[Telemeno] 2011 – Mortal Kombat Legacy

È esistito un tempo in cui la passione marziale ha spinto alcuni visionari a tentare una strada senza uscita: portare il “cinema di menare” in TV. Per lo più sono esperimenti falliti, ma hanno comunque lasciato tracce importanti nell’immaginario collettivo. Ecco le loro storie.

Questo post rientra anche nel ciclo dedicato a Mortal Kombat.


Una decina d’anni fa cercai di condividere con i miei “amici” di facebook l’entusiasmo per aver scoperto quella che prometteva di essere la prima serie in grado di parlare in modo convincente e cazzuto di “Mortal Kombat”, ma non ricordo che qualcuno si sia lasciato convincere, anche perché dopo dieci anni credo questa serie sia ancora inedita in lingua italiana, sebbene giri da sempre con sottotitoli.

All’epoca credo di aver commentato i primi episodi sul mio vecchio blog hotmag, “Senza esclusione di colpi”, ma non vale la pena andare a recuperare quelle quattro parole in croce che scrissi seguendo l’entusiasmo del momento, preferisco usare un’intervista all’autore per saperne di più.

Classe 1984 – che sia uno degli androidi di Mark Lester? – Kevin Tancharoen è il vostro amico nerdone preferito, quello con cui vi divertite a sognare opere impossibili: “Ti immagini un film dove i personaggi di Mortal Kombat sono veri, persone reali che fanno cose buone o cattive reinterpretando i comportamenti dei personaggi del videogioco? Sai che figata?” Tutti noi, in un qualche momento della nostra vita, abbiamo fatto un discorso simile con qualche amico fidato, con qualcuno cioè che poi non ci prenda in giro per le stupidate che ci piace sognare, ma Kevin è andato oltre: dopo aver fantasticato con l’amico Oren Uziel, i due si sono messi all’opera e hanno davvero concretizzato quello che per altri poteva essere solo un sogno folle.

Il fatto che oggi Uziel, dieci anni dopo quel “sogno” con l’amico Tancharoen, abbia firmato la sceneggiatura di quella porcata di Mortal Kombat (2021) significa solo che i sogni fra amici generano mostri.


Rebirth

L’8 giugno 2010 Internet esplode, perché inizia a girare un cortometraggio di otto minuti che vale più di ogni altra opera su Mortal Kombat sia stata concepita al di fuori dal mondo dei videogiochi.

Mesi prima Tancharoen ha convinto alcuni amici a regalargli due vidoecamere per un progetto folle, che però con l’aiuto di amici che conoscevano amici che conoscevano amici, alla fine con settemila dollari totali di spesa vale più di opere multi-milionarie.
Due giorni di riprese ai Lacey Street Studios – il pomeriggio di un sabato e il pomeriggio della domenica successiva – e due mesi di post-produzione con l’aiuto di amici che hanno lavorato a gratis, ma principalmente con Tancharoen che ricopre tutte le mansioni, dal montatore al curatore degli effetti speciali, potrebbero generare solo uno dei tanti corti che sommergono i festival, una delle migliaia e migliaia di opere inutili che ogni anno invadono le rassegne di cinema. Con la differenza che questo è pura dinamite.

Il cortometraggio che arriva là dove nessun videogiocatore è mai stato prima

La prima idea azzeccata? Titillare i fan ambientando la vicenda in una stazione di polizia di Deacon City che sembra quella della Racoon City di Resident Evil: Apocalypse (2004), con tanto di tema sonoro riprodotto non so con quale autorizzazione (temo nessuna): sono passati cinque secondi di corto e già l’idea di Mortal Kombat nell’universo di Resident Evil ha provocato un nerdgasm di potenza fatale. Una vera e propria fatality.
Poi dal suo ufficio esce il capitano di polizia Jackson Briggs con la faccia di Michael Jai White e davvero la goduria diventa attacco epilettico.

Nessun colpo fatale può battere la potenza cazzuta di Michael Jai White

All’epoca tutti stanno ancora ammirando le prodezze marziali di Michael in Blood and Bone (2009) e la sua genialità comica in Black Dynamite (2009) che eccolo a capo di un’indagine di polizia su alcuni assassini seriali… dai nomi davvero pittoreschi.
Nella sala degli interrogatori Briggs comincia a mostrare foto di vittime e carnefici. Assassini come Reptile (Richard Dorton) e il professor Alan Zane, detto Baraka (il grande capoeirista Lateef Crowder) stanno mietendo vittime su vittime, come per esempio l’appannata star marziale Johnny Cage (Matt Mullins), e Briggs cerca di convincere il suo prigioniero a dargli una mano, anche se sarà risolutivo l’intervento di Sonya Blade (Jeri Ryan).

Jery Ryan nel ruolo di Sonya Blade: 92 minuti di applausi!

Un certo Shang Tsung sta ingaggiando combattenti per un misterioso torneo, quindi Briggs vuole stringere un accordo con il prigioniero, chiamato Hanzo Hasashi (Ian Anthony Dale): se parteciperà a questo torneo, dando così la possibilità di acciuffare quella banda di assassini, gli consegnerà un dossier scottante… su un certo Sub-Zero. Il prigioniero accetta ma non vuole più essere chiamato Hanzo Hasashi: «My name is Scorpion».

Chi ha davvero la faccia da Scorpion

Alla fine degli otto minuti più belli dell’intero nuovo millennio, Tancharoen è riuscito a far dimenticare al mondo che l’anno precedente aveva diretto il rifacimento Fame. Saranno famosi (2009), che in realtà è stato dimenticato già nel primo minuto di proiezione.
Ogni fan marziale del mondo (Italia esclusa, ovviamente) era lì con la bava alla bocca ad immaginare White e Crowder quali meravigliosi combattimenti avrebbero potuto tirar fuori, mentre Jeri “Sette di nove” Ryan avrebbe coinvolto l’intera comunità Trek in un nerdgasm collettivo.

Tancharoen aveva colto l’idea perfetta: basta con le minchiate finto-giappo-sino-cazzate, basta con la mythology, è ora di giocare con il falso mito di Mortal Kombat, di reinterpretarlo, rinnovarlo, cancellare le stupidate e dargli finalmente un po’ di cazzo di spessore.
L’idea è così scopedelica (per dirla alla Austin Powers) che ovviamente non può concretizzarsi: la distruzione totale è lì a un passo.


Legacy

Una cosa è giocare con degli amici a creare uno dei migliori prodotti di Mortal Kombat di sempre, un’altra è vedersela con le case di produzione e distribuzione, per non parlare di chi detiene i diritti di MK, cioè Warner. Ma Tancharoen tiene duro, sa che la serie televisiva nata da Rebirth dovrà rispettare quello stile – mini-episodi che reinterpretino il mito – per continuare a raccogliere consensi, e così inizia con il botto.

La serie che ripete invece di proseguire

Il 23 aprile 2011 esce il primo episodio, con Kano (il compianto Darren Shahlavi) a capo di un cartello criminale chiamato Dragone Nero dedito al contrabbando di alta tecnologia.

Darren Shahlavi è un Kano perfetto… Mondo Kano!

Su quel traffico sta indagando in solitaria Sonya Blade, una Jeri Ryan “potenziata” da applauso a scena aperta.

Borg una volta, Borg per sempre!

Catturata la donna, Kano prepara un trappolone in cui cadono Briggs (White) e i suoi uomini. Nello scontro finiscono tutti feriti, ma soprattutto Kano perde un occhio… prontamente sostituito con uno a raggi laser.

Il doppio episodio dura in totale meno di venti minuti, è una vicenda veloce e si va subito a menarsi, con Shahlavi e White che garantiscono una qualità marziale di altissimo livello. E con Briggs che rimane ferito nell’esplosione: sappiamo tutti che gli verranno impiantate le famose “braccia di ferro”… o forse no?

Quello stesso aprile Tancharoen mantiene alta la bandiera con un episodio geniale dedicato a Johnny Cage (Matt Mullins), eroe del cinema marziale nato dalla serie TV “Power Rangers”, ma ora in crisi perché la televisione non è più aperta alla marzialità.

Il vostro amichevole eroe marziale decaduto

Cage è una stella in caduta libera, in balia di produttori spietati che rifiutano i suoi episodi pilota di serie finto-reality in cui possa mostrare la sua bravura nel combattere: la serie “Lawman”, il reality dove Steven Seagal non fa niente vestito da poliziotto, è un successo troppo grande per uno come Cage che invece combatte sul serio, anche se usando tecniche cinematografiche. Nel momento più nero della sua vita, un misterioso figuro gli propone di partecipare ad un torneo…

Altro episodio geniale, una ispirata reinterpretazione che ne approfitta anche per diverse frecciatine alla TV dell’epoca, e per fortuna è anche l’ultimo episodio che ho visto all’epoca. Perché dopo succede qualcosa, probabilmente Tancharoen viene raggiunto da Shao Kahn ed è costretto a far crollare tutto.

Questo “Legacy” è fatto troppo bene: smettetela!

Il doppio episodio dedicato a Kitana (Samantha Win, che oggi interpreta Vasquez nell’Aliens di Zach Snyder) e Mileena (Jolene Tran) è pura noia alla Mortal Kombat, con minkio-mitologia spicciola fanta-sino-giappo-cazzona. Persino Tomas Milian che fa Ciu Ci Ciao in Delitto al ristorante cinese (1981) è più rispettoso della cultura asiatica.

Dopo questo inciampo Tancharoen cerca di tirarsi su presentando Raiden (Ryan Robbins) come “ospite” poco collaborativo di un manicomio, dov’è tenuto sotto sedativo perché è convinto di essere il Dio del Tuono e il Protettore della Terra: sì, e magari credi di essere Christopher Lambert in Mortal Kombat!
Potrebbe essere un buon “salvataggio”, ma poi tocca a un molesto doppio episodio dedicato a Scorpion (Ian Anthony Dale) e Sub-Zero (Kevan Ohtsji) che fa rimpiangere Tomas Milian quando faceva il samurai Sakura ne Il bianco, il giallo, il nero (1975). È chiaro che qui è finita l’avventura, non solo del samurai Sakura.

Botte robotiche

Il nostro Tancharoen cerca di salvare capra e cavoli con un episodio finale in cui Cyrax (Shane Warren Jones) e Sektor (Peter Shinkoda) sono due robot marziali, che combattono con effetti speciali di dubbio gusto, ma è chiaro come il progetto sia bello che crollato.
Che fine ha fatto Sonya Blade? E Kano con l’occhio-laser? E Briggs? Gliele hanno poi attaccate le braccia? Cage ha accettato poi di partecipare al torneo? Ma qualcuno sta invitando questi lottatori o tutte queste “storie delle origini” sono secchiate d’acqua buttate a casaccio nel deserto?

Dopo due lunghi anni parte una seconda stagione della serie, che non sembra avere alcun legame con la prima se non continuare a presentare storie brevi con attori famosi in piccoli ruoli. La comparsata di Cage stavolta ha la faccia di Casper Van Dien, addirittura Mark Dacascos viene calato nei panni di Kung Leo, l’immancabile Cary-Hiroyuki Tagawa è niente meno che Shang Tsung, riprendendo il suo ruolo nel primo film e anticipando quello che doppierà nel videogioco Mortal Kombat 11 (2019), ma ormai la scintilla è spenta. Neanche Lord Raiden potrebbe riaccenderla.
La geniale idea per un cortometraggio ha lanciato ottimi semi che però non hanno attecchito, non è nata alcuna narrazione ma una semplice ripetizione della formula che aveva funzionato, quando in realtà ad aver funzionato era stata l’aspettativa che la formula stuzzicava. Un ottimo antipasto diventa deludente, se lo si serve spacciandolo per pasto completo.

Per un attimo, quel 2010, tutti abbiamo creduto che potesse nascere una buona storia da Mortal Kombat, quando è chiaro che sia impossibile, almeno finché si seguono le minkio-sino-false-leggende che sono alla base della mitologia farlocca da cui è nato il videogioco. Per otto minuti Kevin Tancharoen ci ha fatto sognare un modo nuovo di approcciarsi a Mortal Kombat, reinterpretandolo con il gusto moderno, abbandonando le minchiate finto-asiatiche tanto di moda nei primi Novanta e usando stili diversi per raccontare le storie dei suoi personaggi.
Purtroppo tutto questo è durato solo otto minuti, perché poi la serie TV non è in grado di costruire qualcosa sull’idea vincente, limitandosi a riproporne lo schema senza alcuna narrazione.

Che sia la maledizione di Shang Tsung, quella di non riuscire ad avere una buona narrazione dall’universo di Mortal Kombat? Bisognerebbe gridarlo ad ogni autore che si accosti a questo franchise: «You will never win!»

L.

– Ultimi post su Mortal Kombat:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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11 risposte a [Telemeno] 2011 – Mortal Kombat Legacy

  1. Cassidy ha detto:

    Non sapevo nulla di questa utopia durata pochi minuti ma è meglio di tutte le storie (o presunte tali) mai messe su per un film su Mortal Kombat. Forse hanno interrotto tutto perché Michael Jai White avrebbe vinto il torneo in due minuti anche partecipando senza braccia 😉 Cheers

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  2. Il Moro ha detto:

    ricordo quella serie e se dovessi commentarla potrei ricopiare il tuo articolo parola per parola, visto che la penso esattamente allo stesso modo. Quello che non sapevo è che tra questa e il nuovo film ci fosse una testa pensante in comune. allora potevamo presagire il disastro anche da qui…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      All’inizio sembra che Uziel volesse “modernizzare” MK, reinterpretarlo in chiave “reale”, ma visti poi gli episodi fantasy e il filmaccio del 2021 forse invece nel suo cuore da sempre covava la farlocca mitologia finto-cinese di MK. Davvero una grande occasione mancata.

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      • Giuseppe ha detto:

        Può essere che Uziel volesse davvero continuare a proseguire sulla strada della reinterpretazione… poi, molto probabilmente, qualche (poco) accorto produttore deve avergli fatto notare che i gusti della cerchia di amici non necessariamente coincidevano con quelli del grande pubblico, lui sì purtroppo sempre assai affezionato alla mitologia farlocca, ed eccoti intrapresa la strada decennale partita dall’affossamento della serie per arrivare a quella “meraviglia” del 2021 😦

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Purtroppo il successo di pubblico dimostra che avevano ragione quei produttori, e che MK non sarà una cosa anche solo dignitosa.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Applausi a scena aperta per il post e per quegli irraggiungibili 8 minuti!
    Davvero un pezzo che mi “ha rapito” dall’inizio alla fine, mi ha fatto sognare e poi mi ha scaraventato in faccia il vento della delusione (pur sempre “attizzato” da nomi che per un amante della Z sono oro puro), ma in sostanza mi ha fatto fare un pregevole viaggio nel mondo di MK 🙂
    Comunque tra post su Star Wars e su Mortal Kombat mi pare un periodo di fruttuosissima vendemmia per i gusti “orbi”!!! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ per farmi perdonare i tanti post su Star Trek e western precedenti 😀
      Il cortometraggio del 2010 ha fatto davvero ben sperare che potesse esistere un modo gagliardo e potente di parlare di MK, senza finto-mitologia asiatica, ma temo che invece è proprio quello che gli americani adorano.

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  4. loscalzo1979 ha detto:

    Legacy non mi è dispiaciuta, anche se a un certo punto è evidente che hanno perso l’idea iniziale

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  5. Pingback: Bloodfist 9 (2005) Bloodfist 2050 | Il Zinefilo

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