Bloodfist 8 (1996) Trained to Kill

La Concorde ha lasciato il terreno alla New Horizons e ora c’è pure la New Concorde: le case di Rorger Corman cambiano nome ogni giorno, a seconda dei movimenti dei suoi dirigenti, ma Don “The Dragon” Wilson rimane inamovibile nella sua carriera di attore marziale che non sa combattere in video, e nella prima metà degli anni Novanta tutti sapevano combattere in video! Don però ha sempre voluto differenziarsi dalla massa…

Dopo il settimo film, Rick Jacobson torna alla regia per questo Bloodfist VIII: Trained to Kill, o Hard Way Out, nelle videoteche americane dall’ottobre 1996.
Non ho trovato tracce di distribuzione italiana.

Non c’è un modo semplice per uscire da questa saga

Il giovane Chris Cowan (John Patrick White) deve vedersela con i soliti bulli di scuola – che esistevano anche prima dell’ossessione moderna contro il bullismo – e ci regala lunghe e inutili scene di vita tra i banchi di cui proprio non ne sentivamo il bisogno.
Finita questa inutile pantomima, con attori raccattati alla locale stazione degli autobus, scopriamo che Chris è arrabbiato con il mondo perché dopo quindici anni di assenza è tornato suo padre Rick, che ora insegna matematica nella sua scuola: dopo ogni ruolo possibile, all’ottavo titolo questa saga ci regala il professor Cowan (Don Wilson).

Ora, ragazzi, calcoliamo l’antani della sbiricuta

Dopo una parentesi di tensione familiare, con il figlio che male accetta l’autorità di un padre a lungo assente, per fortuna il drammone ci viene risparmiato dall’entrata in casa di criminali armati, tutti smontati dal professorino di matematica.
Al figlio allibito il nostro prof. Cowan deve confessare che è stato a lungo lontano da casa perché in realtà è un agente della CIA, per quindici anni sul campo a mettere in atto i sofisticati insegnamenti ricevuti: cioè a combattere male davanti a una cinepresa.

Niente, manco le basi del mestiere…

Rick Cowan dunque è un nome finto, infatti il nostro eroe di cognome fa… MacReady! Ma per sul serio?, come si chiedeva Ezio Greggio. Un cognome del genere se lo può permettere Kur Russell ne La Cosa (1982), non quella faccia da tonno sott’olio di Don Wilson!
Colto da delirium demens, il professorino di matematica comincia a raccontare alcune delle mirabolanti imprese eroiche compiute per conto della CIA, in una scena così comica da essere l’unica meritevole dell’intero film: Cowan non è solo MacReady, è anche Manuel Fantoni di Borotalco (1982), gli manca solo d’imbarcarsi su un cargo battente bandiera liberiana.

«Cosa trasportasse quel cargo non l’ho mai capito» (cit.)

Dopo tanti anni passati in Italia a lavorare per la CIA, ora dei criminali italiani vogliono far fuori Cowan-MacReady-Fantoni e quindi bisogna andare in Irlanda. Così, per spillare soldi all’ente del turismo locale e mostrare un po’ di bellezze del posto senza alcun motivo.
Qui conosciamo alcuni ex colleghi del nostro eroe di cui ci frega davvero poco, tanto sono passanti interpretati con i piedi (per non dire altro). Da notare giusto la nikiteggiante Mendelsohn (Jillian McWhirter), inutile comparsata che dimostra quanto gli autori non capissero una mazza di quello che stavano facendo.

Perché sprecare nel vuoto un personaggio così?

Tra attori cani che improvvisano un italiano che non parlano manco a Brooklyn, agenti segreti da operetta e un eroe stoccafisso che non dà più segni di vita il film procede rapidamente verso l’urticante spinto, riuscendo a battere i suoi predecessori sia in cialtronaggine che in fastidio.
Intanto le scene marziali aumentano sempre di più, segno che Corman finalmente dopo più di sette anni aveva capito cosa piacesse agli spettatori – alla buon’ora! – ma il problema è che Don Wilson non è assolutamente capace di muovere un dito davanti a una cinepresa, quindi abbiamo solo tante brutte scene marziali che rovinano maggiormente la visione.

L’unico fotogramma passabile dell’intero film

Finalmente questa catena di ciarpame sembra interrompersi, e Don Wilson abbandona una nave affondata da anni. È la fine della saga di Bloodfist? Per ora è solo un’interruzione, magari perché qualche dirigente di Corman dev’essersi reso conto che c’è un limite alla Z ed è meglio riprendere fiato un attimo, prima di continuare a scavare nella melma come vuole la casa.
La saga purtroppo non finisce, come vedremo, ma almeno per dieci anni ha fatto tirare il fiato ai poveri spettatori.

L.

– La non-saga di Bloodfist:

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8 risposte a Bloodfist 8 (1996) Trained to Kill

  1. Cassidy ha detto:

    No vabbè il professore di matematica no dai! Questo è davvero troppo, i dieci anni di pausa sono stati necessari per digerire questa singola trovata, anche se la sag(r)a fino ad ora ci aveva già caricati d’infamia bisogna dirlo 😉 Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Anche il professore sotto copertura…che bellezza!!! Trattasi di escamotage che mi ha sempre appassionato, poi, certo, ho capito che è calato nella cialtronaggine più totale ma son dettagli 🙂
    Lietissimo che la saga non sia finita, per un attimo ho temuto…vorrei non finisse mai! Anche se un po’ mi spiacerebbe per te, ahahaha! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mi ha messo a dura prova, ora capisco perché questi film non li ricordavo minimamente dalle precedenti visioni: ogni volta ho cancellato tutto! Dovrò farlo anche stavolta, perché sono ricordi troppo brutti 😀

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Non posso dire che sarà una sagra che mi mancherà… A parte sta trovata del “professore”, non sa nemmeno prendersi in giro da sola virando sul comico. Male Drago, male. Manuel Fantoni batte il Drago con triplo 6-0.
    (che poi “Borotalco” l’ho visto giusto qualche settimana fa…)

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