Sharon Stone racconta 5. Il disastro Quatermain

La carriera televisiva di Sharon era in ascesa quando ha trovato un cratere davanti al suo cammino: una voragine a forma di Menahem Golan. Essere un genio visionario significa credere più nel proprio giudizio che nella realtà, così il padre dell’action americano moderno credeva di azzeccarle tutte, invece come molti suoi colleghi ne sbagliava quante ne azzeccava, finché ha cominciato a sbagliarle tutte e la Cannon è andata per fratte, ma questa è un’altra stria.

Un triste giorno Golan ha visto Indiana Jones al cinema e ha perso la testa, convinto che andando in Africa a girare filmacci pezzenti con un cattivo gusto da brividi servisse a catturare tutti i nuovi appassionati dell’avventura: ogni singolo passo di Golan nel genere adventure è stato un madornale errore, e a forza di sfornare film ha perso milioni di dollari. Se non fosse stato per le enormi vendite in videoteca dei suoi film d’azione la Cannon avrebbe chiuso i battenti già nel 1985. Ma Golan continuava, in fondo era il Re Oscuro di Hollywood, un israeliano che vinceva partite a casa degli americani, quindi non stupisce che Sharon Stone accetti quello che con il senno di poi sappiamo essere uno sbaglio di dimensioni bibliche.

Di quel madornale errore chiamato Allan Quatermain e le miniere di re Salomone (1985) ho già parlato, in occasione del suo anniversario, ma vale la pena ricordare qualche punto chiave della vita della Stone.

Sul set di Destini a Las Vegas l’attrice ha conosciuto Michael Greenburg, che diventerà famoso per la serie “McGyver” ma che è ancora un giovane produttore esordiente. L’amore scocca e Greenburg vuole aiutare la carriera dell’amata regalandole il ruolo della vita: la “Kate Capshaw dei poveri” nella versione Z di Indiana Jones che la Cannon sta producendo. Se non fosse stato per gli occhi a cuoricino, forse Sharon avrebbe subodorato la fregatura.

«In quello che doveva essere un blockbuster d’avventura» racconta Barbara Balzini nella sua biografia Sharon Stone: felice di essere ancora una vamp (Imprimatur 2014), «la prova di Sharon venne giudicata pessima […]. In generale si andava dalla stroncatura senza mezzi termini alla forse peggiore recensione sessista, come quella del “Los Angeles Times” che non andò oltre un laconico e sferzante: “Sharon Stone: che dire, belle gambe”.»

Finalmente Sharon nella sua autobiografia spezza il muro del silenzio su suoi anni Ottanta e ci racconta che è arrivata a quel film non per via del marito Greenburg, che ha sposato subito, bensì del suo agente dell’epoca, il quale trovava geniale l’idea di Golan di speculare tra il dollaro americano e la moneta sudafricana per garantirsi una produzione cinematografica a prezzi irrisori. Così l’attrice si ritrova in Africa con Richard Chamberlain.

«Ci dissero che ci sarebbero voluti tre o quattro mesi, un periodo normale per una produzione del genere, e io avevo pensato: Okay, vengo dalla campagna, sarà come andare in campeggio. Non sapevo niente della vita nel Terzo mondo.»

Le riprese iniziano in Zimbabwe, dove l’attrice si ritrova in un albergo lercio con macchie di sangue sulle lenzuola: e il letto è la zona più pulita della stanza! Iniziare a girare durante la stagione delle piogge non è stata una buona idea, così il trovare un giorno l’intero set devastato da una bufera ha spinto Golan a prendere una decisione ancora più fatale: girare due film insieme, così da dividere le spese. Quindi si è allungato il periodo di lavoro e si sono girati sia Allan Quatermain che il suo seguito, dando per scontato che il primo film avrebbe avuto un successo almeno moderato. Non è andata così.

Rimanere un anno intero in Africa poteva sembrare una buona idea per due giovani sposini che addirittura iniziarono a pensare di trasferirsi lì, con lo stipendio accreditato in America e quindi con valuta decisamente più forte. Sharon racconta di aver instaurato un bellissimo rapporto con tutti e di essersi fatta mandare una TV e un videoregistratore, invitando il personale dell’albergo a vedere Lawrence d’Arabia (1962) generando l’ammirazione di tutti, visto che era il primo film che vedevano in vita loro. (O almeno così crede l’attrice.)

Un altro primato raggiunto da Sharon è Halloween, festa che ha deciso di far conoscere ai locali. Giustamente passare ogni giorno tra fame, miseria, povertà, guerra, morte e malattie ti dà proprio quella voglia di festeggiare con mostri e fantasmi, e infatti stando al suo racconto i locali sono stati contentissimi di essere truccati da morti viventi da Sharon Stone. Forse li faceva sentire più vicini ai familiari, morti per nulla viventi.

Ancora oggi James Earl Jones nega di aver mai partecipato a questo film

L’attrice passa poi a elencare tutte le mostruosità che ha visto in Africa, tra Zimbabwe e Sud Africa, e di come abbia organizzato campagne umanitarie e raccolte fondi e di come tutti la adorassero. Fine dell’argomento Allan Quatermain nella sua biografia. Secondo invece un articolo di Hillary De Vries, riportato da Frank Sanello nel biografico Naked Instinct (1997), gli isterismi dell’attrice sul set del film avrebbero fatto disperare a tal punto i tecnici da arrivare ad una pittoresca vendetta: urinare tutti nella vasca in cui l’attrice avrebbe dovuto girare una scena in cui si faceva il bagno. E questa è la parte “leggera”, perché poi ci sono voci di abuso di droga da parte della Stone, che decisamente non ha amato passare un anno della sua vita in Africa, tra mosche, caldo e zanzare, a girare due dei peggiori film della sua carriera.

Il punto più basso della carriera di tutti

Quando Allan Quatermain esce nelle sale americane e incassa solamente pernacchie e risate in faccia, Golan ha un barlume di lucidità e si rende conto che forse non è stata una buona idea girare in contemporanea anche il seguito, perché ora ha un film già girato e pronto… che sicuramente andrà male al botteghino. O malino?, come si chiedeva Francesco Salvi. Golan non può fare altro che distribuire il seguito già girato, Gli avventurieri della città perduta (Allan Quatermain and the Lost City of Gold, 1986) e stupirsi del risultato: la pellicola riesce addirittura ad andare peggio di quanto si temesse.

Ehi, Golan: te li ricordi i soldoni che facevi? Bei tempi

Quest’ultimo film l’ho visto negli anni Novanta e lo ricordo ancora come una delle peggiori visioni del periodo, una roba imbarazzante di rara stupidità, roba da bruciare gli occhi e soprattutto il naso, visto l’odore mefitico che fuoriesce dallo schermo. In mezzo a bravi attori che defecano sulla propria arte Sharon non è affatto la peggiore: semplicemente è anche lei vittima di un pazzo totale come Golan a cui il successo ha dato decisamente alla testa. Ho provato a rivedere il film per questo ciclo, ma è un’impresa che nessun avventuriero potrebbe mai affrontare senza gravi danni interni.

Il sonno di Golan genera mostri

Il marito Michael Greenburg esce di scena, non è chiaro perché, ma a quanto pare un anno in Africa a girare filmacci non ha aiutato i due sposini. Il citato biografo Sanello racconta che dopo un divorzio da cui non ha ottenuto nulla e due fiaschi colossali al botteghino, Sharon ha decisamente bisogno del primo lavoro che passa per pagare le sue bollette: solo così per Sanello si spiega «quell’auto-sabotaggio che è stata l’apparizione nel tossico Police Academy 4», e l’autore riporta una dichiarazione dell’attrice senza però specificare dove e quando sia stata rilasciata: «Avevo davvero bisogno di un lavoro e ancor di più di una pausa».

Basterebbe il primo lavoro che passa… Eccolo!

Onestamente trovo esagerato il giudizio di Sanello, sia perché Sharon appare solo per pochi fotogrammi nel film Scuola di polizia 4. Cittadini in guardia (Citizens On Patrol, 1987) di Jim Drake, sia perché all’epoca la saga di Police Academy riscuoteva larghissimi consensi fra il pubblico (non a caso ne sono stati fatti ben sette episodi) ed era un incasso sicuro, non a caso questo quarto titolo si porta a casa quasi trenta milioni di dollari, limitandosi a lasciare mano libera ad una secchiata di caratteristi senza alcun talento recitativo che però avevano le simpatie del pubblico.

Ah, gli anni Ottanta e le spalline vertiginose

In tutto questo, Sharon si vede per una manciata di secondi nei panni di una giornalista che sta seguendo l’iniziativa di chiamare dei cittadini ad essere poliziotti per un certo periodo, e ovviamente diventa l’interesse romantico di Steve Guttenberg che (probabilmente stanco anche lui della saga) ormai si vede sempre meno nei vari episodi.

Dopo T.J. Hooker, Sharon è al fianco del sergente Mahoney

Povera Sharon, sbeffeggiata dalle riviste di settore che non riescono a vederla se non una bella bionda che appare un po’ a caso in produzioni discutibili. Non va dimenticato la forte “separazione delle carriere” che vigeva all’epoca: c’è chi lavora in TV, chi fa cinema-spazzatura e chi fa film veri. Sharon bazzicava i primi due ambienti, mai il terzo, quindi non poteva contare sul favore della stampa.

Riuscirà la nostra attrice ad avere qualche buon ruolo prima della “scoperta” degli anni Novanta? Lo vedremo nelle prossime settimane.

L.

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24 risposte a Sharon Stone racconta 5. Il disastro Quatermain

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Io sopporto a malapena Indiana Jones, ci credo che la povera Sharon sia andata un po’ via di testa a girare questa roba in Africa per un anno… Ma il personaggio di Allan Quatermaine è lo stesso della Leggenda degli Uomini Straordinari?

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  2. Cassidy ha detto:

    Sopravvivere all’africa può essere già complicato senza le manie di Golan, davvero una doppietta in grado di affossare chiunque, certo che i racconti della Stone che porta Halloween in Africa mi sembrano fin troppo edulcorati, ma ci sta con le autobiografie. La ricordavo in “Scuola di polizia” ma mi sono reso conto che forse la confondevo con qualche altra bionda famosa. Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      È facile che siano vere le voci sugli isterismi dell’attrice, mentre lei nel suo testo ovviamente non ne fa parola 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Facile, nonché in gran parte comprensibile, che non voglia ricordare le sue reazioni alle pessime condizioni di lavoro abbinate alla tardiva consapevolezza di essere parte qualcosa di totalmente diverso da quello che sperava fosse all’inizio… Già tanto è il non averli intitolati “Allan Quatermain e le urine di re Salomone ” parte prima e seconda 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahaahha così invece qualche biglietto in più l’avrebbero venduto 😀
        Non si è capito se Sharon già durante le riprese avesse capito la qualità del prodotto, è facile sparare sui due film a posteriori, mentre va ricordato che nella metà degli Ottanta era uno stile molto di moda: purtroppo aveva dialoghi demenziali e bambineschi, e il secondo invece è proprio stupido in modo vergognoso. Con un vero sceneggiatore si sarebbe potuto salvare il prodotto.

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  3. Nick Parisi ha detto:

    Beh si, non è stata decisamente una bella esperienza. Io ho provato a vedere i due film ma nonostante il mio amore per il Cinema di genere non ce l’ho fatta.
    P.s
    Non so se lo hai già fatto: ma parlerai anche di “Scissors”?

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  4. The Butcher ha detto:

    Una tragedia nella tragedia insomma. Sai che non ho mai visto nessuno dei due film? E dopo questo articolo non voglio proprio avvicinarmi.

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  5. wwayne ha detto:

    “Gli isterismi dell’attrice sul set del film avrebbero fatto disperare a tal punto i tecnici da arrivare ad una pittoresca vendetta: urinare tutti nella vasca in cui l’attrice avrebbe dovuto girare una scena in cui si faceva il bagno”. Incredibile che Sharon Stone avesse manie da diva prima ancora di diventare una diva. Evidentemente ce l’aveva proprio nel sangue.

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Questo ciclo mi stuzzica sempre più tra Halloween africani, “belle gambe” e recensioni sessiste, vendette tramite urina, film fallimentari prodotti in coppia, droga, matrimoni, set in Africa…e chi più ne ha più ne metta!
    Sicuramente, ne “metterai” di nuove nella prossima puntata…che attendo già a gloria! 🙂

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  7. Sam Simon ha detto:

    Bello che la Stone ricordi il suo anno in Africa come se avesse lavorato per una ONG e tutti gli altri la ricordino per i suoi abusi di droghe e per farsi odiare sul set.

    L’importanza di informarsi d più fonti, via! X–D

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per questo non bisogna mai credere alle facili ricostruzioni e ai video “10 cose che non sai su…” perché riportano solo chiacchiere mentre la “verità” ha più voci, spesso contrastanti. Ovvio che poi ognuno si fa la propria convinzione, è davvero facile pensare che avessero ragione i tecnici a non sopportare la Stone, ma non si può dirlo ufficialmente quando lei invece racconta un’altra verità.

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  8. Pingback: Sharon Stone racconta 9. Tramonto di un’ossessione | Il Zinefilo

  9. Kukuviza ha detto:

    ancora James Earl Jones? quanti film(acci) hanno fatto assieme?
    ma sai che ho sempre evitato questi film, ma credo fosse più per Chamberlain che non mi ha mai sconfinferato, non so perché, poi lo associavo sempre a Uccelli di rovo. Tuttora credo, non so nemmeno cos’altro abbia fatto.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      “Uccelli di rovo” è stato l’esplosivo successo che prende un attore e lo rende star: tutto ciò che ha fatto prima e dopo non ha importanza. Tipo Sharon Stone!
      Chamberlain poi aveva fatto la serie “Dottor Kildaire” che di nuovo era stata un successo incredibile, era l’attore strappa-mutande della sua epoca, eserciti di donne hanno decretato il suo successo senza precedenti, forse anche per quello ha aspettato la vecchiaia per dichiarare la propria omosessualità.
      Oggi credo che non funzionerebbe più, ma negli anni Ottanta il prete che perde la testa e si innamora carnalmente di una donna era roba potente, da garantire milioni di copie al romanzo e successo enorme allo sceneggiato 😉

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      • Kukuviza ha detto:

        Scopro adesso della sua omossessualità, ah beh immagino che avrebbe avuto una carriera più complicata se lo avesse detto prima, quando era all’apice.
        E’ vero, il dottor Kildare, me l’ero dimenticata, c’era anche quello. In effetti il tema del prete innamorato all’epoca era roba forte, oggi non ci sarebbe sufficiente pathos

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        A mia madre e le sue amiche venivano gli occhi a cuoricino parlando di Chamberlain, e sulle guide TV i suoi sceneggiati avevano sempre il posto d’onore.
        Da ragazzino, nei primi Ottanta, sulla RAI è arrivato “Shogun” e tutti abbiamo conosciuto il Giappone attraverso gli occhi di Richard, anche lì con un romanzo bestseller alle spalle. Era un attorone davvero importante, però principalmente in TV: al cinema non credo abbia mai avuto anche solo la decima parte del successo riscosso in TV.
        Negli anni Ottanta parlare di omosessualità significava distruggersi la carriera in un secondo, grandi nomi come Rock Hudson e Raymond Burr non ne parlavano certo apertamente. Chamberlain in pratica era un idolo femminile, a dichiararsi si sarebbe suicidato professionalmente. Ecco perché è stato geniale Ken Russell a sceglierlo per “L’altra faccia dell’amore”, a dare vita ai turbamenti “illeciti” di Chaikosvkij, che deve sposarsi per salvare le apparenze ma prova solo disgusto per il corpo della moglie.
        A fine carriera Richard si è tolto il gusto di mostrarsi dichiaratamente omosessuale in un mitico episodio di “Will & Grace” 😛

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