[Comics] Star Wars: un Lord di nome Vader

Continua l’evento “War of the Bounty Hunters” con cui la Marvel ricopia una vecchia iniziativa Dark Horse, ambientando fra il secondo e il terzo film classico una grande caccia a Boba Fett e alla sua preda (Han Solo nella carbonite) che si dividerà fra quattro testate dell’universo di Star Wars: ogni mercoledì, da maggio a ottobre, uscirà un albo Marvel con raccontato un brandello di questa grande storia senza conclusione, visto che sappiamo già come Boba Fett riuscirà a consegnare la sua preda a Jabba the Hutt.

Mercoledì 26 maggio è toccato al numero 12 della testata “Darth Vader“, in cui Greg Pak ai testi e Raffaele Ienco ai disegni raccontano il destino di Darth Vader dopo la disfatta del secondo film. Come sempre, mi vado a studiare un po’ di storia pregressa.


Indice:


Il Signore dei Sith

«Alto due metri, bipede. Avvolto da un fluttuante mantello nero, il volto perennemente nascosto da un funzionale quanto bizzarro schermo respiratore di metallo nero – il Signore Nero di Sith apparve come una paurosa minaccia nel passaggio dell’astronave ribelle.»

Con queste parole nel dicembre 1976 viene presentato al mondo Darth Vader, e la citata traduzione italiana di Ursula Olmini (per “Oscar Mondadori”) arriverà meno di un anno dopo, nel settembre 1977. A scrivere queste parole stentate, di chi non abbia proprio ben chiaro cosa stia raccontando, è Alan Dean Foster, giovane ma già affermato autore di fantascienza che George Lucas ingaggia per trasformare in romanzo una sceneggiatura che sta per diventare film, con l’impegno a nascondere per sempre la sua autorialità: solo molti anni dopo George stesso porrà fine a quel gioco di fingersi romanziere e riconoscerà a Foster la paternità del romanzo.

Merita una menzione il passaggio della biografia di Lucas, Mythmaker (1999) di John Baxter, in cui viene racconto il suo incontro con Foster alla Industrial Light and Magic, società oggi mitologica ma all’epoca agiva nel retro di un ferramenta! Davanti agli occhi stupefatti del giovane romanziere c’erano pareti intere di bozzetti e disegni del futuro film, con scene di carri armati, aerei della Seconda guerra mondiale e diavolerie varie. Il momento più alto è quando l’entusiasta Lucas si presenta a Foster con un pallone da spiaggia e gli dice: «Ecco la Morte Nera». Foster ha preso i soldi con piacere ma deve aver pensato che quel lavoro non avrebbe portato da nessuna parte.

Siamo in anni in cui il cinema è il medium principale, anzi l’unico: le case di produzioni vedono i romanzi come semplici volantini pubblicitari, i pupazzi come un azzardo e i fumetti come spazzatura inutile. Il genio di George sta nell’aver capito che c’è un mercato sterminato che aspetta solo di essere sfruttato, e insieme ai suoi produttori va a bussare a tutti per vendere il film prima che esca al cinema: libri, fumetti, pupazzi, tutto è venduto prima ancora che si sappia di cosa parleranno i relativi personaggi. E sì che THX1138, sebbene scritto da un professionista affermato come Ben Bova, è stato un fallimento ma il responsabile pubblicitario Charles Lippincott è convinto che Star Wars funzionerà in libreria.

Negli affari la fortuna non va mai dimenticata. Quell’estate del 1976 – stando al citato Baxter – Lippincott si presenta a Judy-Lynn, la storica moglie dello storico Lester del Rey, prima titano della fantascienza poi dell’editoria fantascientifica. I due sono editori per la Ballantine ma vorrebbero aprire una loro casa, solo che per farlo servirebbero promettenti nuovi autori che costino poco ma facciano parlare tanto di sé. È il destino che li fa incontrare: quel dicembre 1976 il romanzo Star Wars di George Lucas esce per la Del Rey Books. Kubrick impedì al romanzo 2001 di Arthur C. Clarke di uscire a ridosso del film, perché rivelava troppo della trama: la trama di Star Wars non ha alcuna importanza, l’importante è la pubblicità.

Il Signore Nero (Dark Lord) dunque nasce originariamente in un romanzo, che – stando sempre a Baxter – Foster ha scritto utilizzando al penultima sceneggiatura del film, mentre veniva aggiornato dal produttore Gary Kurtz sui cambiamenti della vicenda: il manoscritto viene consegnato alla fine dell’estate del 1976, quindi rimarranno molti dettagli contrastanti con il film visto l’anno dopo al cinema.

«La testa di mostro mitologico si avvicinò minacciosa alla sua vittima. “C’è qualcuno della casa reale sulla nave? Chi avete a bordo?” Le dita d’acciaio si strinsero ancora sul collo dell’ufficiale che si contorceva sempre più disperatamente. Le sue ultime parole erano un rantolo incomprensibile. Vader non era affatto contento.»

Mi piace ricordare come George Lucas abbia attinto a piene mani dal film La fortezza nascosta (1958) di Akira Kurosawa, quindi per me Darth Vader è semplicemente la versione fantasy di Ioehi Tadukoro o, all’inglese, Hyoe Tadokoro (interpretato da Susumu Fujita), il potente nemico spinto dall’imperatore ad acciuffare i nostri eroi, ma poi al momento dell’esecuzione ritrova l’umanità in sé e li salva. Come si dice, ruba sempre dai migliori.

Il volto del “vero” Darth Vader


Il corpo di Vader

«Dave Prowse è Darth Vader, e quello che avrebbe dovuto essere un momento epocale è stata una terribile delusione.»

Avevo all’incirca dieci anni quando ho visto al cinema Il ritorno dello Jedi, ignorando l’esistenza dei precedenti due titoli, e sebbene totalmente stregato dal suo finale – che me lo fa considerare il film migliore dell’intera saga – ricordo una piccolissima traccia di difetto: quando Darth Vader si toglie la maschera rimasi deluso, perché quel volto non diceva niente mentre la scena sembrava porre l’accento su qualcosa del tipo “finalmente lo vediamo”. Vediamo chi?

Invece le lettere che i fan scrivevano alle riviste parlano chiaro: dal 1977 tutti aspettavano finalmente di vedere il volto di David Prowse nel costume di Darth Vader, e l’aver negato quel momento ha indispettito molti, come Audrey Schaffer di Kailua (HA) che ha scritto la frase che ho tradotto qua sopra.
Sin dal 1977 tutti i fan americani di Star Wars sapevano che il britannico Prowse era Darth Vader, ma forse non sapevano i gravi problemi che questo comportava.

David Prowse, il Darth Vader negato

«Ero trattato come un ragazzino: mi ci sono abituato, ma questo non vuol dire che mi piacesse». A parlare è David Prowse, intervistato da Steve Swires di “Starlog” (n. 87) nell’ottobre 1984. L’attore che ha vestito i panni di uno dei più iconici personaggi della storia del cinema non ha conservato assolutamente un buon ricordo dell’esperienza.

«La gente dà sempre per scontato che sia stato divertente fare i film di Star Wars, ma non lo è stato affatto: è stato orrendo, un lavoro maledettamente duro. Dovevo affrontare ogni genere di privazioni a causa del mio costume, in una produzione multi-milionaria dove tutti si preoccupavano a morte di tutto, di sforare il budget, di non fare in tempo con la programmazione, di sbagliare effetti speciali. Personalmente non ho trovato per nulla divertenti questi film.»

L’attore britannico, scomparso nel 2020 per colpa del Covid-19, lamenta un trattamento pessimo soprattutto nel terzo film, dove il regista non ha mai avuto alcun contatto con lui, dove gli è stato dato come copione alcune pagine con solo le sue battute, senza alcuna indicazione o spiegazione. Ogni sua richiesta di una pur minima informazione è risultata vana.

«Tre giorni dopo aver iniziato le riprese de Il ritorno dello Jedi ho avuto un’intervista con il “Daily Mail”, un giornale britannico a tiratura nazionale, e il giornalista mi disse che Vader sarebbe morto alla fine del film. Non potevo crederci, e non solo: mi disse che un altro attore avrebbe interpretato quella morte. Non aveva senso, per me, così risposi: “Non farebbero mai una cosa del genere, ho interpretato Vader per sette anni, non mi farebbero mai la porcata di mettere un altro attore nel mio costume e, all’arrivo del mio grande momento, mostrare qualcun altro

L’intervistatore lo informa che quella scena era già stata girata, e se non ci credeva andasse a cercare nell’elenco degli attori un tizio di nome Sebastian Shaw. Prowse indaga e chiede al produttore Howard Kazanjian il quale nega tutto con fermezza, mentendo. Quattro giorni prima dell’uscita ufficiale il cast viene invitato ad una prima e Prowse scopre su grande schermo il faccione bianco di Shaw ad interpretare la sua morte. Che è anche la morte della sua carriera.
Come scoprirà dieci anni dopo Michael Biehn, chi si lamenta e fa la voce grossa con la Fox ha smesso di lavorare ad Hollywood. Peggio ancora se “spiffera” troppo.

Quello che Prowse ancora non sa, e scoprirà troppo tardi, è che quel giornalista del “Daily Mail” che gli ha rivelato la morte di Darth Vader scriverà poi nel pezzo che è stato Prowse a rivelarglielo, con un bello strillo in prima pagina. Appena alla Lucasfilm vedono il giornale è chiaro che Prowse ha concluso la sua carriera.

L’attore scacciato dall’Impero

L’attore stesso a “Starlog” racconta che prima ancora di quell’incidente c’erano state parecchie frizioni con la Lucasfilm, perché Prowse ancora non aveva capito come funzionavano le cose.

Prowse ingenuamente voleva sfruttare l’enorme successo di Darth Vader considerandolo un suo personaggio, tanto da far stampare cartoline autografate da vendere con su scritto “David Prowse è Darth Vader”. Ricevendo così una bella letterina della Lucasfilm che lo informava: «No, tu non sei Darth Vader!» Prowse non ha capito che firmando con Lucas gli ha venduto solo la sua anima: gli altri attori hanno venduto anche il loro corpo, quindi possono goderne di fama riflessa, lui invece nessuno lo ha mai visto in un film della saga quindi non può rivendicare alcun diritto. Darth Vader è proprietà Lucasfilm, e David Prowse non è nessuno.

Nella sua intervista l’attore si toglie parecchi sassolini dalla scarpa, probabilmente non rendendosi conto che ogni sua parola è una badilata di terra che versa sulla tomba della sua carriera. Non che a Mark Hamill e a Carrie Fisher sia andata meglio, ma loro si erano comportati bene con George e avevano ricevuto come bonus delle partecipazioni ai profitti, diventando così miliardari in poco tempo. Prowse aveva ricevuto solo quanto pattuito dal contratto: se si fosse comportato bene sicuramente Padron George avrebbe trovato il modo di allungargli qualche bonus, magari permettendogli di dirsi Darth Vader, ma dal caratterino dell’attore è chiaro che la cosa non poteva che finire male.


Il volto di Vader

Al londinese Barbican Theater vanno in pausa e Carlo VI scende a rispondere ad alcune domande di Adam Pirani, giornalista americano di “Starlog” (n. 120, luglio 1987): l’attore britannico della Royal Shakespeare Company è Sebastian Shaw. «Non ho idea del perché mi abbiano scelto», esordisce l’attore, parlando della sua brevissima apparizione come Darth Vader nel finale de Il ritorno dello Jedi.

«Non so perché abbiano scelto me. Io presumo che il direttore del casting abbia suggerito vari attori, come si usa, e quando mi presentai io sia piaciuto ai produttori. All’epoca nessuno mi disse cosa avrei dovuto fare, non mi era permesso vedere se non uno scarno copione di poche pagine e solamente dopo aver deciso che sarei stato io a recitare il ruolo, dietro impegno di assoluta riservatezza.»

Come ogni altro attore della saga, dal 1980 in poi, Shaw non ha potuto rivelare a nessuno, neanche ai suoi parenti più stretti, il ruolo che avrebbe interpretato.

Fatto un calco del suo volto, per studiare il trucco di scena, un giorno Shaw è stato portato agli Elstreee Studios, vicino Londra, in totale e completa segretezza: nessuno ha il permesso di stare su quel set al di fuori dei tecnici necessari per girare la scena. E c’è pure George Lucas, che si guarda attorno come fosse una guardia del corpo.

A Shaw viene applicato il trucco e per l’intera giornata girano la scena così com’era sul copione, con giusto un paio di ciak per Mark Hamill che era ansioso di dare il meglio in un momento così topico del film. Poi gli viene tolto ogni trucco, gli viene infilato uno strano vestito bianco e George Lucas in persona gli fornisce preziose indicazioni attoriali: «Sorridi, sembra felice»: e così anche la scena finale, nel paradiso dei Jedi, è fatta.

Un giorno di lavoro che gli è valso più attenzione della sua lunga carriera britannica, sia a teatro che in TV. Dal giorno dell’uscita de Il ritorno dello Jedi Shaw è inondato di lettere di ammiratori – ragazzini e donne adulte, specifica – e un amico gli ha fatto notare l’uscita nei negozi del pupazzo di Anakin Skywalker: «So che ora potete comprarmi al negozio!» scherza l’attore.


La voce di Vader

«George mi ha raccontato che inizialmente aveva preso in considerazione Orson Welles», rivela l’attore James Earl Jones al giornalista Steve Swires, di “Starlog” n. 128 (marzo 1988), che lo presenta ai lettori come un attore principalmente di teatro che però ogni tanto sbuca al cinema per guadagnare qualcosa. Non mi sembra proprio un ritratto lusinghiero.

«Per via della lunga carriera radiofonica di Orson Welles, George pensò che la sua voce fosse troppo riconoscibile: voleva qualcosa di meno familiare, che potesse davvero provenire dallo spazio profondo. Io non ero apparso in molti film, perciò George chiamò il mio agente e chiese se fossi interessato al lavoro di un giorno: all’epoca ero disoccupato e in bolletta, perciò accettai immediatamente.»

Jones non sa che Prowse sta pressando Lucas per doppiare se stesso nei panni di Vader, ma il problema è che le riprese in Gran Bretagna sono finite e gli americani se ne sono tornati a casa: Prowse è rimasto laggiù, tagliato fuori da tutto e tutti, mentre Jones è a due passi.

Portato allo studio di registrazione di La Cienega Boulevard (Los Angeles), a Jones viene spiegato che non c’è labiale da seguire e gli vengono mostrate le scene del film in cui c’è Darth Vader. Lucas gli dice: «Cerca semplicemente di interpretare il linguaggio del corpo del personaggio, e di far combaciare la voce con i suoi movimenti». In due ore tutto è completato. E Jones ha guadagnato di più di Prowse per quel film!
A dimostrazione che Lucas, da bravo affarista, sa come tenersi stretto i collaboratori disponibili, nel secondo film la sessione di registrazione durerà l’intera giornata, e nel terzo un giorno e mezzo: semplici scuse per giustificare pagamenti maggiori a Jones.

All’uscita del primo e del secondo film della saga Jones rifiuta di apparire nei crediti, e accetta che il proprio nome appaia nel terzo solo perché era l’ultimo del personaggio. La motivazione è legata ad una situazione molto spinosa dell’epoca.
Jones faceva parte della Board of Governors dell’Academy in quel 1974 in cui Linda Blair aveva vinto l’Oscar per L’esorcista (1973), scatenando una polemica durissima che aveva investito tutti: perché premiare un’attrice protagonista per un ruolo in gran parte recitato da un’altra? La Regan indiavolata infatti era doppiata da Mercedes McCambridge, quindi semmai l’Oscar sarebbe dovuto andare ex aequo alle due attrici. La polemica è stata così accesa che Jones si era ripromesso di non finire mai in questa trappola, così non voleva assolutamente finire in una nuova Exorcist controversy, come la chiama.

L’attore non sa che non ci sono problemi, Prowse sta così sullo stomaco a tutti che se mai fosse stato dato un premio a Darth Vader la Lucasfilm avrebbe portato sul palco Jones e fatto sparire nel nulla l’indigesto Prowse.


Darth Vader 12

Dal febbraio 2020 Greg Pak, nella testata “Darth Vader”, racconta la storia del Signore Oscuro sin dal momento esatto in cui lo vediamo per l’ultima volta nel finale del film L’Impero colpisce ancora, andarsene via indispettito per non essere riuscito a recuperare il figlio Luke.

Dove finisce il film, inizia la saga a fumetti

Il Signore dei Sith ha molto su cui riflettere, rivelarsi a Luke Skywalker sembra averlo turbato più di quanto una maschera facciale possa testimoniare, e Pak guida il personaggio in un percorso di analisi della propria vita e della propria “carriera”, fino ad un duro confronto con l’Imperatore stesso, a dorso di mostroni gigantoni! Vader non sembra aver ottenuto ciò che cercava, anzi scopre che l’Imperatore ha un intero hangar di astronavi capaci ognuna di distruggere un mondo. Capito il “piano” di Palpatine di conquista galattica, Vader torna sotto il suo comando come uno dei suoi fidi esecutori. Diciamo che questa parte non l’ho trovata particolarmente accurata.

Cover di Aaron Kuder

Riassemblato e risistemato, con metodi un po’ troppo medievali per una vicenda ambientata in un futuro fanta-magico, con il numero 12 (maggio 2021) Vader torna alla consueta cattiveria contro i ribelli. L’Imperatore è convinto che ora il Signore Oscuro non si rivolterà più contro di lui, soprattutto se troverà qualche altro nemico da odiare: detto fatto, Vader si convince che l’unico motivo per cui non può governare la galassia al fianco del figlio è per colpa delle di lui “cattive compagnie”. Insomma, è tutta colpa di Han Solo, a cui bisogna dare la caccia. Anche qui, una trovata un po’ deboluccia.

Quindi l’idea per agganciarsi all’Evento 2021 è che Vader prenda accordi con Bokku the Hutt perché quest’ultimo freghi Han Solo nella carbonite a Boba Fett. Ma allora perché Vader, visto che aveva già Han Solo nelle proprie mani, l’ha dato via? Questa parte dell’Evento finora mi sembra la più debole, ma speriamo si rinforzi più avanti.

Continua la caccia a Boba Fett, continua la ricerca.


L.

– Ultimi fumetti di Star Wars:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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5 risposte a [Comics] Star Wars: un Lord di nome Vader

  1. Vasquez ha detto:

    Mi piace molto stamattina questo “mischiume” di ricerca delle origini tra libri, film e fumetti. Comunque rancoroso, Lucas, oltre che avido! Però magari se Prowse avesse chiesto, prima di far stampare le cartoline “Io Sono Il Signore Tuo Darth Vader”! 😛
    La verità credo la sappiano solo loro. Sarebbe stato bello però se avessero dato l’oscar al personaggio, e sul palco si fossero ritrovati in tre a litigarselo! 😀

    Piace a 1 persona

    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ curioso che gli attori si preoccupassero dell’Oscar, e che addirittura nascesse la questione Vader: la vedo davvero difficile una candidatura per un attore invisibile! 😀
      Infatti la saga ha vinto solo premi tecnici, l’unico attore mai candidato è Alec Guinness come non protagonista del primo, ovviamente l’attore più blasonato della saga. (Battuto da Jason Robards in “Julia”)

      Piace a 1 persona

  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Sempre il tuo primo lettore/ammiratore per quel che riguarda questo ciclo! 🙂
    Ovviamente su Vader sono ferrato e conoscevo alcuni particolari su corpo, volto e voce ma tu, come sempre, sei riuscito anche in questo caso a trovare aneddoti-dettagli che arricchiscono la mia conoscenza e alimentano la mia curiosità, a partire dalla “diatriba Prowse”! Grazie! 🙂

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