Chick Fight (2020) Luoghi comuni all’attacco!

Quando su Prime Video appare in prima pagina un nuovo film, di solito una produzione Amazon Exclusive, scatta subito la curiosità e mi ci butto. Figurarsi poi se all’argomento ho già dedicato molta attenzione: adoro il genere pit fight sin dalla sua nascita, con Lionheart (1990), e quindi non so resistere alla sua “versione femminile” che chiamo pink fight.

Le “bionde che menano” negli incontri clandestini sono arrivate subito dopo la nascita del genere, basti pensare a Cynthia Rothrock di Lady Dragon (1992)…

La prima scena pit fight al femminile

… ma bisognerà aspettare anni per avere una vera e propria nascita del pink fight, con titoli come il rozzo ma interessante Rigged / Fight Night (2008)…

Rebecca Neuenswander e il suo pugno che non perdona

… e al decisamente più intrigante, ma sempre rozzo, Bare Knuckles (2010), con la sua mamma che partecipa ad incontri clandestini per aiutare sua figlia diversamente abile…

Jeanette Roxborough: mamma picchiaduro!

… fino ad arrivare al meglio costruito ma non proprio riuscito Raze (2013) con Zoë Bell…

Vai giù dura, baby…

… anche se è molto più piacevole Female Fight Club (2016) con Amy Johnston, film che sicuramente gli autori di Chick Fight avevano bene in mente…

«Bring it on if you’re ready to fight» (cit.)

… e infine è difficile battere Lady Bloodfight (2016), cioè la versione femminile di Senza esclusione di colpi! (1986) con la Johnston al posto di Van Damme. Tecnicamente si tratta sempre di combattimenti clandestini, anche se non è un vero e proprio pit fight.

Malgrado il sangue, questa è la “divisa” di Amy per tutto il film

Ora al gruppo si aggiunge Anna, interpretata dalla svedese Malin Akerman dagli occhi più azzurri dell’azzurro.

Non sembra proprio l’eroina di un pit fight

Con il film Fight Club (1999), molto più che con il relativo romanzo del 1996 di Chuck Palahniuk, è esploso il fascino di un “circolo di menare” fra quegli spettatori che non pianterebbero neanche un chiodo al muro perché il martello sfrega i palmi delle mani e fa male. Qualsiasi tentativo di approfondire la filosofia del dolore e la rinascita che deriva dall’autodistruzione – come nel controverso romanzo Fighter (2007) di Craig Davidson (“Il Giallo Mondadori” n. 3007) – è pura chiacchiera, ciò che conta è immaginare Brad Pitt che fa il figo, con la boccuccia e le mossette.
Seguendo fedelmente questo copione, è facile per il regista televisivo australiano Paul Leyden tirare fuori un prodottino patinato che possa contare sul girl power, pari opportunità, il politicamente corretto e lo sfoggio di ragazzine con tutine colorate che giocano a fare la lotta, senza mai anche solo fingere di farla davvero. Fanno le boccucce, fanno le mossette, proprio come Brad Pitt, e vai poi con il canone del genere, fregandosene di tutto il resto.

Protagonista bianca e bionda con spalla nera sboccata: che fantasia!

Davvero non capisco il gusto statunitense, distruggono i loro film infarcendoli di buonismo e paraculate politicamente corrette ma poi il protagonista è bianco e biondo, e tutte le altre minoranze etniche sono relegate a fare da caricatura comica. Eppure questo sarebbe stato un buon momento storico per cambiare le carte in tavola e fare un film molto più attento al problema etnico.
Ma in fondo è già così, infatti vediamo nere, ispaniche ed asiatiche vivere benissimo, felici e senza problemi in questa città marittima dei sogni, mentre la povera Anna – che è sfortunata perché è bianca e bionda in America! – se la passa malissimo, è piena di debiti, non si riesce a sollevare dopo la morte della madre e in uno stupido incendio perde tutto. Come tirarsi su? È il momento di farsi menare.

Grazie, sento già che sto risolvendo i miei problemi in sospeso con la figura materna

L’imbarazzante Charleen (Dulcé Sloan), che è la triste spalla comica che non fa ridere, una big lesbo-mama di cattivo gusto che è solo la solita macchietta nera che fa da spalla al bianchissimo protagonista, la porta nel fight club locale e la fa pestare come una zampogna: adesso sta meglio, no?
Il locale è gestito da un’altra caratterista come Fortune Feimster, ed è frequentato solo dalle più magre ragazzine alla moda della città: più che un fight club sembra una palestra di Beverly Hills, dove le figlie dei ricchi fanno le boccucce e le mossette fingendo un qualsiasi impegno fisico.

Anna scopre con grande sorpresa che l’attività è stata fondata da sua madre, come vediamo in riprese girate tempo prima, la quale dopo aver menato le ragazzine si sedeva fra loro e snocciolava frasi fatte come Gesù tra gli ulivi, roba che suona come «Uno può bere quello che vuole, l’importante è non mischiare», cioè vere e proprie dritte per svoltare.
Commossa dallo scoprire che il suo rapporto con la madre era così stretto da ignorare tutto della sua vita, così come ignora tutto della vita del padre, Anna decide di tornare in quel posto malgrado non gli piaccia né menare né essere menata.

Ahhh ora sì che mi sento a casa

Siccome la trama s’è già incagliata a dieci minuti dall’inizio, giochiamo la carta D’Artagnan: Anna senza alcuna motivazione logica sfida le tre “gattine” più antipatiche del gattile. Perché questo è un film attento alla questione femminile, quindi le grasse sono simpatiche e le magre sono antipatiche, di quelle che fanno le battutine acide che mandano ai matti le altre donne. Ecco, questo è il tipo di personaggi che si trovano nel film.
D’Artagnan al suo primo giorno da moschettiere lancia ben tre sfide ma in sua difesa va detto che sa combattere, Anna invece non sa neanche respirare da sola quindi rimane del tutto immotivato il suo gesto: è come se domani litigate con qualcuno per un parcheggio e lo sfidate e chi vince una corsa clandestina di auto truccate. Non ha senso, non ha assolutamente senso, eppure è la trama del film. Si vede che è roba scritta bene…

La solita gattina graffiante che manda ai matti la protagonista

Come ogni pit fight ci ha insegnato, il lottatore protagonista ha bisogno di un allenatore-manager che sia un rifiuto umano, distrutto dalla vita ma con grande cuore. Ecco arrivare Alec Baldwin, che come lo interpreta lui uno distrutto dalla vita non ci riesce nessuno.
Il suo compito è solo passare in rassegna ogni più asfittico luogo comune e stereotipo, è solo un Miyagi più alto del solito che fa la parodia di Miyagi, elargendo consigli di profonda inutilità. Tutto ciò che Anna farà in allenamento con lui non servirà ad una mazza di niente nel combattimento finale. Ah, e vi ricordate che la protagonista ha lanciato tre sfide? Ecco, voi ve lo ricordate, lo sceneggiatore no…

Se i Monty Phyton si allenavano contro le banane, qui lo si fa contro i cocomeri

Delle fotomodelle che fingono di lottare non sappiamo niente, il regista è consapevole di avere per le mani ragazzine che non saprebbero neanche lottare coi cuscini, figurarsi fingere un pit fight, quindi gli va giù di cadute al rallentatore, montaggi serrati, un sacco di caciara così che non si capisca tanto che stiamo parlando di aria fritta.
L’unica lottatrice di cui sappiamo qualcosa è Olivia (Bella Thorne), cattivissima e spietata, con i suoi trenta chili di peso e con braccia invisibili ad occhio nudo per quanto sono magre: la sua forza è il “pugno fantasma”, perché è così magra che non vedi arrivare il suo pugno.

Tutte scene vuote per far finta di lottare

Anna ha vent’anni di più di Olivia, non si è capito perché questo film sia finito a parlare di una donna adulta che vuole menare una ragazzina, la cui unica colpa è essere una stronzetta acida, ma davvero niente in questa storia ha un minimo di senso o di buon gusto.
Cercando di salvare una barca che non è affondata semplicemente perché non è mai partita dalla banchina, alla fine lo sceneggiatore si inventa che Anna deve salire sul ring perché così vincerà la paura e troverà fiducia in se stessa, perché farsi menare o menare aiuta nella vita e aiuta a trovare lavoro: sai che figurone quando nel curriculum scrivi “Ho menato una ragazzina”?

Sembra una cantante rock, invece è una che finge di saper combattere

Un finale imbarazzante è la perfetta coronazione di un film sbagliato in ogni sua scena, ma non è questo che importa: ciò che mi dispiace è che neanche in questi tempi di “potere alle donne”, di metoo, di girl power, di pari opportunità e via dicendo, neanche in un momento in cui ogni film è pesato sul bilancino del politicamente corretto si riesca ad avere una buona storia di pink fight al di fuori del ghetto dei film di genere.
Anche se tutti si riempiono la bocca con le mma fighter come Gina Carano e Ronda Rousey, essendo loro delle donne e non delle ragazzine anoressiche al massimo possono apparire qua e là, in minuscoli ruoli in cui tirano mezza tecnica ed escono di scena. Essendo professioniste, non vanno bene: per un film di grande richiamo su donne che combattono servono ragazzine che non sanno combattere. E devono essere bianche: sullo sfondo poi ci possono essere tutti i colori del mondo, tutte spalle comiche che fanno le battutacce da stereotipo, ma sul ring dev’essere bianco l’unico colore giusto. E se è donna, dev’essere incapace di lottare: solo così potrà interpretare una lottatrice.

Evidentemente neanche quando va di moda spezzare i luoghi comuni si riesce a spezzare certi luoghi comuni.

L.

– Ultimi post simili:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Arti Marziali e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

14 risposte a Chick Fight (2020) Luoghi comuni all’attacco!

  1. Cassidy ha detto:

    Non si sfugge dalla regola: se Malin Akerman è nel cast, il film fa schifo. Sul serio tanto bella quanto portatrice di sventure. Sul film non dico niente, sarebbe come sparare sui cocomeri, Baldwin che fa il maestro poi, lasciamo proprio perdere! Cheers

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahaha non sapevo di questa regola, Malin non la ricordo nei suoi film che ho visto, ma non ho problemi a credere alla “regola” ^_^
      Era il momento giusto per un film di “pink fight”, invece hanno dimostrato che è sempre il momento giusto per fare un brutto film.

      "Mi piace"

  2. Madame Verdurin ha detto:

    Beh, la faccia di Alec Baldwin sulla locandina già dice tutto sul film… E ora sto pensando ai Monty Python che combattono con le banane e a quanto già mi manca Gina Carano.

    Piace a 1 persona

  3. Lorenzo ha detto:

    Posto che gli “Amazon original” (così come i Netflix) sono da evitare a tutti i costi, e non so perché ve li spariate tutti, ti ringrazio perché da tempo cercavo di ricordare il titolo di un film che vidi anni fa, ed è “Raze” – che mi rimase impresso perché si poneva in modo diverso rispetto al solito film di combattimenti.

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Vista la qualità dei film che vedo, almeno le novità Amazon hanno una qualità tecnica accettabile 😛
      Comunque concordo, fra Amazon e Netflix quando fanno qualcosa di esclusivo mediamente è una porcata inguardabile.
      “Raze” non è proprio un film riuscito, ma è comunque un ottimo prodotto, che parla di pit fight in modo decisamente diverso dal solito, e poi Zoë Bell è una forza della natura, quando finalmente smette di recitare e comincia a menare 😛

      "Mi piace"

  4. Conte Gracula ha detto:

    Il film avrà pesanti difetti, ma la recensione mi ha proprio fatto ridere XD
    Comunque, mi sembra strano che non si trovino attrici carucce che abbiano almeno due anni in un’arte marziale a caso, giusto per fingere bene una mossa: con tutte le persone che cercano l’occasione di recitare, ci dovrebbe essere ampia varietà di aspetti e capacità. 😛

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ pieno di belle donne bravissime nei vari stili di combattimento più di “moda” negli Stati Uniti, ma il problema è che i produttori vogliono esclusivamente ragazzine incapaci, da sempre: una donna che combatte almeno mezzo grammo di muscolo sulle braccia lo sviluppa e questo non va bene: per i film attenti al mondo femminile servono esclusivamente ragazzine anoressiche!
      Le stuntwomen, quelle che eseguono tutte le scene d’azione al posto delle dive di Hollywood, sono tantissime e bravissime ma sono relegate sullo sfondo. Speravo che in questi anni di “girl power” finalmente avrebbero avuto più spazio, invece pare che non lo avranno mai…

      Piace a 1 persona

  5. Zio Portillo ha detto:

    Il film sarà pure una merd@ fumante che non guarderò mai. Tanto ci si lava la bocca col politicamente corretto e col buonismo e poi… Eccolo qua il film perfettamente ipocrita che non sbaglia questo.
    Ma detto ciò che nessuno osi toccarmi la Akerman. Mi sono perdutamente innamorato di lei dopo averla vista in “Lo Spaccacuori” con Ben Stiller. A parte i tocchi scorrettissimi nel suo personaggio piazzati qua e là dai Farrelly, giuro che ho quasi rischiato il collasso nella scena della pipì per togliere la medusa dalla schiena di Stiller. Al cinema credevo di morire! E da là in poi Malin avrà sempre un posto speciale nel mio cuoricino.

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Pensa che io non l’ho mai notata! Ricordo “Lo spaccacuori” ma non avevo idea fosse lei, ho dato un’occhiata alla sua filmografia e non l’ho mai notata in nessuno dei suoi film che ho visto. Boh, per me era un’attrice esordiente qui 😀

      "Mi piace"

      • Giuseppe ha detto:

        E pensa che ha avuto una piccola parte pure in “Relic Hunter”, una ventina d’anni prima di Chick Fight 😉
        Qui però era proprio fuori ruolo, non certo per sua colpa ma di chi le ha affidato il ruolo, invece di pensare a una stuntwoman professionista… e nemmeno credo potesse andare diversamente, visto che l’intero film è già male pensato di suo fin dall’inizio.

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        In pratica è “Female Fight Club” (2016) rifatto con attori noti e una patina da “novità”. Solo che nell’originale c’erano ottime atlete a garantire almeno scene d’azione dignitose, qui niente…

        "Mi piace"

  6. Willy l'Orbo ha detto:

    L’ho visto e condivido in pieno la delusione: mi aspettavo di passare una serata spensierata nonché divertente e invece mi sono trovato davanti un prodotto abbastanza insignificante, a tratti irritante (vedi la spalla -presunta- comica della protagonista), che ha perso l’occasione per fare/dire qualcosa di diverso, come da te giustamente evidenziato. Insomma un film pieno di difetti, ben elencati nel post. L’unico sorriso lo regala il faccione amabile di Alec ma per quello…bastava “google immagini”! 🙂

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.