Sharon Stone racconta 3. Omicidio di una Playmate

Proseguo il mio viaggio senza guida, visto che Sharon nella sua autobiografia snobba tutto il decennio degli Ottanta, malgrado si sia impegnata in una gavetta più che rispettosa. Se per il suo primo ruolo parlato avevamo diverse testimonianze dei protagonisti, essendo un horror, stavolta c’è il silenzio totale e tombale perché si tratta di un giallo: il genere più amato dell’universo ma purtroppo quello meno studiato in assoluto. Se non è firmato da Agatha Christie, non frega niente a nessuno.

Non so se Sharon stesse lavorando in TV in attesa di sfondare al cinema, ma onestamente ne dubito, visto che parliamo di un’epoca di forte ghettizzazione dei media: negli anni Ottanta gli attori di cinema consideravano la televisione il cimitero degli elefanti, dove le stelle vanno a morire, e anche i più amati e venerati divi del piccolo schermo in rarissimi casi avevano qualche possibilità al cinema.

Sharon reginetta assassina in “Mai dire sì” 1×16 (1983)

Sfondare in TV significava rimanere per sempre in TV, quindi mi sento di dubitare che fosse quello il desiderio dell’attrice. Forse semplicemente accettava i ruoli che riusciva a trovare, in attesa un giorno di poterseli scegliere.

Nei primi anni Ottanta, dunque, Sharon lavora in TV: un episodio qui, una pubblicità, appare pure nella mitica serie “Mike Hammer”, e il nostro investigatore preferito è uno che ha l’occhio lungo per le pupe bionde. (All’epoca “pupa bionda” si poteva ancora dire!) Un vero ruolo importante in una buona storia arriva con Calendar Girl Murders, che al netto di certe trovate che oggi appaiono datate rimane comunque una buona storia. Anzi, lo dico subito: Basic Instinct deve tantissimo a questo film! Sicuramente è un caso, ma in pratica Sharon fa le prove generali per il suo ruolo della vita.

Andato in onda sulla ABC l’8 aprile 1984, arriva nelle nostre videoteche in VHS Number One Video (in data ignota ma quasi sicuramente dopo l’uscita di Basic Instinct) con il titolo Omicidio di una playmate, e nel 2007 addirittura è recuperato in DVD, con in locandina una foto di Sharon chiaramente di molto posteriore al film.

Almeno dal 28 marzo 1996 inizia la sua brevissima vita televisiva, nei più minuscoli canali locali: ho avuto la fortuna di registrarlo su T9 nel novembre 2016, quando ancora quell’emittente trasmetteva film: bei tempi.

Un passaggio su T9 finisce subito nell’Archivio Etrusco

Per l’occasione vengono messe in campo forze decisamente contrastanti. Per esempio gli sceneggiatori sembrano remare in direzioni diverse, visto che abbiamo Gregory S. Dinallo, specializzato in serie TV (ogni serie che avete visto da giovani ha almeno un episodio scritto da lui!), e Scott Swanton, specializzato in film televisivi. Onestamente la sceneggiatura sembra essere un minestrone di elementi contrastanti: alcune trovate sono velocissime, sbrigative, da episodio televisivo, altre più corpose e complesse, da film TV, senza però lo spazio per svilupparle. È come se i due sceneggiatori fossero in competizione fra loro.
Purtroppo poi arriva William A. Graham, classe 1926, regista forse un po’ troppo stagionato per trattare argomenti “giovani” e tipicamente anni Ottanta: si limita a fare un blando e anonimo tipico filmetto televisivo da pomeriggio sonnacchioso, mentre la storia avrebbe meritato ben altro stile. Per fortuna, come dicevo, arriverà Paul Verhoeven a raccontarla di nuovo, con ben altro piglio.

Il tipico poliziotto anni Ottanta con la faccia da Tom Skerritt

Il tenente Dan Stoner già dal nome si capisce che è il classico poliziotto di una volta, duro nei modi e granitico nelle opinioni, quindi non poteva avere altra faccia se non quella di Tom Skerritt, l’attore non famoso per eccellenza. Se non fosse per aver lavorato con attori diventati poi famosi, o in film diventati di culto, nessuno si ricorderebbe dell’esistenza del povero Tom, onesto attore di razza che non ha lasciato alcuna traccia della propria lunga carriera, se non appunto per merito di altri.
Stoner sta dando i numeri perché il suo capo gli ha affidato un compito ignominioso per un detective serio: fare da servizio di protezione alle fotomodelle di un ricco impresario, a capo di un circo mediatico di donnine con cui riempire feste e trasmissioni televisive frizzanti. Per darci un’idea di chi riceverà la protezione di alto profilo di Stoner ci viene mostrata la protagonista di un paginone centrale: Cassie Bascomb (Sharon Stone).

Un po’ troppo vestita per un “paginone centrale”

A reggere quella rivista con mani porcellose e a fare commenti da caserma c’è il detective Mooney, interpretato dal comandante Chakotay di “Star Trek: Voyager” in persona, cioè Robert Beltran in un piccolo ruolo.

Per entrare nella Flotta Astrale serve una gavetta da detective di polizia

Va ricordato che siamo nel 1984, in un film trasmesso da un’emittente nazionale, quindi abbiamo due potenti forze che si scontrano: la naturale frizzantezza dei porcelloni anni Ottanta con il più becero moralismo oscurantista del perbenismo televisivo. È impossibile che questo film ritragga in modo positivo delle modelle che posano in costume, per questo considerate le prostitute del Demonio, ma è anche vero che sta profondamente cambiando il costume e la mole di film porcellosi rende impossibile ignorare il fenomeno. Ecco dunque il figlio di Stoner, un giovane attore che sembra avere quarant’anni e vestito come un sessantenne, che appena i genitori si distraggono cambia canale: da una partita di basket passa alla trasmissione del magnate Trainor (Robert Culp), con le sue ballerine sgambate.
La moglie di Stoner non è una casalinga vecchia scuola, è una donna che lavora, è emancipata e ha un rapporto paritario con il marito, ma poi se scopre che il figlio sfoglia una rivista che non parli di Chiesa e Famiglia reagisce male, tenendo il giovane quarantenne in uno stato di perenne repressione, preparando sicuramente uno dei maniaci sessuali degli anni Novanta.

Sharon in posa per una tipica inquadratura anni Ottanta

Dunque il film da una parte agevola il moralismo ma vuole anche mostrarsi “moderno”, con le modelle che vengono ritratte come donne intelligenti, artefici del proprio destino e perfettamente consapevoli della loro carriera: non sono gallinelle nell’aja del maschio padrone, sono donne che investono nel proprio corpo finché dura così poi da avere i mezzi per passare ad altro. Come ha fatto Cassie Bascomb, che da modella è passata a gestire fondi d’investimento.

Con un paio di occhiali si passa da modella ad affarista

Dietro l’aspetto da “gialletto di Rete4” si nasconde una storia ben più torbida. Stoner è un duro televisivo di vecchia scuola, ma sono gli anni Ottanta: il decennio in cui è obbligatorio tradire la moglie saltando la cavallina in giro. Non per Stoner, che non è sposato per convenzione o per dovere ma per amore, quindi sarà sempre granitico davanti alle offerte di Cassie, la quale sembra proprio essere attratta dall’unico uomo che non ci prova con lei, circondata com’è da tromboni molliconi.
Stoner ha sulle spalle i valori granitici anni Settanta a supportarlo, quindi guarda con affetto Cassie, prende a cuore la sua situazione ma come farebbe un padre con una figlia: è un uomo che sa provare empatia ma conosce anche il valore dell’impegno che ha preso con la propria famiglia. Gli anni Ottanta però lasceranno solo macerie, e quando nel 1992 questa storia sarà raccontata di nuovo il detective protagonista non avrà alcuna remora a cadere nel gorgo di passione di Sharon Stone.

Su, Stoner bello, datti una mossa che gli anni Novanta premono!

Lo spettacolo organizzato da Trainor oggi può sembrarci una roba innocua, ma all’epoca metteva a rischio ogni più saldo valore del bacchettonismo americano, quindi non stupisce che le modelle comincino a morire, con il problema che l’ambiente in cui lavorano è così marcio che ci sono fin troppi sospettati, a partire dal fotografo di moda Alan Conti: un piccolo ruolo per il giovane Alan Thicke.
Al suo fianco, nella foto qui sotto, una giovane Claudia Christian, la splendida comandante Susan Ivanova di “Babylon 5”, serie che ho snobbato per vent’anni prima di innamorarmene!

Due piccoli ruoli per attori pronti a diventare divi televisivi

Tra produttori dal passato oscuro e cantanti col vizio del gioco, tra innamorati violenti e ammiratori folli, per il povero Stoner sarà difficile sciogliere il mistero e proteggere Cassie, anche dal pericolo più grande: il sospetto che possa essere stata lei ad organizzare tutto.
Quando Sharon Stone sorride, pensare che sia lei la colpevole è un… istinto di base!

Secondo voi quella è l’espressione di una vittima o di una carnefice?

Una regia anonima e totalmente priva di guizzi “smarmella” tutto ed è un peccato, perché in mano ad altri questo poteva diventare un film più ambizioso di una semplice serata televisiva, comunque svolge onestamente il suo compito e si lascia vedere con piacere, soprattutto pensando a come Michael Douglas rivivrà le situazioni che qui affronta Tom Skerritt e come prenderà decisioni ben diverse.

Una modella affarista pronta a diventare fatalona

La Sharon Stone di Basic Instinct (1992) sarà di nuovo una donna che usa il proprio corpo per raggiungere i propri scopi, un investimento per perseguire i propri fini e non un soggiacere ai voleri di altri. Entrambi i suoi personaggi sono donne moderne e indipendenti, che giocano con gli uomini come il gatto con il topo e non viceversa, anche se magari possono fingerlo. Le due donne di Sharon sono molti simili, invece a cambiare saranno le relative controparti maschili, e la differenza fra ’80 e ’90 sarà profonda: il crollo verticale di ogni valore, dal matrimoniale al lavorativo, annullerà ogni freno e abbatterà ogni argine eretto alle tentazioni.
Chissà, magari i nomi sono stati scelti apposta. Se Stoner nel 1984 era una roccia (stone), nel 1992 Curran era stufo (curry) di resistere e si è lasciato andare alle tentazioni.

Ah, gli anni Ottanta e tutto i loro colori acidi…

Non so perché Sharon non spenda una sola parola per questo film, né lo fanno i suoi appassionati biografi non autorizzati, forse l’essere un giallo – per di più televisivo – lo relega in un ghetto di ignominia, ma è un ottimo e onesto prodotto dove l’attrice risplende in ogni scena, dimostrandosi molto più matura rispetto a Benedizione mortale (1981), e non è facile trovare un attore esordiente così migliorato in pochissimo tempo.

L.

– Ultimi post simili:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Thriller e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

21 risposte a Sharon Stone racconta 3. Omicidio di una Playmate

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Ma davvero il titolo in Italia è “Omicidio di una Playmate”?? Ma non si può sentire, povera Sharon, come faceva ad emergere con dei titolisti così disgraziati? Quella sua foto in rosa è un capolavoro! P.S. Anche a me piace Babylon 5, anche se non l’ho vista tutta.

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Un giorno qualcuno dovrà studiare l’opera devastatrice dei titolisti italiani 😛
      “Babylon 5” l’ho iniziata l’anno scorso perché dopo aver visto tutta “Deep Space 9” ero disperato e volevo un’altra serie su una stazione spaziale. Me la sono sparata tutta, film TV compresi, grazie ai doppiaggi di Canal Jimmy dei primi Duemila. Non è perfetta, ha parecchi inciampi, lungaggini e scelte sbagliate, ma nel complesso è una gran bella serie e ti affezioni ai personaggi 😉

      "Mi piace"

  2. wwayne ha detto:

    Hai ragione: fino a pochi anni fa lo showbiz americano era molto “settoriale”, e quindi se venivi bollato come attore o attrice da tv non avevi alcuna speranza di fare il grande salto nel mondo del cinema. E infatti anche le più grandi star televisive degli anni 90 (come ad esempio i protagonisti di Beverly Hills 90210) non hanno mai avuto una reale occasione nel mondo del cinema, neanche quand’erano all’apice della popolarità.
    E’ vero anche che le serie tv venivano considerate il contesto più infimo in cui potesse recitare un attore. E infatti quando Hilary Swank (che aveva recitato una particina proprio in Beverly Hills 90210) venne defenestrata da quella serie sprofondò nella disperazione più nera, perché si era detta che “Se non sono abbastanza brava per la tv allora non posso fare nient’altro”. Tutto questo ricordo di averlo letto in una sua intervista, nella quale disse anche che gli autori di Beverly Hills 90210 si erano comportati molto male con lei: infatti al momento dell’assunzione le avevano promesso di tenerla a bordo per almeno 2 stagioni, poi riscrissero la trama e il suo personaggio venne tagliato dopo soli 16 episodi. Per me venire meno alla parola data è una delle azioni più odiose che si possano commettere, quindi posso capire benissimo la frustrazione che avrà provato Hilary Swank in quel momento.
    Il momento esatto in cui venne demolito il muro di Berlino che esisteva in America tra le serie tv e il cinema fu nel 2007, quando Glenn Close accettò di recitare nel telefilm Damages. Va detto che a quei tempi era una star un po’ in declino (aveva avuto 5 nomination agli Oscar, ma l’ultima risaliva al 1989): nonostante ciò, fu comunque un gesto di rottura clamoroso, perché a quei tempi era inimmaginabile che una star del cinema stimata da pubblico e critica si abbassasse a recitare in una serie tv. Con le dovute proporzioni, fu un po’ come quando Roberto Baggio andò a giocare a Brescia: un Pallone d’oro che va a lottare per la salvezza è una bizzarria più unica che rara, e a quei tempi la scelta di Glenn Close suscitò più o meno lo stesso scalpore.
    Va detto comunque che quella scelta si rivelò benedetta per lei, perché rilanciò la sua carriera in maniera così gigantesca che dopo Damages sono arrivate altre 3 nomination agli Oscar. E ovviamente anche le serie tv ne hanno beneficiato, perché hanno cominciato a venire prese molto più sul serio sia dagli attori che dagli spettatori.
    Ovviamente un altro momento di svolta è stata la nascita di Netflix, che ha portato le serie tv a livelli di qualità mai visti fino a quel momento. E infatti da un bel pezzo il grande pubblico ha cominciato a preferire le serie tv al cinema.
    P.S.: Concordo con la mia amica Madame Verdurin, Omicidio di una playmate è un titolo un po’ bruttino (probabilmente studiato per attirare in sala gli allupati). Lo stesso vale per un altro bel film che ho visto pochi giorni fa, Confini e dipendenze: il titolo è pertinente (perché il film parla di narcotraffico ed è ambientato al confine tra Stati Uniti e Canada), ma è comunque osceno.

    Piace a 2 people

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Già nei primi Novanta il successo televisivo di alcune serie – e il relativo insuccesso di molte produzioni filmiche di alto livello – avvicinò parecchio i due universi, tanto che l’inizio del nuovo millennio sono tecnicamente fusi, anche se il cinema non potrà mai arrivare alla qualità televisiva. Oggi infatti è il contrario, il medium più ambito è quello delle serie, che al cinema girano due spicci e solo schiaffi.

      "Mi piace"

      • wwayne ha detto:

        C’è da considerare anche il fattore economico: se vieni ingaggiato per un film una volta finiti i 2 mesi delle riprese rischi di ritrovarti a spasso, se invece ti prendono in una serie tv puoi sistemarti anche per anni. Grazie per la risposta! 🙂

        Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Fino ai Novanta per un filmetto dozzinale si guadagnavano fior di milioni, che te li scordavi in TV, quindi la sproporzione era enorme. Poi la TV è cresciuta e il cinema è morto, quindi ora i soldi girano molto di più nelle serie, semplicemente perché è lì che si sono spostati tutti gli spettatori che garantiscono introiti.

        Piace a 1 persona

  3. Cassidy ha detto:

    Di tutti i primi film di Sharon Stone, quella della sua interessante e variegata gavetta, questo mi manca la stessa Stone vorrebbe nasconderlo sotto una pietra (ah-ah) ma non sembra una tale infamia da nascondere, di sicuro non per lei. Si parla sempre di “Basic Instinct” perché non delle sue prove generali? Il thriller è davvero il genere più amato e ignorato di tutti. Cheers

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Paradossalmente sono stati distribuiti molto di più in Italia i due film di Alan Quatermain, che Sharon sì dovrebbe nascondere – come vedremo – piuttosto che questo onestissimo e piacevole giallo televisivo. Ad avercene di certi “scheletri” di qualità nell’armadio 😉

      Piace a 1 persona

  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Molto interessante! Sia perché film “anticipatorio”, sia per la duplice anima che vi si agita e che hai sapientemente tratteggiato, sia perché Sharon è sempre Sharon, sia perché, tirando le somme dei tuoi commenti, mi pare una visione in definitiva capace di regalare qualche spunto di interesse e non noiosa!
    Cadrà ben presto sotto le mie grinfie! 🙂

    Piace a 1 persona

  5. Giuseppe ha detto:

    Sì, davvero una sorta di “Basic instinct” ante litteram: è difficile capire perché Sharon non ne parli proprio visto che, nei limiti di un prodotto televisivo anni ’80, si tratta un giallo più che riuscito…
    P.S. E così ti sei sparato pure “Babylon 5”, eh? 😉

    Piace a 1 persona

  6. Sam Simon ha detto:

    Dallas e Chakotay nello stesso film, con pure Sharon Stone? Wow! Peccato che da come ne scrivi non sembra valga la pena recuperarlo, anche solo per il cast qualche punto di interesse ce l’ha! :–)

    Piace a 1 persona

  7. Pingback: Sharon Stone racconta 4. Tom Selleck e William Shatner | Il Zinefilo

  8. Kukuviza ha detto:

    Interessante questo paragone anni ’80-’90. Mi ha incuriosito questo film. Sì, già mi immagino lo stile anonimo con cui è stato girato, ed è un peccato, però me lo vorrei guardare.
    Ma nella nuova locandina, mi pare che anche la foto di Skerrit sia di molto posteriore. O forse non è Skerrit? non sembra nemmeno lui a dire il vero.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.