Bloodfist 2 (1990) Pugni d’acciaio 2

L’esplosione è avvenuta e le arti marziali hanno conquistato le videoteche: nel 1990 ogni più minuscolo e infinitesimale prodotto da due soldi incassa cifre da capogiro, chiunque abbia in tasca una tessera della videoteca finisce per noleggiare un filmaccio marziale: figuriamoci quei pazzi, come me, che di tessere ne avevano sei!
Uno con l’occhio lungo come Roger Corman capisce d’aver imboccato la via giusta e così con la sua Concorde Pictures inizia a sfruttare senza sosta quel filone, puntando su Don “The Dragon” Wilson.

Purtroppo l’assenza di numeri precisi non ci permette di capire quanto i suoi film funzionassero rispetto a quelli degli altri eroi marziali dell’epoca, ma di sicuro non era un cavallo di razza. Era però una buona via di mezzo: Van Damme e Seagal all’epoca potevano contare sugli investimenti di grandi major e quindi una grande distribuzione, mentre la maggior parte degli eroi marziali lavorava per case estere e quindi la loro unica pubblicità era la cassetta in videoteca. Solo dopo l’esplosione marziale arriveranno case americane ad investire sul genere, per quel poco che durerà.
Don Wilson dunque è fra i pochi privilegiati ad avere alle spalle una casa americana, sebbene piccola e ben poco dispendiosa come la Concorde, quindi in ogni caso i suoi risultati al botteghino – drasticamente più bassi di quelli che hanno Warner e Fox alle spalle – sono comunque migliori degli attori che lavorano per piccole case asiatiche.

L’irrefrenabile baldanza marziale di Don Wilson

Se il primo film era la fusione perfetta di Bloodsport e Kickboxer, il secondo continua questa tradizione: da chi copiamo ora? Corman non ha dubbi: fondiamo Enter the Dragon (1973) con Lionheart (1990) di Van Damme. Giusto per ricordare chi davvero stava aprendo la via di quella rivoluzione marziale da videoteca.
Il 12 ottobre 1990, un mese dopo l’uscita di Lionheart, ecco Bloodfist II, che guadagna venti volte meno semplicemente perché temo la Concorde non l’abbia distribuito bene.

Anche questo film, come il precedente, è del tutto inedito in Italia ad esclusione di un passaggio televisivo su Italia1, nella prima serata di venerdì 19 giugno 1992, due settimane dopo Pugno d’acciaio, con l’ovvio titolo Pugno d’acciaio 2.

dal “Radiocorriere TV” del 19 giugno 1992

Il motivo di quel numerale nel titolo è del tutto misterioso, visto che questo film non ha il benché minimo legame con il precedente, se non riciclare attori e ambientazioni. Torna Jake Raye (Don Wilson) ma non è quel Jake Raye del film precedente, è un Jake Raye qualsiasi.
Lo vediamo combattere in modo attento e responsabile, ma poi quando l’avversario si rifiuta di perdere ecco che scatta la viuleeeeenz’ e Jake tira un super-calcione-volante che non si sa che faccia, visto che un pessimo montaggio si mangia la scena. Qualsiasi cosa abbia tirato, l’avversario cade e muore.
Sconvolto, Jake promette a se stesso che non combatterà più, e visto quanto male lo faccia ne siamo tutti contenti.

Poi però arriva una telefonata da Manila, un suo amico si è messo nei guai e ha bisogno d’aiuto: non è che Jake volerebbe fino a Manila per fare cose che non si sa cosa? Ma certo, che la trama deve andare avanti.

Van Damme, maestro d’eleganza e di stile!

Corman probabilmente aveva chiesto ai suoi dirigenti di studiare il fenomeno marziale e tirar fuori un algoritmo che ne garantisse la massima funzionalità: il risultato era “l’eroe deve menare sempre, in ogni scena”. Siamo ai primordi del genere e quindi è comprensibile un pessimo dosaggio di “trama e botte”, grazie al quale vediamo Jake arrivare a Manila e cominciare a menare la gente per mezz’ora di fila.
Ci sono infatti dei teppisti che lo prendono di mira – tre o quattro figuranti che si ripetono, sempre identici, fino a fine film – e fra una botta e l’altra, in un fiume di orripilanti scene di combattimento che fanno davvero dubitare che Don Wilson abbia mai davvero combattuto su un ring, alla fine viene aiutato dalla bella Mariella (Rina Reyes), che quando pensi a un nome filippino è proprio “Mariella” che ti viene in mente.

La nota Mariella di Manila, bella ma infingarda

Jake in realtà cade in una trappola, trascinato dal suo falso amico: insieme ad altri lottatori è finito nella rete del bieco Han di turno.

Nel precedente film era il maestro, ora è il bieco Han

Se l’attore filippino Joe Mari Avellana nel precedente film interpretava il maestro Chan di Kickboxer, qui interpreta l’Han di Enter the Dragon, cioè il terribile signore del crimine che nel proprio regno organizza un torneo marziale in cui spesso i lottatori fanno una brutta fine.
Su (questo il suo nome) ha fatto una buona pesca, e oltre al nostro Jake Raye ecco i lottatori che ha rapito in giro per Manila:

  • il nero John Jones (James Warring), campione nordamericano di boxe dei pesi massimi
  • l’asiatico Manny Rivera (Manny Samson), campione di judo, medaglia d’oro nel 1988
  • il caucasico Bobby Rose (Richard Hill), ranger degli Stati Uniti, esperto nel combattimento a mani nude
  • il forse latino Ernest Santana (Steve Rogers), campione di wrestling
  • il filippino Tobo Casteñerra (Monsour Del Rosario), campione del mondo di taekwondo
  • il castano americano Sal Taylor (Timothy “Tim” Baker, che era già stato il padre karateka del protagonista di Kickboxers), campione di karate shotokan

Fra tutti questi lottatori, ce ne sarà qualcuno un minimo più bravo di Don Wilson? Basta essere vivi per combattere meglio in video rispetto a “The Dragon”, che in questo film riesce a tirare esclusivamente tecniche sbagliate.

È stata durissima trovare fotogrammi decenti da catturare

Meritano una menzione i due sceneggiatori del film. Catherine Cyran proprio in quel 1990 inizia la sua carriera di sceneggiatrice, che proseguirà con titoli come Terrore nello spazio (1991) e Future Kick (1991) ma la porterà a diventare la prolifica regista televisiva che è oggi, anche se quasi prevalentemente di film romantichelli natalizi.
Più in alto invece punta l’altrettanto esordiente Michael Ferris, che insieme al fido collega John Brancato scriverà The Game (1997), Terminator 3 (2003), Catwoman (2004), Terminator Salvation (2009), Il mondo dei replicanti (2009) e Dead Rising: Endgame (2016). Al di là della qualità delle sceneggiature, sono comunque tutte (o quasi) grandi produzioni.
Credo sia impossibile contare quanti professionisti sono stati lanciati da Roger Corman.

Cyran e Ferris qui sono alle prime armi che hanno l’ingrato compito di fondere un film classico come Enter the Dragon, amato da ogni lottatore del mondo (tranne in Italia, dove è pressoché ignoto per colpa di una orripilante distribuzione), e un classico moderno come Lionheart: il tutto con quel ciocco di legno essiccato che è Don Wilson. Non li invidio per niente.

L’unico altro fotogramma in cui The Dragon non sia inguardabile

Riproponendo in versione Z alcune trovate di entrambe i film, si procede stancamente in una trama troppo delirante per essere soddisfacente anche in quell’epoca, in cui bastava un calcio per giustificare la visione di un film. Per fortuna si pone molto l’accento sui combattimenti “nella gabbia”, decisamente la parte migliore del prodotto.

Don dà il meglio di sé come spettatore della gabbia!

Anticipando Shootfighter 2 (1996), che invece una scuola di pensiero voleva essere il primo a mostrare un cage fight marziale, cioè combattimenti marziali illegali in una gabbia – non come le “botte muscolose” di Lou Ferrigno in Sbarre d’acciaio (1989) – tutti i lottatori rapiti si rivelano ottimi atleti: l’essere pessimi attori non conta molto, visto che sono lì solo per menare.
I vari stili adottati continuano la moda lanciata da Bloodsport e in generale la parte del torneo marziale della gabbia è l’unica degna di essere vista di questo filmaccio, drammaticamente inferiore rispetto al precedente sotto ogni singolo aspetto.

Van Damme, maestro d’eleganza e di stile 2

La visione è più sgradevole rispetto al precedente film, perché le idee sono drammaticamente poche e c’è molto più spazio per pessima recitazione, pessimi combattimenti e pessima messa in scena: sembra la versione Z di un film con Don Wilson!

Spero la saga riesca a salire un minimo di livello, andando avanti.

L.

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12 risposte a Bloodfist 2 (1990) Pugni d’acciaio 2

  1. Cassidy ha detto:

    Quasi me lo vedo Corman sbraitare con la costumista: “No! Deve essere vestito come il belga, uguale!”. Puro Corman nel bene ma soprattutto nel male questa volta, ok copiare dai migliori però la gambetta di Don non ha aiutato. Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’ossessione di Corman per Van Damme è incredibile, in quegli anni sembra seguirlo passo passo e ricopiare tutto 😀
      Peccato però che in scuderia avesse solo “The Dragon”, e che soprattutto distribuisse malissimo i suoi film marziali.

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      • Giuseppe ha detto:

        Riassumendo, in estrema sintesi: Roger Corman copiava bene ma distribuiva male, Don “The Dragon” Wilson invece eseguiva male e basta 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Paradossalmente vendevano molto di più giovani autori sconosciuti, che si affacciavano “vergini” al panorama delle videoteche, piuttosto che Corman, signore assoluto del cinema di genere da decenni. Forse l’alternarsi di tutte le sue case rendeva impossibile una distribuzione degna di nota, ma sta di fatto che i film di Corman sono stati tutti riscoperti in seguito, perché alla loro uscita sono stati distribuiti poco e male, malgrado l’importanza del suo nome.
        Non parliamo dell’Italia, dove in pratica è un nome solo citato, perché trovare i suoi film è impresa impossibile, al di fuori della pirateria.

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      • Giuseppe ha detto:

        In effetti 😦 C’è stata qualche rara eccezione -di qualità altalenante- con i vecchi DVD della Pulp Video e altre piccole case anni fa, ma ormai è tutto fuori catalogo (e quindi rimangono solo i pirati dei caraibi su cui fare affidamento)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Considera che con Corman parliamo di centinaia di titoli, fra quelli diretti da lui, prodotti da lui e quelli prodotti dalla giungla di case riconducibili a lui. La stragrande maggioranza è rimasta inedita in Italia per decenni – oppure è apparsa al cinema per poi scomparire per sempre – finché alcune case coraggiose non hanno iniziato a recuperarli in DVD, anche se parliamo di gocce nel mare. Quindi è una fortuna che Van Damme non abbia lavorato per Roger 😛

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  2. Iuri Vit ha detto:

    E io che ricordo la voce della pubblicità di Italia Uno vendermi i film di Don THE DRAGON Wilson come se fossero capolavori assoluti. Quel tizio avrebbe saputo rifilarmi qualsiasi cosa.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Questi post sprizzano talmente tanta Z che non riesco a non adorarli e a non attendere, spasmodicamente, il prossimo! Poi il film può essere quel che può essere ma bastano le parole Wilson e torneo di arti marziali per rendermelo vedibile e con qualche momento divertente. Per lo zinefilo DOC termini come drammaticamente, sgradevole, pessima recitazione sono medaglie al merito Z! 🙂

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  4. Pingback: Bloodfist 3 (1992) La legge del Drago | Il Zinefilo

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