Steel Frontier (1995) RIP Joe Lara

Ieri mattina ho saputo dal telegiornale della scomparsa il 29 maggio scorso in un incidente aereo (tanto per cambiare) di Joe Lara, uno degli Eroi della Z. Da tempo non mi capitava sotto mano un suo film, così mi viene incontro YouTube dove è disponibile (non so per quanto) un suo titolo imperdibile.

Un nome che basta da solo a fare Z

La mitica PM Entertainment Group fondata dai nostri amici Joseph Merhi e Richard Pepin ci porta nel solito futuro post-apocalittico tanto caro ai primi anni Novanta, fondendolo però con il western classico per questo Steel Frontier, nelle videoteche americane dal marzo 1995.
La RCS lo porta nelle nostre, di videoteche, nell’agosto del 1995 con il titolo Frontiera d’acciaio: non ho trovato tracce di passaggi televisivi.

Dove il futuro post-atomico incontra il western

Siamo nel solito futuro post-atomico, dopo che la solita terza guerra mondiale ha distrutto la civiltà umana e tutti sono tornati alla barbarie: IMDb dice che siamo nel 2019, mentre la guida VideoHound’s Video Premieres (1997) di Mike Mayo parla del 2007. Non mi sembra che la data sia specificata nel film, quindi non possiamo sapere chi abbia ragione.
Comunque è il solito futuro in cui la civiltà è caduta e quindi… c’è abbondanza per tutti. Elettricità, sistema idrico, rifornimenti alimentari, alcol, fumo, proiettili, tutto è disponibile in gran quantità senza alcun costo. Non si capisce perché ci ostiniamo a tenere in vita la nostra società, visto che nel post-olocausto si sta così bene.

Nel futuro post-atomico ci saranno cocktail gratis per tutti!

Com’è obbligatorio in ogni paesino di frontiera, anche nel futuro arriva la solita banda criminale a spadroneggiare: in questo caso si tratta dei Death Raiders guidati dal bieco generale J.W. Quantrell (un Brion James decisamente fuori forma), che si fa placidamente la barba mentre i suoi uomini conquistano il paesino seminando morte e distruzione.

Se Brion James è contento, vuol dire che c’è appena stata tanta violenza

Non è chiaro perché ci sia bisogno di violenza, visto che nessuno reagisce, ma in fondo i Death Riders sono cattivi e quindi devono per forza fare cose cattive. Il momento più alto è quando un omone prende in spalla una ragazzina per spezzarle la spina dorsale: ma perché? Che senso ha?
Visto che tra gli sgherri di Quantrell c’è pure Kane Hodder, lo storico attore di Jason Voorhees, è chiaro che a New Hope è arrivata la teppaglia più cattiva della nuova frontiera.

Benvenuti a New Hope, dove non c’è alcuna speranza, né vecchia né nuova

Chi salverà i povero paesani dalla violenza dei cattivi? Ovvio: uno straniero senza nome che arrivi dal deserto a cavallo di una moto, cioè l’equivalente futuro del cavallo.

Lo straniero senza nome… e senza rasoio

Lo straniero senza nome che chiamano Yuma (Joe Lara) gira per il desertico mondo futuro assumendo posizioni plastiche e guardando l’orizzonte con sguardo vacuo e capelli al vento: non fa altro per tutta la vicenda, eppure è l’unica possibilità di salvezza per i paesani guidati da Bo Svenson, anche lui grande volto della Z, soprattutto italiana. Aver partecipato a Thunder 2 (1987), Double Target (1987) e Delta Force Commando (1988), giusto per citare qualche titolo, gli vale sicuramente l’etichetta di Eroe della Z anche prima di vederlo sbucare in questo film.

Quando sbuca Bo Svenson, sai che la Z è potente

La tecnica di Yuma è infallibile: guarda i cattivi con sguardo vacuo e in posa plastica, capelli e barba al vento, finché i cattivi si suicidano perché è uno spettacolo insopportabile. Funziona sempre, garantito, funziona anche con lo spettatore, che più d’una volta è tentato di interrompere la visione per eccesso di sguardi vacui di Joe Lara, ma poi per fortuna la cosa migliora.

Ti prego, uccidimi… ma smettila di fissarmi con sguardo vacuo!

La visione migliora quando si cominciano a scopiazzare i classici: lo straniero senza nome che arriva in paese per affrontare il cattivo che i locali non hanno il coraggio di affrontare, l’eroe solitario che convince i più deboli ad unirsi per diventare forti e a preparare una trappola per i cattivi, insomma le basi del western classico. Solo recitate peggio.

Ragazza, fai preparare quattro bare…

… anzi, facciamo cinque! (semi-cit.)

La dabbenaggine di Jacobsen Hart è palese, in entrambe le sue vesti. Come regista è al suo secondo e (per fortuna) ultimo film, anche se comunque è una regia onesta per essere un filmaccio di genere: una volta corretta una certa rozzezza nella costruzione delle scene, con spesso elementi in campo a rovinare l’inquadratura, poteva anche diventare un regista passabile. Il problema è la sceneggiatura. Va be’, parlare di “sceneggiatura” in questi film fa sempre ridere…
Tra il 1990 e il 1997 Hart firma qualcosa come quindici sceneggiature per la PM Entertainment, l’unica casa che a quanto pare lo faceva lavorare, e tutte dimenticabili quando invece con i numeri in possesso all’epoca – attori noti, anche se di genere, con un gran seguito di fan e mezzi pochi ma buoni – avrebbe potuto sfornare maggior intrattenimento.

Qui Hart si vede che copia dai western giusti divertendosi a trasportare quelle tematiche classiche nel fanta-futuro tanto amato all’epoca, anche se siamo un po’ in là con gli anni di un genere nato negli anni Ottanta. Con gli elementi a disposizione e un gruppo di volti noti si sarebbero potute creare scene molto più divertenti, invece abbiamo solo Joe Lara che guarda nel vuoto con occhi vacui e capelli al vento.

L’apoteosi è il combattimento finale, inesistente. Dopo che i cattivi sono caduti in trappola, con i paesani finalmente uniti per sconfiggerli, parte un inseguimento d’auto: ma che c’entra? Forse non sapevano come far combattere Lara contro un Brion James sovrappeso e ben poco agile, così ecco l’idea: i due si inseguono per mezz’ora nel deserto, finché un incidente mette fine alla vicenda e al film. Una trovata così anticlimatica e deprimente da distruggere quel poco (anzi pochissimo) che il film era riuscito a creare.

Questa era la vita e l’opera di Joe Lara, la cui capacità recitativa si limitava a fissare il vuoto con occhi vacui e capelli al vento. Ed è quella che ci mancherà di più. Joe ci lascia all’età di 58 anni, quando da molto tempo ormai non si dedicava più alla Z. Il mondo dei filmacci ha perso un grande interprete, anche se poco prolifico rispetto ai suoi colleghi.
Addio, Joe, e grazie per tutta la Z.

Ora Joe insegna agli angeli a recitare male

L.

– Joe Lara nel Zinefilo:

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26 risposte a Steel Frontier (1995) RIP Joe Lara

  1. Evit ha detto:

    Dov’era poi l’acciaio in questa frontiera?

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  2. Cassidy ha detto:

    Ho letto la notizia anche io ieri mattina, un vero peccato anche considerato l’età, questo film non deve essere mai passato perché non ne sospettavo nemmeno l’esistenza, tutti gli elementi e le facce giuste utilizzate poco e male, in ogni caso davvero, grazie per tutta la Z! Cheers

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  3. Evit ha detto:

    Sto guardando su YouTube e non ci avevi detto che anche la colonna sonora stessa si lagna del film. Il lamento di uno col mal di denti è la musica di apertura

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Addio Lara! Ora insegna agli angeli a usare lo sguardo nel vuoto per fingere intensità!

    Scherzi a parte, ovviamente dispiace per Joe, ma ammetto che i suoi filmacci non mi mancheranno… Sperò che da lassù mi perdonerà.

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  5. Nick Parisi ha detto:

    Io Lara me lo ricordo per i suoi Tarzan, co che le sue capacità recitative non erano certamente il massimo, però ogni volta che scompare uno di questi attori della serie Z se ne va anche un pezzo della storia dell’ intrattenimento. Ma di quello onesto e senza fronzoli.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Credo che quello sia l’unico ruolo per cui Lara è famoso al di là della “comunità della Z”, l’unico prodotto di un certo livello: di sicuro i filmacci da videoteca non erano da sbandierarsi in giro 😀
      Già per tutte le risate che ci ha fatto fare, Lara ha fatto del bene al mondo.

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Oggi lo zinefilo porta in dote una brutta notizia di cui non ero a conoscenza e di cui mi dispiaccio.
    Credo al contempo che il modo migliore per omaggiarlo sia, nell’ottica Z, un film come quello recensito sopra (p.s. grazie per la citazione!) dove gli sguardi vacui, le violenze gratuite, la parata di volti Z…sono tutti aspetti che ricordano quello che più ci mancherà di Joe.
    Tra l’altro mi pare un film troppo western-style per attirare una mia visione…
    Riposa in pace Joe e grazie per la Z, qui hai molti adepti che l’hanno apprezzata!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sai che mentre scrivevo la recensione mi dicevo “mmm sto citando troppe volte la parola western, mi sa che Willy non gradirà” 😀
      In effetti qui il post-atomico non c’entra un tubo, è palesemente un western in salsa moderna come piaceva all’epoca, anche se troppo squilibrato verso il classico che verso il futuristico.
      Joe Lara ce l’avrei visto come eroe di un vero western: lo straniero senza sguardo 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        In effetti Joe Lara aveva proprio il volto (e lo sguardo! E la barba incolta!) da western ma, come dedurrai viste anche le tue premure in fase di scrittura ( 🙂 ), lo preferisco nella veste di eroe Z! 🙂

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  7. Giuseppe ha detto:

    “Ora Joe insegna agli angeli a recitare male”: non credo ci possa essere un epitaffio più azzeccato per il povero Lara che, tra parentesi, alla fine pure io ricordo principalmente per il suo “Tarzan”. Questo “Steel Frontier”, invece, son sicuro di non averlo mai visto…

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  8. wwayne ha detto:

    Con questo film ho seguito la stessa trafila di Backflash: l’ho scoperto grazie al tuo post, ho evitato di leggerlo per non rovinarmi la sorpresa, ho comprato la vhs su ebay a scatola chiusa e stamani l’ho infilata nel videoregistratore.
    Sono totalmente d’accordo con te quando scrivi che la sceneggiatura è copiata pari pari da “Lo straniero senza nome”, e infatti mi ero accorto di questo plagio già prima di leggere il tuo post. A livello estetico invece il modello più evidente è Mad Max: le auto modificate che sfrecciano nel deserto sembrano uscite direttamente da quel film.
    SPOILER WARNING
    In mezzo a tutte queste scopiazzature però c’è un colpo di genio finale: la rivelazione per cui il protagonista non è un eroe senza macchia e senza paura venuto a liberare New Hope dalla tirannia di un dittatore, ma un semplice cacciatore di taglie venuto a ucciderlo soltanto per vile denaro. La decostruzione dell’eroe è un elemento comunissimo nel cinema attuale (infatti nei film moderni trovare un personaggio che sia buono e puro al 100% è praticamente impossibile), ma nel 1995 non lo era affatto, quindi tanto di cappello allo sceneggiatore di Frontiera d’acciaio per aver precorso i tempi.

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