Sharon Stone racconta 12. L’anno del terrore

Mai titolo fu più azzeccato per descrivere quel 1991 vissuto da Sharon Stone, attrice con un ruolo marginale ma importante in un grande successo internazionale come Atto di forza (1990) che lo stesso si ritrova a saltare fra una minuscola produzione all’altra: dopo dieci anni di onesta attività, è ancora in piena gavetta e quel che peggio senza grandi speranze di miglioramento. Per Sharon il 1991 è davvero… L’anno del terrore.

Presentato al Toronto Film Festival nel settembre 1991, Year of the Gun esce in patria americana nel novembre successivo, lo stesso mese in cui riceve il visto italiano: arriva in sala almeno dal 12 dicembre 1992, con la Stone lanciata come bomba sexy in un nuovo thriller mozzafiato.
Nell’agosto del 1993 la Columbia TriStar lo porta in VHS, nel 2004 la MHE lo porta in DVD e nel 2015 lo ristampa la Minerva Pictures.

Lo sceneggiatore televisivo David Ambrose è passato al cinema negli anni Ottanta con robaccia come Amityville III (1983), capisaldi come D.A.R.Y.L. (1985) e piccoli titoli particolari come Dietro la maschera (1985): a fine carriera gli è toccato in sorte di adattare per il grande schermo il romanzo Year of the Gun (1984) di Michael Mewshaw, portato nelle librerie italiane da Sperling & Kupfer nello stesso 1992 del film, con l’ovvio titolo L’anno del terrore.
Il lavoro di Ambrose non è dei migliori, e certo non aiuta avere un regista come John Frankenheimer ai minimi storici: mai avrei detto che un prodotto che sembra una pessima fiction nostrana sia stato girato da un autore così corposo. Diciamo che nessuno fra quelli che hanno lavorato a questo film era ispirato.

Una ricostruzione così accurata da mettere “Guerre Stellari” in cartellone!

Una scritta ci informa che siamo a Roma nel gennaio del 1978, in quell’Italia gettata nel panico da «un gruppo di terroristi che si chiamavano Brigate Rosse [Red Brigade]», che portarono il Paese sull’orlo di una rivoluzione. Appena sbarcato a Roma, David Raybourne (Andrew McCarthy) si sente in dovere di commentare la situazione: «Le Brigate Rosse non sono un esercito di liberazione nazionale, sono solo un gruppo di studenti incazzati presi da un raptus omicida»: ah, che bello quando gli americani vengono a casa nostra a spiegarci i nostri problemi!

Dopo l’attenta disamina del protagonista, gli risponde l’amico italiano, che ha un nome per nulla didascalico: Italo (John Pankow). «Per me hanno ragione a disprezzare il Governo, ha fallito. È così debole che adesso si aggrappa al Partito Comunista, e il Partito è così lusingato dalla cosa che presenta il suo didietro, come una cagna in calore. Che farsa». E il film è iniziato da soli cinque minuti! Quanta altra attenta disamina socio-politica italiana dovremo sorbirci?

Tremate, brigatisti: Sharon vi spara a tutti!

David è il classico americano in Italia, cioè un Illuminato in terra barbara, una landa cimmera come ogni americano crede sia qualsiasi Paese non sia annoverato fra gli Stati Uniti. Così invece di una rutilante capitale ci vengono mostrati scorci di rovine, antiche vestigia di un grande impero ormai perduto, abitato da creature sanguinarie. David è un giornalista che da cinque anni lavora in Italia come giornalista e nel tempo libero ha una torbida storia d’amore con una donna sposata: Leia, la nostra Valeria Golino.
Lui vorrebbe scappare con lei e il figlio, ma siamo in Italia, mica nella civile America: ci viene spiegato che le patriarcali leggi di questa terra barbara impongono che sia il padre a decidere il destino del figlio, fregandosene delle esigenze materne. Ma quando? Non è che come al solito per le notizie sull’Italia sono andati a chiedere agli italiani broccolini, rimasti fermi all’Ottocento? Guardate che compare Turiddu da mo’ che l’hanno ammazzato…

David è così innamorato di Leia, ma così innamorato… che in due secondi si invaghisce della bionda giornalista d’assalto Alison King (Sharon Stone): il tempo di disperarsi per le sorti di Leia, che il marito minaccia di portare in Sicilia per poterla uccidere impunemente (???), che già ha tolto le mutande alla bionda reporter. E meno male che gli americani sono civili ed educati, mica come quelle bestie degli italiani…

Così sarebbe questo il famoso Italian Stallion?

Tra un brano di opera lirica e una strada piena di lambrette, gli asfittici stereotipi maleodoranti sono tutti dispiegati in parata, tanto da nascondere la storia, che se si va a grattare via la spazzatura superficiale è anche una buona storia, peccato che sia infilata sotto un film di scarsa tollerabilità.

Togliendo di mezzo le cialtronate di sceneggiatura, il concetto nudo è che David Raybourne è un giornalista generico che sogna di scrivere un libro “scottante”, un thriller che però abbia dei forti legami con la realtà socio-politica italiana, che conosce perché ormai ci vive dentro. Visto che l’argomento caldo del momento sono le Brigate Rosse, ecco che David vuole scrivere un romanzo di fanta-politica dove questo gruppo mette a segno un colpo che fa tremare l’intero Paese, tanto da spingerlo sull’orlo del baratro. Quale atto potrebbero mai fare le Brigate Rosse che possa provocare questo effetto? Va be’, spariamo alto, inventiamoci qualcosa di impossibile: potrebbero rapire Aldo Moro! Va’ che fantasia…

Aldo Moro interpretato da Aldo Mengolini

Appena trapela la notizia di questa pazza idea di David, l’uomo viene avvicinato dalle Brigate Rosse, che gli pongono una semplice domanda: come fa a sapere del sequestro Moro… qualche giorno prima che questo avvenga? Sparando del tutto a casaccio, David ha descritto nel suo romanzo un atto criminale nel momento stesso in cui sta per essere messo in atto, e com’è facile immaginare i terroristi non sono affatto contenti di questa strana “ispirazione”, convinti invece che qualcuno abbia parlato troppo.

Su questo intrigantissimo spunto, viene costruita una cattedrale di stupidate che rovina tutto, con momenti all’americana da andarsi a nascondere sotto un sasso. Tipo David che fa un momento BAZ, cioè imita il finale del film Base Artica Zebra (1968) con il buono che si lancia contro i comunisti cattivi senza alcun motivo, in un gesto illogico totalmente privo di qualsiasi significato. Un’americanata, dura e pura.

Ah, lo sguardo malandrino di Sharon…

Sharon è Sharon, veste strano come sempre, più simile a una Figlia dei Fiori che a un’attrice hollywoodiana, e fa di tutto per mostrare il suo carattere forte. Sebbene questo film non sia citato nella sua autobiografia, credo che comunque abbiamo lo stesso un aneddoto dalla sua lavorazione:

«Anni fa ho girato un film in Italia. Il regista mi disse di fare una cosa e io gli risposi: “Le donne non fanno più queste cose”. Lui replicò: “E perché?”, e io risposi: “Perché rispettiamo noi stesse”. L’unica cosa che seppe dirmi fu: “Allora la prossima volta trovati una madre che ti ama”.

Da quel giorno ho smesso di lavorare per lui. No, non me ne sono andata, ho finito le riprese del film, ma mi sono assicurata che fosse un fiasco assoluto. Perché? Perché nessuno deve permettersi di umiliarmi, né tantomeno di offendere mia madre.»

Che Sharon nel 1991 avesse addirittura il potere di far fallire un film mi sembra alquanto difficile da credere, visto che partecipa quasi esclusivamente a film falliti già alla nascita, però è anche vero che non è sicuro che il film in questione sia L’anno del terrore, magari in seguito ne ha girati altri in Italia.

La produzione è così di basso livello che ovviamente Sharon riluce in mezzo a un cast decisamente sotto tono, ma la sua recitazione è un po’ troppo di maniera: è la stessa che troviamo negli altri suoi film anni Ottanta, e in fondo il suo ruolo è così inutile e piatto che nessuno avrebbe potuto salvarlo.

Occhiate malandrine ma niente di più

Il 1991 è ancora lungo, e Sharon dovrà apparire in film sempre peggiori. Anche se sicuramente privi (per fortuna) degli insopportabili luoghi comuni americani sull’Italia.

L.

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20 risposte a Sharon Stone racconta 12. L’anno del terrore

  1. wwayne ha detto:

    La risposta “Allora la prossima volta trovati una madre che ti ama” non ha alcun senso. Né presa da sola, né mettendola in relazione con la frase pronunciata da Sharon Stone.
    Trovo altrettanto enigmatica la perentoria affermazione di Sharon per cui lei fece fallire il film con le sue nude mani. In che modo un’attrice può fare questo? Se va da un produttore a dargli dei consigli volutamente sbagliati su come gestire il film, il produttore essendo più esperto di lei capirà al volo che gli sta dando dei pessimi consigli e non li seguirà affatto: di conseguenza, come potrebbe un’attrice affossare un film? Mettendosi ogni giorno fuori da un cinema diverso a dire “Non andate a vedere il mio film, fa schifo”?
    Riguardo a John Frankenheimer, forse in questi film è ai minimi storici, ma in seguito si riscattò alla grande con il magnifico “L’isola perduta”. Mi è piaciuto così tanto che l’ho inserito in questa classifica: https://wwayne.wordpress.com/2014/06/19/i-10-film-che-tutti-odiano-tranne-me/

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti, come detto, semmai si riferiva a questo film trovo poco credibile che un’attrice ignota possa avere qualsiasi potere sul film. Diverso discorso per le grandi star, che possono penalizzare un loro film pencolante, che cioè ha bisogno del loro aiuto. Decisamente non è questo il caso.

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      • wwayne ha detto:

        Hai ragione, se un attore evita di promuovere il suo film qualche dollaro glielo fa perdere. Ma trovo comunque esagerato dire che se un’attrice non si impegna nel pubblicizzare un suo film allora lo condanna all’insuccesso economico: se a me spettatore interessa un film lo andrò a vedere a prescindere dal fatto che l’attrice principale lo abbia promosso o meno. Credo che non esista al mondo un solo spettatore che dica “Il film mi interessa, ma non lo vado a vedere perché quando hanno fatto la première l’attrice principale non era sul red carpet a promuoverlo”. Anzi, onestamente credo che tanti spettatori non ci facciano neanche caso a quest’aspetto.
        Colgo l’occasione per consigliarti uno splendido film uscito ieri: “Sognando a New York – In the Heights”. Grazie per la risposta! 🙂

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  2. Cassidy ha detto:

    Ovviamente il personaggii della onnipresente Golino (non ne perde una di questa operazioni yankee) si chiama Leia, nome che ha messo in crisi l’Italia di quel periodo, proprio con il film citato nella locandina. Sharon le spara grosse, Frankenheimer qui già abbondantemente sul viale del tramonto, ha sempre trattato tutti come soldati sacrificabili, altro che scegliere lei di far fallire il film. In ogni caso Sharon ha sempre avuto la predisposizione per i filmacci, anche da famosissima, ma sono sicuro che ci arriveremo nel corso della rubrica 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quando ho letto “Frankenheimer” alla regia ho sgranato gli occhi: voglio sperare che abbia affidato tutto a un suo assistente mentre passava il tempo in un ristorante italiano, per farsi poi vedere solo a ritirare l’assegno, perché qui siamo in piena “fiction Mediaset” come qualità di regia: altro che tramonto, è il Viale dello Strapiombo!
      Stone s’è fatta una vacanza gratis in Italia e non ha neanche dovuto recitare, visto il risultato: direi che ha già ottenuto dal film molto più di noi spettatori, quindi ogni lamentela è decisamente esagerata 😀

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Nonostante John Frankenheimer nel ’91 fosse un regista finito (prima dell’ultimo colpo di coda e d’orgoglio: “Ronin”), non credo che la Stone dello stesso anno avesse più voce in capitolo di lui e potesse azzardarsi a minacciare un boicottaggio della pellicola. Perfino Andrew McCarthy dall’alto del suo “Weekend con il morto” (dell’89…) e dall’Olimpo delle commedie di John Hughes, nel ’91 guardava la Stone dall’alto in basso. E la Golino giusto giusto un paio d’anni prima era in “Rain Man” e lo stesso anno (’91) recitava nel capolavoro “Hot Shots!”… Sharon, ti voglio bene, ma mi pare che la stai facendo fuori dal vaso.

    Comunque lo spunto dello scrittore che in un suo libro anticipa per caso un fatto di cronaca poteva essere interessante ma mi pare di capire che il film sia ben al di sotto del livello di decenza minimo anche solo per dargli un’occhiata. Quindi passo volentieri.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non mi sento proprio di consigliarti la visione del film, sebbene lo spunto sia intrigante. Curioso che la Stone l’anno dopo interpreterà una scrittrice i cui libri anticipano brutti fatti di cronaca…

      Personalmente non mi è mai piaciuto “Ronin”, ma è una questione di trama e attori: la regia è cazzuta e quindi è un Frankenheimer gagliardo.
      Però gli preferisco di gran lunga “La quarta guerra” (1990) con i granitici Roy Scheider e Jürgen Prochnow in piena Guerra fredda fra di loro. Però parliamo di film che sono film, non fiction televisiva.
      Ecco, diciamo che “L’anno del terrore” è come “The Prison”, sempre di Frankenheimer: entrambi prodotti di bassissimo profilo, entrambi legati a brutti fatti di cronaca, ma almeno nel secondo c’è una trama e dei personaggi, totalmente assenti nel primo.

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      • Giuseppe ha detto:

        “La quarta guerra”, grande film di un ancora grande Frankenheimer… che dev’essere un semplice omonimo di chi ha diretto questo pessimo “L’anno del terrore”, dove la solita caterva di luoghi comuni del cazzo (applicati, come non bastasse, ANCHE al clima politico dell’epoca) seppellisce quelle che perlomeno potevano sembrare delle buone intenzioni. Personalmente, poi, nemmeno io sono così sicuro che Sharon parlasse proprio di questo film: in caso contrario, più che trasmetterci la sua personale soddisfazione riguardo al flop del film (facendo credere di aver avuto voce in capitolo) non penso possa aver davvero fatto altro.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Mi sa che anche Frankenheimer aveva le bollette da pagare, con pessimi film come questo 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Ma forse, a pensarci un attimo, voleva far capire proprio questo con il titolo: “L’anno del terrore”, sì… del terrore di non riuscire a pagare le bollette 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Credo proprio di sì 😛

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Mi sembra che alla storia manchino elementi come selvaggi vestiti solo di pelli animali, sacrifici umani per la fertilità del suolo, gente che fa il segno della croce ogni volta che si accende la luce elettrica, riti magici per propiziare la vittoria della squadra del cuore… L’ultima forse succede davvero!
    Comunque, il livello di approfondimento politico è molto bello; personalmente non l’avrei sprecato in un film come questo, in un cinepanettone sarebbe stato più appropriato 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Voglio sperare che nel romanzo originale l’argomento sia trattato meglio rispetto a questa secchiata di fetenti luoghi comuni, ma temo non sia così: per gli americani è inconcepibile che l’Italia sia uscita dagli anni Sessanta e che non abbia più la mentalità ottocentesca che i nostri connazionali broccolini vanno farneticando in giro.
      Per fortuna i tubari stranieri che vivono in Italia nei loro video testimoniano come non siano vere le bojate che i film raccontano, almeno facciamo sapere al mondo che non viviamo più nelle caverne 😀

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  5. Madame Verdurin ha detto:

    Però l’idea dello scrittore che anticipa il rapimento di Moro e viene per questo minacciato dai brigatisti non è male: poteva venire fuori qualcosa di bello. Peccato che la mamma di Sharon non le volesse bene, se no sai che filmone…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahahah e visto che poi è diventata un’attrice famosa, ‘sta povera mamma le voleva bene o no? Boh 😛
      Il romanzo potrebbe essere buono, dato l’ottimo spunto, mentre il film annega tutto nella mediocrità.

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Che strana sensazione, nel leggere i luoghi comuni americani sull’Italia, da una parte mi veniva da sorridere dall’altra sentivo salire l’arrabbiatura!
    Comunque lo spunto di base del film sarebbe intrigante, peccato vada tutto in vacca. D’altronde è evidente che un regista che dà una risposta come quella sulla madre sia preda di enorme confusione mentale! 🙂

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  7. Sam Simon ha detto:

    Certo che nella biografia la Stone è criptica! Quando non si dilunga sul suo vestuario, naturalmente…

    Chissà perché questa perla di film non l’ho mai vista! Il potere di sharon di far fallire i film è vero!

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  8. Pingback: [Pseudobiblia] Year of the Gun (1991) | nonquelmarlowe

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