OSS117 (2006) Missione Cairo in Italia!

Con soli quindici anni di ritardo l’Italia finalmente distribuisce il film che mi ha fatto scoprire Jean Dujardin come geniale mattatore del cinema europeo, molto prima che i Premi Oscar lo coinvolgessero.

Oggi esce nei cinema italiani il primo dei titoli comico-spionistici che vi faranno amare Dujardin per sempre (oppure odiare, a seconda dei gusti), e per questo mi decido a parlarne. Anche per spiegare ai giovani d’oggi un monumento nazionale francese come OSS 117.


OSS117 Il re delle spie

In Italia negli anni Sessanta non c’è stato solo il boom delle nascite e dell’industria, ma anche quello narrativo: cinema, librerie ed edicole sciabordavano di materiale in quantità inconcepibile per i tempi nostri. Fra i tanti generi che esplodono ovunque, c’è anche la spy story: il successo di James Bond spinge tutti i media a dotarsi di una corposa sezione di narrativa di spionaggio, anche “auto-prodotta”. Le edicole infatti si riempiono di romanzetti scritti al volo da italiani “sotto copertura” con le avventure rocambolesche di spie e spioni che fanno rivivere sulla carta le avventure filmiche degli agenti segreti.

Nell’ottobre del 1960 la Mondadori inaugura in edicola la sua storica collana dedicata a questo tipo di narrativa, “Segretissimo” (in vita ancora oggi), e i primi quattordici numeri della collana (dodici della prima serie e i primi due della nuova serie) sono totalmente dedicati al Re degli spioni: OSS 117. James Bond è nato nel 1953, Hubert Bonisseur de La Bath detto OSS117 nel 1949. Rispettiamo l’anzianità.

Fra il 1960 e il 1990 più di cento romanzi del personaggio sono usciti in questa collana, senza contare speciali, ristampe, raccolte e via dicendo, non tutti firmati dal creatore Jean Bruce, alcuni da sua moglie Josette Bruce altri da sua figlia Martine Bruce e del figliastro François Bruce: insomma, sfornare romanzi di spionaggio con protagonista OSS117 era un’azienda di famiglia.

Quando gli italiani leggevano (sembra incredibile, ma è successo davvero!), OSS117 è fra i personaggi seriali più amati, e per numero di uscite probabilmente è secondo solo al connazionale Sua Altezza Serenissima (SAS) con i suoi duecento romanzi, tutti stra-vendutissimi in Italia ancora oggi.

Con la scomparsa dei lettori in Italia, dall’inizio degli anni Novanta, personaggi storici come OSS117 si sono sciolti al sole: e sì che nei nostri cinema erano arrivati anche i suoi film. Da O.S.S. 117 non è morto (1957) a OSS 117 a Tokio si muore (1966), da OSS 117 segretissimo (1963) a Niente rose per OSS 117 (1968), i film del personaggio trovavano terreno fertilissimo nelle sale italiane, prima della totale scomparsa nel nulla. Ignoti all’home video nostrano, se non fosse per i Santi Pirati che li hanno registrati in rari passaggi televisivi su piccoli canali non esisterebbero più tracce italiane delle avventure filmiche del personaggio.

Se l’Italia dal 1990 in poi ha totalmente cancellato l’esistenza di OSS117, ricordato solo dagli appassionati delle collane mondadoriane, la patria francese non è stata da meno: ci voleva quella geniale faccia da schiaffi di Jean Dujardin per riportare in vita il personaggio. Anche se… prendendolo in giro!

Come si fa a resistere a quella grande faccia da schiaffi di Dujardin?


Metà Clouseau metà Top Secret

Il fatto che OSS 117: Le Caire, nid d’espions prometta d’essere tratto da un romanzo di Jean Bruce è del tutto aleatorio: questo non è un film di OSS117, è un film con OSS117 ma soprattutto un omaggio divertito a OSS117, che lo prende in giro come gesto d’amore.

La Francia riscopre un proprio patrimonio nazionale, a decenni dalla sua estinzione

Un antefatto nella Berlino del 1945 mette subito in chiaro lo stile del film, cioè “parodia, portami via”. Dalla recitazione esagerata alla grafica dei titoli di testa tutto è studiato per ricordare gli storici film anni Sessanta del personaggio, ignari di qualsiasi concezione del politicamente corretto quindi i nazisti sono nazisti e i buoni sono buoni. E gli agenti segreti rimorchiano da paura.

Curioso che nel 2006 si mostri il nostro eroe scoprire che la ragazza che si è portato a letto in realtà era la nipote di Farouk, re d’Egitto: cinque anni prima che un noto italiano scoprisse la nipote di Mubarak, presidente dell’Egitto! La narrativa arriva sempre prima della realtà…

Mi consenta: ma quale nipote d’Egitto!

Siamo in quei burrascosi anni Sessanta, con la Guerra fredda, l’equilibrio del terrore tra le due super-potenze, la crisi dei missili di Cuba e i servizi segreti mediorientali che agiscono nell’ombra: OSS117 non sa niente di tutto questo, lui si limita a fare il marpione con le ragazze – le accuse di molestie sessuali ancora devono inventarle! – e a girare il mondo facendo la spia-gentiluomo: per parlare ai millennial gli autori decidono di rendere il protagonista “l’uomo che sapeva troppo poco”, così da evitare lunghi spiegoni molesti.

Quando non sai niente, almeno fai la faccia intelligente

Hubert (Dujardin) è mandato in missione a Il Cairo a sostituire un suo collega e vecchio amico, caduto sul campo. Qui conosce il suo contatto locale, Larmina (che sebbene egiziana è interpretata dalla splendida argentina Bérénice Bejo) e lo scontro culturale è subito chiaro: Hubert è il classico “uomo del popolo”, convinto che il suo Paese e il suo Governo siano i migliori del mondo e gli stranieri sono stupidi a non capirlo, loro che parlano poi quelle lingue strane e incomprensibili.
Dietro la maschera da Clouseau c’è in realtà una satira taglientissima, con Larmina che cerca di spiegare il dramma di un popolo, quello egiziano, che si ritrova sotto il giogo di potenze straniere poco rispettose, mentre Hubert tratta i locali come “buoni selvaggi” e regala loro santini del Presidente della Repubblica francese.

Ah, gli anni Sessanta, quando tutti fumavano e i fondali erano finti

Hubert è maschilista, paternalista, razzista, qualunquista: insomma, è un uomo del popolo, anzi della pancia del popolo. Per questo in un mondo di eroi pulitini e politicamente corretti, OSS117 è irresistibile, perché combatte il male con l’ignoranza! «Quale stupida religione proibisce l’alcol?»: solo OSS117 può pronunciare questa frase in Egitto!
Lui non ha bisogno di conoscere la situazione socio-politica-culturale del Paese in cui agisce: sono gli anni Sessanta, per Giove, si fa karatè e basta!

Che film di spie è, se non si fa karatè?

Un personaggio spionistico degli anni Sessanta non ha bisogno di essere rispettoso a livello culturale, sociale, religioso e morale: ha bisogno di uno smoking per far girare la testa a tutte le donne…

Sean Connery, mangiati il fegato!

… e di avere al fianco una bonazza da paura per spiare come si deve.

In due si spia meglio, soprattutto ballando il mambo

Più procede la vicenda, più le doti sbalorditive di OSS117 vengono a galla, in un susseguirsi di trovate divertenti e parossistiche. Può inoltre il re delle spie non essere un mago dei travestimenti?

Non riconoscerete mai OSS117 mascherato!

A questo punto, arriva il capolavoro…


Nessuno esce di qui
senza cantare un blues

Sul finire degli anni Ottanta da Mamma RAI mi capitò di registrare Tutto quella notte (Adventures in Babysitting, 1987) di Chris Columbus quando ancora non era Chris Columbus. Rifacendosi ai due film-cloni di successo del 1985 – Tutto in una notte (febbraio) di John Landis e Fuori orario (settembre) di Martin Scorsese – la giovane Elisabeth Shue viveva una notte di mille avventure insieme ai bambini che doveva accudire, con gli assassini della mafia che li rincorrono e mille altri pericoli. Il divertente film ad un certo punto  finisce nel Pantheon Etrusco con una scena mitica, che ho registrato su videocassetta e conservata per decenni.

Shue e i suoi ragazzi al seguito sfuggendo dalla mafia si ritrovano per caso sul palco di un locale, dove niente meno che il maestro del blues Albert Collins si sta esibendo. Infastidito dall’interruzione, il grande chitarrista impedisce ai giovani di andarsene con questa mitica frase: «Nessuno esce di qui senza cantare un blues». Elisabeth Shue è la ragazza più bianca che esista, come può cantare la musica più nera che esista? Quando si parla di musica, però, il colore della pelle non conta. Sei nei guai fino al collo, disperato e non sai come uscirne? Quello è blues!

Nasce il Babysitting Blues, che incredibilmente funziona molto meglio in italiano che in inglese!

Versione italiana

Versione originale

Passa qualche anno ed ecco Una pallottola spuntata 2½ (1991), dove Leslie Nielsen e altri personaggi si ritrovano in una delicatissima operazione sotto copertura… vestiti da mariachi. Scoperti, potrebbero scappare… o potrebbero seguire le orme del precedente film e improvvisare un Besame mucho.

Allo stesso genere di situazione appartiene l’idea di OSS117 di andare in missione sotto copertura, spacciandosi per musicista egiziano. Una volta scoperto, può solo fare quello che ogni agente segreto deve fare: mantenere la copertura, fari affidamento alle proprie capacità… e rispolverare un vecchio successo di Renato Carosone (Guaglione, 1956) reso popolare in Francia da Dalida (Bambino, 1957).

L’uomo medio, la pancia del Paese, che ignora tutto della cultura e della religione del Paese in cui opera, che la mattina va a picchiare un muezzin perché con il richiamo alla preghiera l’ha svegliato… si mette a cantare in arabo algerino una canzone francese scritta da un italiano. Se anche OSS117 può capire il valore del multiculturalismo, forse c’è speranza anche per noi.


Conclusione

Nel nuovo millennio temo che nessuno in Italia ricordi più uno dei grandi re della narrativa spionistica, nonché amato protagonista di un centinaio di romanzi: infatti il titolo nostrano è Agente speciale 117 al servizio della Repubblica: Missione Cairo. Che fine ha fatto “OSS”? Nessuno in Italia avrebbe capito il riferimento, ma così questo film sembra uno dei “Bond-cloni” che infestarono gli anni Sessanta, da A 009 all’Agente 077, da OSS77 all’Agente S35, tutta roba italiana nata per sfruttare la moda bondesca. Ma OSS117 nasce prima di Bond, quindi semmai è quel 007 che deve molto al 117!

da “La Stampa” del 20 ottobre 1965

Nel 2012, quasi dieci anni fa, ho adorato i film con Dujardin nei panni della spia che sapeva poco ma che faceva molto (male), spero che gli spettatori del 2021 sappiano apprezzare un personaggio che gli italiani dal 1960 al 1990 hanno fatto a botte per leggere in edicola.

L.

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12 risposte a OSS117 (2006) Missione Cairo in Italia!

  1. Cassidy ha detto:

    Vuoi dirmi che Berlusca stava citando questo film che aveva già visto!? 😀 Scherzi a parte, non capisci che senso abbia distribuire questo film con così tanto ritardo, ero quasi pronto ad ignorarlo pensando alla solita parodia di 007, invece ora ho voglia di rivederlo, appena mi toglierò dalla testa il blues della babysitter, ottimo parallelo il tuo ricordando un Columbus quasi dimenticato (purtroppo). Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Un film che ti consiglio caldamente, anche se è più una parodia di OSS117 che un omaggio: Dujardin è assolutamente irresistibile!

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      • Giuseppe ha detto:

        Tra l’altro, ho l’impressione che l’accoppiata Dujardin/Hazanavicius dia in queste parodie risultati migliori rispetto a nostalgiche (per quanto tecnicamente impeccabili) furbate in bianco e nero come “The Artist”. Mi spingo pure a pensare che se i due capitoli del 2006 e del 2009 fossero usciti quando dovevano, l’esperimento muto di Hazanavicious avrebbe forse avuto un’accoglienza un po’ meno trionfale, con un pubblico più alla ricerca di una nuova avventura dell’agente speciale 117 che non delle vicissitudini di George Valentin (magari, ciliegina sulla torta, a qualcuno poteva anche capitare di ricominciare a leggere tutti quei i romanzi che aveva avuto sotto il naso fino al 1990)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sicuramente Dujardin sarebbe stato “scoperto” prima dagli italiani, e non solo per un film come The Artist che è una bella idea iniziale ma decisamente farraginoso nello sviluppo: aveva un senso pensando al suo OSS117, ma rimane solo l’ombra.

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  2. wwayne ha detto:

    Tirare fuori dalla naftalina questo film poteva avere un senso 10 anni fa, quando The Artist era il film più premiato dell’anno e Dujardin e la Bejo erano la coppia cinematografica del momento. Farlo adesso, per di più con gli incassi penalizzati sia dall’Estate che dalla pandemia, mi sembra un’operazione commercialmente insensata. Detto questo, sono sempre contento quando un film inedito o quasi introvabile riesce a tornare alla ribalta, quindi meglio tardi che mai.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      All’epoca invece tirarono fuori vecchi film dove Dujardin era solo un comprimario, diciamo che non è stata gestita bene. Infatti temo che in Italia il mitico Jean non sia percepito come uno dei migliori attori europei del Duemila, semplicemente perché distribuito poco e male.
      Far uscire di corsa (e male) in Italia questi film di OSS117 credo dipenda dall’uscita di un terzo film della serie, così qualche distributore italiano si è detto “facciamoli tutti al volo, che la gente sicuramente spenderà soldi per vedere al cinema, rischiando il contagio, un attore che non conosce, un personaggio che ha dimenticato e il cinema francese che gli italiani adorano…” 😀

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Venduto! Credo proprio che lo guarderò, anzi, scoprirò questo film…
    Detto ciò, che tempistica strampalata in un senso o nell’altro, o clamorosamente in ritardo (vedi distribuzione) o clamorosamente in anticipo (vedi vicenda Berlusca!!!)! 🙂

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  4. Di Maio Gioacchino ha detto:

    Mi pare sia consuetudine che i film francesi arrivino da noi sempre con qualche anno di ritardo, ma aspettare 15 anni mi pare assurdo. Ho l’impressione che dopo qualche settimana o mese, lo vedremo in streaming sulle piattaforme, al cinema non credo riuscirà a incantare il simpatico appeal di Dujardin, a parte le restrizioni covid, si dovrà scontrare tra qualche giorno con Black Widow.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ anche vero che il pubblico di Black Widow non è proprio quello di un film francese su un personaggio dimenticato degli anni Sessanta, quindi anche se non uscisse il film Marvel quel pubblico comunque non andrebbe al cinema.
      Ormai è chiaro a tutti che lo streaming ha vinto, perché accede a numeri che il cinema non faceva più da decenni.

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