Annabelle 3 (2019) Il vuoto a forma di bambola

Continua il mio viaggio nel più pigro e inconsistente universo narrativo del cinema contemporaneo: il Conju-verse, dove “niente” è la parola d’ordine vincente.

Senza alcuna vergogna, ricordo il mio bestseller sui casi dei coniugi Warren e i loro film:

Ecco l’elenco degli eStore dove potete trovarlo a soli 99 centesimi

Come già raccontato, quella della bambola Annabelle è una storia tutta da ridere, piena di sfondoni e modificata a seconda delle esigenze così che i coniugi Ed e Lorrain Warren potessero intrattenere i loro affezionati lettori con una storia innegabilmente accattivante, visto poi che il “vero” evento del 1970 viene raccontato con toni da horror hollywoodiano. In pratica, la storia del demone che entrò nella bambola per dare noie a due tizie era già nata per essere un film.

Reinventando completamente la storia originale, pur continuando a spacciarla per ispirata a veri eventi, Annabelle (2014) ha l’unico pregio d’aver ispirato Marlon Wayans per la sua irresistibile parodia in Ghost Movie 2 (2014). Spacciato come spin off, invece è un semplice antefatto di The Conjuring (2013), Annabelle si porta a casa quasi novanta milioni di dollari in patria e più di 250 nel mondo: gli occhi della Warner Bros e New Line Cinema continuano ad essere a forma di dollaro e i produttori vanno in giro saltellando ed emettendo rumori da registratore di cassa.
Una storia banale, vista mille volte. con una bambola assassina che non fa una mazza di niente per tutto il film, ma che incassa fantastiliardi a palate: vai col tango!

Annabelle 2: Creation (2017), il prequel del prequel, riesce addirittura ad essere infinitamente più pezzente rispetto al primo, con una catapecchia nel deserto californiano e un gruppetto di giovani attrici che passano l’intero film a salire le scale, scendere le scale, aprire la porta, chiudere la porta, nessuna sceneggiatura, nessuna atmosfera, nessuna emozione. Boom! cento milioni di incasso in patria, trecento in tutto il mondo. La prova che meno fai più guadagni.
Era ovvio che con queste premesse nessun demone sarebbe riuscito a fermare la Warner e la New Line dall’infestare il nostro mondo con un terzo film, ancora più buffonesco e cialtrone dei primi due.

L’universo è troppo piccolo per il Conju-verse

Nel giugno 2019 esce in patria Annabelle Comes Home, che arriva nelle sale italiane il 1° luglio successivo (fonte: FilmTV.it) con il semplice titolo Annabelle 3.
Warner Home Video lo presenta in DVD e Blu-ray da ottobre 2019.

La Warner/New Line vuole essere sicura di creare un prodotto totalmente vuoto e inconsistente, così da ripetere l’enorme successo dei precedenti prodotti vuoti e inconsistenti, così chiama il Maestro del Vuoto: Gary Dauberman, uno che ha iniziato la carriera scrivendo filmacci con bestiacce (tipo Blood Monkey) per una casa thailandese subito fallita. Se questo non è cominciare con il botto…
Balzato agli onori della cronaca proprio con Annabelle (2014), Dauberman diventa subito il cantore della bambola paralitica – visto che Annabelle non fa mai niente, film dopo film – ed entra a pieno titolo nel Conju-verse sceneggiando The Nun (2018), che è un vuoto così spinto da far tremare le vene ai polsi: anche lì, una trama totalmente inesistente, due ore di buio con una suora che fa “bu” e incassi multi-mega-miliardari. Perché cambiare formula?

Vi sono mancata?

Dopo aver raggiunto nuove vette di vuota inconsistenza con il dittico di It (2017-2019), Dauberman è pronto a raccontare per la terza volta il niente con la bambola intorno, stavolta esordendo anche alla regia. A sorpresa come regista è molto più bravo che come sceneggiatore, ma in realtà bastava davvero poco. Un foglio bianco è un copione migliore di qualsiasi cosa Dauberman abbia mai scritto.
Ma ovviamente le mie critiche sono solo invidia, perché anche questo vuoto totale chiamato Annabelle 3 vince la sfida: malgrado sia uno dei capitoli più immotivatamente costosi (IMDb parla di trenta milioni di costo), guadagna settanta milioni di bigliettoni su suolo americano e più di trecento sul mercato estero. È un successo leggermente inferiore agli episodi precedenti ma sempre un guadagno da capogiro, in un’epoca di morte dei botteghini.

Vènghino, siòri, abbiamo la ventriloqua migliore del mondo!

Siamo ancora negli anni Settanta e i coniugi Ed e Lorraine Warren sono noti «consulenti di demonologia e stregoneria», come recita un cartello appeso in casa loro, la cui presenza è davvero curiosa: è come se un macellaio avesse in casa un cartello con su scritto “macellaio”. Boh.
Visti i fantastiliardi in ballo tornano i due bravi attori Patrick Wilson e Vera Farmiga ad interpretare gli sposini demonologi, ma solo per un paio di brevi scene: non ho capito se i due attori costavano troppo per coinvolgerli maggiormente oppure avevano di meglio da fare che apparire di nuovo nel Conju-verse, comunque le loro scene sono decisamente le migliori dell’intero film.

La prima vede ampliarsi quella parte iniziale di The Conjuring (2013) in cui la bambola Annabelle veniva prelevata da Ed e Lorraine e messa in sicurezza nella loro celebre “Stanza degli artefatti” (artifact room), che sin dall’inizio è palesemente l’elemento più intrigante del Conju-verse: una stanza in cui i due demonologi custodiscono, tenendoli quindi in sicurezza, oggetti legati ai loro “casi” e quindi posseduti. Malgrado anche in questo film venga ripetuto che i demoni non possono possedere gli oggetti ma solo le persone.

Quest’oggetto posseduto l’hanno preso da un racconto d’annata di Stephen King

Chiusa la stanza della possessione, si torna ad essere una famiglia normale, anche se le notizie sui giornali che si interrogano sull’etica dei due coniugi non aiutano i rapporti sociali, così il compleanno della loro figlioletta Judy (Mckenna Grace) rischia di andare deserto.

A Casa Waren è sempre festa

Tolti di mezzo Ed e Lorraine, dopo pochi minuti, il resto del film crolla nel vuoto assoluto scegliendo come protagoniste tre totali nullità: tre personaggi appiccicati con lo sputo così da essere sicuri di raggiungere il livello richiesto di totale inconsistenza.
Non si sa dove vadano i coniugi Warren, comunque lasciano a casa da sola la figlia Judy con la sua bambinaia personale Mary Ellen (Madison Iseman): se il cinema horror ci ha insegnato qualcosa è che la bambinaia attira i maniaci, e in effetti qui c’è qualcosa del genere, anche se in versione Z.
Chiude la fila il solito personaggio di demente decerebrato che nei filmacci horror di serie Z mette in moto la trama: qui è Daniela Rios (Katie Sarife), che in ogni scena speriamo venga sventrata da un demone ma purtroppo rimane in vita, malgrado la sua totale stupidità.

Le tre vuote nullità che riempiono l’intero film

Una casa vuota piena di oggetti indemoniati, tre ragazze che fanno solo ed esclusivamente le cose sbagliate, cento minuti da riempire senza mostrare MAI niente, senza dire niente e senza alcuna sceneggiatura: uno scherzo, per super Dauberman, che sin dall’inizio della sua carriera parla di niente, quindi gli viene spontaneo.

Purtroppo a Dauberman hanno dato come scenografia una casa senza scale: come la passa metà del film a far salire e scendere le scale ai suoi personaggi, come vuole la regola aurea di tutti gli horror senza idee? Vorrà dire che aumenterà il minutaggio dell’altro elemento chiave: l’apertura di porte. Così le tre ragazze protagoniste passeranno cento minuti ad aprire porte, poi a chiuderle, poi ad aprirle, poi a chiuderle, poi ad aprirle, poi a chiuderle, poi ad aprirle… oh, fate piano con ’ste porte, che qui c’è gente che dorme.

La demente nella SStanza degli artefatti

Il film non ha trama, se non uno spunto demenziale: quella decerebrata di Daniela si sente in colpa per aver fatto morire il padre e vuole approfittare di Casa Warren, notoriamente piena di spiriti, per evocare il fantasma paterno e chiedergli scusa: nessuno potrebbe mai immaginare che invece evocherà uno dei tanti demoni imprigionati nella stanza degli artefatti, era proprio impossibile da prevedere…
C’è una scena con un demone in abito da sposa – i “cacciatori di fantasmi” testimoniano di demoni simili sin dall’Ottocento, come ci racconta The Science of Ghosts (2012) di Joe Nickell – e una salma pronta per il Traghettatore, con tanto di soldi in faccia, che non sembra però molto salma. Vediamo un paio d’ombre e a sorpresa un lupo mannaro che non esiste, visto che appare per due secondi e scompare. Fine dell’horror.

La reazione di uno spettatore medio, che si è presentato al cinema coi soldi in faccia

Non riuscirò mai a spiegarmi come sia possibile che un universo nato da un paio di film elaborati, con una trama e dei personaggi, con “veri casi” trasformati per il grande schermo, sia poi prosperato sul nulla più totale, sull’assenza di sceneggiatura e di personaggi, senza alcuna trama: come si fa a criticare film totalmente vuoti se poi guadagnano centinaia di milioni di dollari?

Il Conju-verse ha quindi ragione, i demoni hanno ragione, è il vuoto che conquista i cuori degli spettatori, evidentemente vuoti come i film che pagano per vedere. Non possiamo che venerare il Conju-verse e dire tutti in coro: venga il tuo regno, sia fatto il tuo vuoto…

L.

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Informazioni su Lucius Etruscus

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21 risposte a Annabelle 3 (2019) Il vuoto a forma di bambola

  1. Cassidy ha detto:

    Altro giro, altro film che non ho avuto voglia di commentare per quanto l’abbia trovato vuoto, quindi ribadisco, sei oltre l’eroico per quello che mi riguarda. Ho sempre pensato che stilare tutti insieme quegli artefatti magici maledetti, in una normalissima stanza di casa come fanno i Warren poi, fosse il modo migliore per creare una bomba atomica magica, non una gran idea. Ma ai ragazzini che al cinema ci vanno, a prendersi per i fondelli quando i “Bu” colpiscono forte. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In mano a un vero sceneggiatore quella Stanza degli Artefatti poteva diventare una bella bomba, invece la formula è chiara: zero storia, zero “apparizioni”, solo adolescenti che camminano su e giù per la casa, 300 milioni di incasso. Perché cambiare???

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  2. Madame Verdurin ha detto:

    Tutti gli artefatti malefici chiusi in una stanza? Ricorda un po’ troppo Quella Casa nel Bosco per essere preso sul serio… E comunque c’è solo una bambola assassina, Chucky, mi dispiace tanto per tutte le altre.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo sono tutti gli altri ad essersi rifatti alle “vere” bambole possedute, esposte in musei improvvisati in giro per l’America, da visitare a pagamento. Una di queste ha ispirato i coniugi Warren che hanno davvero avuto Annabelle esposta nel loro Museo degli Artefatti, molto prima della nascita di Chucky e gli altri. Quindi semmai questi film riportano il primato in casa Warren 😛

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Concordo con Madame qui sopra. Dopo “Quella casa nel bosco” che di fatto ha sparigliato le carte per l’horror, bisogna avere una sceneggiatura coi controfiochi per fare un horror decente. ‘Ste cavolatine che si uniscono con rimandi e citazioni, con una trama scritta su un francobollo e con i soliti triti e ritriti luoghi comuni e personaggi, mi fanno cascare le braccia ancora prima di iniziare.
    Avevo apprezzato i primi due film del filone, poi ne ho visto qualcuno sparso senza continuità e/o voglia. Ribadisco che mi bastano i vostri pezzi per tenere il passo.

    Ma fare una sorta di filone alla 007, no? Ogni 3-4 anni fai uscire la nuova avventura dei coniugi Warren (magari cambi anche attori perché Wilson e la Farmiga ad una certa si romperanno anche le palle di fare sempre ‘sti due!) che girano gli Stati Uniti a combattere il male. Una volta c’è la bambola, una volta la suora, una volta il fantasma delle nevi, una volta li mandiamo in Messico,… Mah, forse è fatica sprecata. Prendono 4 ragazzini e li tengono chiusi in casa ad aprire porte o a salire le scale perché c’è un mostro che non si vede. Finito il film, assegno già in banca. Chi glielo fa fare di spremersi le meningi?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Fermo restando che la saga già esiste, si chiama “The Conjuring” e ogni 3-4 anni presenta nuove avventure dei due protagonisti, poi inframmezzate da avventure secondarie con prequel e sequel, e fermo restando che è dal 1983 che vengono raccontate le imprese di Ed e Lorraine Warren al cinema, con attori sempre diversi, temo che l’esempio di “Quella casa nel bosco” sia fuorviante, sia perché non era un horror ma un gioco narrativo sull’horror, sia perché ha incassato 60 milioni di dollari… e questo “Annabelle 3” 300!
      “Scream” è stato un grande successo da 175 milioni di incasso che giocava con il genere slasher e ne metteva in luce tutte le tematiche e gli errori, al che nessuno dopo poteva più fare film come i precedenti: “Halloween” del 2018 è diarrea grumosa che compie tutti gli sbagli presi in giro da “Scream”, e ha incassato 250 milioni. Mettere in luce i dettami di un genere non significa essere il miglior titolo del genere, è solo un gioco narrativo che raramente supera i titoli che prende in giro.

      I mille inutili filmacci horror che escono ogni tanto dimostrano che il genere è più vivo che mai, e che MENO si sforza più è premiato: sono gli spettatori che vogliono la spazzatura maleodorante, perché mai gli sceneggiatori dovrebbero deluderli? Quando cambieranno gli spettatori, cambieranno gli horror. Intanto sta per uscire il nuovo Halloween escrementizio, e anche questo incasserà fantastiliardi 😛

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      • Madame Verdurin ha detto:

        Concordo con te Lucius sul fatto che Quella Casa nel Bosco sia più un film comico che un horror, almeno io l’ho trovato sicuramente più divertente che spaventoso. Ciononostante ha, come si suol dire, gridato che il re è nudo, additando molti clichè effettivamente usati e abusati nel genere horror. Una volta che Sigourney Weaver ti ha sbeffeggiato con la sua classe questi stereotipi, se te li trovi ancora davanti (in teoria) non dovrebbero più farti effetto. A meno che ovviamente non intervenga un cineasta di grandissimo talento e originalità a rielaborarli in qualche modo, cosa che in questo caso però non mi sembra, da quello che scrivi, sia successa. Basta, solo per precisare la mia posizione su Quella Casa nel Bosco. Che non ha niente a che vedere col fatto che nel film si veda Chris Hemsworth a torso nudo, ovviamente.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ahahah temo che avere Chris a torso nudo faccia cambiare parecchio il peso di un film al botteghino 😀
        Scherzi a parte, ogni tanto escono questi film che gridano che il re è nudo, così come quelli che giocano sul fatto che i personaggi neri sono i primi a morire negli horror: parliamo però di un genere che sforna ondate inarrestabili di titoli, quindi non basta un film a smontarli. E ancora oggi i neri negli horror fanno una brutta fine, malgrado da più di vent’anni sia stata messa in evidenza questa stortura.
        Quando un giorno è uscito fuori uno a dire che l’olio di palma faceva male, l’intera popolazione occidentale ha smesso di comprarlo e ha mandato in rovina intere economie del sud-est asiatico: quando un cineasta fa un film che scoperchia tutto, non succede niente. La gente non risponde come fa con notizie lette su giornali-barzelletta, tipo quelli gratuiti che prende in attesa della metro. Quindi si continuano a fare gli stessi horror, anche perché il fatto di essere molto replicato nelle TV italiane non fa di “Quella casa nel bosco” un film famoso in patria, mentre la Warner può permettersi campagne pubblicitarie faraoniche per i suoi filmacci fetenti, che invece in Italia in TV non passano mai.
        E’ la stessa situazione di “Galaxy Quest” (1999) che è un capolavoro senza tempo perché gioca con gli schemi e i difetti della fantascienza per dimostrare che funzionano: in Italia non lo conosce nessuno e non ha avuto alcuna influenza sul genere, che continua ad usare i difetti che quel film prende in giro, ma è stata un’opera a sé, un gioco narrativo delizioso.
        “Venerdì 13” è stato un film che ha cambiato tutte le carte in tavola, quel 1980, e i film horror nati subito dopo sono tutti falliti perché la gente ora voleva altro: oggi la gente vuole il nulla circondato dal niente, e premia i film fetenti della Warner, pieni di niente, facendo incassare loro fantastiliardi: perché mai un’azienda dovrebbe rinunciare all’olio di palma se tutti glielo comprano? 😛

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      • Madame Verdurin ha detto:

        Con Galaxy Quest hai sfoderato l’asso e io alzo le mani. Anche se mi viene da dire, quanti Ottimi film di fantascienza sono usciti dopo il 1999? Mi hai dato cose su cui riflettere… come il fatto che Sigourney Weaver sia presente sia in Quella Casa nel Bosco che in Galaxy Quest… coincidenza? Io non credo… 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        E’ un filmone ingiustamente ignorato dalla distribuzione italiana, ed urlava bello forte quanto fosse nudo il re della fantascienza (e delle convention), eppure è ancora lì, sia la fantascienza che le convention, a ripetere cose che al pubblico piacciono e paga per vederle.

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  4. Sam Simon ha detto:

    Come sono contento di questo post! Dei film che hai nominato ho visto solo il primo It di Muschietti e l’ho trovato pessimo, i film del Conjuverse li ho tutti evitati accuratamente. Ho fatto bene, cosa che capisco sia dalle tue parole sia dal fatto che mi vengono costantememte consigliati da gente che di cinema ne sa quanto di viaggi interstellari, e nessuno di loro lavora alla NASA.

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Altro giro altro…vuoto! Visto anche questo e ricordi nulli (o comunque davvero pochi) anche su questo (datemi La bambola assassina!), penso che il Conju-verse mi abbia avviluppato e risputato fuori senza rimembranza alcuna di cosa ho vissuto lì dentro…e credo che ciò sia da ritenersi una vera fortuna! 🙂

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  6. gioacchino di maio ha detto:

    Questo deplorevole Annabelle 3, (non si capisce perché se c’è scritto DANGER nella porta si entra con facilità) con alcuni artefatti che prendono vita, mi è sembrato quasi una sorta di pubblicità o di spunto per eventuali spin off futuri da considerare tra un Conjuring e l’altro. Lo vedrei bene uno B-spin off con il Feeley Meeley gioco da tavolo dove dai fori della scatola fuoriescono delle mani diaboliche.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quella del gioco da tavola è stata un’ottima trovata visiva, molto ispirata, peccato che non c’entri una mazza come del resto l’intera trama 😀
      Non considero Annabelle degli spin-off, visto che sono veri e propri prequel di una vicenda presente già nel primo “The Conjuring”, che si apre proprio presentando i coniugi Warren alle prese con la bambola posseduta: semplicemente approfondiscono uno degli aspetti dell’universo.
      Teoricamente avere una stanza piena di oggetti posseduti permetterebbe agli sceneggiatori di sbizzarrirsi, tacendo poi del fatto che esistono diversi libri in cui gli Warren raccontano i tanti casi affrontati in vari decenni di carriera, eppure alla fine si finisce a parlare sempre delle stesse cose: Annabelle, la Suora di Paura e così via. Però è un universo ancora giovane, in piena espansione – come scopriremo sabato – quindi ho fede che arriveranno presto nuovi casi. 😉

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  7. Giuseppe ha detto:

    Insomma, pure qui si dimostra come non sia possibile venire meno alla regola d’oro del Conju-verse: una volta che togli Ed/Patrick Wilson e Lorraine/Vera Farmiga dalla scena, tutto il resto crolla miseramente… però, con tutta evidenza, la cosa non sembra disturbare più di tanto, visto quanto questi titoli continuano a incassare.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Basta la parola “Conjuring” a vendere un film, indipendentemente dal film. Qui si superano i limiti storici, non succede una mazza di niente per cento minuti e si incassano 300 milioni: i veri posseduti sono gli spettatori paganti! 😀

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