Danza macabra (1992) Il disastro con Englund intorno

Uno degli amici del Zinefilo, Andrea Lanza di Malastrana VHS, dalla propria collezione ci regala una primizia d’annata, digitalizzata da VHS: non posso che ringraziare questi Angeli Custodi della Z!

Il film in questione è Danza macabra (Dance Macabre) – da non confondersi con l’omonimo del 1964 di Antonio Margheriti – uscito nelle videoteche americane nel 1992 e portato in quelle italiane da Multivision e Eagle Pictures in data purtroppo ignota.

La grafica italiana al suo meglio

Come mio solito sono andato a spulciare le riviste dell’epoca per scovare qualche ghiotto retroscena, scoprendo che sebbene ogni più minuscolo film horror venisse analizzato… di questo non esiste traccia, se non menzioni abbastanza schifate. Per fortuna i suoi padri mi vengono incontro nel raccontare la disgraziata nascita di un mostro abnorme.

Nel febbraio 2014 “Fangoria” recensisce divertita un libro biografico molto particolare: On the Cheap: My Life in Low Budget Filmmaking, con cui Greydon Clark racconta le sue avventure nel grande mondo della produzione a basso costo, del cinema-spazzatura e della Z più profonda. Stando al recensore Michael Gingold, il libro stesso è perfettamente rappresentativo dell’opera registica di Clark, con una grafica traballante e un disperato bisogno di un correttore di bozze.
Cosa succede quando un regista specializzato nelle più infime produzioni possibili viene a contatto con un produttore specializzato nelle più infime produzioni possibili? Che si entra nell’invisibile ad occhio nudo.

Nel 1996 il giornalista Christopher Koetting pubblica in due puntate su “Fangoria” (151 e 152) la sua lunga intervista al celebre produttore britannico Harry Alan Towers, uno dei grandi maestri della Z internazionale. Vengono citati tantissimi registi, attori, produzioni e aneddoti, poi si arriva ad un argomento doloroso, un disastro iniziato il giorno in cui il celebre cineasta israeliano Menahem Golan si presenta a Towers con un’ideona, di quelle che ti cambiano la giornata: perché non facciamo una versione moderna del Fantasma dell’Opera di Gaston Leroux? Va benissimo, ma per vendere il prodotto serve un nome famoso dell’horror, di grande richiamo, e Towers vuole Robert Englund, all’epoca “caldissimo” nell’ambiente per la sua Saga di Freddy Krueger.

Un titano in crollo verticale

La Cannon si mette in moto ma Towers scopre subito che la casa ha una sua propria idea di cinema, vuole “talenti giovani” (leggi: “economici”) e quindi una volta decisi i ruoli e le ambientazioni… i dirigenti Cannon mandano tutto all’aria e cambiano tutto: girare a Londra? Ma siete scemi? Con lo stesso prezzo a Bucharest ci regalano il Municipio! Facciamo un bel prodotto romeno che vedrai che il gusto ci guadagna. Towers così assiste in diretta, impotente, allo smantellamento totale di un progetto che alla fine non riconosce più come quello che aveva accettato di produrre.

Il nuovo nome di ciò che resta (non il meglio) della Cannon

Towers ci spiega che il finanziere italiano Giancarlo Parretti stava comprando la Cannon Films e quindi Golan aveva bisogno di un “paracadute d’oro”, che doveva essere questo The Phantom of the Opera, prodotto con la sua nuova casa 21st Century Film Corporation il cui destino è legato al successo della pellicola.
A novembre del 1989 il film esce in 1.500 sale americane che rimangono tutte rigorosamente vuote. Il sabato successivo all’uscita in sala Towers va a trovare Golan e gli legge in faccia il fallimento, anche se nessuno dei due sa spiegarsene i motivi.

Apro una parentesi personale. All’epoca l’uscita in Italia de Il fantasma dell’Opera (1989) venne accolta con caldo entusiasmo che però si scontrò con l’innegabile e triste realtà: Englund funziona solo quando fa Freddy Krueger, tutti i suoi tantissimi altri ruoli danneggiano il film, invece di lanciarlo come Towers e Golan si aspettavano.
Profondamente delusi dal risultato dell’operazione, Towers e Golan guardano il copione che avevano già pronto del seguito del film, Phantom of Manhattan: è chiaro che con queste premesse è impossibile far partire il progetto.

Racconta Towers:

«Era una grande copione, scritto da Duke Sandefur. Il Fantasma ora vive nella New York dei nostri giorni, sotto Grand Central Station ed è l’angelo vendicatore di una giovane ragazza cieca che vive nella metropolitana. La protegge ed uccide tutti quelli che si approfittano di lei. Aveva uno splendido finale con la ragazza che riotteneva la vista, e cantava il Messiah di Handel nella Cattedrale di St. Patrick. Davanti a lei c’è una poltrona vuota, prenotata dal Fantasma: lei vorrebbe tanto vederlo, ma nel finale vediamo solo le sue impronte che se ne vanno nelle notte.»

Il progetto piace non solo a Towers ma anche a Golan, e così di anno in anno viene modificato in cerca di una forma che si possa ancora produrre. Nel 1990 il titolo diventa Terror of Manhattan, poi nel 1991 arriva Greydon Clark che lo riscrive completamente e vuole dirigerlo, approfittando che sono diventate disponibili alcuni luoghi in Russia estremamente economici, dato che è appena crollata l’URSS. Il Comunismo è appena morto che già gli insetti – cioè i registi di serie Z – vengono a spolparne il cadavere.

Il primo ad approfittare del crollo sovietico per la serie Z

Sul finire del 1991 Towers, che sulla carta è ancora il produttore del film, scopre che Clark l’ha intitolato Dance Macabre e parla di omicidi in una scuola di balletto russo, con palesi richiami al Suspiria (1977) di Dario Argento e al Vestito per uccidere (1980) di Brian De Palma – citati espressamente dal giornalista – al che il produttore tira i remi in barca: con quel film non vuole averci nulla a che fare. «Lo disconosco e me ne dissocio, ho ancora i diritti sul copione originale e un giorno voglio riuscire a farlo. Il mio nome risulta fra i produttori di Dance Macabre ma non ho davvero nulla a che vedere con quel disastro assoluto».
È dunque nato un «absolute disaster», figlio ripudiato partorito sulle rovine di una terra martoriata. Quale premesse migliori?

Un’Accademia di danza così prestigiosa da avere un’insegna piccina picciò

L’Accademia di danza di Madame Gordenko (a cui il doppiaggio italiano aggiunge una “s”, Gòrdenkos) è gestita dal signor Wager, che in italiano diventa Wagner (Robert Englund), grande coreografo che porta incisi sul volto i ricordi una brutta notte: quando annegò nell’alcol il dolore di veder partire la ballerina che amava, invitandola ad un’ultima corsa in moto finita in modo tragico.

Proprio la faccia di un famoso coreografo

Quando un padre facoltoso insiste perché sua figlia Jessica (Michelle Zeitlin) venga ammessa all’Accademia, malgrado le iscrizioni siano chiuse, Wagner accetta semplicemente perché la ragazza gli ricorda il suo perduto amore Svetlana.

Quando pensi ad una ballerina classica del Bolshoi è proprio così che l’immagini

Tra le studentesse gira voce che Madame Gordenko sia proprio quella Svetlana che l’ubriaco Wagner in gioventù ha costretto su sedia a rotelle, a causa dell’incidente di moto, ed ora fra i due c’è uno strano rapporto: guarda a volte la coincidenza, non li si vede mai insieme…
Greydon Clark doveva aver appena visto Psycho (1960) ed era rimasto colpito dal suo colpo di scena finale, e dev’essersi convinto che nessuno al mondo ha visto quel film così che sicuramente ogni spettatore avrebbe pensato che Madame esista veramente…

Che grande colpo di scena spiattellato sin dall’inizio…

È subito chiaro che all’Accademia di danza c’è qualcosa di mostruoso che si aggira nell’ombra, e cioè la recitazione di Robert Englund, sempre sguaiata, esagerata, forzata. Uniamoci poi il regista che si diverte a fare tutte le inquadrature più folli del mondo – magari a girare nell’ex blocco sovietico s’è sentito la reincarnazione di Eisenštein! – e il quadro di pura follia è perfetto.

Ecco, la mia faccia durante il film era proprio così

Misteriosamente tutte le ballerine cominciano a morire, in modi sempre più stupidi, e guarda caso quella capra di Jessica dall’essere l’ultima ballerina del suo corso passa a… unica ballerina del suo corso! Non è che qualcuno ossessionato da lei vuole renderla prima ballerina, in un umidiccio sogno folle? Ma che trama sottilissima e per niente scontata…

Non ricordo Suspiria e non ho alcuna intenzione di rivederlo, non amando Argento, ma credo che questo film ne ricalchi alcune trovate, con il piccolo sforzo di rendere russa la scuola di danza. Ma il nostro Dario non poteva certo contare sulla recitazione sottile e appena pronunciata di Englund…

Ma sì, esageriamo sempre, che fa bene al film…

Povero Towers, mi immagino la faccia che ha fatto quando ha visto l’«absolute disaster» che porta ancora il suo nome nei crediti. E che si sia toccato il fondo lo dimostra il fatto che Englund non dedichi neanche una parola a questo film nella sua autobiografia Hollywood Monster (2009), e sì che in decenni di carriera ne ha sfornati di filmacci: questo però sta cercando di dimenticarlo.

Lo stesso ringrazio Andrea Lanza per avermi permesso di gustare questa chicca d’annata, scomparsa dalla distribuzione italiana subito dopo l’uscita della VHS.

L.

– Ultimi titoli con Robert Englund:

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18 risposte a Danza macabra (1992) Il disastro con Englund intorno

  1. Ivano Landi ha detto:

    Immagino ci sia dentro anche Suspiria, ma dii sicuro ricalca la trama del Fantasma del palcoscenico di Brian De Palma in questo passaggio: “Misteriosamente tutte le ballerine cominciano a morire, in modi sempre più stupidi, e guarda caso quella capra di Jessica dall’essere l’ultima ballerina del suo corso passa a… unica ballerina del suo corso! Non è che qualcuno ossessionato da lei vuole renderla prima ballerina, in un umidiccio sogno folle?”.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Che il folle autore abbia scopiazzato tutto lo scopiazzabile mi pare scontato, ma il problema è che l’ha fatto male, dirigendo peggio. E’ tutta una rutilante sequenza di inquadrature ardite per tirarsela da “regista di spessore” alternate a un montaggio demente con primi piani su attori che tutto sono tranne che attori. Insomma, Z profonda, quella che puZZa 😀

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      • Ivano Landi ha detto:

        Tra l’altro Jessica è il nome dell’attrice Jessica Harper, che interpreta Phoenix nel film di De Palma (che è, come è noto a chi segue il mio blog, uno dei miei film preferiti in assoluto). Probabile omaggio intenzionale.
        P.S. Ma com’è che tutte le volte che devo lasciare un commento mi tocca ricompilare tutti i campi di accesso? E’ ‘na fatica.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Magari il regista ci teneva a far sapere a tutti che stava scopiazzando: parliamo di un Artigiano della Z, chissà che gli passava per la testa 😀
        P.S.
        Purtroppo non dipende da me, però l’idea è che WordPress riconosca gli utenti Blogspot e li bullizzi! 😛

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  2. Madame Verdurin ha detto:

    Non sembra possibile che da un romanzo splendido come Il Fantasma dell’Opera siano state tratte delle porcherie infami come quella di De Palma o quella di Argento e a quanto pare anche questa… La versione migliore per me, ad oggi, resta il musical di Schumacher! Mi sono comunque divertita a leggerti, come sempre! Povero Freddie…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo il povero Erik avrebbe meritato ben altra fama, visto che è un personaggio nato durante la grande passione francese per il Nero – è fratello di Lupin e Fantömas! – ma invece di puntare sulle sue azioni e sulle sue motivazioni sin dalla nascita del cinema si è puntato tutto sul trucco del protagonista: non a caso è uno dei più celebri ruoli del mitologico Lon Chaney, che lo interpretò nel 1925.
      Il Fantasma di Englund si basa tutto sul protagonista e Englund non è un attore, è solo un caratterista che sa fare le facce strane, quindi non stupisce che quel film sia stato un cocente insuccesso, malgrado sia stato molto ben pubblicizzato all’epoca da noi.
      Anche questo film purtroppo si basa tutto sul talento istrionico del protagonista, cioè sul NIENTE! 😀

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  3. Cassidy ha detto:

    Un film che viene citato spesso e ricordato poco, ci sarà un motivo no? 😉 Englund in caduta libera, forse era per titoli come questo che ai tempi, credeva di avere l’agenda piena dopo Freddy, non è andata proprio come pensava lui. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti tutti i progetti che citava nelle interviste, per giustificare il fatto che non voleva più fare Freddy, sono stati cocenti insuccessi, sia perché si chiamavano registi incapaci e sceneggiatori dementi, sia perché lui credeva di essere un attore e non lo è mai stato. Il fatto che tutti i suoi film post-Freddy siano robetta dimenticata dalla distribuzione la dice lunga su quanto i loro stessi produttori puntassero su questa roba.

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  4. Ivano Landi ha detto:

    Ehi, ora che ci penso Jessica Harper è anche la protagonista principale di “Suspiria”. Produttore e regista del film han fatto cappotto.

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Film visto, a proposito del quale confermo la natura disastrosa (anzi, catastrofica), le scopiazzature raffazzonate, i telefonatissimi “colpi di scena”, la recitazione un tantinello su di giri di Englund. Poi però c’è la tua recensione che “riscatta” anche le opere peggiori aggiungendoci, in questo caso, l’interessante racconto dei prodromi dell’oscenità, a conferma che dai disastri possono nascere i fior (semi citazione), solo che i fior sono il tuo post, non certo il film! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah ti giuro che non era proprio ai fiori che pensavo mentre vedevo il film, anzi semmai al concime 😀
      L’ostinarsi di Englund in una iper-recitazione da caratterista ha sempre impedito a qualsiasi suo ruolo di essere altro che “il tizio di Freddy Krueger che indossa un’altra maschera”, e appresso a lui sbagliavano quelli lo chiamavano in cerca di “un nome famoso”, che paradossalmente Englund non è mai stato. Semmai anzi era chiaro segno della qualità del film 😀

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      • Lorenzo ha detto:

        Da qualche mese sto guardando la serie originale dei Visitors, dove Englund fa la parte dell’alieno buono e il suo personaggio, completamente inutile ai fini della storia, è piuttosto compassato. Sarà l’eccezione che conferma la regola? Non ho mai visto alcun film di Nightmare e non posso fare paragoni. Comunque la serie dei Visitors (non la miniserie originale, ma quella successiva di 19 episodi) raggiunge vette Z notevoli, e sto faticando per arrivare alla fine 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quello è stato il grande lancio di Englund, e paradossalmente l’unico prodotto in cui ha recitato in modo “normale”, senza cioè le esagerate smorfie che ha sempre fatto nella sua lunghissima carriera.
        Quella serie l’ho vista da ragazzino, quando i Visitors erano l’evento dell’anno – teoricamente vivevamo gli Anni di Piombo ma vuoi mettere i lucertoloni spaziali??? – però ricordo che solo la miniserie aveva fatto il botto, la serie che seguì si perdeva parecchio. Però c’era Michael Ironside che spaccava alla grandissima!

        Una volta raggiunto il successo con Freddy Krueger, Englund ha frainteso credendo che tutti amassero lui, mentre amavano la sua maschera. Ha fatto miliardi di filmetti tutti dimenticati e dimenticabili, diventando subito un nome che allontana il pubblico: se in un film c’è lui, sta’ tranquillo che è una bojata da competizione 😀

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  6. Lorenzo ha detto:

    Non sapevo fosse antecedente a Nighmare. Ricordavo anche io qualche scena… come quando Diana ingoia il topo e si gonfia il gargarozzo, o l’arrivo dei dischi volanti. Michael Ironside penso abbia capito l’antifona e a metà serie esce di scena 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ stato uno dei grandi fenomeni televisivi americani di fantascienza, dava lavoro pure a fumettisti e romanzieri: persino nella distratta Italia sono arrivati i romanzi dei Visitors! Tutti volevano parteciparvi, e la qualità del prodotto alla fine è passata un po’ in secondo piano.
      La saga di Nightmare è puro letame, fai bene a ignorarla, ma almeno il primo te lo consiglio, che ancora oggi è un signor film 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Come sai io con la saga di Nightmare sono un tantino più morbido 😉 ma che alla fine il buon Bob Englund sia rimasto “prigioniero” della maschera di Freddy è cosa difficile da negare. Esperienze diverse come appunto quella del Visitor amico Willie (dov’era credibile anche come personaggio positivo) sono ormai troppo lontane nel tempo perché il pubblico se ne ricordi e voglia ancora vederlo in ruoli simili… problema che già si poneva ai tempi di questo dimenticabile “Danza macabra” (che a “Suspiria”, si sia Argentiani o meno, ovviamente non può sognarsi di allacciare nemmeno le scarpe): nel 1992 Freddy aveva già surclassato Willie da quasi un decennio inclusa la parentesi de “Il fantasma dell’Opera” che, comunque, rimaneva un’operazione assai più sensata -e con un Englund certo più in parte- rispetto al tristo film di Greydon Clark. Un regista (Clark) che, per quanto mi riguarda, ha mostrato qualche segno di vita solo con “The return” e “Without warning”…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Quando in età più matura Englund è apparso come cattivo di filmacci d’altro tipo – per esempio nei panni di cacciatore di coccodrilli giganti in “Lake Placid vs Anaconda”, fa sempre le facce strane ma è più “moderato” e più piacevole all’interno della vicenda. Nei Novanta era decisamente più esagerato ed era difficile parteggiare per lui.

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