La Llorona (2019) Le lacrime del Conju-verse

Nella vita arriva il momento delle decisioni difficili ma che non si può più rimandare: per esempio… devo abbandonare il Conju-verse, a cui ho dedicato tante energie, o continuare a trattarlo nel blog?

Visto che Le indagini di Ed e Lorraine Warren è in assoluto il mio libro più venduto, in omaggio ai miei lettori – che sicuramente cercavano le vere imprese dei due demonologi finalmente in italiano, ritrovandosi invece un gretto materialista che li strapazza un po’ – devo continuare a viaggiare nell’universo più farlocco di tutti, eppure uno dei più immotivatamente apprezzati.

La Warren Bros vuole giustamente continuare a sfruttare ogni briciola di questo demenziale universo senza più idee, ed è strano non si affidi ai tanti casi raccontati dai coniugi Warren in libri di un certo richiamo, materiale pronto per tanti film: stavolta addirittura si rifà ad una vera leggenda messicana per questo inutile The Curse of La Llorona.

Presentato in anteprima allo statunitense South by Southwest Film Festival il 15 marzo 2019, arriva nelle sale italiane il 17 aprile successivo con il titolo La Llorona. Le lacrime del male.
La Warner Home Video lo porta in DVD e Blu-ray dall’agosto 2019, ristampato nell’ottobre 2020 nella collana “Warner Bros Horror Maniacs“.

La Maledizione della Piagnona

Italia1 lo trasmette in prima visione nella seconda serata di martedì 29 giugno 2021: ecco la schermata.

Quando il Conjuverse arriva in TV, l’Etrusco è lì

Una notte, in pieno deserto, un uomo rivela a sua moglie un terribile segreto: da bambino ha sentito piangere la Llorona. La moglie, L. King Pérez, prende appunti e ci tira subito fuori un racconto illustrato di fantasmi: Ghoststalking (1995).

Illustrazione di Janet Hamlin

L’autrice ci racconta di una comunità latino-americana in cui i genitori minacciano i figli avvertendoli che se non fanno i bravi arriverà la Llorona a prenderli. Il nome significa “donna piangente” (weeping woman) ma per assonanza possiamo chiamarla La Piagnona.
I due protagonisti del racconto della Pérez vogliono stupire il proprio maestro con una ricerca di scienze fuori dal comune, così senza dire niente a nessuno vanno a dormire all’aperto sperando di incontrare la Piagnona: sono accontentati, ma per fortuna la donna non li prende, si limita a piangere per i propri figli perduti e a scomparire.

Questa Piagnona dev’essere cara ai cuori dei latini o di quelli che vogliono usare quella cultura per infarcire le proprie storie. Così nel 2012 Mary Jane Beaufrand scrive il romanzo horror Dark River in cui la protagonista indaga sulla strana morte per annegamento di una bambina, scoprendo che i latini del posto sono convinti che il fiume locale sia abitato dalla Llorona: lo spirito di una donna che in passato ha lì annegato i suoi figli ed ora fa lo stesso con quelli degli altri.

L’immaginario messicano pare essere “affezionato” a questa immagine di donna piangente, e reagisce male quando se lo sente accostato a “miti moderni” come il ChupaCabra.

«Ma certo che la Llorona esiste! Ogni ragazzino messicano ha ascoltato una versione della storia della donna che piange. Le storie sono vere, la Llorona è vera, che la si veda o meno.»

L’accorata difesa arriva da Rudolfo A. Anaya nel suo romanzo Curse of the ChupaCabra (2006). Quindi stavolta la Warner preferisce il folklore esistente a quello “creato” dai coniugi Warren.

Più che piangente, a me pare alquanto incacchiata

«La Llorona era una signora messicana i cui due figli piangevano sempre, finché una notte lei era così stanca di quel pianto che li lanciò nell’oceano, uccidendoli. Sentendosi sola, da allora piange per i suoi figli.»

Questa tradizione messicana ce la racconta Don L. Daglow, giovane autore di fantascienza – che di giorno programma videogiochi! – nel suo racconto The Blessing of La Llorona, pubblicato sul numero dell’aprile 1982 di “Fantasy & Science Fiction”. Insomma, da decenni l’occidente è affascinato da questa Piagnona, quindi era solo questione di tempo che l’entità entrasse nel Conju-verse.
Non so se qualcuno alla Warner Bros e New Line Cinema abbia esplicitamente detto ai due sceneggiatori esordienti Mikki Daughtry e Tobias Iaconis di copiare tutto il copiabile, ripetendo quanto già abbondantemente noto in lingua inglese sulla Llorona, oppure sono stati i due autori alle prime armi a voler creare una Piagnona copiona, nel completo disinteresse delle case produttrici. Sta di fatto che la sceneggiatura sembra limitarsi a raccontare al pubblico generico quanto già noto dagli americani che vivono in zone vicine al Messico.

Un’immagine che fa subito pensare al folklore messicano

Siamo dunque nel Messico del 1673 e la Llorona (una splendida Marisol Ramirez) è già “in attività”, rapendo i figli delle altre per annegarli. Potrei stare qui a citare l’acqua come psicopompo, cioè “traghettatrice d’anime”, già presente in tante opere, ma preferisco citare un aspetto che curiosamente sembra originale, qui.
La versione che ci viene raccontata narra di come la donna messicana abbia scoperto il marito a letto con una donna più giovane e, ferita e umiliata, si sia voluta vendicare strappando all’uomo l’unica cosa davvero amata, cioè i due figli. Ora è chiaro che qualcuno ha letto la Medea di Euripide, il dramma greco del 431 a.C. che non ha perso un solo grammo della sua terribile potenza evocativa in 2.500 anni: il ricopiarlo identico – scoprire che Giasone si sposa con la giovane figlia di Re Creonte spinge Medea ad uccidere i due figli avuti con l’eroe – è stata un’idea inconsapevole, essendo un mito celeberrimo, o è stato fatto apposta? Chissà.

I preti cattolici sono esperti anche di spiritismo messicano

Arriviamo alla Los Angeles del 1973, città multiculturale dove la presenza latina è così importante da aver inserito la propria mitologia in loco. L’assistente sociale Anna (Linda Cardellini) indaga su una donna sospettata di maltrattare i due figli, quando invece la sospettata afferma di star facendo di tutto per proteggerli dalla Llorona.
Chi potrà mai aiutarci a capire un oscuro elemento del folklore messicano? Ovvio, un prete cattolico!

«Fino a qualche anno fa davo poco peso alle leggende, ai miti e a tutto ciò che succede di notte: ma poi… ci fu un incidente con una bambola.»

Con questa frase acchiappona padre Perez (Tony Amendola) crea un collegamento con il Conju-verse ricordandoci che il personaggio viene direttamente da Annabelle (2014), ma essendo un uomo latino conosce anche le leggende del suo popolo.
È padre Perez a dare ad Anna il consiglio giusto: «Vi serve… El Dindonderooooooooooo!», ma mentre ballava al ritmo di «L’è lì, l’è là, l’è là che l’aspettava» Anna capisce l’equivoco: il buon padre parlava del curandero, non del merendero.

Miguel son mi!

Nel tentativo di ampliarsi, il Conju-verse presenta Rafael (Raymond Cruz), prete spretato che ora fa… boh, non si sa che fa, diciamo che combatte il male usando strumenti strani e magia nera spicciola da discount.
Giocando proprio sull’aspetto da ciarlatano televisivo, il personaggio cerca una sua dimensione sperando di poter rimanere in pianta stabile tra i farlocchi indagatori dell’occulto di questo universo, e per me ha le carte in regola per farlo: e non lo dico solo perché Cruz è il mitico DiStephano di Alien Resurrection (1997)! Chissà che non lo ritroveremo ancora nel Conju-verse.

Uno che in passato ha affrontato gli xenomorfi se la ride della Piagnona, così la ferma con tre uova, della polvere e due sonagli: purtroppo non sto scherzando! La Llorona è un’entità straordinariamente debole, visto che basta una porta chiusa a fermarla e due incantesimi cialtroni smozzicati a mezza bocca: il Conju-verse ci ha abituati a ben altro.
Avendo la protagonista due figli, ecco che ci sarà la noiosa e scontata lotta contro la Piagnona, in cui i due bambini potranno dimostrare la loro totale stupidità da film horror, del tipo “non aprite quella porta, però apro un attimo per vedere chi c’è fuori”, quindi il film finisce in peto e di quelli dall’odore importante.

La Llorona piange per la pochezza del film a lei dedicato

Se la storia del film è paccottiglia inutile e noiosissima, più intrigante è il tocco registico dell’esordiente Michael Chaves, che viene dal mondo pubblicitario. Quando assistiamo alla prospettiva della Piagnona che si avventa contro la casa, fermata dalla protagonista che sbarra la porta, è impossibile non stendere la mano verso il video e, puntando il dito inquisitore, gridare «Ma questo è Evil Dead!» Alla domanda precisa di Graham Day di Movies.ie il regista confessa subito:

«Al 100%. Sì, quella scena arriva diretta dall’Evil Dead originale, che adoro: è un film classico e c’è una sorta di energia selvaggia in quella scena che si collega direttamente con il pubblico. C’è in essa anche qualcosa di gioioso, ed è per questo che adoro Sam Raimi.»

Un regista che inizia la sua carriera pagando il suo tributo a Sam Raimi si merita mille punti al volo, sulla fiducia. E non lo penso solo io, visto che appena impacchettato questo film Chaves riceve una telefonata: il Conju-verse vuole altro sangue da lui, c’è da girare The Conjuring 3, ma questa è un’altra storia…

Ah, e la Llorona? Che fine ha fatto? Be’… llorando se fue, se ne è andata piangendo, come la prima strofa della Lambada.

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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19 risposte a La Llorona (2019) Le lacrime del Conju-verse

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Ma come fai a infilare in una recensione sia Medea che il Dindondero io non lo so, ma sei fantastico! Guardando la locandina al volo ho letto: “I bambini piangono, vai a nasconderti”, pensa tu…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Gli autori di questo film sicuramente dovrebbero andare a nascondersi 😀
      Quando per un fantasma messicano viene copiata la storia di Medea e poi chiamano il curandero, capisci che io non faccio niente: mi limito a sghignazzare su materiale di altri 😛

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Per tutto il tempo mi sono fatto una domanda: Warren Bros, in “La Warren Bros vuole giustamente continuare a sfruttare (…)”, l’hai scritto apposta o è stato un lapsus?

    Non sono molto esperto della leggenda della Llorona, l’ho beccata ogni tanto in serie e fumetti USA; forse piace perché è un po’ mainstream e un po’ alternativa, nota e sconosciuta allo stesso momento e non troppo sfruttata…

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  3. Cassidy ha detto:

    Cento volte meglio questo post del film, che omaggia giustamente Raimi ma si dimentica in fretta. Eroico nel tuo continuare la crociata dei Warren, “La piagnona” mi ha annoiato così tanto che non ho avuto voglia nemmeno di scriverne, per fortuna lo hai fatto tu alla grande 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Fosse stato per me manco l’avrei visto questo inutile filmucolo, ma ormai sono infognato con i coniugi demonologi e mi tocca studiare il Conju-verse, così se un giorno avrò la pazza idea di aggiornare il mio saggio in eBook avrò il materiale pronto 😛

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Dopo i primi (che non mi sono dispiaciuti, sopratutto il primo che aveva il giusto mix di spaventi e mistero), ammetto che ho perso trequarti del Conjurverse. E non sono neanche smanioso di recuperarli… Mi vanno benissimo i vostri post.

    Detto questo, ma quanto bella è la mitologia greca? C’è stato un periodo, tra i 20 e i 25 anni che ero andato in fissa totale.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La mitologia greca è imbattibile, infatti sta ancora lì, millenni dopo, a scandire la nostra narrativa d’ogni genere.
      I primi film del Conju-verse erano comunque prodotti con un certo impegno, potevano piacere o meno ma comunque un minimo di lavoro c’era: visto che poi i seguiti peggiori hanno guadagnato cifre da record, perché impegnarsi? Più fanno schifo, più sono vuoti, più i film incassano milioni: capisci che nessuno vuole spezzare questa magia scrivendo qualcosa che potrebbe assomigliare ad una sceneggiatura 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Ma infatti le controparti cinematografiche dei veri Ed e Lorraine Warren funzionano pure bene e, all’interno della loro fetta di Conju-verse, possono permettersi di affrontare tutti i demoni che ritengono opportuni (il che, ovviamente, non li rende esenti dal rischio di minestra sempre più riscaldata)… il problema è che al di là del filone principale con i Warren protagonisti le idee continuano a latitare: oltre alle varie trascurabilissime Annabelle, infatti, adesso ci mancava pure la Llorona (una Sadako o una Woman in Black -quella originale di Nigel Kneale- molto in minore), che hai nobilitato parecchio citando Medea 😉

        Mamma, mamma, lo sai che c’è?
        Che l’continua il Conju-verse
        no ghe son più idee diverse
        un problema grande xè

        Ma non disperoooo!

        e lì e là e lì che l’aspettava…
        e lì e là e l’idea non la rivava …
        e lì e là xe mejo se copiava …
        e lì e là che ghe pensava Miguel…

        Miguel son mi!

        E ti e ti e ti non dise niente
        E cossa g’ho da dir, mi copio solamente
        El mito greco l’è sempre pertinente
        El me vegnesto in mente pure a mi, Miguel

        Miguel son sempre mi!

        I muchachi e le muchache
        tuti a vedar la Llorona
        per gli incassi la xe bona
        e il problema più no’l ghe

        E me ariva anca el dineroooo! 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Vale più questo Llorondero che l’intero film 😀
        Le idee sono assenti ma tanto gli spettatori fanno a botte per premiare qualsiasi cosa sia legata al Conju-verse, quindi ha ragione la Warner!

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  5. Celia ha detto:

    Ah, che bello. Una recensione così, anche se sofferta (ma del resto mica può soffrire solo la Piagnona, no? Un po’ di solidarietà) mi allevia persino i 30° in casa.

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Visto…quasi zero ricordi…brutto segno…o forse salvezza per i miei reduci neuroni! 🙂

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  7. nicholas ha detto:

    La Llorona è anche una canzone che ho sentito nel del Cartone COCO della Pixar del 2017.

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  8. nicholas ha detto:

    https://www.youtube.com/watch?v=Ukp_EFEDOl4 questo è il video della Canzone che ti ho detto.

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  9. Pingback: The Conjuring 3 (2021) Per ordine del Remake | Il Zinefilo

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