Sharon Stone racconta 7. Action Jackson e Nico

Continua la navigazione a vista, dato che non solo Sharon Stone rimane muta sui suoi lavori del 1987, ma anche i suoi biografi non ufficiali stendono un velo pietoso, anche perché si tratta di generi considerati ben poco interessanti per il pubblico generico dell’epoca e si tratta di film massacrati dai giornaloni importanti, quando ne hanno parlato.


Action Jackson

«Action Jackson era un grande nero barbuto con una voce alta e diversi cucchiaini d’argento annodati a mo’ di braccialetti intorno ai polsi»: con questa descrizione entra in scena la guardia del corpo chiamata Action Jackson, uno dei personaggi del romanzo Gossip (1979) di Marc Olden, autore di eroi neri come quelli dei romanzi di Black Samurai. Il nomignolo “Action Jackson” è abbastanza comune, ma mi piace quest’idea che sia legato alla cultura nera degli anni Settanta, visto che è per omaggiare quella che è nato questo film.

Sulla rivista “L.B. Press-Telegram” il 24 gennaio 1988 appare un’intervista a Carl Weathers in cui l’attore rivendica la paternità del film Action Jackson, la cui idea ha avuto durante le riprese di Predator (con cui il film condivide ben due attori: Bill Duke e Sonny Landham) e subito ne ha parlato a Joel Silver, all’epoca probabilmente il più grande produttore di Hollywood. Weathers l’avrebbe convito che era il momento giusto per far tornare la blackspoitation, che i film con attori neri cazzuti che menano e sparano possono tornare di moda, dopo aver conosciuto il loro apice nel cinema di serie Z degli anni Settanta.

Stando a questa intervista, Weathers ha fatto tutto: soggetto, storia, costumi, scenografie e portava i panini sul set, ma curiosamente il suo nome non appare in alcun credito tecnico. Potete credere in questa ricostruzione degli eventi, ma io rimango convinto che il vero motivo sia un altro: Action Jackson nasce dal successo nella comunità nera del capolavoro L’ultimo drago (1985).

Temo che oggi nessuno lo conosca, ma vi giuro che negli anni Ottanta Rete4 lo trasmetteva fisso ogni anno, tipo il film di Natale, e vi assicuro che da giovane Etrusco vederlo sul grande schermo del cinema parrocchiale sotto casa è stata un’emozione per sempre. Perché quello di Michael Schultz è uno di quei film così coraggiosi da scrivere la storia, anche se poi una pessima distribuzione li fanno dimenticare per sempre.

Nel 1985 il giovane Taimak si vestiva con la tuta gialla di Bruce Lee e al ritmo della musica degli autori Motown metteva in scena il primo film di arti marziali anni Ottanta interpretato esclusivamente da neri e asiatici: gli unici due bianchi della vicenda sono entrambi cattivi e vengono malmenati a dovere.
Non posso credere che a soli due anni di distanza da un titolo che ha fatto epoca, Carl Weathers non conoscesse l’unico film d’azione interpretato da neri proiettato nelle sale vere, non solo nei loschi cinema del ghetto.

Volete sapere come faccio a dire che Weathers abbia usato L’ultimo drago per dimostrare che era tempo di fare un film d’azione con eroe nero? Il fatto che in quel film del 1985 la co-protagonista era Vanity, la “scoperta” di Prince che guarda caso si ritrova al fianco di Weathers in Action Jackson. Bruce Leroy ha fatto il miracolo!

Uscito in patria americana nel febbraio 1988 con grande clamore mediatico, Action Jackson arriva in italia nell’ottobre successivo. Nel febbraio 1990 la Warner Home Video lo presenta in VHS italiana e Rai2 lo trasmette in prima visione martedì 19 febbraio 1991.

Guidando la sua Impala cabriolet del ’66, Jericho Jackson detto Action (Carl Weathers) fa su grande schermo quello che Mr. T stava facendo sul piccolo: un muscolare eroe nero positivo, che fra una botta e l’altra ne approfitta per regalare messaggi costruttivi e socialmente edificanti. Malgrado venga introdotto come fosse una bestia umana di violenza e furia, in realtà Action è un bonaccione vittima degli eventi, che affronterà i cattivi solo per difendersi e mai per attaccare, venendo per di più salvato dalla cantantina tossicodipendente Sydney Ash (Vanity), che grazie ai suoi “sermoni” ritroverà la retta via.

Una piccola diva anni Ottanta, temo dimenticata

Weathers voleva fare il Rambo di colore, lo Schwarzy socialmente impegnato, dimenticando però che quei due eroi erano noti per menare e ammazzare la gente, non per i loro discorsi motivazionali. Il buonismo di Action lo rende invece un semplice Don Matteo abbronzato.

Perché chiamare il grande Robert Davi per un ruolo di cinque secondi?

Dall’altra parte c’è il mitico Craig T. Nelson che esagera uno zinzinello nel ruolo di nazi-cattivo-ammazza-tutti, esagerato in ogni sua azione e totalmente sopra le righe. Diciamo che più che sulla sceneggiatura è un film che punta sull’utilizzo di ogni volto noto dell’epoca.

Quanti volti noti riconoscete in questa inquadratura?

Avere a bordo il Maestro Baffuto Al Leong e il suo titanico allievo James Lew, fra i signori assoluti della marzialità cine-televisiva dell’epoca, non garantisce un buon grado d’azione al film, che punta tutto esclusivamente sulle esplosioni e acrobazie firmate dal maestro Craig R. Baxley.

Se c’è un asiatico da malmenare, James Lew è pronto

Per incastrare il cattivissimo industriale Peter Dellaplane (Craig T. Nelson), il nostro Action tenta di farsi amica la moglie Patrice (Sharon Stone), che a parte sfoggiare variopinti e pittoreschi vestiti abbinati a incredibili acconciature non fa altro. Semplicemente perché il suo ruolo non prevede altro.

La Stone non riusciva a rimanere seria, vestita i quel modo

Il suo ruolo minuscolo di “moglie trofeo” non offre alcuno spunto alla nostra Sharon, che non può fare altro se non mostrarsi radiosa e… morta, visto che è una delle prime (e rare) volte in cui il suo personaggio viene mostrato defunto.

Sono segni d’abbronzatura quelli sul viso?

La Warner Italia è famosa per avere i magazzini pieni di film comprati esclusivamente per murarli vivi, quindi Action Jackson è fra i più rari film di Weathers, la cui distribuzione nostrana è prossima al minimo così come tantissimi altri film che la Warner è intenzionata a non tirar mai più fuori dagli archivi. Forse è per questo che non mi è mai capitato di vederlo in trent’anni: onestamente non mi sono perso gran che.

P.S.
Ora tutti sulla Bara Volante per la recensione di Cassidy.


Nico

Dopo Lama d’acciaio e Action Jackson, nel 1987 Sharon interpreta un altro ruolo da dimenticare: dopo essere stata la moglie di Craig T. Nelson, è la moglie di Steven Seagal in Nico (1988).

Quadretti di felicità anni Ottanta dimenticata

Del film ho già parlato, e visto che né Sharon né i suoi entusiasti biografi hanno speso una parola per questo suo ruolo inutile, perché dovrei farlo io?

L.

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14 risposte a Sharon Stone racconta 7. Action Jackson e Nico

  1. Cassidy ha detto:

    Con tutto il rispetto per Sharon e “Action Jackson” a cui voglio molto bene, che cos’era “L’ultimo drago”? Quello era una bomba hai fatto benissimo a citarlo! Detto questo Sharon Stone è bella da tirare via il fiato in “Action Jackson” non fa nulla ma davvero risplende di luce proprio, in “Nico” invece si stenta quasi a riconoscerla, la vera diva doveva essere Seagal, che infatti oscura tutti. Cheers!

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  2. Lorenzo ha detto:

    C’era un mio compagno di scuola, anche lui guardava i film di Odeon e Italia7, con cui discutevo di temi della massima importanza: perchè i neri nei filmacci si chiamano, nel 90% delle volte, Jackson?
    Con lui andai a vedere Nico un sabato pomeriggio, ma il prete, che gestiva il cinema, ci fece attendere fuori la proiezione successiva, dato che allo spettacolo delle 14 c’eravamo solo noi e non voleva aprire la sala per sole due persone.
    Nico non ci piacque perché eravamo abitutati a roba più ruspante. Action Jackson riuscii a vederlo solo qualche anno fa in televisione.
    Alla fine era più divertente sparar cazzate commentando i film con Andrea che vedere i film stessi.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Su Nico non posso che condividere, lo vidi all’epoca in videocassetta e mi deluse alquanto, proprio perché preferivo cose più saporite. (Peraltro rivedendoli insieme recentemente ho scoperto che in pratica è un remake de “Il codice del silenzio” con Chuck Norris, con lo stesso regista, la stessa storia e Henry Silva nello stesso ruolo!)
      “Action Jackson” non mi è mai capitato davanti, e rivisto oggi certo non si capisce bene lo spirito del tempo, ma dato che non è nato alcun filone di blackspoitation anni Ottanta temo che l’esperimento non sia andato come sperato.
      A Carl Weathers d’azione preferisco di gran lunga Steve James, l’american ninja nero 😛

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Nico, rivisto recentemente, e Action Jackson…anche il ciclo Stone si adegua al mood della settimana: aiutiamo Willy in un periodo impegnato facendolo esplodere di gioia non appena ha tempo di “sfogliare” lo zinefilo! 🙂

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  4. Giuseppe ha detto:

    Mmh, sì, mi sa che Carl Weathers qualcosina da “L’ultimo drago” l’ha effettivamente presa 😉
    Parlando di “Nico” io gli ho sempre preferito di gran lunga proprio “Action Jackson”: se di un esperimento blaxploitation anni ’80 s’è trattato in questo caso, mi spiace non abbia preso piede, rimanendo comunque più divertente di uno Steven Seagal che già allora lasciava presagire di non aver molto da mettere in mostra… e poi Sharon “Seagal” in quel film è letteralmente invisibile, a differenza di Patrice Dellaplane (ruolo sempre e solo di contorno ma, se non altro, lì la si ricorda di più).

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  5. Sam Simon ha detto:

    Action Jackson magari non lo recupero, anche se Sharon porta via, ma the last dragon…

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