Psycho in da House

Mentre mi sparavo di filata le cinque stagioni di “Bates Motel” sentivo il germe di Norman Bates entrarmi dentro e fregarsene della prima dose di vaccino, che non mi ha protetto dal virus del cinema. Dovevo perciò infognarmi con un viaggio zinefilo in Psycho!

da “La Stampa” del 17 novembre 1960

Il 17 ottobre 1960 il film Psycho riceve il visto della censura italiana, dietro divieto di visione ai minori di sedici anni «poiché il film contiene scene impressionanti». Il titolo italiano scelto è Psyco, senza quella “h” che avrà sempre più spesso dagli anni Settanta in poi. All’epoca c’era un’usanza nei cinema italiani che rimarrà fino almeno ai primissimi anni Novanta: si può entrare quando si vuole, così che con un solo biglietto si possa vedere più volte lo stesso film. Anche perché se entri a metà proiezione poi rimani per metà di quella successiva. I giovani d’oggi ne saranno scandalizzati, ma all’epoca era pratica più che comune.

“La Stampa” del 17 novembre 1960, che testimonia l’arrivo del film a Torino, ci racconta che:

«Hitchcock impone la categorica abolizione dell’ingresso continuato, più di uno spettatore, abituato a recarsi al cinema all’ora che garba a lui, si domanderà: “Era proprio necessario?” Rispondiamo: sì, era necessario, perché la soluzione del macabro enigma che suggella la vicenda punta su di una sorpresa che, per il modo come è provocata, neutralizzerebbe del tutto stimolo e prestigio del racconto se questo, dallo spettatore, non fosse seguito passo passo.»

Addirittura potrebbe essere plausibile che Hitch abbia davvero detto queste cose, visto che è volato fino a Roma nel maggio del 1960 per anticipare l’uscita del suo Psycho, che verrà presentato in anteprima a New York il 16 giugno successivo. Circondato da uno stuolo di giornalisti italiani, a cui ha offerto la colazione, il regista ha parlato amabilmente di tutto tranne che del suo film, stando al riassunto dell’evento che Angelo Nizza dà su “Europa” (La Stampa) quel 24 maggio.

Chi ha già visto il film… si faccia l’affari sua!

Come posso affrontare uno dei capisaldi della storia del cinema? Un capolavoro che l’Italia in realtà ha riscoperto solo nel 1982 quando la RAI l’ha finalmente mandato in onda, stuzzicata dalla lavorazione del relativo seguito? Cosa posso dire che non sia già stato detto milioni di volte? Piuttosto che ripetere cose note e inflazionate, preferisco focalizzarmi su due elementi: uno fondamentale ma pressoché inedito, e uno frizzante.

L’idea per l’“inedito” mi viene da un articolo de “La Stampa” del 26 settembre 1960 che racconta agli italiani il grande successo riscosso a New York dal nuovo film del «maestro dell’orrore», tratto da un romanzo di Bloch Sen. E ora chi diavolo è ’sto Bloch Sen? Forse si fa riferimento a un “senior” che il giornalista ha scambiato per cognome? Non lo so, ma di sicuro Psycho è un film che vanta un solo difetto: il modo in cui è stato dimenticato il suo vero autore.


La “normanità” del male

«Ogni tanto qualcuno mi dice che dopo aver visto il film non è più riuscito a farsi una doccia. Al che posso solo rispondergli che è stato fortunato che non abbia ambientato quell’omicidio sulla tazza del cesso.»
Robert Bloch

5 aprile 1958, Robert Bloch compie 41 anni, come una tegola che lo colpisce tra capo e collo. Non è Robert Bloch, il maestro della tensione e dell’orrore, l’autore conteso dagli editori e dal cinema, è solo uno scrittore di nome Robert Bloch, che vive in un paesino sperduto nel nulla con il timore che sua figlia sia condannata a rimanerci infognata, senza mai avere la possibilità di conoscere la vita al di fuori. È uno scrittore professionista da ventiquattro anni, con romanzi e racconti pubblicati ma in rarissimi casi in edizioni dignitose, e dopo tutta questa attività lavorativa a malapena arriva alla fine del mese, con il terrore che arrivi qualche imprevisto a mandare tutto in malora. I “previsti” invece li sa gestire: per esempio da anni sogna di comprare un’automobile, ma non può permettersela e quindi rimangono sogni.

Quarantuno anni, il giro di boa, ora è tutta discesa. «Se avessi avuto un po’ di buon senso avrei dovuto considerare l’idea di spararmi, invece continuai ad arrancare. E qualche mese dopo, verso la fine dell’anno, scrissi Psycho». Ora Robert Bloch sta per diventare quel Robert Bloch.

A raccontarci tutto questo è lui stesso, nella sua autobiografia Once around the Bloch (1995), dal geniale sottotitolo: «Un’autobiografia non autorizzata», in cui ricorda che le origini del suo romanzo le ha raccontate in The Quality of Murder, a cura di Anthony Boucher, ma sottolinea come in realtà ogni riferimento a veri assassini seriali come Ed Gein sia puramente “a posteriori” e lui stesso, nella stesura di quel saggio, ha scoperto similitudini che non aveva minimamente calcolato in precedenza. Ciò che interessava a Bloch – specifica lui stesso – era «l’idea che l’uomo della porta accanto possa essere un mostro, insospettato anche nel costante chiacchiericcio di un piccolo paese». Ogni particolare somiglianza tra Norman Bates ed Ed Gein, che manda a nozze i lettori moderni, è puramente casuale: semplicemente nel 1957 fece molto scalpore il caso di Gein, un uomo della porta accanto che conduceva una vita segreta e psicotica, e questo Bloch voleva raccontare.

«Il mio assassino non è né donna né uomo» (neither woman nor man), ecco “Norman”. Anche se Bloch non esclude che giacesse nella sua memoria profonda il ricordo di aver visto uno spettacolo di Karyl Norman, noto uomo di spettacolo che si travestiva da donna. Norman adesca le sue vittime, prepara esche, lusinga i suoi indagatori ed è perseguitato e tormentato dalla madre. Tutte traduzioni del verbo to bait che deliziano Bloch e lo spingono a creare un gioco di parole per il suo personaggio, che non è né donna né uomo e attira le sue prede. Nor man baits. Norman Bates.

Non possono finire qui i giochi di parole, quindi la madre di Norman si chiama Norma, che se già non bastasse avere madre e figlio con in pratica lo stesso nome anche quello deriva da un gioco. «L’assassino non è né Norman né mamma (nor Ma), ma una combinazione di entrambi». Bloch ricorda come Edgar Rice Burroughs ha firmato il suo primo romanzo come “Normal Bean”, che ricorda “un essere normale”, ma l’editore non ha capito il gioco di parole e l’ha ribattezzato Norman Bean. Bloch ora gioca anche con questo, con Norman che è tutto tranne che normal. Così, memore del corpo rinsecchito della propria madre, consumata dal cancro, Bloch adotta un ultimo gioco di parole, stavolta mai pronunciate… e la mommy diventa una mummy.

Bloch non sa resistere a giocare con le parole, così come nel racconto Lucy Comes to Say (pubblicato sul numero di gennaio 1952 di “Weird Tales”) ha raccontato di una donna che vede la sua migliore amica Lucy compiere dei crimini: non esiste alcuna Lucy, è un’allucinazione, è la protagonista che dissocia la propria personalità e compie quei crimini. Nel numero di febbraio 1957 per “Mike Shayne’s Mystery Magazine” c’è una sua variazione maschile, The Real Bad Friend, tanto per ricordare che il tema dello sdoppiamento di personalità interessa Bloch.

La mitica copertina
di Tony Palladino

Non è chiaro il mese di uscita del romanzo Psycho, per Simon & Schuster al prezzo di 2,95 dollari, con la grafica del titolo curata da Tony Palladino che sarà poi quella storica del titolo del film, ma di sicuro non passa molto prima che Bloch riceva una telefonata del suo agente Harry Altshuler: qualcuno (non viene fatto alcun nome) ha proposto di comprare i diritti cinematografici del romanzo per cinquemila dollari. «Non era una gran cifra, neanche nel 1959», commenta lo scrittore nella sua autobiografia, «ma rappresentava la mia prima possibilità in venticinque anni di arrivare al cinema, e di certo quei soldi mi facevano comodo. Presi un lungo respiro e rifiutai l’offerta, dicendogli di chiedere di più». Ci vuole coraggio per fare un simile braccio di ferro, soprattutto per un signor nessuno con le bollette da pagare, ma la tecnica funziona e l’offerta arriva a 9.500 dollari. Alla fine, però, dopo la firma del contratto (nell’estate 1959) tolte le percentuali e le tasse nelle mani di Bloch arrivano 6.250 dollari, quasi l’offerta iniziale! Quando poi il film di Hitchcock incassa più di trenta milioni di dollari su suolo americano, Bloch dev’essersi mangiato le mani per non aver chiesto di più.

Stando all’archivio della Paramount Collection risale al febbraio 1959 una scheda di lettura del romanzo di Bloch che però è accompagnata dal commento «soggetto troppo repulsivo per un film». Stando a Peggy Robertson, l’assistente di Hitchcock la cui intervista è presente nel DVD del 1999 del film, il regista ha scoperto il romanzo di Bloch quando Anthony Boucher l’ha recensito sul “The New York Times Book Review”, nell’aprile 1959. Stando ad una lettera di Hitchcock del marzo 1961 conservata nel suo archivio, per ringraziare Boucher del consiglio gli ha inviato una bottiglia di champagne.

Malgrado più di vent’anni di carriera, Bloch arriva nel nostro Paese solo nel 1959 (a parte un paio di racconti da appendice) grazie al successo di Psycho, che Garzanti pubblica nella sua celebre “Serie Gialla” (n. 161) con il titolo Il passato che urla, tradotto da Bruno Tasso: l’unica versione esistente, prima della ritraduzione di Martina Rinaldi per Fanucci nel 2003.

Il titolo Psycho appare in copertina solo nel 1982 (anche se scritto Psyco, senza “h”), in cui la Mondadori pubblica in volume il testo seguito da Psycho 2 in vista dell’uscita del secondo film. L’edizione più mitica è quella del gennaio 1990, come numero 8 della storica “Oscar Mondadori Horror”, quella dalla copertina nera.


Psycho House in TV

Il film di Hitchcock ha creato così tante icone che è difficile riassumerle, ma di sicuro la casa che sovrasta il Bates Motel è una di quelle immagini belle potenti. Pare sia stata costruita in scala 3:4 e sia sempre stata inquadrata dal basso per farla apparire più imponente di quanto realmente non fosse. Quella che le guide turistiche chiamano da sempre Psycho House e dicono ai turisti essere originale in realtà pare sia solo una ricostruzione di molto posteriore, dato che quella per il film del 1960 era solo una “falsa casa” formata da due facciate, cioè le uniche visibili dalle inquadrature. In seguito, apparendo sempre di più nelle produzioni Universal, la casa ha cominciato ad acquisire una forma più… da casa. Così l’attore Freddie Highmore della serie “Bates Motel” può divertirsi a girare un filmato pubblicitario in cui lascia intendere di essere sul serio Norman Bates.

Freddie Highmore lascia uscire fuori il Norman Bates che è in lui

Hitchcock ha raccontato al “New York Evening Post” (giugno 1960) che la casa di Psycho è nata ispirandosi al dipinto House by the Railroad (1925) di Edward Hopper, o almeno così racconta il biografo del pittore Justin Spring nel 2007, specificando che è leggendo quel giornale che Hopper ha scoperto di aver ispirato il regista.

Edward Hopper, House by the Railroad (1925) da MoMA

Il pittore adorava il cinema, ma non sapeva che la sua “ispirazione” avrebbe avuto maggior vita in TV: come si fa ad avere la Psycho House nei propri studios e a non usarla per storie di tensione?


Thriller

A fine carriera e a pochi anni dalla dipartita, il mitico Boris Karloff si è prestato a fare il “ragazzo immagine” di una delle tante serie televisive antologiche dedicate al mistero: “Thriller“. In ogni puntata il nostro Boris si presentava in una scenetta frizzante ed auto-ironica, una sorta di Zio Tibia che con umorismo macabro introduceva la vicenda misteriosa della settimana. Non ho trovato conferme che questa serie sia mai uscita in Italia, anche se credo di averne visto un episodio su La7 delle origini.

Il 25 ottobre 1960 va in onda l’episodio The Purple Room (1×07), scritto e diretto da Douglas Heyes. Lo trovate in lingua originale su YouTube.

Sicuramente ispirato dal recente successo de La casa dei fantasmi (1959) di William Castle, lo sceneggiatore costringe alcuni personaggi a passare una notte a Black Oak, la terribile casa che ha spaventato più di un proprietario, e solo dopo potranno decidere cosa fare della proprietà.

Rip Torn (Duncan Corey) è fermamente deciso ad accettare Black Oak in eredità, sapendo che è uno stabile di grande valore, e poco gli importa delle leggende del capitano Ransom e di sua moglie Caroline, che sarebbero finiti vittime di un fantasma della casa più di cento anni prima. Accompagnato dal cugino Oliver (Richard Anderson) e da sua moglie Rachel (Patricia Barry), Rip Torn è pronto a passare la sua notte nella “camera viola”: proprio quella in cui il capitano Ransom ha trovato la morte.

Black Oak, il nuovo nome della Psycho House!

La sicurezza del nostro eroe risiede nella sua fedele pistola, il che è davvero curioso: da quando si può sparare ai fantasmi? Il problema è che Rip Torn non crede ai fantasmi ma crede a quelli che pur di fargli perdere la proprietà farebbero di tutto, anche inventarsi dei fantasmi perché lui non passi la notte a Black Oak e quindi ne perda la proprietà. E vada al cugino Oliver, che non fa certo il tifo per lui.

La notte passa ovviamente piena di eventi misteriosi e strani rumori, con tanto di apparizione fantasmatica che farà guadagnare al nostro eroe un coccolone fatale: nel creare quella pantomima forse il cugino Oliver ha un po’ esagerato. Fatto sparire il corpo, Oliver e Rachel possono godersi la prima notte nella loro nuova casa… ma non avevano calcolato che oltre ai loro fantasmi finti ce n’erano anche di veri.


Rimanendo nella stessa serie, il 1° gennaio 1962 va in onda An Attractive Family (2×15), scritto da Robert Arthur, uno dei grandi autori televisivi che hanno lavorato all’ombra dei grandi: molti degli episodi televisivi imputati ad Hitchcock sono in realtà opera sua. La regia di questo episodio (che trovate su YouTube) è di John Brahm, regista televisivo molto attivo all’epoca.

Di nuovo Psycho House, anche se con un altro nome

L’episodio è adattato da Arthur partendo dal proprio racconto Una simpatica famigliola, apparso sulla storia “Alfred Hitchcock’s Mystery Magazine” nel novembre 1957, raccolto poi nell’antologia Galateo del delitto (A Hangman’s Dozen, 1962), portata in Italia da Feltrinelli nel 1965.

La famiglia Farrington ha una curiosa tradizione: appena uno di loro si sposa, gli altri lo aiutano a far fuori il coniuge. Ogni famiglia ha le sue consuetudini. Quando si sposa Marian (Joan Tetzel), suo fratello Dick (Richard Long) l’aiuta a far fuori il ricco coniuge; anni dopo è Dick a sposarsi e lo zio Bert (Otto Kruger) l’aiuta a liberarsi della ricca mogliettina. Ora però, anni dopo, i soldi delle varie eredità sono finite quindi è tempo che un nuovo ricco coniuge scenda nella tomba.

Una famiglia d’assassini merita di ritrovarsi a Psycho House!

La “preda” puntata è Virginia “Jinny” Wells (Joyce Bulifant), petulante ragazzotta di paese che Dick ghermisce senza problemi, ma una dannata fortuna perseguita la ragazza, che sopravvive ai vari tentativi della famiglia Farrington di farla fuori, e i conti da pagare aumentano: bisogna velocizzare il trapasso. L’occasione perfetta arriva quando esce fuori che la ragazza è terrorizzata da una casa abbandonata del posto, una vecchia casa stregata (old haunted house) dove tempo prima una ragazza si è tolta la vita: quale occasione migliore per i Farrington? Via, si organizza una bella gita alla vecchia casa maledetta!

La vogliamo fare una bella cita nella casa maledetta?

I tre parenti serpenti non sanno che Jinny sospettava di loro sin dall’inizio e insieme a suo zio, il sindaco Downey (il mitico Leo G. Carroll), ha preparato loro una trappola, per spingerli all’aperto così da acciuffarli. Mai fidarsi delle prede troppo facili.


L’ora di Alfred Hitchcock

Non poteva certo mancare quel caposaldo che è “L’ora di Alfred Hitchcock“, il seguito della fortunata “Alfred Hitchcock presenta”. Il 15 febbraio 1965 va in onda An Unlocked Window (3×17), con la regia di Joseph M. Newman.

Lo sceneggiatore James Bridges si rifà al racconto La finestra socchiusa (The Unlocked Window, 1939) di Ethel Lina White, che potete trovare in lingua italiana ne “I delitti della casa di campagna” (“I Bassotti” Polillo 2011). In realtà il racconto è un semplice rimaneggiamento dell’autrice del proprio celebre romanzo La scala a chiocciola (1933).

Chi vuole passare la notte in quella casa?

C’è un assassino seriale in città che colpisce le infermiere, quindi Stella (Dana Wynter) non è certo contenta di dover passare la notte nella grande casa di un paziente. Non è sola, ma quando il buio arriva e una finestra sbatte perché rimasta aperta, e gli ospiti cominciano a cadere uno dopo l’altro… la faccenda si fa seria.

Con ’sta pioggia e con ’sto vento, chi è che bussa… a Psycho House?

L’episodio de “L’ora di Alfred Hitchcock” è inedito in Italia, invece è arrivato il suo rifacimento a colori della serie “Alfred Hitchcock Presenta” (1985), con Annette O’Toole nel ruolo della protagonista ma purtroppo una casa moderna come scenario.


Laredo

Addirittura il western si è interessato della Psycho House, che finisce nella serie TV “Laredo“. Il 3 marzo 1967 va in onda l’episodio The Small Chance Ghost (2×22, che trovate su YouTube) con la regia di Richard Bartlett.

Dal mistero al Far West è un attimo!

Lo sceneggiatore Martin Roth ci porta a Small Chance, città fantasma abbandonata perché c’è un poltergeist, segno che questo termine era noto alla narrativa popolare ben prima del film di Tobe Hooper.

Polter…che? Io conosco solo i tizzoni d’inferno

Giunto in città per ripararsi dalla pioggia, il protagonista Reese Bennett (Neville Brand), ranger del Texas, scopre che il paesino non è del tutto disabitato, ci sono ancora dei disperati che ci vivono malgrado i fantasmi, ed è proprio Kay Comstock (Jeanne Cooper) che fa conoscere a Reese “il vecchio mattatoio” (old slaughter place).

Tie’, c’è pure la mitica scalinata!

Non ci vorrà molto prima che il protagonista capisca che gli strani rumori e “avvistamenti” della vecchia casa sono solo una copertura, messa in atto dai cattivi per far andar via scomodi testimoni così da scavare nelle fondamenta per recuperare un tesoro. Va menzionato il fatto che lo “scavatore” del gruppo è interpretato da Ted Cassidy, il mitico Lurch della Famiglia Addams.


Coming Soon

Se fosse arrivato in Italia, all’epoca sarei impazzito per uno speciale come “Coming Soon” (che trovate su YouTube), diretto da un ragazzetto in gamba come John Landis, che l’ha scritto insieme a un altro tizio promettente, Mick Garris. I due ragazzi terribili del nuovo horror rispondono alla chiamata della Universal e creano uno speciale sui trailer, mostrando l’evoluzione dello stile ma anche omaggiando una grande tradizione del cinema: anche il film peggiore ha la giusta dose di girato per tirar fuori un ottimo trailer.

Jamie Lee Curtis torna sul luogo del delitto… della madre!

A fare da presentatrice c’è la giovane neo-star Jamie Lee Curtis, che si aggira fra le attrazioni che la Universal mette a disposizione dei turisti ma anche fra i vari set di film famosi: non è da tutti sedersi sulla spiaggia de Lo Squalo (1975) o visitare il Castello di Dracula.

Non poteva mancare la scena – purtroppo brevissima di appena qualche fotogramma – in cui Jamie torna sul luogo di un “delitto di famiglia”, posando davanti alla Pyscho House dove sua madre Janet Leigh è stata resa immortale dal film: nessuno urla sotto la doccia come Janet, malgrado sia sua figlia ad essere chiamata a volte screaming queen.

Hitch fa il Roberto Giacobbo del suo film!

Lo speciale passa a presentare un lungo trailer d’epoca dove Hitchcock gira per i set divertendosi a raccontare Psycho come roboante ricostruzione di veri eventi, passando per tutte gli ambienti celebri, dalla scalinata alla stanza di mamma Bates fino alla storica doccia. Ovviamente il suo tono serioso nasconde continue prese in giro ed umorismo nero.

La storia del film è falsamente vera ma anche veramente falsa


La signora in giallo

Poteva la regina del giallo televisivo ignorare una tale istituzione? Visto poi che la serie “La Signora in Giallo” (Murder, She Wrote) è prodotta dalla Universal Television, era solo questione di tempo prima che arrivasse “Fletcher vs Psycho”.

Il 19 gennaio 1992 va in onda l’episodio Incident in Lot 7 (8×13) di Anthony P. Shaw, dove Jessica Fletcher va a Hollywood!
La prima apparizione sicura italiana risale alle 12,35 di giovedì 11 agosto 1994 su Rai1, con il titolo La casa delle tenebre: credo proprio di aver assistito a quella messa in onda (o magari la replica del 17 aprile 1995), e l’episodio da allora mi è sempre rimasto impresso.

Alla sceneggiatura (e alla co-produzione) c’è J. Michael Straczynski, titano della narrazione transmediale: dai fumetti ai romanzi, dai film ai telefilm, nulla sfugge alla penna dell’autore che è l’unico ad aver saputo scrivere la storia definitiva di Terminator!

Jessica sbarca negli Universal Studios

Jessica Fletcher (Angela Lansbury) si trova agli Universal Studios perché vogliono portare un suo romanzo al cinema, e quando entri negli Studios… be’, può capitare che un simil-Hitchcock ti attraversi la strada, con tanto di Funeral March of a Marionette (1879) di Charles Gounod, cioè il tema di Hitch.

Ta-ta-ra-ta-ta ta-da…

La nostra eroina è emozionata che un suo romanzo diventi un film, I messaggeri di mezzanotte – dove l’assassino è il fratello della vittima! Tie’, v’ho bruciato il libro! – ma è chiaro che sarà difficile sposare narrativa e mera industria dell’intrattenimento, così mentre Jessica cammina… facciamo una marchetta a Cape Fear (1991) di Martin Scorsese, che la Universal sta distribuendo in sala.

Bello Psycho, ma intanto vendiamo qualche prodotto nuovo

Dall’unica volta che ho visto questo episodio, decenni fa, ricordavo ancora perfettamente la frase da cui parte tutto:

«Lei crede nel male, signora Fletcher?»

Così l’amico di Jessica introduce la Psycho House, presentata come luogo che attira naturalmente ogni nequizia. Curioso che non si dica la stessa cosa della Fletcher, visto che dove arriva lei la morte è sempre di casa!

Il luogo dove il male incontra la Signora in Giallo!

Una curiosità. Il personaggio che accompagna Jessica è Ben Miller, che confessa alla donna di essere stato presente in quel 1960 in cui è stata costruita Psycho House. (Che in realtà è stata costruita nel 1959!) L’attore Ben Miller in effetti era già un volto noto all’epoca, ma in TV, e due anni prima di Psycho ha interpretato un episodio particolare per la serie “La pattuglia della strada”, di cui era membro fisso: e quell’episodio particolare si intitolava Psycho!

Jessica, ti piacciono le tendine? Le ho scelte io

Potete scommetterci che la Signora in Giallo si ritroverà con un cadavere tra i piedi, e indagando le scapperà pure una passeggiatina al Bates Motel.

Ho come il bisogno impellente di farmi una doccia…

E già che siamo qui… la vogliamo fare una puntatina alla famosa doccia?

Che faccio… mi spoglio???

Purtroppo il film dal romanzo della Fletcher non si farà, il produttore viene ritrovato morto nella Psycho House, che per l’occasione viene ripresa nella “notte americana” come ai vecchi tempi.

Ah, la “notte americana”, compagna di ogni film della mia infanzia

Ovviamente Jessica sgamerà il colpevole e lo farà analizzando ogni ambiente della casa: una ghiotta occasione per una visita guidata ai set della Psycho House!


Per ora ho trovato queste apparizioni di uno degli edifici più famosi della storia del cinema, che riposa all’indirizzo 100 Universal City Plaza: come si fa a non ambientare tutti i film horror lì?

Se avete altri “avvistamenti”, non esitate a contattarmi. Per esempio vedendo Big Fat Liar (2002), commedia ambientata interamente agli Universal Studios, potrebbe capitarvi un’inquadratura con la Psycho House sullo sfondo: la casa è sempre con noi…

Non puoi passare per gli Universal Studios senza un’inquadratura della Psycho House

L.

– Ultimi psycho-post:

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28 risposte a Psycho in da House

  1. wwayne ha detto:

    Ad un certo punto hai citato anche un altro romanzo, La scala a chiocciola: anche da esso è stato tratto un ottimo film omonimo nel 1946, e nello stesso anno il regista sfornò un altro noir coi fiocchi (Lo specchio scuro).
    Riguardo alle case inquietanti senza essere infestate, ricordo che a me spaventò moltissimo quella di Profondo rosso. So che a te non interessa il giallo all’italiana, ma per questo film varrebbe la pena di fare un’eccezione: è tra i miei film preferiti in assoluto.

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  2. Cassidy ha detto:

    Sei riuscito a far diventare il post parte delle tua rubrica sulle case maledette, bravissimo! Non avevo pensato al gioco di parole del nome Norman, Bloch invece era partito proprio da lì, gran post e mi auguro di leggere anche dei vari seguiti del film, quelli sempre più materiale da Z ad ogni nuovo capitolo 😉 Cheers

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  3. Il Moro ha detto:

    Un eccezionale approfondimento per un film per il quale è stato già detto tutto e il contrario di tutto! La signora in giallo vs la casa del male… Altro che king kong contro godzilla!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ un episodio titanico, quello della Fletcher, che ricordavo con piacere sin dagli anni Novanta. La Psycho House avrà pure qualche morto sulla coscienza, ma è niente in confronto alle legioni di morti che si porta dietro la Signora in Giallo 😀

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  4. Madame Verdurin ha detto:

    Sono stata agli Universal Studios e ho visto la Psycho House, è stata una grande emozione devo dire. E naturalmente conosco a memoria l’episodio della Signora in Giallo che hai citato, fantastico. Alla fine Jessica, rispondendo alla domanda che hai citato tu, dice: “No, non c’è niente in quella casa”, ma noi vediamo le tende muoversi come se qualcuno da dentro la casa la spiasse. Grazie per il tuo bellissimo articolo!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ah, quindi sei una “testimone oculare”, mitico! ^_^
      L’episodio della Fletcher è delizioso, studiato alla perfezione sia per farci fare il giro turistico della casa sia per giocare sottilmente con il “male” che la pervade, anche se la conta dei cadaveri della Fletcher la rende molto più pericolosa della Psycho House 😀

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  5. Pingback: Psyco (Psycho, 1960) | IPMP – Italian Pulp Movie Posters

  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Già rapito dall’accenno all’usanza passata di entrare nei cine italiani a metà proiezione, sono stato poi avviluppato, tra pittura, letteratura, cinema ed architettura dall’opera omnia di un post sulla Psycho House, di quelli che elevano il blog a centro di gravità permanente di Serie A! Applausi a scena aperta (e perdono pure la citazione western!!!)! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah dài che la parte western è stata proprio piccola piccola: non trovi delizioso che una casa legata al mistero e all’orrore si ritrovi in una storia western? 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        No no ma, infatti, considerando che la suddetta parte è proprio un cantuccino piccolo picciò e che è legata ad una deliziosa circostanza, rende il tutto persino gradevole…e sai bene quanto mi costa dirlo! Ahahaha! 🙂

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  7. Vasquez ha detto:

    Spettacolo! Oggi spettacolo proprio! Di filato tra i miei pezzi preferiti senza “se” e senza “ma”!
    A partire da quell’usanza di una volta (ma che ne sanno i giovani d’oggi…) di entrare al cinema per vedere un film e rimanere per le proiezioni successive.
    😢 …non ce la faccio… troppi ricordi…
    Di Bloch ho letto soltanto “Gotico Americano” nell’edizione da edicola venduta insieme alla novelization di “Alien”, e ricordo che mi è piaciuto.
    L’autore forse non avrà forse guadagnato tutto quello che si aspettava (e che avrebbe meritato) dal film di Hitchcock, ma bisogna render merito alla pellicola di aver portato alla ribalta, finalmente, Robert Bloch.
    Meravigliosi i giochi di parole, mi sono beata leggendoli.
    E la casa quasi un personaggio a sé, o forse addirittura un attore che interpreta sempre lo stesso personaggio, ma di volta in volta con piglio diverso, come se facesse “la sua cosa nella casa” 😛
    So di ripetermi ma, spettacolo! Tanto di cappello 👏👏👏

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Chiudere citando Frankie HI NRG è da cinque alto e mille punti guadagnati con facilità: flawless victory! ^_^
      Sai che anch’io ho letto “Gotico americano” in quella stessa edizione? Però recuperata su bancarella anni dopo, ma onestamente non ricordo nulla.
      Purtroppo dici bene, senza l’amplificazione di un grande film è difficile che nel Ventesimo secolo un romanzo horror si guadagni da solo il suo successo, visto poi che all’epoca dell’uscita il ghetto letterario era qualcosa di molto concreto e spietato.
      Ma sulla reazione di Bloch e la sua sfida ad Hollywood avremo modo di parlarne lunedì prossimo… (eheheh tie’, pure il “prossimamente su questi blog”!)

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  8. giancarloibba ha detto:

    Articolo interessantissimo e divertente. Ma siamo sicuri che il primo passaggio televisivo di Psycho in Italia sia nel 1982? Io ho un ricordo preciso di averne visto un pezzo in tv qualche hanno prima, sul primo canale. Forse era il 77. Riesco a datarlo perché collocato in una casa in affitto sai cui siamo andati via nel 78. Ero piccolo, ma ho da sempre questo ricordo, perché è legato a un episodio particolare.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il problema delle ricerche sulle trasmissioni televisive è che si possono fare solamente sulle guide TV, che però non garantiscono né la certezza di ciò che in esse c’è scritto (causa improvvisi cambi programma, soppressioni ecc.) né assicurano che il film non sia stato trasmesso da qualche piccola emittente regionale non “schedata” dalle guide. Perciò la sicurezza matematica non la potrà mai avere nessuno, ma di certo non esistono tracce di Psycho prima di quel 1982, quando la notizia di un seguito in lavorazione ha galvanizzato tutti, anche l’editoria che finalmente ha ribattezzato il romanzo con il titolo vero, anche se scritto “Psyco”, all’italiana. Prima era un film noto esclusivamente ai cinefili più informati, come succede a tutti i classici che oggi diamo per scontati ma che prima della “rinascita televisiva” degli anni Ottanta nessuno conosceva se non per sentito dire, a meno che non frequentasse cineforum.
      In fondo parliamo della Universal, la casa che in Italia tiene i propri classici murati vivi in archivio 😛

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      • giancarloibba ha detto:

        Naturalmente, hai ragione sulla difficoltà a reperire le fonti ed avere la certezza di qualcosa di così volatile come un palinsesto televisivo. Quella del 1982 probabilmente è stata la mia prima visione completa di Psycho, è questa è una mia certezza. Da quel giorno, infatti, passavo il tempo a disegnare la Psycho House (o una roba simile) sulle terze di copertina di ogni mio quaderno scolastico, con tanto di luna piena alle spalle e cimitero davanti (ero un bambino strano, lo so). In ogni caso, in tempi non sospetti, avevo anche scritto un articolo per raccontare l’episodio della mancata visione del 1977 che tanto mi ha suggestionato. So che non sono una fonte certa 😅, ma se ti può essere utile o di qualche interesse, sarò lieto di passarti in privato il link. Ti ringrazio ancora per gli ottimi approfondimenti che metti a disposizione su questo bel sito.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Grazie a te per la testimonianza, ogni fonte è apprezzata: metti pure qui il link, che magari altri lettori sono interessati, oppure scrivimi a lucius.etruscus@gmail.com che poi aggiorno il post 😉
        A me piacerebbe scoprire quando precisamente ho visto “Il fantasma dello spazio”, da ragazzino, che ha terrorizzato la mia infanzia, ma l’ho visto su un piccolo canale locale non presente nelle guide TV quindi mi attacco! 😛

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  9. Zio Portillo ha detto:

    Come non citare, ovviamente, I Simpson? Stagione 9, episodio 9. Mentre Homer si aggiudica ad un asta l’auto di Serpente, Marge lavora come agente immobiliare per la “Blazer Rosso”. Per non perdere il posto deve riuscire a vendere una casa particolare (quella di Psycho). Riuscirà a venderla ai Flanders… Poi le due storie si incroceranno e tutto tornerà come prima.

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  10. Giuseppe ha detto:

    Interessantissimo e altrettanto documentato post su Psycho! Ovviamente, piena approvazione per la scelta dei due elementi (l’inedito e il “frizzante”) da focalizzare: ignoravo del tutto l’origine del nome Norman Bates (diavolo -e qui ci sta bene, direi- d’un Bloch), per non parlare di quante Psycho Houses avessi già visto -al di fuori dei film- senza nemmeno rendermene conto ogni volta, almeno fino a quando il tuo elenco non mi ha portato a prestare la giusta attenzione ai dettagli fondamentali 😉
    “Thriller“? In effetti, alcune serie con Boris Karloff arrivarono sui canali nostrani in sordina, lasciando pochissime tracce ufficiali del loro passaggio: diversi anni fa, a tarda ora, la Rai trasmise qualcosina della serie “The Veil”, ragion per cui è possibilissimo che pure La7 abbia seguito un’analoga iniziativa con “Thriller“…
    P.S. Ben Miller, lassù, è interpretato da Stuart Whitman 😉

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  11. Misterzoro ha detto:

    Beh ovviamente lo sai, non sarà un’apparizione televisiva ma nella locandina Italiana de La Casa la Psycho House si mostra in tutta la sua meravigliosa “darkitudine”
    Da piccolo ero affascinato da quella locandina, immagina la mia sorpresa quando vidi il film per la prima volta e mi accorsi che quella casa nel film non c’era XD
    https://www.google.it/url?sa=i&url=https%3A%2F%2Fwww.ivid.it%2Ffoto%2Ffilm%2F1982%2Fla-casa%2Flocandina-239098.html&psig=AOvVaw0Cqef_af5O_Ja1RdEmWQ8o&ust=1625647167700000&source=images&cd=vfe&ved=0CAcQjRxqFwoTCJCVv-GFzvECFQAAAAAdAAAAABAY

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