Bloodfist 3 (1992) La legge del Drago

Per capire meglio il motivo dell’accanimento terapeutico di Roger Corman nel cinema marziale, quando è chiaro come sia totalmente fuori dalle sue corde (e probabilmente dai suoi interessi), ci viene incontro una fonte inaspettata: il “Radiocorriere TV” n. 22 del maggio 1993, sempre sia lodato il suo splendido archivio digitale.

Dal “Radiocorriere TV” n. 22
(30 maggio 1993)

A pagina 51 un trafiletto ci informa che la grande major Universal, facente parte del grande gruppo distributivo CIC Video (che negli anni d’oro delle videoteche ha presentato tutti i grandi film hollywoodiani) ha siglato nel 1991 un accordo con la Concorde Pictures di Roger Corman per la realizzazione di dieci film pensati espressamente per il mercato dell’home video. È davvero difficile pensare ad una grande e storica casa hollywoodiana che, nel momento di massimo splendore del mercato delle videocassette, in quel 1991 in cui la nascita delle edizioni economiche fa girare miliardi tra le mani dei distributori, scenda nei bassifondi a parlare con Corman, che sin dagli anni Sessanta sta lì a sfornare filmucoli invisibili ad occhio nudo.

Comunque non abbiamo motivo di dubitarne, visto che poi quanto preventivato dal “Radiocorriere TV” si avvera con precisione.

Stando alla rivista, infatti, proprio in quel 1993 stanno arrivando nelle videoteche italiane i primi tre film nati da questo accordo: Ultimi giorni al Cremlino (Crisis in the Kremlin) di Jonathan Winfrey, Prigioniera del deserto (Ultraviolet) di Mark Griffiths e La legge del Drago di Oley Sassone, tutti usciti in patria americana nel 1992. Uno spionaggio, un thriller e un marziale, così da coprire una bella fetta di pubblico.
Imminente inoltre l’uscita, ci informa sempre l’articolo, di film come Munchie, Futurekick, Destroy the Kentucky, Carnosaurus e Dracula Rising. Tutti titoli pensati unicamente per il mercato home video, quindi niente distribuzione televisiva e subito dimenticati.

Ristampa economica (1995)

All’epoca, in quel 1993 in cui il mercato delle VHS ha raggiunto vette inimmaginabili, già è in corso un’opera di riscoperta di Corman, infatti oltre a questa serie “Roger Corman Presents” della CIC Video (come si vede nel logo in alto delle locandine qui mostrate) ci viene raccontato che la Fonit Cetra ha lanciato una collana di videocassette dal titolo “Il mondo fantastico di Roger Corman”, che raccoglie l’edizione italiana di film risalenti alla fine degli anni Cinquanta, come La strage di Frankenstein (1957). Gli amanti di Corman formano dunque un mercato che le case sono intenzionate a sfruttare, purtroppo poco e male. Nessun amante di Corman, però, sa che il Re dei Generi ha curato anche quello marziale, poco e male.

Dunque l’accordo con la CIC Video spinge i dirigenti della Concorde Picture a spremersi le meningi. Su tutti i generi siamo coperti, ma quello marziale fa davvero schifo. Ormai abbiamo quel ciocco fuso nella carbonite di Don “The Dragon” Wilson e tocca sfruttarlo, non vale la pena scrivere una sceneggiatura, tanto Wilson è un cartonato: dove lo metti sta.

Il marziale è l’unico genere in cui Corman non aveva voglia di andare

I dirigenti prendono il Dossier Van Damme e cominciano a spuntare:

  • Bloodsport, storia di un occidentale che va nel sud-est asiatico per un torneo illegale; Kickboxer, un campione che per vendicare il fratello partecipa a un combattimento illegale: ricopiato tutto per Bloodfist 1;
  • Lionheart, storia di un lottatore che per aiutare un congiunto si ritrova in un giro di combattimenti illegali: copiato con Bloodfist 2;

Cosa manca? Ah sì, Colpi proibiti (Death Warrant, 1990): vai con il prison movie di menare, vai con i “Pugni in gabbia”!

Uscito nelle videoteche americane nel gennaio 1992, Bloodfist III: Forced to Fight arriva in Italia nel 1993 grazie alla citata CIC Video con il titolo La legge del Drago, con il protagonista chiamato Don “Il Drago” Wilson.
Dopo una ristampa in edizione economica del 1995 (che è quella che ho in collezione) il film scompare per sempre dal nostro Paese: non ho trovato traccia di passaggi televisivi.

Più che a lottare, Wilson è costretto a recitare

Raccattata la solita banda di tizi di passaggio, la Concorde di Corman stavolta non sembra aver lanciato nessuno dei suoi talenti, limitandosi a far lavorare gente bisognosa e totalmente priva di talento.
Anche sul risparmio stavolta si è esagerato, perché a parte noleggiare un set a forma di prigione per qualche scena il resto del film è interamente girato su una terrazza che facciamo finta sia un cortile carcerario: è chiaro come la trovata smetta di far ridere ben presto, così che ci limitiamo a fissare allibiti la totale mancanza di tutto in questo film. Tranne di cialtroneria, quella ce n’è a piene mani.

Per me il film può finire qua, grazie all’energia comunicativa del Drago

Senza alcuna parola di spiegazione vediamo Jimmy Boland (Don Wilson) in carcere che per difendere un amico in realtà lo fa uccidere, uccidendo poi il suo assassino. Curioso che dopo questa strage Boland si stupisca che gli venga inasprita la pena.
Passato dal braccio A al braccio C (che sta per “cerebrolesi”, stando alla recitazione dei protagonisti), Boland inizia il solito copione del film carcerario, evitando trappole come “sceneggiatura”, “soggetto” o peggio ancora “recitazione”. Che, siamo matti?

Se riuscite a non sbottare a ridere siete di ghiaccio!

Come Van Damme in Colpi proibiti faceva amicizia col nero Hawkins, qui Wilson fa amicizia con Stark (Richard Roundtree), a capo non solo della comunità nera ma anche di una sorta di “sindacato dei prigionieri”, che lotta per un trattamento più umano.
Ah, ho capito, ora il violento e rabbioso Boland venendo a contatto con l’umanitario Stark si ammorbidisce e si rende conto che la violenza non è la soluzione bensì il problema, passando a lottare per i diritti civili dei carcerati… ahahah ci siete cascati, eh? Macché, semmai Boland insegna la violenza al pacifico Stark, perché come dice Conbucio: chi mena per primo, mena due volte.

E chi copia Van Damme dovrebbe saperlo fare

I tizi di passaggio che per motivi ignoti vengono inseriti nei crediti come “sceneggiatori” non sanno che dire così nel dubbio non dicono niente. È tutto un parlottio di personaggi che fanno i duri per poi non fare nulla di ciò che minacciano, con Wilson che al terzo film della saga ancora non è riuscito a imparare una sola tecnica cinematografica, anche perché tanto è inutile: finché è diretto da registi incapaci di azzeccare un’inquadratura a che serve saper tirare tecniche a favore di camera?
Visto poi che nelle interviste Wilson disprezzava divi come Van Damme perché sapevano lottare solo per finta, perché allora imitarne (male) le movenze?

Sì, Wilson, si vede che tu sei un vero campione

Ci sono neri che nereggiano, bianchi che biancheggiano, ma Boland non è razzista: li mena tutti, senza distinzione di razza e religione. Uccide la gente con una facilità che stupisce, forse Corman viaggiava così sotto i radar che poteva permettersi di violare ogni più basilare regola narrativa del cinema, ma questo non vuol dire che faccia bene al prodotto: è difficile parteggiare per uno psicopatico come il protagonista di questo film, che fissa il vuoto con occhi vacui e uccide la gente stupendosi se poi qualcuno se ne lamenta.

Neanche nel combattimento finale Don riesce a tirare qualche tecnica vagamente interessante

A tutti quelli che considerano Colpi proibiti un pessimo film, consiglio di vedere questa sua versione Z: allora diventa chiaro quanto sia fottutamente bravo Deran Sarafian nel costruire le scene, circondandosi di bravi tecnici come uno spettacolare direttore della fotografia. Raccattare in giro pseudo-attori, buttarli in una terrazza facendoli agitare le manine e sputare parolacce non vuol dire fare un prison movie, e mi sembra che la Concorde finora stia viaggiando ben al di sotto di qualsiasi basso standard Corman abbia mai avuto: forse è un bene che questi film siano nati e morti nello stesso momento, perché abbiamo già troppi filmacci inguardabili, non sentiamo la mancanza di quelli della Concorde.

Spero si capisca quale dei due film sia la versione Z

La saga Bloodfist è al terzo episodio e già fa più schifo di molte delle saghe peggiori in circolazione all’epoca: riuscirà a peggiorare? Potete scommetterci.

L.

– Ultimi “Pugni in gabbia”:

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11 risposte a Bloodfist 3 (1992) La legge del Drago

  1. Sam Simon ha detto:

    Ahahahah! Può addirittura peggiorare questa serie di film scopiazzati? Andiamo bene! X–D

    Piace a 1 persona

  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Ahahahah! Applausi per la recensione (non certo per il film)! 🙂
    Il vero zinefilo:
    1) Non può desiderare di meglio che festeggiare il 2 giugno in compagnia di Don “Il Drago” Wilson
    2) Non può non notare che gli occhi vacui sono il filo conduttore di questi giorni
    3) Alle parole “riuscirà a peggiorare? Potete scommetterci” non può che eccitarsi e fremere di impazienza!
    🙂

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      Con la Z si incontrano spesso occhi vacui che fissano il vuoto 😛
      Questa saga di Bloodfist si sta rivelando più divertente del previsto, anche perché i vari episodi li ho visti così tanti anni fa che li ricordavo appena: speriamo continui a farci ridere 😛

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  3. Cassidy ha detto:

    Mi fanno impazzire questi post comparativi che mettono in chiaro l’ispirazione, chiamiamola così, Corman aveva il drago per le mani e in qualche modo doveva usarlo, forse una parte in qualche suo horror sarebbe stata più adatta 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Invece di usare il manager di “Lionehart” per affrontare Carnosaur, avrebbe dovuto usare il Drago contro il Dinosauro 😀

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      • Giuseppe ha detto:

        Però a patto di usare al posto di Wilson un suo animatrone, che di sicuro avrebbe saputo usare tecniche a favore di camera migliori dell’originale (e il discorso vale anche per un pupazzetto in stop-motion, ovvio): anzi, per quale motivo non hanno mai pensato a questa possibilità per la saga di Bloodfist? 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il pupazzetto avrebbe avuto maggiore espressività 😀
        Purtroppo scegliere sempre registi digiuni di marzialità e avere una star digiuna di marzialità filmica fa sì che il risultato sia deludente ogni volta, riuscendo a sbagliare ogni inquadratura. Copiando dai migliori si vede che hanno un’idea dello stile da attuare, ma da lì a ricrearlo bene ce ne passa parecchio.

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  4. Pingback: Bloodfist 4 (1992) Rischio di morte | Il Zinefilo

  5. Anonimo ha detto:

    E pensare che in un’intervista, che lessi in una rivista specializzata in arti marziali che mi era passata sottomano, una sera in palestra, Don diceva che voleva essere il primo attore d’azione a vincere l’oscar. E il suo prossimo film sarebbe stato proprio questo.

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