[Cine-Comics] Accident Man (2018)

La prima volta che ho visto Accident Man con Scott Adkins era il febbraio del 2018, quando cioè il film era appena uscito in DVD italiano per Sony Pictures: già mentre lo vedevo lo dimenticavo, sbrigandomi ad evadere quella fastidiosa pratica. Un nuovo film con Adkins lo si vede sempre ma diventa ogni volta più doloroso.
Il mese dopo leggo la recensione di Cassidy e scopro che il film è tratto da un fumetto. Mumble mumble (questo il suono onomatopeico del mio riflettere) forse sarebbe il caso di dare un’occhiata al fumetto e semmai recensire il film paragonandolo all’originale. Metto in cantiere il progetto e passano tre anni: oh, io sono uno che quando decide di fare una cosa… passano almeno tre anni!

A me sembrava che fosse passato solo qualche mese, il tempo è volato, comunque finalmente ho recuperato il fumetto, mi sono rivisto il film e gustato l’audio-commento di Adkins e dello sceneggiatore. Pacchetto completo. Però lo reputo ancora una roba riuscita proprio male, malgrado ci sia dietro tanto cuore e tanto impegno.


Un fumetto minuscolo

Il personaggio dell’Accident Man (“L’uomo incidente”) nasce dalla penna di due fumettisti britannici, Pat Mills e Tony Skinner, ma non è di quei fumetti che “sfondano”: a parte qualche storiellina apparsa nel 1991 sulla rivista-contenitore “Toxic”, nata e morta quello stesso anno, l’infinitesimale vita del personaggio conosce un guizzo di creatività quando solca l’oceano e sbarca in America: fra il giugno e l’agosto del 1993 la casa indipendente statunitense Dark Horse Comics presenta una saga in tre puntate dal semplice titolo Accident Man. Insomma, un eroe a fumetti invisibile ad occhio nudo.

Cover di Howard Chaykin

Con i disegni di Duke Mighten, ci viene presentato il protagonista, un assassino di professione specializzato nel far fuori le sue vittime designate in modo che sembri un incidente, da qui il suo nomignolo. Ogni incarico ha prezzi diversi, e sicuramente gli americani sono più spendaccioni, con i loro incarichi che arrivano dal SAB (Special Assassinations Bureau).
Il nostro assassino se la passa bene e gira vestito come un damerino: completo Armani, scarpe di pelle di serpente cucite a mano di Salome Gober, cravatta italiana di Tino Cosma, camicia di Henry Grethel, orologio cartier di Cliff Stones e profumo “L’Egoiste”. E, a coronamento di tutto, preservativi misura Mike Fallon. Che è il nome del nostro eroe. Quanti pure i suoi preservativi sono firmati!

Quando combatte, il nostro eroe usa «un insieme delle mosse migliori di tutti gli stili. Non è fatto per guadagnare punti ma per uccidere il più velocemente possibile».
In questa saga l’eroe viene chiamato negli Stati Uniti a far fuori un politico ma poi si ritrova invischiato in vari complotti e casini vari, da cui ne uscirà nei modi più assurdi possibile.

A parte il disegno mostruosamente anni Novanta, roba da bruciare gli occhi, è chiaro che il personaggio è parodistisco, è la presa in giro britannica del classico eroe americano, qualcosa che funziona nei fumetti ma non nei film. Quindi… perché non farci un film?

I vestiti di questo eroe anni Novanta vanno un po’ larghi ad Adkins


Un film minuscolo

Un giorno questo fumetto invisibile finisce tra le mani di un giovane scolaro 17enne di nome Scott Adkins, che sognava un giorno di sfondare nel cinema d’azione ed esprime un desiderio: quando sarò un attore famoso, farò un film sull’Accident Man. Tutti questi sogni li condivide con un amico di scuola dalla grande pazienza, Stu Small, che anni dopo diventerà sceneggiatore e l’aiuterà a realizzare il suo sogno.
Onestamente avrei detto che in tutto il mondo solamente Scott ha notato questo fumetto, uscito solo in Gran Bretagna in un numero così esiguo di storie che temo non ci siano neanche gli estremi per definirla una “serie a fumetti”, comunque lui racconta una storia diversa, quando nell’audio-commento ci informa che parecchi produttori nel corso dei decenni hanno provato a creare questo film senza mai riuscirci. E lui l’ba battuti tutti. Va be’, se lo dice lui…

Tanti volevano sbagliare questo film, ma solo Scott c’è riuscito…

Con la sua casa, la Six Demon Films – la musica del suo logo fa da introduzione a tutte le puntate di “The Art of Action” su YouTube – Adkins non è solo attore ma anche produttore, ritrovandosi così dall’altra parte dello sforzo produttivo e partecipando anche ai provini, un’esperienza che – dice – gli ha fatto capire molto su cosa fare quando si trova dall’altra parte del tavolo.
Ciò che a Scott preme e per cui non è disposto a compromessi è creare una storia con un umorismo profondamente britannico, diversa cioè dal gusto statunitense: dev’essere pervasa da quel tipo di umorismo che solo un britannico può capire… E allora perché poi il film lo vendi all’estero? Mi ricordo quando in Al di là delle nuvole (1995) viene detto che quella storia la può capire solo chi è di Ferrara: e allora perché il film non lo proiettate solo lì? Che mi frega a me, che sono di Roma?

Comunque dopo due visioni di Accident Man – anzi tre, considerando l’audio-commento – non ho capito mica quale sarebbe quest’umorismo britannico: sarà che sono italiano…

Giuro che Scott nell’audio-commento ha riso da matti a questa scena!

Per dirigere Accident Man Scott pensa che serva per forza Jesse V. Johnson, quello che ha firmato tutti i suoi peggiori film, quelli che non funzionano, quelli che ti vien voglia di menare lo schermo mentre li vedi: sì, sì, è proprio il regista giusto, anche perché è britannico quindi si capiscono con l’umorismo tipicamente britannico.
Stesso discorso per Tim Man, il solito coreografo di tutti i peggiori combattimenti di Scott: che fai, non lo chiami? Magari lui che è thailandese (ma anche mezzo svedese!) lo sa gestire bene l’umorismo tipicamente britannico: tutti sanno gestirlo, tranne gli spettatori, che vedono solo uno dei tanti pessimi film di Adkins, fatti in modo anonimo e drammaticamente poco memorabile.

Scott contro il solito Tim Man, ormai i suoi film sono girati in famiglia

L’assassino noto come “Uomo incidente” nei fumetti usa un umorismo parossistico per i suoi crimini esagerati, tutta roba che non si può mostrare su schermo, e quand’anche si potesse costerebbe troppo. Facciamo allora che un ricco torna a casa, vede un orologio sul frigo, fa per prenderlo e finisce impiccato. Aahahahahhahahhaha proprio il tipico umorismo che ha reso grande la Gran Bretagna…
Ad aspettarlo c’è l’Accident Man vestito con lo smoking, senza alcun motivo, un abito che non indosserà mai più ma che il regista ha voluto perché (racconta Scott nell’audio-commento) così quella prima scena valeva come provino per il nuovo James Bond. AHAHAHAHHA che matti questi inglesi con il loro tipico umorismo britannico…

Continuo a non capire che cacchio ci sia da ridere

Dopo l’inizio più brutto che si potesse concepire, il resto va decisamente peggio. Perché Mike Fallon sulla carta è un cattivo che combatte i più cattivi sfruttando quel pizzico di libertà che nei Novanta avevano i fumetti indipendenti. Nel film abbiamo solo quella faccia da chierichetto di Scott Adkins che fa il buonaccione, fa cose buone e si vendica come farebbe qualsiasi altro personaggio: qualsiasi pur minuscolo, vago e insignificante legame con il più inesistente fumetto del mondo non ha alcun significato.
È solamente la banalissima storia di una vendetta personale da parte di un professionista, è Professione: Assassino (1972) ma senza il carisma di Charles Bronson e con in più pessime scelte di sceneggiatura spacciate per “umorismo britannico”: siamo sicuri che Adkins sia britannico?

Il tè coi Digestive biscuits è l’unica prova che il protagonista sia britannico

Mike Fallon fa parte di una gilda di assassini, gente spietata che passa le proprie giornate al bar a sparare cazzate: non è che per forza ci devi raccontare vita, morte e miracoli di questi altri assassini, visto che nella trama del film non hanno assolutamente la minima importanza, invece Adkins – molto attento all’umorismo britannico – tira fuori una tarantinata da sbarco da bruciare gli occhi, con scritte volanti, fermi immagini, nomi stupidi e biografie complete di gente inutile senza alcun peso nella vicenda.
A qualcuno frega qualcosa di Cliff il macellaio? E di Tossina Pete? Però in quest’ultimo caso l’attore fa le facce strane e Scott ha tanto riso: si sa che le smorfie sono la base dell’umorismo britannico.

Per motivi che si scopriranno essere totalmente stupidi, se non illogici, Fallon entra in rotta con i suoi colleghi e cominciano a menarsi tutti, il che fa solo che piacere visto che il pubblico di Adkins è composto al 90% di spettatori che vogliono vederlo menare la gente. Il problema è che serve così tanta trama, presentare così tanti personaggi e regalarci così tanto sedicente umorismo britannico che alla fine non c’è spazio per i combattimenti. Che sono stati faticosi ma su schermo appaiono miserelli.
Anche perché quella è la firma di Tim Man, un coreografo che Adkins si tiene stretto perché è l’unico che sappia mandare in fumo tutta la sua fatica con pessimi combattimenti: un altro rischierebbe di fare un buon lavoro, e poi dove finirebbe l’umorismo britannico?

Va’ va’, che combattimento pregno di umorismo britannico!

È Tim Man stesso a infilarsi il casco giallo (omaggio a Bruce Lee, stando alle dichiarazioni di Scott) e a farse le mossette stupide, che fanno tanto ridere il nostro Adkins: infatti nell’audio-commento loda l’umorismo del coreografo. Sarà thai-svedese-britannico?
A proposito di moto, con i soldi del primo colpo Fallon si è comprato una Triumph Thunderbird Commander rossa fiammante: bella, eh? Però Scott ha avuto solo il permesso di mostrarla, non di guidarla, che non ha la patente giusta!

Tim Man col casco che omaggia Bruce: e i britannici giù a ridere

Lo sforzo c’è, il cuore è tanto ed è messo in ogni scena, tutto è studiato da professionisti e non c’è un solo capello fuori posto, come si può constatare dall’audio-commento e dai dietro le quinte presenti nel DVD, quindi non è colpa dei frutti, è proprio l’albero ad essere marcio!
Tutto è sbagliato in questo film, non c’è un solo aspetto di un solo fotogramma che funzioni, anche perché se Scott continua imperterrito a chiamare gli stessi che fanno sempre brutti film è difficile che ne usciranno di migliori. Invece probabilmente può contare sulla loro amicizia per rimanere bassi con le spese e basta che il film sia a colori poi tutto il resto non conta.

Michael Jai White è venuto a menare Scott solo per amicizia

I combattimenti sono abbastanza anonimi, sebbene siano stati particolarmente impegnativi da girare, e ovviamente fra gli unici due da ricordare c’è quello con l’amico Michael Jai White, sebbene sia parecchio sotto tono – in fondo partecipa in un minuscolo ruolo solo per far piacere a Scott – e poi il combattimento finale è dedicato a Jane la squartatrice (Jane the Ripper), personaggio citato ma mai apparso nella vicenda. Come detto, è tutto sbagliato in questo film.

Perché chiami una bomba bionda solo per farle fare gli ultimi cinque minuti di film?

La brava Amy Johnston, artista marziale specializzata nel fare da controfigura femminile e saltuariamente attrice – in ghiotti titoli come Female Fight Club (2016) e Lady Bloodfight (2016) – qui è più che valida avversaria di Fallon, sebbene le coreografie di Tim Man riescano sempre a rendere tutto anonimo e fortemente dimenticabile.

C’è qualche bel calcio al rallentatore, ma è proprio il minimo sindacale

Cosa dire di un progetto nato per essere pregno di umorismo britannico e in cui forse solo i britannici riescono a capirlo? Un personaggio parodia che fa il serio con la faccia da buono, personaggi fittizi che non hanno nulla di “locale” e che si comportano come le tarantinate più tarantinate, una trama eterea e combattimenti che più li si guarda più li si dimentica.
Credo che il simbolo di tutto sia quella che forse voleva essere una citazione del fumetto originale ma che ha finito per essere tristissimo simbolo dell’intera operazione.

Mike Fallon è così gagliardo da avere il proprio nome sui profilattici

L’originale Mike Fallon ha dei preservativi di marca Mike Fallon, mentre Scott Adkins… al massimo ha dei cerotti di marca Adkins.

Scott Adkins al massimo ha dei cerotti Adkins…

C’è il cuore, c’è l’impegno, c’è tutto, ma continuare ad affidarsi ad autori opachi fa nascere solo prodotti opachi.

L.

P.S.
Piccolo ruolo per il culturista ipertrofico Martyn Ford, e nell’audio-commento Scott confessa l’indicibile verità: entrambi provengono dallo stesso paesino inglese, dove sin da ragazzino Ford era “lo strano” del quartiere!

Non dev’essere piacevole essere i vicini di casa di Martyn Ford

amazon– Ultimi film con Scott Adkins:

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16 risposte a [Cine-Comics] Accident Man (2018)

  1. wwayne ha detto:

    A me Accident Man è piaciuto così tanto che gli ho riservato un posto d’onore in questa classifica: https://wwayne.wordpress.com/2018/07/01/i-10-film-piu-belli-consigliati-da-lapinsu/

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quello che dispiace è che tutta la fatica per girare le scene di combattimento viene rovinata da una sceneggiatura minuscola che però occupa troppo spazio.

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      • wwayne ha detto:

        SPOILER WARNING
        Anche se Accident Man mi è piaciuto, ammetto che la sceneggiatura non è molto originale: stringi stringi è il solito tentativo di rifare Tarantino, e infatti ci sono delle citazioni anche esplicite (l’intero personaggio di Jane la squartatrice è una copia della Sposa di Kill Bill, e la scena in cui uccide il samurai è ripresa pari pari da quel film). Tuttavia, c’è da dire anche che rifare Tarantino non è affatto facile, e infatti chi ci ha provato ha fallito quasi sempre: penso ad esempio all’osceno Cane mangia cane. Accident Man invece ci è riuscito in pieno, grazie a delle trovate tamarre ma geniali, delle scene d’azione che spaccano, e soprattutto un roster di comprimari da urlo: tutti i killer del pub sono dei personaggi favolosi, e hanno un ruolo decisivo nella vicenda del protagonista.
        E poi, le scene nel pub hanno dei tocchi di classe clamorosi: penso ad esempio al volto del barista, che è sempre illuminato in modo da essere metà in luce e metà in ombra. E’ un modo deliziosamente sottile per sottolineare l’ambiguità del personaggio, che da un lato vuole bene al protagonista come a un figlio, ma dall’altro si rende conto che è diventato un ostacolo da eliminare. Alla fine il suo lato paterno prevale, e ho apprezzato questa scelta: sarebbe stato un vero peccato se l’amicizia “maschia” tra lui e il protagonista fosse finita in un bagno di sangue.
        Ho trovato anche profondamente vera la situazione in cui si è trovato il protagonista. Lui considera il barista come un padre adottivo, e gli altri killer come una grande famiglia: di conseguenza, per lui è una mazzata tremenda venire a sapere prima che Mick e Mac gli hanno ucciso la donna, e poi che tutti gli altri sono disposti a ucciderlo senza battere ciglio. Ebbene, come ti dicevo questa doccia gelata è una situazione estremamente realistica: a molti di noi sono capitate delle delusioni del genere. Ti auguro di non sperimentarle mai sulla tua pelle.

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  2. Cassidy ha detto:

    Grazie per la citazione! Bello vedere il lato nerd di Scott Adkins ma questo film non somiglia al “Dick Tracy” di Warren Beatty, forse avrebbe dovuto scegliersi un regista più estroso e capace, perché così è solo un piccolo film di arti marziali con strani momenti bizzarri, non credo che nessuno nominerà mai Adkins come il sesto Monty Python, quello bravo con i calci volanti 😉 Rubrica interessantissima, non vedo l’ora di leggere il resto! Cheers

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    • wwayne ha detto:

      Warren Beatty ci ha regalato uno dei film più belli dello scorso decennio: L’eccezione alla regola. Se non l’hai visto, te lo consiglio caldamente.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi sembra ieri quando ho scoperto dal tuo post che questo film era tratto da un fumetto, e invece il tempo è volato! 😛
      Dall’audio-commento si sente che Scott ci ha messo tantissimo cuore nel progetto, ma il risultato è così minuscolo da essere dimenticato anche mentre lo si vede. Davvero un peccato.

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      • Giuseppe ha detto:

        Peccato, sì. Oltre tutto, anche l’aver scelto un fumetto conosciuto praticamente solo in patria non ha aiutato granché, temo… Pensa se invece si fossero buttati su “Modesty Blaise”, con Amy Johnston nel ruolo di Modesty e Scott Adkins in quello di Willie Garvin 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Az’, questa sì che sarebbe stata un’ideona! E neanche dispendiosa, ma ci sarebbe stato il serio rischio di un ottimo film e questo non deve accadere mai!!!!

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Interessante post a cavallo tra fumetto e cinema! Sul film ho un giudizio da “via di mezzo”: c’è di peggio in giro, si guarda ma si dimentica anche presto e in realtà era lecito aspettarsi di più.
    Lieto di non essere il solo a non capire talvolta l’umorismo inglese, soprattutto quello di questo film! E menzione per la chicca finale: un vicino di casa come Martyn Ford lo vorrei solo nelle vesti di amico del cuore-protettore! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Voglio sperare che averlo chiamato due volte in un suo film significa che i due sono amici, e crescere con un amico così sarebbe stato il sogno di tutti 😀
      Di sicuro Scott ci ha regalato di ben peggio, purtroppo, e di sicuro non è un film fastidioso come troppi titoli recenti, ma l’impegno anche produttivo, oltre ad un maggiore controllo artistico, hanno davvero partorito un topolino. Dall’audio-commento si sente che Scott ci ha creduto tanto e ci ha messo l’anima, di sicuro non è una roba “a buttar via”, per questo dispiace che il risultato non sia meritevole.
      Comunque è stato annunciato un “Accident Man 2”, quindi può darsi che un minimo di successo ce l’abbia avuto, tanto da ripescare il personaggio. Speriamo solo non ci sia il solito regista anonimo.

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Io comunque, nonostante tutto, un seguito me lo guarderei volentieri, tanto quanto volentieri mi terrei un amicone del cuore come Martino (poco “ino”) Ford!!! 🙂

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  4. Sam Simon ha detto:

    Non l’ho visto questo film, ma di umorismo britannico mi sembra ce ne sia a secchiate! Non ricordi lo sketch dei Monty Python del ricco che finisce impiccato vicino al frigorifero? Un classico!

    Ah no… Mi sa di no… X–D

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  5. Conte Gracula ha detto:

    Non so, tutto questo “british humour” mi fa venire in mente The Lady della Del Santo: se ne parla, ma non si vede e non si sente 😀

    Vedrai che nel secondo fa la conversione come Boyka, giusto in tempo per ripulirsi e fare da testimonial ai suoi cerotti 😛

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  6. Pingback: Citazioni aliene. Accident Man (1993) | 30 anni di ALIENS

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