Wrong Turn 7 (2021) Copiare (male) dai francesi

Passano gli anni e la Constantin Films rischiava di perdere il marchio “Wrong Turn”: mica vorremo lasciarci sfuggire questa ghiottoneria di saga? Tocca sfornare un altro inutile episodio, tanto ormai si girano in automatico. Basta mettere una cinepresa in un bosco, e il film si farà da solo.

Dopo i danni inferti alla saga da Declan O’Brien, con le sue idee di cattivo gusto, dal primo film torna Alan McElroy, il fondatore, l’autore dell’unico episodio veramente bello di questa saga in crollo verticale già dal secondo episodio. Ricordo che McElroy ha lanciato un’altra saga di pari qualità: ha scritto l’ottimo Presa mortale (2006) che ha dato vita alla saga “The Marine” che è tutta in discesa.
Perché McElroy è tornato? Ecco la mia personalissima spiegazione: per copiare i francesi.

Il 14 giugno 2019 è andato in onda su Netflix lo spettacolare primo episodio di una serie capolavoro, “Zone blanche” (o Black Spot per gli anglofoni e gli italiani, non so perché cambi il colore nel titolo!), ambientata in una inquietantissima foresta oscura della nord della Francia, dove neanche le armate di Giulio Cesare riuscirono ad avere la meglio sulla popolazione locale, forte di una legge propria e una propria mitologia che affonda le radici nella notte dei tempi. Qui la protagonista da giovane si perde e viene rapita da un misterioso uomo (o qualsiasi cosa sia) mascherato con un teschio di ungulato, da cui la ragazza a stento riesce a sfuggire.
Cresciuta, la donna diventa poliziotta del posto ma il mistero della sua infanzia rimarrà dentro di lei a dilaniarla: il desiderio di un confronto finale con l’essere che abita la foresta si fonderà con un’indagine di rapimento. Un rapimento di una ragazza che sembra proprio il ripetersi di ciò che è toccato a lei.

La prima stagione è così maledettamente stupenda che subito ne hanno tirato fuori una seconda, deludentissima e totalmente inguardabile, ma tanto è bastata la prima: McElroy si rende conto che lui ha per le mani una foresta pieno di misteri, quello del mitico Wrong Turn (2003), e quel pazzo fumato di Declan O’Brien tra i suoi deliri dal quinto episodio ha iniziato a parlare di una stirpe di abitatori della foresta con una vita indipendente dalla civiltà umana. Perché non ricopiare le splendide idee visive del prodotto francese per fare la solita stupidata americana?
Così, secondo me, nasce Wrong Turn, senza numero perché in realtà non c’entra una mazza con la Wrong Turn Mythology. La regia è di un tizio di nome Mike P. Nelson, di cui non sembra esserci altro da dire.

IMDb ci dice che è uscito negli Stati Uniti il 26 gennaio 2021 e in Italia (ma in Italia dove?) in un misterioso 11 febbraio successivo. In realtà non ho trovato alcuna traccia di distribuzione italiana, per ora.

I teschi di ungulati spaccano, soprattutto se copiano (male) quelli francesi

La narrazione si divide fra il tempo presente, in cui un padre cerca la figlia scomparsa mentre andava in gita con gli amici sui Monti Appalachi, e l’antefatto di due settimane prima, in cui assistiamo al destino che attende Jennifer e i suoi amici di etnie e sessualità politicamente corrette.
Il fatto che il padre sia interpretato da Matthew Modine la dice lunga sulla deriva che ha preso la carriera del bravo attore.

Un perfetto mix di razze e sessualità politicamente corrette, guidate però dalla bionda bianca

Quando un gruppo di giovani parte per una vacanza nei boschi sappiamo già che moriranno male, e questi non fanno eccezione. Il problema è che d’un tratto la Constantin Films non sembra apprezzare più il torture porn inserito da Declan O’Brien, e il suo umorismo nero di cattivo gusto, quindi gioca con gli spettatori facendo credere loro che stanno per assistere a nefandezze inenarrabili… e poi invece finisce tutto con qualche capitombolo tra gli alberi.
Se siete abituati al Festival delle Budella dei precedenti episodi, con tanto di Tre Dita – il “ragazzo mostro immagine” della saga – dimenticate tutto: qui non c’è spazio per niente di questa roba. Cosa rimane di una saga splatter quando togliete lo splatter? Fate voi questa facile sottrazione…

Tutta qua lo splatter che troverete in questo film

Mentre i giovani morituri si addentrano nella foresta, subito dopo aver fatto arrabbiare gli abitanti del vicino villaggio (tappa fissa di questo tipo di horror), arriva un tronco d’albero a maciullare il primo dei protagonisti: pagato questo veloce e inconsistente debito verso lo splatter non aspettatevi altri effettacci dal film.
Dopo essere caduti in varie trappole nella foresta, i nostri eroi incontrano i cattivi della storia: gente vestita di pelli e con indosso teschi di ungulati. Non assomigliano neanche lontanamente ai mostri dei precedenti sei episodi della saga, né vogliono farlo. Anche perché sono dei dementi di altra specie: quelli che parlano a qualcuno in una lingua che sanno benissimo l’altro non capisce. Diciamo che la barriera linguistica porta alla violenza, e uno dei nostri giovani riesce ad avere la meglio su uno dei cattivi.

Che lingua parlano i teschi di ungulati?

Qui arriva la “svolta sbagliata” di questo Wrong Turn, che decide di riempire il vuoto lasciato dallo splatter con dell’etica spicciola. Catturati i giovani e portati davanti al tribunale del Re Cornuto, esce fuori il “colpo di genio” di McElroy: la comunità della foresta, che vive in pace ed armonia con la natura, rimprovera ai giovani di città, appartenenti ad un mondo violento e prevaricatore, di aver ucciso uno di loro. Quindi la situazione si ribalta: non più i giovani “buoni” contro i mostri “cattivi” ma i mostri sono i giovani!
In mano ad un vero sceneggiatore l’idea sarebbe anche intrigante, ma sono lontani i tempi in cui McElroy poteva ambire a quella definizione, né fa nulla in questo film per dare valore al proprio nome.

Nel tribunale di Re Cornuto

Questa comunità della foresta si chiama “La Fondazione” – saranno mica fan dei romanzi di Isaac Asimov? – e i suoi appartenenti vivono in pace e predicano la non violenza, così decidono di massacrare il giovane colpevole, spaccandogli la testa a bastonate, di accecarne un altro infilandogli un tizzone ardente negli occhi e poi per fortuna questo pacifismo viene interrotto da Jennifer (Charlotte Vega), che ha l’idea giusta per fermare tutta questa non violenza: lei entrerà nella comunità così da dare un ventre in più a questi “figli dei fiori”.
La violenza del Re Cornuto è solamente suggerita, come dicevo non c’è splatter in questo film, ma è chiaro come una trama inconsistente cerca momenti a tinte forti per giustificare quel titolo in copertina, anche se con la saga omonima non c’è davvero alcun legame.

L’attenzione di trovare ambienti identici alla serie francese

Le lunghe scene di notte nella foresta sono di una noia soporifera, ed è divertente che invece siano nate palesemente per copiare quelle di Zone blanche, dove invece ogni inquadratura della foresta francese metteva una strizza da farti agitare sulla sedia.
Scegliere ambienti identici a quelli della serie televisiva francese è una bella paraculata, ma poi non c’è alcuna trama a creare un incantesimo che renda queste scene degne di essere viste.

Il vuoto chiacchiericcio uccide il film già molto prima della inutile fine, dove a sorpresa un rigurgito di umorismo nero (o sedicente tale) tenta di salvare un prodotto nato morto nel bosco, quel bosco che nel 2003 urlava ma che ormai si limita a mugugnare di disgusto.
Speriamo dovranno passare altri sette anni prima dell’uscita di un nuovo inutile episodio di questa saga dei boschi, giusto il tempo di trovare una idea dispersa nella foresta.

L.

– Ultimi film della saga:

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25 risposte a Wrong Turn 7 (2021) Copiare (male) dai francesi

  1. Zio Portillo ha detto:

    Pure di questa saga mi sono perso trequarti di capitoli per strada. Il primo (al cinema) e il secondo (a noleggio) e poi credo basta. Di questo ne sto tranquillamente alla larga ma ora vedo di recuperare la serie francese… A proposito di recuperi:

    Mia moglie: “E’ uscita una mini-serie nuova poliziesca so Sky. Si chiama “Omicidio a Easttown” con Kate Winslet. Vuoi che la guardiamo?”
    Io: “Ho letto che è la simil-copia di “Top of the Lake” con la tua amica Elisabeth Moss…”
    MM “Che? Ma me lo dici adesso?”
    Io “Veramente è da due-tre anni che te la propongo ogni volta che abbiamo un vuoto di cosa da guardare e mi dici che non ti ispira…”
    MM “Ma mica lo sapevo che era così!”
    Io “Ma se te l’ho spiegata ogni volta la trama! Vabbè, vuoi vedere quella con la Winslet? Guardiamo quella…”

    Risultato: messo su 20 minuti e spento perché stavamo ronfando beatamente in divano…

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  2. Cassidy ha detto:

    Sembra la sagra del copia e incolla. Questo spiega la proliferazione di teschi di ungulati che mai si erano visti nei capitoli precedenti, penso che invece mi butterò sulla serie francese, ben più meritevole di questo reboot rebootante che ho già iniziato a dimenticare. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La serie francese funziona solo nella prima stagione, perché è chiaro avessero scritto solo quella: dopo il successo si sono dovuti inventare una seconda, improvvisando roba a caso, e la delusione è cocente. Ma la prima vale assolutamente la pena recuperarla su Netflix 😉

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  3. wwayne ha detto:

    Anche con l’ultimo film di Saw – L’enigmista hanno fatto l’errore madornale di ridurre troppo lo splatter. Errore ancora più grave in quel caso, perché lo splatter era l’unico elemento attorno al quale ruotava tutta la trama: di conseguenza se togli quello stai tradendo non solo le aspettative del pubblico, ma anche lo spirito stesso della saga. Sarebbe come fare un film dei Ghostbusters senza fantasmi. Questo non è l’unico difetto del film (ci sarebbero da citare anche la sceneggiatura inverosimile e la recitazione amatoriale di Chris Rock), ma di certo è il più imperdonabile.

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Cavoli, che bello il pacifismo di re cornutazzo!
    Ma non è che avessero l’intenzione di andare pure al saccheggio di Midsommar? Dal poco che so della storia, mi sembra di trovarci un 2% di affinità.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Di sicuro hanno raschiato il barile, ma scegliere location decisamente identiche ad alcune scene di “Zone blanche”, compresa l’ambientazione della foresta, la vita al di fuori della civiltà e i teschi di cervi come maschere mi fanno fortemente sospettare che l’autore si sia visto la serie su Netflix prima di mettersi a scrivere questo film 😛

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  5. Daniele Artioli ha detto:

    Ho letto tutti gli articoli che hai scritto su questa saga: avevo visto solo il primo, attirato proprio dalla Eliza Dushku, e non avevo idea di quanto fossero andati avanti – anche se conoscendo i meccanismi dell’horror avrei dovuto immaginarlo.
    Io sono piuttosto schizzinoso per quanto riguarda lo splatter, e del torture porn non parliamone nemmeno (sono riuscito a vedere quasi tutti i Saw ma non ho mai avuto il coraggio di superare la prima metà di Hostel), per cui non credo sia la visione adatta a me. Come tutti gli altri, però, credo proprio che cercherà la serie su Netflix, visto che da come ne hai parlato la prima stagione sembra davvero un piccolo gioiello!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Consigliatissima la serie francese, che su Netflix si chiama “Black Spot”.
      Il torture porn è molto più disturbante dello splatter, che invece di solito è addirittura umoristico. Saw è molto più forte come effetti ma non è torture porn, genere che è appunto basato sul piacere del mostrare lunghe e inutili scene di tortura. E’ come per il sesso: una cosa è che nella storia il protagonista si intraveda andare a letto con la co-protagonista, un’altra se per venti minuti vediamo i due copulare con primi piani dei genitali: il primo caso è una semplice scena d’amore, nel secondo è porno. La saga Wrong Turn si è buttata su lunghe scene di torture che non sono splatter e sicuramente piaceranno agli amanti di queste cose, fra cui però non ci sono io.
      Se non sei riuscito a vedere Hostel, che considero neanche splatter tanto è leggero, ti sconsiglio di vedere i Wrong Turn curati da O’Brien 😛

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    • Conte Gracula ha detto:

      Il vero problema di Hostel non era il torture porn, ma la stupidità del protagonista! XD

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se fosse stato torture porn avrebbe avuto un senso, invece la vera tortura è stata la campagna pubblicitaria, che lo presentava come il film più horror della storia del mondo, con nefandezze e abomini in ogni scena, poi inizia e “Sister Act” al confronto è molto più horror 😀

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      • Daniele Artioli ha detto:

        Caspita, ma quindi mi sono fatto trarre in inganno dalla campagna pubblicitaria! No perché a me piace l’horror ma sono fondamentalmente un vigliacco, per cui dopo aver letto in lungo e in largo quanto fosse sadico appena ho nasato che, nel film, stava iniziando la parte con il sangue ho preso paura e ho spento! Però se effettivamente non è nulla di così insopportabile proverò a dargli una possibilità.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In generale, diffida sempre e comunque della campagna pubblicitaria di un film, falsa per definizione: è come l’IVA, devi crederci al 20% 😀
        Quando un film promette emozioni forti e poi, come “Hostel”, hai solo del chiacchiericcio che non porta a niente, la delusione è forte.
        La trilogia di Hostel l’ho vista più di dieci anni fa, il ricordo è sbiadito perché semplicemente non c’era nulla da ricordare: l’ho visto proprio perché volevo splatter cattivo e sono rimasto delusissimo, perché a parte qualche goccia di sangue e qualche effettaccio al volo, è un film totalmente vuoto e basta, oltre che scritto male. Per me non vale la pena di recuperarlo, in nessun caso 😀
        In generale, nell’horror vale la regola di Bruce Lee. Come ogni film con Lee nel titolo NON ha Lee al suo interno, così ogni horror del nuovo millennio che viene spacciato per splatter non è splatter, perché se lo fosse non avrebbe bisogno di lanci pubblicitari, basta il passa parola degli appassionati di splatter 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Ho spento pure io appena il tipo è sceso nei sotterranei, ma l’ho fatto dicendo al protagonista “Sei così cretino che meriti tutto ciò che ti faranno”. E invece scopro da Lucius che non succede nulla XD

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Almeno a dieci di distanza non ricordo nulla se non tante chiacchiere – messe lì proprio per riempire tutti quegli spazi lasciati vuoti dall’assenza di scene forti – e delusione profonda, provocata non solo dalla stupidissima sceneggiatura ma anche dall’assenza della quota minima di horror per definire horror il film 😛

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  6. Austin Dove ha detto:

    sei il primo che leggo facente un confronto con un prodotto già fatto
    non lo sapevo!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Caso ha voluto che proprio l’anno scorso mi sono gustato la splendida serie francese, quindi il ricordo è fresco. Non che abbiano la stessa trama, ma gli elementi base sono davvero troppo simili per pensare a un semplice caso, per non parlare della scelta di location decisamente uguali.

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Quando il post mi ha portato a conoscenza del nuovo episodio mi sentivo stuzzicato piacevolmente: pur in un contesto clamorosamente trash (o forse proprio per questo), il mix splatter-ironia-horror mi solletica assai. Poi, leggendo, e venendo meno a poco a poco tutti i presupposti sopra, mi è crollata la flebile illusione iniziale. Insomma, questa volta forse ce l’hai fatta a persuadermi, salvando i miei residui neuroni dall’abominio della noia assoluta! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Incredibile, che sia riuscito davvero a sconsigliarti un film???? 😀
      Comunque hai detto bene, tutti gli elementi che contraddistinguevano la saga, nel bene o nel male, sono del tutto assenti, tanto che non c’è alcun motivo di chiamare questo film “Wrong Turn”, sia perché nessuno prende la strada sbagliata sia perché i mostri della foresta protagonisti della serie non ci sono.

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  8. Lorenzo ha detto:

    Ma il primo era quello della tipa che, in mezzo ai boschi, decide proprio di entrare nell’unica baracca dei maniaci per andare a mingere? Già la premessa era assurda 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Questi film partono da presupposti così ridicoli che è raro tifare per i protagonisti, i quali compiono SOLO le azioni più stupide che esseri umani possano compiere. E’ la sagra del “Restiamo uniti, ma io vado un attimo a fare pipì a dieci chilometri di distanza, da solo nel bosco di notte”: in nessun momento si crea empatia, si guarda solo l’orologio contando i minuti che passano fra un massacro e l’altro 😀
      Il primo però aveva un’ottima qualità visiva e soprattutto i trucchi di Stan Winston (buon’anima), e insieme a un paio di idee carine era un film onestamente piacevole, nel suo piccolo. Dal secondo il crollo è verticale e totale e peggiora ad ogni episodio.
      E’ storicamente una saga dedicata esclusivamente agli amanti delle budella al vento e dell’umorismo splatteroso, ma quest’ultimo episodio non ha neanche questo, perciò è totalmente inutile.

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  9. Giuseppe ha detto:

    Più che “Wrong Turn”, questo lo chiamerei direttamente “Wrong Movie”: non è capace di copiare dai francesi né tanto meno di imbastire il minimo sforzo per tentare di collegarsi alla saga originale… ecco, se mai qualcuno ha preso la strada sbagliata, qui, quello è proprio il film.

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