[Multi-Recensioni] Altri supereroi in streaming (3)

Stavolta per stanare film di altre nazionalità, o comunque “diversi”, ad argomento superomistico sono dovuto andare prettamente su Netflix: mi spiace per gli utenti Prime Video, ma cominciano a scarseggiare gli “altri supereroi”.



Superhero – Il più dotato fra i supereroi
(Superhero Movie, USA 2008)
In DVD Medusa Video 2008 / Cecchi Gori 2019.
Disponibile su Prime Video A PAGAMENTO – Disponibile su Netflix.

Che periodo, quello degli “X movie”, serie di rozze parodie girate al volo che spernacchiavano le mode americane del momento, aggiungendo un “movie” finale nel titolo non sapendo che tanto in Italia la piaga dei titolatori folli avrebbe peggiorato la situazione.

Craig Mazin scrive non solo una parodia della trilogia uomo-ragnosa di Sam Raimi, all’epoca appena conclusa, ma ci mette dentro pure la saga degli X-Men, dei Fantastici Quattro e supereroi in ordine sparso, senza ovviamente dimenticare di prendere in giro i fenomeni culturali del momento, rimandi che non sempre erano comprensibili in Italia, ma tanto i nostri fenomenali direttori del doppiaggio inserivano peti ovunque quindi la situazione era salva.

Così Rick Riker (capito il gioco con Peter Parker?) non fa in tempo a farsi pungere da una libellula modificata geneticamente da Brent “Data” Spiner che già è nato il super-cattivo interpretato da Christopher McDonald. Secchiate di attori arrivano a fare la loro particina, da Leslie Nielsen a Pamela Anderson e un giovane Kevin Hart fa la spalla comica del protagonista.

L’eroe che prendeva tutti per il naso!

Rivisto a più di dieci anni di distanza confermo una visione veloce e mediamente divertente, senza troppo impegno, con battute cattivissime su Stephen Hawking (magistralmente interpretato da Robert Joy) che forse oggi non si potrebbero più fare ma che sono irresistibili, anche se poi fanno sentire in colpa per aver riso.

Sicuramente fra i migliori prodotti di quella secchiata di “movie” troppo spesso girati coi piedi (per non dire altro).



Copperman
(Italia 2019)
In DVD Notorious Pictures 2019.
Disponibile su Prime Video.

Nuovo esperimento italiano con la rielaborazione della narrativa superomistica americana, trattata con stile nostrano: ben quattro sceneggiatori si sono messi insieme per partorire un topolino…

Anselmo (Luca Argentero) è un bambino “speciale” a cui la madre ha raccontato che il padre è assente perché eternamente impegnato nella sua missione di giustizia: il papà di Anselmo è infatti un supereroe, come quelli che riempiono le pagine dei fumetti di cui il bambino va ghiotto.

Cresciuto con il mito di un padre inesistente e con il sogno di una missione di giustizia impossibile, Anselmo resiste alle asprezze della vita grazie al suo desiderio di seguire le orme paterne e diventare un supereroe: la svolta decisiva arriva quando un fabbro amico di famiglia gli costruisce un’armatura di rame. L’ha fatto per proteggere il ragazzo dai suoi continui incidenti, ma ci vuole un attimo perché nasca Copperman, l’uomo di rame.

Con l’aiuto di valorosi compagni d’avventura, incapaci tanto quanto Copperman, la super-giustizia arriverà in paese. Anche se la vita ha in serbo altri scossoni per il povero eroe.

Il giustiziere italiano che non teme la ruggine!

Sicuramente è toccante l’idea di raccontare la triste vita di un “ragazzo speciale” di campagna, senza alcuno sbocco se non quello di fare l’assistente di una casa di cura, trasformandola nel classico racconto delle origini di un supereroe, anche se forse una punta di epica in più avrebbe reso più omogenea la narrazione, che rimane ferma nel solito racconto di vita di campagna, tanto caro alla produzione italiana, e l’aspetto superomistico che addirittura dà il titolo al film è quasi incidentale. Se il protagonista avesse voluto fare il giocoliere, non sarebbe cambiato molto della trama.

Purtroppo è un classico prodotto da festival, che al cinema passa come un razzo diretto verso l’oblio.



L’uomo senza gravità
(Italia 2019)
Inedito in home video
Disponibile su Netflix.

Marco Bonfanti co-sceneggia e dirige un film praticamente identico al precedente Copperman, come struttura, ma decisamente migliore perché molto più attento sia alla parte emotiva che a quella “superomistica”.

Quando Oscar (Elio Germano) è nato, è uscito dal grembo materno volando in alto: Oscar è l’uomo senza gravità, vero X-Man accertato che farebbe la gioia del professor Xavier. Ma l’Italia rurale, quella ritratta in mille film ambientati nella campagna dispersa nel nulla, qualsiasi diversità è mal vista e perciò mamma e nonna decidono di murare vivo in casa il bambino.

A parte un breve periodo di semi-libertà, grazie all’uso di sassi nelle tasche che lo tengono a terra, Oscar passa tutta la sua infanzia da recluso e quando i Carabinieri obbligano la madre ad iscriverlo a scuola… be’, la soluzione è scappare e andare a vivere isolati altrove. Stanco di essere recluso senza colpa, carcerato a vita senza processo, Oscar decide di rivelarsi al mondo, perché fuori dal paesello isolato c’è un universo di gente che ai “diversi” li riempie di soldi, con spettacoli televisivi ed eventi mediatici.

Ma la fama è solo un altro tipo di carcere, con le sbarre d’oro ma sempre di reclusione si tratta, e Oscar dovrà decidere cosa fare della propria vita: troppo umano per i suoi superpoteri, troppo speciale per la semplice umanità.

Qualcuno qui ha bevuto troppa Red Bull, la bevanda che mette le ali!

Il tipico racconto delle origini – anche se al posto del solito supereroe stavolta c’è un X-Man – è ben condito da toccanti aspetti personali ed emotivi, con personaggi che crescono e maturano, o forse si inaridiscono, davanti ai nostri occhi. Paradossalmente è una caduta verso il basso di una persona che invece per propria natura è costantemente spinto verso l’alto, in un eterno contrasto che lo obbliga all’immobilità.

Germano è più che convincente in questo suo strano ruolo e il film è una favola moderna che non fa pesare le proprie moralità e anzi coinvolge ed appassiona. A dimostrazione che si può usare uno spunto “straniero” per creare una narrazione con tempi e temi prettamente nostrani.



Come sono diventato un supereroe
(Comment je suis devenu super-héros, Francia 2020)
inedito in home video
Disponibile su Netflix.

Anche la Francia sgancia il suo supereroe, anzi tanti supereroi, in un’operazione pressoché identica al Bright (2017) di David Ayer, purtroppo raggiungendo lo stesso livello di totale inconsistenza.

Siamo in una Francia futura o forse parallela, comunque i supereroi sono tra noi e la società sta cercando un sistema per integrarli, con poco successo: se già non bastasse la periferia abbandonata a creare persone pericolose, figuriamoci cosa succeda se queste si ritrovano dei superpoteri.

Pio Marmaï (Gary Moreau) è fra i peggiori poliziotti del suo distretto, che dopo anni non riesce ancora a riprendersi dopo un brutto incidente in cui ha perso la donna amata. Nessuno lo sa, ma lui è un supereroe: solo che non usa più i poteri. Lascia che sia il suo amico Monte Carlo (Benoît Poelvoorde), ex supereroe ormai in pensione, a studiare quel mondo e a fargli da “maggiordomo”.

Come purtroppo vuole la regola, arriva il solito Joker della situazione che fa le boccacce e dice cose cattive cattive e l’attenzione verso il film muore. E muore male.

Poliziotto superpiù!

Come per l’americano Bright, anche questo film francese commette l’errore di creare un intero mondo alternativo senza però avere il tempo per spiegarlo, quindi per forza dev’essere superficiale e sbrigativo, lasciando cadere nel vuoto tutte le premesse e finire a raccontare la solita noiosa storiellina di Batman contro Joker, anche se con altri nomi.

Affrontare il tema delle periferie abbandonate aggiungendo quello dei superpoteri è un’ottima idea, il problema è che non è quella la trama del film: è quella dell’eroe ritirato che deve tornare in campo contro il super-cattivo che si alliscia i baffi e grida “Il mondo è mio!”, quindi ogni speranza di originalità e freschezza – che era plausibile aspettarsi da un prodotto francese – rimane infranta.



Thunder Force
(id., USA 2021)
inedito in home video
Disponibile su Netflix.

Come si può criticare un prodotto che combatte i pregiudizi sessuali nel cinema? Si può, visto che il problema di questo film non è il sesso delle protagoniste ma il risultato finale, totalmente inguardabile.

Lydia Berman (Melissa McCarthy) ed Emily Stanton (Octavia Spencer) sono amiche sin dall’infanzia ma poi hanno scelto strade diverse: la prima è diventata un’operaia sboccata dall’umorismo discutibile, la seconda la super-scienziata che ha inventato la «formula segreta della Coca e del biscotto», come Lancillotto 008: la sua ultima invenzione è il “laserone” per donare superpoteri. L’importante è scegliere la persona giusta a cui darli… che non è Lydia, la quale finisce per caso sotto la macchina e fra un peto, una parolaccia e una battuta che non fa ridere diventa una supereroina.

Grazia a Emily e a sua figlia, tutte diversamente magre, forti, indipendenti, istruite, infallibili, militesenti e automunite – ragazze, forse stiamo esagerando col girl power! – creano la Thunder Force che combatte il male a forza di battutine tremendamente imbarazzanti e cattivo gusto a secchiate. E quando dico “crimine”, intendo il solito Joker di turno, che siccome è cattivo allora è interpretato da un maschio, Bobby Cannavale.

Due eroine extra…large!

Il problema del cinema non sono le sgallettate anoressiche che fanno le ochette: il problema sono le sceneggiature che fanno schifo, proprio come questa. La giusta e lodevole voglia di fare un film di supertutine dove sotto le tutine non ci siano fotomodelle non corrisponde poi ad una sceneggiatura che si discosti dal letame che di solito producono gli uomini: non è che se metti un’attrice sovrappeso sei più pregnante, a pesare di più dovrebbe essere la sostanza del film. Che invece qui è spaventosamente inesistente.

Er Monnezza arrossirebbe davanti alla quantità di volgari bestialità che la McCarthy sputazza in giro, il cui maggior difetto è di non far ridere manco per sbaglio.

Un film da evitare accuratamente.



Major Grom: il medico della peste
(Mayor Grom: Chumnoy Doktor, Russia 2021)
inedito in home video
Disponibile su Netflix.

Film russo tratto dal fumetto omonimo (2012-2016) di Artem Gabrelyanov e Eugeniy Fedotov, portato in Italia da Bubble Comics nel 2018: come sempre, anche per questo supereroe russo la corruzione dei potenti è la causa scatenante per ricorrere ai supereroi.

Il poliziotto d’azione Igor Grom (Tikhon Zhiznevskiy) è il classico sbirro all’americana, sebbene sia russo: non segue le regole, fa quello che vuole, come e quando vuole, è sempre in rotta con il suo capo che minaccia di licenziarlo ma poi si trattiene: Igor è il miglior poliziotto della città, quindi tocca perdonargli tutto.

Ora però il caso è scottante e difficile, c’è un assassino seriale che sta colpendo i ricchi e i potenti, quei corrotti crapuloni che prosperano sulle miserie della gente: questo giustiziere dal grilletto facile si fa chiamare il Medico della Peste ed è vestito dichiaratamente “alla Batman”. Per sconfiggere un supereroe ci vuole un supereroe, quindi Igor dovrà fare il salto di livello.

Il Joker russo, però vestito da Batman

La spettacolare qualità tecnica che contraddistingue il cinema russo dell’ultimo decennio comincia a diventare troppo “americana”, cioè la bravura tecnico-visiva comincia a corrispondere sempre meno con la qualità delle sceneggiature. Qui lo stile cambia in continuazione, si passa dalla commedia alla Deadpool al drammone alla Batman, dalle tematiche etiche alla Punisher alle cospirazioni alla Nick Fury. Insomma, un minestrone splendidamente diretto ma di davvero scarso interesse.

Sarà che dai russi mi aspetto tanto, avendomi quel cinema viziato con ottimi prodotti, che questo fumettone salterino proprio non riesco a digerirlo. Magari invece Major Grom a fumetti è interessante, chissà…

L.

– Ultime recensioni da Netflix:

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22 risposte a [Multi-Recensioni] Altri supereroi in streaming (3)

  1. Cassidy ha detto:

    Ma Kevin Hart ha mai fatto qualcosa di diverso dalla spalla comica del protagonista? I due film italiani mi sono sembrati una fotocopia, meno peggio del ragazzo invisibile di Salvatores in ogni caso. La serie francese mi puzzava di “Bright” lontano chilometri, hai confermato i miei sospetti, mentre Melissa McCarthy per me ha azzeccato un solo film “Spy” e nemmeno per merito suo, per il resto riesce solo a buttarla sulla volgarità, nemmeno divertente, un’altra comica americana che non fa ridere nemmeno per errore.
    “Major Grom” sembra il meno peggio, sicuramente meglio degli altri pacchianissimi super eroi russi, “Guardians” (2017) dove davvero scimmiottavano i loro ex nemici yankee nel modo peggiore possibile. Cheers!

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Interessante, come sempre il post con annessa lista di film: ho visto Superhero (e ne confermo il giudizio positivo) mentre ho quello russo che prima o poi mi vedrò. Quelli “nel mezzo” poco mi ispiravano in partenza e le tue recensioni, a grandi linee, mi sembrano confermare questa impressione…
    Comunque ci sono così tanti supereroi che ormai mi chiedo quale sia il mio superpotere e/o perché appartenga alla minoranza che non ne possiede! 🙂

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  3. Il Moro ha detto:

    Di thunderforce devo aver visto qualche fotogramma, o forse solo il trailer, e le battutte erano talmente volgari e imabarazzanti da farmi stridere i denti.
    Potrei aver visto anche Superhero, ma è roba di anni fa, chi se lo ricorda, non è roba che possa rimanere nella memoria…
    Gli altri non li conoscevo, ma L’uomo senza gravità mi sembra interessante, lo metto nella lista di Netflix.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      La deriva girl power, metoo, politically correct e altri inglesismi socialmente elevanti sta creando danni su danni, e se poi ci uniamo una comica-non-comica immotivatamente sboccata e volgare il risultato è decisamente da dimenticare. Se magari invece ci fosse stata una sceneggiatura vera, invece di questa accozzaglia di vuote nullità, magari si poteva salvare, ma così è puro zero.

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      • Giuseppe ha detto:

        E infatti il mio istinto me ne ha fatto tenere alla larga visto che il concetto di briglia sciolta alla McCarthy non mi si confà granché (Melissa McCarthy funziona quando ha qualcosa e qualcuno intorno a lei a darle una direzione, appunto, vedi in caso il per me ingiustamente vituperato “Spy”). I due film italiani, poi, non mi ispiravano particolarmente: così, a pelle, mi sembravano un deciso passo indietro rispetto a “Lo chiamavano Jeeg Robot” (Salvatores aveva già ambizioni diverse e irrisolte) della serie “Ma come ci siamo permessi di tornare a fare degli onesti film di genere? Non sia mai, correggiamo l’errore riempiendolo di metafore e allegorie forzate da veri cinefili intellettuali quali siamo!” e alla fine li ho lasciati perdere… Quello di Bonfanti, però, pare in effetti avere più di un motivo d’interesse e lo potrei anche recuperare.
        Quanto ai russi c’è il concreto rischio che, archiviata l’infelice parentesi dei “Guardians”, vogliano qui cominciare a fare il verso al MCU (o. almeno, a proporne una loro versione)…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il volersi troppo misurare con stili e narrazioni americane sta seriamente rovinando i prodotti russi, la cui bellezza era proprio l’essere “altro”.

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  4. Pietro Sabatelli ha detto:

    Ho visto i primi due, e mi possono bastare, mediocri entrambi, anche se Superhero era molto più simpatico 😉

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  5. Zio Portillo ha detto:

    “Superhero” credo che lo vidi al cinema con gli amici in una proiezione a “orario-vampiro”. O forse mi confondo con altre pellicole sceme simili… Vabbè, sta di fatto che da quella volta non l’ho mai più rivisto. “Copperman” l’ho mollato dopo 20-minuti-20 a mia moglie che se l’è sorbito tutto con tanto di piantino… Ma poca roba… Segno che non è un film meritevole*. Il resto è vuoto totale. E non credo di aver voglia di metterli su. Nemmeno quello con la McCarthy che dopo “Le amiche della sposa” (film Scult di mia moglie…) e “Spy” non riesco più a vederla. Mi è scesa troppo.

    *Ha provato più volte a mettersi su “Innamorarsi a Middleton” ma pare fatto apposta! Dopo 15 o 20 minuti al massimo succede qualcosa e le tocca togliere tutto.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Rispondo solo ora perché oggi WordPress non notifica i messaggi!

      Non mi sento di consigliarti nessuno di questi film, invece è un peccato che si spezzi l’atmosfera di “Innamorarsi a Middleton”, rischia di piangere meno del dovuto! 😀

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  6. Conte Gracula ha detto:

    Superhero era guardabile, aveva qualche scena divertente e vabbè che la concorrenza è infima, ma rispetto ad altre parodie miste sul genere, secondo me spicca.
    Gli altri, non pervenuti, manco sapevo che esistessero altri film a tema supereroi in in Italia 😂
    La McCarthy, dopo Una mamma per amica (,

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  7. Conte Gracula ha detto:

    Dicevo, dopo Una mamma per amica, in cui tutti gareggiavano per sembrare pazzi, la McCarthy non azzecca un ruolo. Vero che non ho visto il suo film da supereroe, ma in rete e dal vivo ne ho letto e sentito peste e corna. Forse tra qualche anno ce la ritroviamo in un cinepanettone.

    Ti devo fare un piccolo appunto su Major Grom: la Bubble Comics è l’editore originale, in Italia è pubblicato da Italycomics 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      In alcuni film la McCarthy sono riuscita ad arginarla ed è vedibile, ma quando ha la briglia sciolta è davvero sgradevole.

      Nei siti che vendono il fumetto in italia ho trovato specificato solo Bubble Comics, per cui pensavo avesse una succursale italiana 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Ho un altro fumetto Bubble pubblicato da Italycomics. Spero che lo portino avanti… quella casa ha la capacità di centrare quasi tutti i miei bersagli e lasciare le pubblicazioni incompiute perché solo io compro i loro fumetti 😂
        Grom non l’ho preso, anche se il disegno era molto interessante, perché non è esattamente il mio genere, ma avessi avuto qualche soldo in più l’avrei almeno provato, proprio per il tratto.

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