dire che ci sia riuscito.

Dopo cento minuti di profonda e totale indifferenza ai banalissimi eventi narrati, cerco di tirare le somme. Il perfido Wu Jiang attira con l’inganno varie persone nel suo locale, poi le chiude dentro (lockdown) e le costringe a rivelargli la verità su un evento drammatico: tutte le persone coinvolte sono state testimoni della morte della sorella di Wu, uccisa durante una rapina finita male, e l’uomo vuole capire chi fra di loro sia il responsabile di quel triste evento. Parte la vicenda rashomonide e ogni testimone racconta quella rapina secondo il suo punto di vista, il quale ovviamente lo scagiona e incolpa gli altri: fra tutti questi testimoni che mentono, chi dice la verità? Chi è il vero colpevole che poi Wu ucciderà? Va da sé che Jackie non mente mai, quindi la sua storia è la vera e farà di tutto perché nessuno rimanga anche solo ferito.

Ora, non lasciatevi ingannare da quanto ho scritto, il mio racconto è solamente un’idea di ciò che frullava nella mente dell’autore Ding Sheng: ciò che poi invece ha realizzato, cioè il film dal titolo Police Story: Lockdown, è tutt’altra cosa. È solo un guazzabuglio di immagini confusionarie, di personaggi buttati a casaccio, scene ripetute dove non si sa più cosa sia vero e cosa immaginario, totale noia e vuoto pneumatico. È come se io avessi un Van Gogh in mente poi prendessi un secchio pieno di colori e lo gettassi su una tela: sarà molto difficile che il risultato corrisponda a ciò che avevo in mente.

Il sessantenne Jackie ha da tempo sorpassato quel limite che lui stesso aveva identificato nella propria autobiografia, risultando parecchio imbarazzante. Ogni volta che fa un combattimento o una scena d’azione, onestamente fa tenerezza: “va’ come ci prova ancora, ma chi glielo fa fare?”. Quando non fa una scena d’azione e chiama una controfigura, cioè nella maggior parte dei casi, è pure peggio: “eh, da mo’ che non è più Jackie”. Perché allora continuare a fare film d’azione? Non bastano le decine di titoli di culto che già lo hanno reso immortale per sempre? Jackie ha già abbondantemente raggiunto l’eternità, perché affannarsi a fare ciò che non potrà mai più fare? Di solito i vecchi comici che fanno film tristi e imbarazzanti lo fanno perché sono in bolletta e accettano la spazzatura per pagare i debiti, sicuri che tanto saranno ricordati per i film fatti da giovani: possibile Jackie abbia così tanti debiti da prestarsi ancora a fare film d’azione imbarazzanti?

In attesa di risposte, il profondo imbarazzo misto noia provato con questo che invece poteva essere un buon film mi spingono a chiudere qui il viaggio nella carriera di Jackie, attore che ormai sforna film e filmacci a getto continuo, uno più inguardabile dell’altro, che non ho alcuna voglia di sorbire, preferendo ricordare l’attore quando era ancora vivo.

Un giorno magari riprenderò il ciclo e colmerò un po’ di lacune, recuperando qualche suo imbarazzante filmaccio lasciato indietro, ma dopo più di cinquanta titoli ho raggiunto decisamente la sazietà sull’argomento. Grazie per la cavalcata, Jackie, ma ora scendo che mi fa male il sedere…

L.

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28 risposte a Jackie Chan Story 32. Police Story: Lockdown

  1. Il Moro ha detto:

    Oh, è l’ultimo post di questo ciclo lunghissimo? Non me lo aspettavo! Peccato che tu non abbia potuto chiudere col botto parlando di un’opera degna…

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  2. Cassidy ha detto:

    Jackie Chan ti avrebbe dato da scrivere per altri venti o trenta capitoli, a differenza sua giusto capire quando fermarsi, direi che l’Oscar alla carriera ritirato in sordina (e ignorato da chi considera gli Oscar come l’unico metro di giudizio), ha comunque messo la ciliegina sulla torta di una carriera che ha fatto storia, questo non cambierà mai, grazie per la fantastica rubrica! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Davvero ha ricevuto l’Oscar alla carriera? Pensa quanto valore do a quel premio 😀
      Sicuramente i suoi film vendono e ne fa più di quand”era giovane, ma onestamente sono uno più inguardabile dell’altro e quindi mi serve una pausa 😛

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    • Charlie Chan Spenser ha detto:

      No era l’Oscal.
      Vabbè a parte gli scherzi.. Oscar alla carriera ci sta. nel suo ha fatto scuola.. Lasciamo perdere il suo declino finale ma nei suoi anni migliori ha dato tanto per un genere nel quale non avrebbe mai potuto ambire a vincere un Oscar di alcun altro tipo ma comunque sia ha vinto tantissimi riconoscimenti a livello internazionale per quanto ciò possa contare..

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    In primis, grazie per il viaggio, davvero!
    In secundis, la “tua” trama desunta dal film era invero stuzzicante ma il seguente commento su ciò che realmente aspetta lo spettatore mi diffida da ogni voglia di visione! 🙂
    In tertiis, chissà cosa bolle in pentola per i venerdì altrimenti “orfani” (se bolle in pentola un nuovo ciclo)? Sono curioso ma saprò attendere 🙂

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  4. Mirko ha detto:

    Lucius che tu sia lodato. Hai fatto un’opera titanica e totalmente inedita per il contesto italiano… davvero, c’è stato un periodo che aspettavo il venerdì per leggere di Jackie, aspettare così una rubrica saranno stati vent’anni che non mi capitava. Grazie di tutto. Un unico appunto… neppure in The Foreigner ti è piaciuto Jackie? A me era sembrato un bel colpo di coda finale

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Intanto grazie di cuore, è davvero uno splendido complimento che mi fai: addirittura aspettare la rubrica del venerdì è un qualcosa di profondamente lusinghiero ^^
      Mmmm… sai che in effetti mi hai dato un’idea? C’è un altro venerdì questo aprile, il 30, e sarebbe perfetto chiudere il mese con Jackie prima di passare ad altro. Chiudere con questo film è un po’ triste e il film con Jackie con l’armatura robotica (o quello che è) non ho il coraggio di vederlo, malgrado sia su Prime: a questo punto allungo a chiudo con Foreigner, che non ho ancora visto ma di sicuro immagino sia un modo migliore per chiudere il ciclo.
      Grazie per il tuo entusiasmo, è davvero contagioso ^
      ^

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  5. Madame Verdurin ha detto:

    Oh, la rubrica è finita… sono un po’ triste. Ma forse hai ragione tu, le ultime cose, come Bleeding Steel, si possono anche saltare. Invece avevo visto un film in cui Jackie faceva il cuoco in un monastero e combatteva con il wok, ma non ricordo proprio il titolo: lì aveva una parte breve ma divertente (non ricordo niente altro del film però, pensa te…) Grazie Lucius per questo bel viaggio, è stato interessantissimo! Attendo con trepidazione la nuova rubrica!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Credo sia Shaolin, che non ho il coraggio di vedere. Però, come rispondevo a Mirko, c’è ancora un altro venerdì questo aprile e magari sarebbe il caso di un altro post ancora, magari per inserire queste due “scelte degli utenti”, cioè Shaolin e Foreigner.
      Se avessi altro materiale, cioè dichiarazioni di Jackie, avrebbe senso anche affrontare i film più leggerini, ma a parte le solite dichiarazioni da ufficio stampa (cioè aria fritta) non c’è altro, quindi non c’è molto da scrivere al di fuori della mia recensione. Visto che non è un segreto come non mi piaccia il Jackie dell’ultimo periodo, sarebbe sicuramente una stroncatura.
      Comunque è quasi sicuro che un altro venerdì con Jackie ci scappa, così la nuova rubrica inizia con il mese nuovo 😉

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  6. Madame Verdurin ha detto:

    Evviva, il grande Lucius ha ceduto alle pressioni dei followers! 😉 Attendo impaziente il prossimo venerdì allora!

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  7. Charlie Chan Spenser ha detto:

    Oddio però The Foreigner neanche citato anche solo semplicemente per dire che non ne vuoi parlare!!

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  8. Charlie Chan Spenser ha detto:

    Ah aspetta!! C’è un altra lacuna! ;P Little Big Soldier che poi è l’unico altro film dove Jackie muore.. E oltretutto il dvd che ho io contiene contenuti extra che durano 2 volte il film.

    Spero che si meriterà la consueta citazione dicendo che non ne vuoi parlare! 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Come detto, ce ne sono tanti non citati, negli ultimi quindici anni Jackie ha prodotto più film che in tutta la sua carriera!

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      • Charlie Chan Spenser ha detto:

        Si lo so. Ne conosco molti altri ma il solo fatto di dover digitare certi titoli mi fa rabbrividire. Ho nominato gli unici due che ho visto con piacere e condivido con l’altro utente che anche la parte in Shaolin era simpatica. Al contrario ho fatto molta fatica a trovare anche solo il coraggio per leggere alcuni dei tuoi ultimi post di questo ciclo ma non certo per colpa tua! 😂

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  9. Giuseppe ha detto:

    Vedo già piovere richieste per un post conclusivo dedicato a un titolo meno triste di “Police Story: Lockdown”, il che in effetti non è così semplice, considerando il livello medio dell’ultimissimo Jackie… Io, di mio, ti volevo proporre proprio “Bleeding Steel” anche se, in fondo, pure lì non è che ci sia molto da ridere. Comunque, indipendentemente dalla tua scelta, mi metto già in attesa del nuovo ciclo post-Chan 😉

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