Psycho II (1983) Norman Bates goes to Hollywood

Gli autori non hanno alcun potere sui film tratti dalle loro opere, a meno che non abbiano esperienza sufficiente o siano così informati o ben consigliati da mettere subito in chiaro, alla firma del contratto, i dettagli della loro partecipazione al progetto: lo scrittore Robert Bloch non aveva alcuna esperienza in campo cinematografico né è stato consigliato in alcun modo, quindi una volta ceduti i diritti per il suo romanzo Psycho (1959) e relativi eventuali seguiti, una volta incassato l’assegno di circa seimila dollari (netti), ha perso ogni diritto sulla propria creatura al cinema. Una creatura che diventava più grande anno dopo anno, finché agli inizi degli anni Ottanta lo scrittore fa una triste constatazione:

«Tutti stavano facendo soldi con le tendine da bagno di Psycho, gli asciugamani del Bates Motel, i fumetti, le magliette e ogni possibile variazione. Tutti eccetto il tizio che aveva inventato Norman Bates, gli aveva costruito un motel e ci aveva installato una doccia.»

Nella sua autobiografia Once around the Bloch (1995) Bloch ci racconta delle sue comprensibili lamentele dell’epoca al proprio agente letterario, Kirby McCauley, nel tentativo di capire se ci fosse un modo di guadagnare qualcosa dal fenomeno di Psycho ma, com’è facile intuire, non c’è alcuna scappatoia. Grazie a David Morrell sappiamo che lo scrittore prima di firmare il contratto avrebbe dovuto farlo leggere ad un avvocato, investendo sì una cifra sostanziosa ma ricevendone il consiglio giusto: aggiungi una postilla in cui prendi una piccola percentuale sui ricavi futuri del film e di qualsiasi altro progetto ad esso legato. Morrell da quarant’anni becca soldi ogni volta che qualcuno pronuncia la parola “Rambo”, Bloch è l’unico a non aver guadagnato da Psycho.

Alla fine, stremato dalle moleste lamentele del suo assistito, l’agente letterario è così stufo che risponde in preda alla disperazione: «Scrivi Psycho II». È un’idea assurda, ridicola… ma che potrebbe funzionare. (Nel 1983 Bloch ha raccontato alla rivista “House of Hammer” n. 25 che era dubbioso riguardo al progetto ma l’agente gli ha fatto una proposta tale che avrebbe dimenticato tutti i guadagni persi dal film!)

La Universal possiede tutto ciò che è legato a Psycho ma solo al cinema: se Bloch vuole ripescare il suo Norman Bates sulla carta, può farlo tranquillamente. Bloch corre a casa, infila un foglio nella macchina da scrivere e dopo vent’anni di manicomio… Norman Bates ha decisamente smesso di sogghignare.

Vi sono mancato? Tranquilli: sto per tornare… e mi sdoppierò in due!


Il doppio sdoppiamento
di Norman Bates

Dopo sette o otto anni di galera, Bloch fa trasferire il suo Bates in manicomio, sotto le cure del dottor Claiborne. In una notte di tempesta, però, il protagonista fugge vestito da suora e va alla ricerca di Sam e Lila Loomis, per ucciderli a coltellate e chiudere i conti con le vicende precedenti. Mentre la polizia si attiva per cercarlo e tutti si chiedono dove andrà ora un pazzo criminale omicida, al dottor Claiborne cade l’occhio su un giornale, in cui un titolo recita: «Un produttore di Hollywood vuole fare un film sul caso Bates». Ecco dove sta andando Norman. Nella città dei pazzi!

Copertina di Franco Accornero

L’agente cinematografico di Bloch, Gordon Molson, consiglia allo scrittore di inviare alla Universal la sinossi del romanzo che sta buttando giù, come gesto di cortesia e di buoni rapporti (cose fondamentali in quel covo di vipere acide che è il cinema), e metti poi che ci scappi un nuovo film al cinema? La major risponde a pernacchie: un secondo Psycho al cinema non si farà mai. E quando la Universal dice mai, è MAI!

Decisamente molto più disponibile è l’editore, ben contento di pubblicare una nuova opera dello stesso “padre” di Norman Bates, e chi è questo editore così pazzo da sfidare la Universal? La Warner Books! Che si lecca i baffi a pensare quanto guadagnerà con un marchio che appartiene alla concorrente!

Una volta che l’editore ha accettato la storia del romanzo, Bloch si ritrova in una riunione con i dirigenti della Universal, quelli che non ci fanno una bella figura sulla carta: lo scrittore infatti si è divertito a togliersi parecchi sassolini dalle scarpe, nel suo romanzo, con il suo Norman Bates che affronta quei mostri disumani dei produttori cinematografici. La cosa non piace molto ai veri produttori cinematografici, e l’addetto della major al vaglio del manoscritto fa sapere all’agente di Bloch che quel romanzo l’ha odiato, quando invece è consuetudine che ci si limiti a dei ringraziamenti formali, al di là dell’apprezzamento o meno del testo.


«Nessuno dice a un produttore come produrre, o a un regista come dirigere, ma tutti pensano di essere scrittori.»

(dal romanzo Psycho II)


Bloch non ha alcuna intenzione di cambiare il suo testo per far piacere alla Universal, che disprezza il suo soggetto, quindi non viene stilato alcun accordo fra i due. E visto che la Universal ha una parola sola, se dice che non farà MAI Psycho II… allora vuol dire che farà Psycho II. Guarda caso, appena Bloch torna a casa dalla riunione, i giornali cominciano a parlare della nascita del progetto del nuovo film con Norman Bates. (La prima notizia sicura pare l’abbia data il “Los Angeles Times” del 23 agosto 1981). Un puro gesto di vendetta nei confronti dello scrittore.

D’un tratto Norman Bates, assassino dalla personalità sdoppiata che da vent’anni marcisce in manicomio, si ritrova ulteriormente sdoppiato: c’è Robert Bloch, suo padre biologico, che sta scrivendo il suo ritorno su carta, e la Universal, il suo ricco padre adottivo, che sta scrivendo il copione del suo ritorno su grande schermo.

Si sa, le famiglie allargate funzionano solo nelle commedie romantiche in TV, così i due padri rimarranno sempre separati e in pessimi rapporti: all’epoca nessuno cita Robert Bloch, che per primo ha avuto l’idea di un seguito e per primo l’ha scritto. Addirittura ad Alan Jones di “Starburst” (n. 63, novembre 1983) viene raccontato che il progetto nasce perché nel 1981 una piccola casa indipendente, la Picture Striking Company, ha annunciato di voler girare un film dal titolo The Return of Norman, subito bloccato perché ovviamente non avevano i diritti sul personaggio. Visto però che l’annuncio aveva generato clamore, la major ha deciso di far partire lei lo stesso progetto. E Bloch? Mai citato.

Un giorno il nostro povero romanziere, chino sulla macchina da scrivere a far massacrare produttori cinematografici dal suo Norman, si vede recapitare a casa il copione di Psycho II e capisce l’antifona: vogliono che smetta di scrivere il suo romanzo e invece scriva la novelization del film. Sono soldi facili e sicuri… ma Norman Bates non apprezzerebbe. Proprio come fa Philip K. Dick nello stesso periodo, Bloch rifiuta l’offerta e il suo romanzo esce per la Warner Books nel maggio 1982, lo stesso mese in cui “Daily Variety” annuncia che la Universal inizierà a girare Psycho II il mese successivo.

La vendetta di Bloch è che tutti hanno comprato il suo romanzo convinti fosse legato al film: un risarcimento per vent’anni di compensi mancati.


La casa che non c’era più

Malgrado ancora oggi venga detto ai turisti che la Psycho House è quella originale, in realtà alla Universal non c’è nulla di originale: a quanto pare distruggere e ricostruire conviene, piuttosto che conservare e preservare.

Torna la Psycho House, ricostruita completamente per l’occasione

I giornali dell’epoca dedicano molta attenzione all’operazione di “ricostruzione del mito”, così il “New York Times” dell’11 agosto 1982 ci informa che i tecnici di Psycho II sono andati a frugare nei magazzini Universal, trovando pezzi sparsi dei set di Hitchcock: una porta qua, una statua là, e via dicendo. Peccato invece per la storica doccia, che durante la pre-produzione è stata rubata: già mi vedo qualche collezionista farsi la doccia in attesa di Mamma Bates!

Stando agli archivi dell’AFI (American Film Institute) il production designer John W. Corso ha scelto un’ambientazione diversa per ricostruire la Psycho House, invecchiandola per far capire il passare del tempo. Usando le cianografie originali del 1960, le foto di scena e i ricordi di Hilton A. Green – produttore del secondo film e giovane tecnico durante le riprese del primo – Corso ha ricostruito la casa e parte del motel: il resto è stato tutto creato in post-produzione con gli effetti ottici curati da Albert Whitlock.

La ricostruzione dei mitici interni

Il lavoro più divertente, per me, l’ha avuto la scenografa Jennifer Polito, che si è messa sotto il braccio un librone pieno di foto di scena del primo film e si è girata tutte le case in vendita o a noleggio di Los Angeles per cercare di ritrovare le ambientazioni giuste, oltre che le giuste suppellettili: provateci voi a trovare due lampade Tiffany, un corvo e un gufo impagliati, oggetti originali di scena del 1960, lei c’è riuscita! Almeno va apprezzata l’accuratezza nel ricostruire il mondo di Norman Bates.


Campagna stampa

L’8 aprile 1983 viene fatto girare nel mondo della stampa il press kit del film, un fascicolo con le specifiche tecniche e la presentazione ufficiale, con un virgolettato dove Anthony Perkins racconta di aver resistito a vari tentativi di riportare Norman Bates su schermo – ma come, la Universal aveva detto MAI! – e stavolta ha ceduto perché è rimasto conquistato dalla sceneggiatura di Tom Holland, autore “caldissimo” dell’epoca, «molto ben scritta, la logica continuazione della prima vicenda: è davvero la storia di Norman».

Stando a Bloch l’idea del seguito è venuta a lui, stando alla Universal l’idea è venuta a loro, stando a Perkins l’idea è venuta alla vedova di Hitchcok. Nessun altro? Intervistato da “Starburst” (n. 63, novembre 1983), Perkins racconta che a un certo punto la vedova di Hitch – non viene specificato ma è Alma Reville – fresca di lutto visto che il regista è morto il 29 aprile 1980, se ne è uscita con un’idea che proprio non era venuta mai a nessuno: ma lo vogliamo fare questo benedetto seguito di Psycho? Continua Perkins: «Abbiamo anche avuto un grande aiuto dalla figlia Pat, profonda conoscitrice del lavoro di Hitchcock e molto entusiasta del progetto». Vai, pure la figlia. Pare che anche l’idraulico di casa Hitchcock abbia premuto per l’avvio del progetto, offrendosi di gestire gratis la doccia!

Intervistato da Alan Jones di “Starburst” (n. 63, novembre 1983), Perkins racconta un curioso aneddoto:

«Hitchcock si è sempre riferito a Psycho come a una commedia, non una commedia nera, e il nostro regista Richard Franklin mi ha detto che non aveva capito questa sfumatura finché non ha visto una proiezione di prova del nostro film finito: con nostro grande stupore, abbiamo scoperto che il pubblico rideva tanto quanto si impauriva.»

Siamo sicuri che ridesse con il film e non del film? Comunque Perkins rimarca che alla base del progetto c’era l’idea di fare un film serio, di paura, che però avesse venature parossistiche tali da risultare comiche, nel senso di generare risate nel pubblico che mitigassero la tensione. Inoltre è stato molto contento di trovare nel nuovo regista, il citato Franklin, qualcuno che come Hitchcock gli abbia dato molta libertà nei confronti del personaggio

«Franklin si è reso conto che io conoscevo ogni sfaccettatura di Norman, e in quanto autorità totale in materia sentivo di poter indicare cosa il personaggio potesse o non potesse fare o dire. I miei suggerimenti sono stati sempre ascoltati, anche se non sempre accettati, e questo ha significato lavorare bene insieme.»

Povero Robert Bloch, mai citato nella campagna pubblicitaria del film perché la Universal voleva vendicarsi del suo affronto: cioè credere di essere l’autore di Psycho, ma siamo matti? Invece Anthony Perkins può pubblicamente definirsi “autorità totale” di Norman Bates.


Pyscho 2: la vendetta

Psycho II esce in patria il 3 giugno 1983 e finisce sul tavolo della censura italiana già il giorno dopo. Ricevuto il visto il mese dopo, con il divieto ai minori di quattordici anni, e a settembre arriva nelle sale: pronto a scomparire nel nulla nel giro d’un soffio.
Riappare solo nel 1987, quando la CIC Video lo porta in VHS e Italia1 lo trasmette nella prima serata di venerdì 13 novembre: data perfetta!

Conoscete il titolo, conoscete la grafica

Sono passati ventidue anni e secondo il dottor Raymond (Robert Loggia) Norman Bates (Anthony Perkins) è completamente guarito, così il tribunale ne decreta la rimessa in libertà, con grande delusione di Lila Loomis (di nuovo interpretata da Vera Miles) che dà voce a tutte le vittime dell’uomo, lei che è stata così fortunata da sopravvivere.
Niente da fare, Bates è ora un uomo libero e può tornare a casa sua, che tanto nessuno ci è andato ad abitare.

Casa mia, casa mia, dove alberga la follia…

Il tribunale gli ha trovato un lavoretto in una tavola calda, come aiuto cuoco (ma in pratica garzone di bottega), e per quel poco che Bates lavorerà lì – prima di tornare a dirigere il suo motel omonimo – farà in tempo a conoscere la camerierina spiantata Mary, interpretata da Meg Tilly. Erano anni d’oro, quelli, in cui Meg ci conquistava il cuore con Il grande freddo (1983) e ce lo straziava con Agnese di Dio (1985), poi purtroppo è diventata solamente la sorella di Jennifer Tilly. Quella che dici “ma che fine ha fatto Meg Tilly”?
Sarò maligno, ma guarda caso la sua carriera si è svolta fra il 1983 e il 1989, cioè nel periodo in cui è stata sposata con il produttore Tim Zinnemann, ma sicuramente è solo un caso. Di sicuro non sbagliava Robert Bloch a mostrare il suo Bates l’unico puro in un mondo hollywoodiano di non specchiata fama.

Ve la ricordate Meg Tilly? Bei tempi…

Bates è un uomo fragile, che non vuole mai più tornare in manicomio ma che in realtà non vuole neanche stare in quella casa, così piena di memorie dolorose, pur se sente un legame fortissimo con l’edificio. Per questo è contento se la sua collega Mary, senza fissa dimora, rimane a dormire nella casa, perché l’ultima cosa che vuole Norman è rimanere solo… con il rischio di sentire di nuovo la voce di sua madre.
Purtroppo ogni speranza di normalità è pura utopia, perché non si sfugge alla voce della mamma, che ricorda a Norman come per lui… ci sia solo “normanità”.

Pronto, mamma? Qui dicono tutti che sono pazzo, che ridere!

Man mano che procede la vicenda diventa sempre più chiaro che non sembra l’agire di mamma Bates: siamo sicuri che qualcuno non stia tirando dei brutti scherzi a Norman? Chi mai potrebbe compiere una simile crudeltà ai danni di un povero pazzo omicida? Forse… una delle sue vittime.
Non svelo certo un colpo di scena con il ritorno in ballo di Lila Loomis, visto che l’assenza della celebre attrice si fa subito sospetta: è solo perché ha agito nell’ombra, impersonando mamma Bates per far cedere il già traballante sistema nervoso di Norman e rimandarlo in manicomio.

La vittima torna sempre sul luogo del delitto

Tranquilli, non è questo il colpo di scena del film, ma è un’ottima trovata che permette allo sceneggiatore Tom Holland di creare su schermo quello che Bloch stava scrivendo in un romanzo: l’idea che nella società contemporanea sono impazziti tutti, non solo i matti! Se nel 1959 Norman Bates era la scheggia impazzita, la pecora nera di una società all’apparenza civile, con l’inizio degli Ottanta è chiaro a tutti che bisogna essere un po’ fuori di testa per farcela nel mondo, e anche dotati di parecchio pelo nello stomaco.
Invece Bates è rimasto uguale, un puro di cuore, che chiede alla madre di smettere di fare del male, ma è un appello inascoltato in un mondo dove tutti fanno del male. Norman è ormai cristallizzato e diventa parte della casa: un luogo dove accade ciò che accade in tutto il mondo, ma senza veli e senza ipocrisie.

Norman e casa sua: due icone di purezza contro un mondo di pazzi

Se Lila è spietata nel suo perseguire la vendetta, Mary – che è in realtà sua figlia (ruolo pensato per Jamie Lee Curtis in un geniale gioco delle parti ma l’attrice ha rifiutato), studente di psicologia interessata a studiare di nascosto Norman – d’un tratto sente che si sono spinte troppo oltre e vorrebbe fermare tutto, ma come farsi ascoltare da Norman una volta convinto che sua madre sia tornata? Be’… parlandogli travestiti da sua madre.
Prima di Vera Farmiga, con mia profonda commozione mamma Bates viene interpretata da Meg Tilly: solo le donne più affascinanti per Ma!

Meg Tilly è la Norma Bates più affascinante dopo Vera Farmiga!

Per puro dovere di cronaca devo citare il Mito delle Origini di Norman Bates, inventato da Tom Holland per questo film fregandosene di qualsiasi creazione di Robert Bloch, segno ulteriore che quando si parla di “canonicità” si parla solo di aria fritta. Ovviamente ALLARME SPOILER: cliccate qui sotto per far apparire il testo nascosto.

Clicca qui per scoprire le Origini di Norman Bates
Fornita una versione ufficiale (anche se debolissima) degli eventi del film, alla fine Norman sa che le cose non sono avvenute come pensa lo sceriffo, e gli omicidi avvenuti nella casa non sono opera delle due Loomis: bensì di sua madre. La sua vera madre, quella ancora viva!

La signorina Emma Spool (Claudia Bryar), cioè quella che all’inizio ha dato a Norman il posto nella tavola calda, gli rivela che è la sua vera madre. Emma è la sorella di Norma Bates, il cui cognome deriva dal marito e che faceva Spool da ragazza. Emma aveva dei “problemini” mentali e appena partorito Norman l’ha affidato alla sorella Norma, senza poi stare a dare una spiegazione convincente del perché abbia aspettato tutta la vita prima di presentarsi al figlio.

Scoperte le due Loomis che volevano far impazzire Norman, per proteggerlo Emma ha ammazzato tutti vestita da Norma, così che il pover’uomo è impazzito di sicuro. Non un gran piano, ma in fondo è il solito Falso Mito delle Origini inventato sul momento.


Sento come se qualcuno stesse riscrivendo le mie origini

Prima abbiamo visto che molti si sono attribuiti la paternità di Psycho II, ma curiosamente nessuno ha parlato del vero motivo per cui questo film sia nato a vent’anni di distanza dal primo: semplicemente perché negli anni Settanta nessuno prendeva in considerazione un “seguito”, considerato per definizione un prodotto inferiore e quindi ad altissimo rischio di basse entrate, oltre che di speracchiamenti da parte dei critici blasonati. Potrei citare Lo Squalo 2 (1978) come apri-pista, ma personalmente credo che la spinta sia stata un’altra.

Malgrado ci siano varie scuole di pensiero, è palese che lo splatter sia nato con Venerdì 13 (1980) di Cunningham, ad aprire un decennio fatto di squartamenti espliciti e seguiti numerali a pioggia. Subito infatti è uscito Friday the 13th Part 2 (maggio 1981) a cui ha risposto Halloween 2 (ottobre 1981), una saga che non aveva mostrato neanche una goccia di sangue e che d’un tratto si fa truculenta. La nascita e il successo di riviste come “Fangoria” dimostra che le scene sanguinolente che mai i “film seri” prendevano in considerazione vendono, e vendono tantissimo, con i fan che le chiedono a gran voce.

In questa alba degli “splatterosi anni Ottanta”, Psycho II si cerca un suo spazio di diritto: ha un titolo numerale, ha come protagonista un assassino che gira armato di coltellaccio come Michael Myers e Jason, e – in totale contrapposizione con l’originale di Hitchcock – presenta scene truculente ben condite di sangue ed effettacci. Norman Bates è il primo vero slasher (cioè maniaco che si aggira con coltellaccio pronto a squartare le sue vittime) ed è tornato a rivendicare la sua qualifica, con lo stile dei suoi nuovi contemporanei.

Michael, Jason… mangiatevi il fegato (con le fave)!

Il regista Richard Franklin è troppo impegnato a strizzare l’occhio al primo film di Hitchcock per sfruttare invece le mode splatter del momento, ma certe cose le ha capite al volo. Se per esempio Venerdì 13 piaceva così tanto ai giovani da inserire pubblicità a videogiochi del momento… anche Norman Bates può lanciare videogiochi!

Perkins si ritrova ad essere il Mastrota dei videogiochi!

Stando al “The Hollywood Reporter” del 6 luglio 1982, il film è stato girato nell’estate di quell’anno, quando evidentemente nei bar si trovavano ancora i cabinati dello sparatutto in prima persona “Battlezone” (Atari 1980) mentre era una novità del momento “Ms. Pac Man“, pubblicato da Midway nel gennaio 1982. Un modo per dire che Norman Bates sta sul pezzo!

Malgrado strizzi l’occhio all’originale del 1960, Psycho II vuole essere un prodotto attentamente calato nella propria epoca, vuole parlare ai giovani spettatori di Venerdì 13 ed Halloween e quindi ne segue alla perfezione lo stile, così come faranno “seguiti” futuri come quelli di Nightmare e Non aprite quella porta.

Per questo ho trovato molto piacevole la visione, totalmente dimentico della mia prima Maratona Psycho, più di quindici anni fa: ho apprezzato l’attenzione quasi maniacale ai particolari, anche per far gioire i fan di Hitchcock, una storia non banale (anche se deludente nella risoluzione) e attori decisamente in parte.

Insomma, dei tanti modi con cui Norman Bates poteva tornare fra noi, questo è decisamente il più piacevole.

L.

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17 risposte a Psycho II (1983) Norman Bates goes to Hollywood

  1. Cassidy ha detto:

    Peperino Robert Bloch, il libro contro i produttori di Hollywood è una gran trovata 😉 Tutto sommato io voglio abbastanza bene a “Psycho II”, bisogna guardarlo dimenticandosi del primo, anche se il regista le prova davvero tutte per ricordarlo, hai sottolineato bene come fosse un film con un po’ troppi paletti, voleva essere moderno ma classico, inoltre voleva sfruttare il filone con quella strana svolta travestita da mito delle origini. Con tutti questi distinguo resta un horror che fa abbastanza bene il suo dovere, Perkins ormai si era aggrappato disperatamente al personaggio, quindi se non altro è stato un valore aggiunto. Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti rivederlo è stato un piacere, anche perché non lo ricordavo minimamente. Fa onestamente il suo lavoro senza strafare in nessuna delle varie direzioni prese, quindi per me è sufficienza piena.

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      • Cassidy ha detto:

        Non gli voglio male a questo film, dei tanti seguiti illustri odiati dal pubblico solo perché hanno osato aggiungere un 2 (spesso espresso in numero romano), ha comunque un suo valore, pochino ma efficace, farà in tempo in futuro la saga a degenerare, ma il Zinefilo colpirà, già mi frego le mani 😉 Cheers

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  2. Madame Verdurin ha detto:

    Non ho mai voluto vedere i seguiti di Psycho, troppo affezionata al primo e terrorizzata di essere delusa, o peggio schifata come per quell’obbrobrio di remake di Van Sant; però mi fai quasi cambiare idea con questa tua rubrica.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Confrontare qualsiasi film con l’originale è sempre ingiusto, ma per fortuna questo film cerca una propria dimensione, soprattutto ispirandosi ai grandi slasher-splatter suoi contemporanei, così da non pestare i piedi a Hitch.
      Di sicuro potresti vederlo come omaggio al primo film, vista l’attenzione nel ricreare gli ambienti e le atmosfere, pur rimanendone slegati.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Preso!!!
    Incredibile, come non lo abbia mai visto nonostante sia un maniaco (mai termine fu più appropriato visto l’argomento) degli horror/slasher soprattutto dagli anni ’80 in su. Ce l’ho tra l’altro e la cosa curiosa è che secondo me lo trascurai proprio perché era legato a un film che vedevo come pre-slasher quindi fuori dal pantheon del momento. Motivazione risibile, illogica e probabilmente clamorosamente errata e che andrò a cancellare vedendomelo grazie al tuo provvidenziale stimolo! 🙂

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Mi unisco alle fila di quelli che non l’hanno mai vista. Non per puzzo o per “sacralità” dell’originale, ma semplicemente perché non credo di averlo mai incrociato in tv o avuto il desiderio di recuperarlo. Molto interessante invece il “doppio” Norman, quello letterario e quello cinematografico.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Finiti gli Ottanta non sono film presi in considerazione dai distratti palinsesti televisivi, quindi l’unico modo per vedere questi seguiti è cercarli fra i pirati, visto che sono tutti scomparsi da trent’anni in lingua italiana!

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  5. Giuseppe ha detto:

    Sì, in effetti Psycho II non se la cava male come sequel, dovendo reggere sulle proprie spalle il peso dell’illustre capostipite. Citandolo, ovviamente, ma non scimmiottandolo come non avrebbe del resto avuto senso fare dopo più di vent’anni… Se poi dovessimo tenere un elenco completo delle paternità ufficiali (o, almeno, così credute) di Psycho, mi sa che finiremmo per diventare PAZZI 😀
    P.S. Bloch fece benissimo a vendicarsi in quel modo, altroché,,,

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      L’ottima scelta di questo film è stato usare l’originale del 1960 però raccontandolo con lo stile contemporaneo degli slasher moderni, con Bates che non ha nulla da invidiare a Jason!
      Cercare di ricreare le atmosfere dell’epoca sarebbe stato un errore madornale, invece usare quelle contemporanee ha impedito al film di essere già vecchio alla nascita.

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  6. giancarloibba ha detto:

    Meg Tilly! Come mi piaceva quando ero ragazzino (e somigliavo pure a Perkins, mi dicevano). 😂 Lo vidi quella notte su Italia 1, ovviamente, è devo ammettere che mi era piaciuto da subito. Più del sequel di Bloch, mi duole dirlo.

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  7. Lorenzo ha detto:

    Questo lo vidi in televisione ma non ricordo quando.
    La mia impressione fu che, mentre nel primo Psycho c’era una certa ambiguità sullo sdoppiamento dell’identità di Bates, nel secondo film questo aspetto invece veniva spiegato e quindi si perdeva un po’ del mistero. A dir la verità non ricordo se la madre esistesse davvero oppure no, o magari sono io che non avevo capito niente 😛
    Robert Bloch me lo ricordo come autore di alcuni tra gli episodi più soporiferi di Star Trek (serie originale), tipo “Il gatto nero”.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Gli autori del secondo film dovevano muoversi con parecchia difficoltà, per non scontentare i fan storici ma anche per intrigare i nuovi spettatori, quelli degli slasher moderni: secondo me hanno adottato un buon compromesso. Peccato per lo spiegone finale, troppo arzigogolato e veloce: il resto del film si vede con piacere.

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