Game of Death (2017) E se giocassimo a Scarabeo?

Quando Rai4 manda in onda in prima visione un film dal titolo Game of Death fa grattare la testa di un zinefilo: visto che aveva iniziato e non finito il ciclo su Bruce Lee, sarà mica “quel” gioco della morte? O magari quello di Wesley Snipes sulla via della prigione? O addirittura finalmente hanno rispolverato il film del 2000 tratto dal Club dei suicidi di Stevenson? Niente di tutto questo, è un gioco della morte tutto nuovo.

Due giovani registi franco-canadesi, Sebastien Landry e Laurence Morais-Lagace, interrompono la loro ricca produzione di cortometraggi per sfornare quello che non chiamerei proprio lungometraggio, fermandomi a mediometraggio. Non per i 73 minuti scarsi ma proprio perché è una vicenda così “ristretta” che è chiaro sia un cortometraggio a cui hanno aggiunto un po’ di riempimento intorno per doparne la durata.
Il loro Game of Death viene presentato all’americano South by Southwest Film Festival nel marzo 2017 e poi si gira festival su festival, avendo proprio l’aspetto da tipico film da festival. (Passa pure per quello di Torino, nel novembre 2017.)

Non è chiara la sua distribuzione, temo non ne abbia avuta una sostanziosa, comunque mentre risulta inedito in home video italiano Rai4 lo presenta nella seconda serata di domenica 6 giugno 2021. Finché dura, lo trovate su RaiPlay.

Finirà mai questa passione per lo stile “finti anni Ottanta”?

La storia si apre su un gruppo di giovani dementi che si riuniscono per una festa, ed è chiaro che finiranno male: avete mai visto un film con i giovani festaioli che si salvano? Ci appaiono subito così sgradevoli che parteggiamo con qualunque sarà la causa della loro morte.
Per rendere frizzantina la serata i nostri eroi decidono di dedicarsi a un bel gioco da tavolo, che è proprio la prima idea che viene in mente ai giovani, mentre bevono, fumano e si ammucchiano: su, chi tiene il tabellone?

Diffidate dalle scatole di giochi ad otto lati

Trovato non si sa dove un gioco che non si sa da dove arrivi, chiamato “Game of Death”, i giovani accettano subito tutti di giocarci e mettono il ditino sull’apposito pertugio, che appena iniziato il gioco li pungerà.

Un gioco semplice ma fatale: basta mettere il ditino sul pulsantino

Ora tutti sono costretti a giocare, con un contatore che segna “24” e poco tempo per decidere. Decidere chi dovrà morire, prima che sia il gioco stesso a decidere per loro.
Certo che li fanno belli lugubri i giochi, al giorno d’oggi, ma quando la testa di uno dei ragazzi esplode e tappezza tutte le pareti… è chiaro a tutti che si può discutere sul gioco, ma non sulla morte.

Mi sa che ora non è più un gioco…

Ora i nostri eroi devono sbrigarsi a uccidere 23 persone, prima che le loro teste vadano tutte a citare Scanners (1981) di Cronenberg!

Ho la netta sensazione che questa giocatrice abbia perso

Gli autori puntano tutto sull’immediatezza e su svariati litri di sangue conditi con abbondanti dosi di budella: non si impegolano con una trama, intreccio di personaggi o altri particolari secondari: in quel caso avrebbero girato un film, non un “cortometraggio esteso” come questo.
Il ritmo è perfetto perché non c’è alcuna sceneggiatura ma solo tanti omicidi – non vi svelo nulla se dico che saranno 23, oltre al primo, dato che è la regola del gioco – e molte scene saranno studiate in modo da cercare uno stile particolare e frizzante per mostrare qualcosa perché non sembri una ripetizione. Non è facile infatti girare un corto di 70 minuti con 23 uccisioni, bisogna lavorare un po’ perché non sembri tutto un copia-e-incolla.

Su, ragazzi, ammazziamoci con un po’ di creatività

La bravura dei due autori nel gestire l’apparato visivo non è pari a quella per gestire la storia e i personaggi, perché in pratica qui non ci sono né storia né personaggi, con attori che dicono robe probabilmente improvvisate sul momento.
Purtroppo non può essere una critica, questa mia, perché la triste realtà è che i festival pretendono la totale vuotezza contenutistica dalle ondate di cortometraggi che li subissano: la sceneggiatura è considerata un difetto quindi i corti devono essere puro onanismo filmico. Perciò i due canadesi non fanno che stare al gioco della morte di ciò che resta del cinema.

«Niuno, qui, vuol misurarsi con me a Scarabeo?» (cit.)

Non aspettatevi dunque un film, bensì un cortometraggio lungo fatto di secchiate di sangue e morti ammazzati, senza la benché minima compartecipazione visto che non c’è tempo di presentarci i morituri, e quindi non ci dispiacerà la loro dipartita.
Simpatico per gli amanti dello splatter, come me, e gradevole nei suoi virtuosismi visivi, ma deludente nel suo confermare che la sceneggiatura è considerata un difetto in un film.

L.

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16 risposte a Game of Death (2017) E se giocassimo a Scarabeo?

  1. Cassidy ha detto:

    Anche io pensavo fosse quel Game of Death visto che stavano passando un po’ dei film di Bruce Lee, invece mi sono ritrovato questo filmetto con tanta emoglobina e pochissime idee. Il filone giochi in scatola va sempre forte, ma film così più che altro le scatole le rompono.

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Peccato, il Jumanji splatter che emerge da questo articolo sembra una buona occasione sprecata: differenziare 24 morti tutte splatter deve essere una bella prova, ma la prima cosa che ho pensato leggendo del gioco era tutt’altro…
    Ovvero: perché succede? Come funziona il gioco in termini prettamente materiali? Chi ha creato il gioco?
    Ho il sospetto che le risposte dovrò inventarle da me XD

    Oh, in Jumanji queste domande restavano senza risposta, ma lì c’era uno straccio di personaggi coi suoi retroscena, per lo meno.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Qui gli autori non avevano alcuna voglia di inventarsi una storia, tanto meno una sceneggiatura, questo è un cortometraggio di 7 minuti stirato a 70, e come sempre si allunga il brodo, non la sostanza.
      Puoi inventarti quello che vuoi per spiegare il gioco, niente viene detto perché i corti ignorano qualsiasi contenuto: è pura apparenza superficiale. Bella, fatta bene e con una bella fotografia, ma sempre superficialità allo stato brado.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Venduto! Vendutissimo! 🙂
    Sono in possesso di un film analogo ma credo sia quello con Snipes…se così fosse provvedo a procurarmelo…prima che mi scoppi la testa! 🙂

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  4. Kukuviza ha detto:

    Non fa per me, decisamente.
    Ma la tipa con fucilone chi è? sembra kathleen turner, ma non può mica essere davvero lei?

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Ora, capisco appiattire la trama al minimo perché dai, a che serve la “trama” davanti ad un film del genere? Basta un minimo di soggetto e via con omicidi e morti ammazzati male. Ma un minimo di contesto vogliamo darlo? Presentare due personaggi, dare una storia al gioco, un minimo di perché,… Perfino in “Finché morte non ci separi” con due/tre dialoghi spiegano perché mettono in scena la caccia alla sposa.
    Ovviamente ci darò un’occhiata perché mi basta poco per comprarmi (tette, morti ammazzati male, politicamente scorretto, tette,… “Hai detto “tette” due volte” “Eh, mi piacciono le tette!” – quasi cit.).

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  6. Lorenzo ha detto:

    Per curiosità l’ho recuperato su Rai Play: non mi è piaciuto 😀

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  7. jenapistol ha detto:

    Visto ieri,lo hai trattato anche troppo bene,io l’avrei sforbiciato di altri 15 minuti Io in una situazione del genere aspetterei che mi scoppi la faccia,non ho dubbi. A proposito di anni 80,ho la brutta senzazione che la moda andrà avanti per almeno altri 5 anni o peggio. L’altro giorno ho rivisto Detention, film scemissimo ma assolutamente spassoso ( che consiglio ) in fissa con gli anni 90. E’ un film del 2011,a stò punto non ho dubbi che fosse un fuoco di paglia,la forza degli anni 80 vince ancora.

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