[Comics] Le origini di Snake Eyes (1984-2005)

Cover di Emiliano Santalucia

Il 21 luglio scorso è uscito al cinema Snake Eyes: G.I. Joe – Le origini di Robert Schwentke, targato Paramount, e già Cassidy sta sul pezzo con le recensioni del primo e del secondo dei pessimi G.I. Movies.

Nell’attesa di scoprire se anche questo prequel-sequel-remake-reboot (o quello che cacchio è) sarà totalmente inconsistente come i titoli che l’hanno preceduto, mi è venuta voglia di saperne di più sulle origini di uno dei primissimi (forse proprio il primo) giocattolo ninja occidentale. Ci sarà tempo per le Tartarughe (1984), per personaggi generici (1986), per il ninja dei Masters of the Universe (1987): in quel 1982 in cui il mondo era ancora infiammato per Franco Nero vestito da ninja bianco – il mitico film Cannon che ha fatto davvero esplodere la ninja-mania in Occidente, malgrado non fosse certo la prima opera a toccare l’argomento – nasce Snake Eyes, per il cui pupazzetto la Hasbro non aveva voglia di investire troppo e l’ha creato tutto nero, senza vernice. Mai idea fu più di successo.

La prima vita a fumetti del personaggio è nelle pagine della testata “G.I. Joe: A Real American Hero“, targata Marvel, che nei numeri 26 e 27 (agosto e settembre 1984) compie il passo tipico di ogni narrativa: il Mito delle Origini. Attenzione, non il Racconto delle Origini, ma il Mito. Questa è la distinzione che uso per separare due tecniche narrative profondamente diverse: il Racconto è quando sin dall’inizio assistiamo alla nascita e crescita del personaggio; il Mito è quando un personaggio già cresciuto ed amato d’un tratto si inventa le proprie origini. I migliori eroi hanno da sempre adottato la seconda tecnica.

Che tempi, quando i ninja se la comandavano…

Quel 1984 Shô Kosugi è il maestro assoluto del cinema ninja, mentre ad Hong Kong la sua nemesi – il Signore del Male Godfrey Ho – sforna porcate ninja a raffica, truffando Richard Harrison che veniva pagato per un film e invece appariva in dieci! È nata Elektra, la prima donna ninja occidentale, e Snake Eyes è in pratica un personaggio “caldo”: è il momento di inventarsi delle origini.

In quel 1984 Larry Hama si affida alla narrativa d’azione imperante per creare un Mito delle Origini che tocchi tutti gli elementi forti dell’epoca: Vietnam, sparatorie, ninja, maestri ascetici, giapponeserie varie, ecc. Nel 2005, quando il marchio “G.I. Joe” è in mano alla DDP, Brandon Jerwa ha un compito non facile: riprendere le origini inventate da Hama e adattarle per il nuovo millennio. Jerwa secondo fa un ottimo lavoro, ricopiando identica la trama ma adattandola, approfondendola, invertendo qualche trovata narrativa per dare più spessore, per parlare ad un pubblico diverso, e soprattutto per riempire ben sei numeri con una storia che a malapena ne riempiva due in origine.

A sorpresa Jerwa dimostra che al contrario dell’usanza comune – cioè fregarsene di quanto è stato scritto in precedenza, fregarsene di Canoni e mythology, e inventarsi ogni volta origini diverse – si può rispettare un personaggio pur riuscendo a cucirgli addosso una storia che sembri nuova, e soprattutto appassionante.

Anche se la storia è la stessa, per raccontarla mi affido alla versione del 2005 di Jerwa.

I disegni sono del nostro Emiliano Santalucia.


Le origini di Snake Eyes

È una cena in famiglia dal gusto amaro, quella in cui il giovane militare informa i genitori che è arrivata la “chiamata”: sta per partire per il Vietnam. Il gelo cade sulla casa, e il padre riesce solo a chiedergli se nell’inferno che sta per vivere riuscirà a mantenere salda la sua fede: il problema è che il militare non ha fede, in un mondo che non crede neanche in se stesso. Sarà solo questione di fortuna. Il padre non può che dirgli queste parole:

«Io ti auguro tutta la fortuna possibile, ma se andrai in quella giungla con nient’altro che fortuna… Be’, ricorda che quella è veloce a cambiare direzione. Fai un’ultima puntata, e d’improvviso… Snake Eyes, fine della corsa.»

Abel Ferrara aveva costruito un intero film su un gioco di parole, con il capolavoro Occhi di serpente (1993), dove protagonisti sono dei perdenti con la coscienza sporca: perdenti come chi gioca a dadi e, dopo il peggior lancio possibile, esce il numero 1 su entrambi i dadi, come due occhi di serpente che ti fissano; con la coscienza sporca che va nascosta, e se gli occhi sono lo specchio dell’anima allora chi ha occhi di serpente deve indossare gli occhiali scuri, come fa per tutta la vicenda il regista interpretato da Harvey Keitel.

Snake Eyes è il simbolo di chi ha perso, puntando tutto sulla fortuna. Così il soldato si ritrova forgiato nella giungla del Vietnam come i grandi eroi che l’hanno preceduto nella narrativa d’azione, ma a differenza loro… lui non ha nome. Per tutti è solo Snake Eyes.
Non parla con nessuno, non fa amicizia perché i rapporti umani sono come un tiro di dado: tu ti affezioni… e gli occhi di serpente sono in agguato.

Gli Occhi di Serpente sono sempre in agguato

Questa cinica determinazione sembra vacillare quando un suo commilitone lo salva dalla battaglia, quindi forse i rapporti umani non sono da buttare. Ferito, il nostro eroe viene rimandato a casa… dove scopre che in un incidente è morta tutta la sua famiglia. Ha puntato, e ha perso. Snake Eyes.

Mack Bolan (1969), John Rambo (1972), Frank Castle (1974), tutti tornano dal Vietnam con uno stress post-traumatico e la famiglia distrutta, Snake Eyes (1984) è solo un altro della lista, ma questo non vuol dire che faccia meno male.
Per fortuna il commilitone che l’ha salvato, Tommy Arashikage, lo invita a casa sua in Giappone. Dopo aver toccato il fondo, Snake Eyes decide di aver bisogno di aiuto, e l’unica persona che ormai conosce è Tommy. Decide di accettare l’invito.

Il Giappone “ninjoso” del 1984, disegnato da Frank Springer

e la sua versione del 2005 del nostro Santalucia

Ora il nostro eroe si ritrova nel Clan Ninja Arashikage, dove insieme al suo amico Tommy inizia un nuovo tipo di addestramento. E una nuova vita.

Non va dimenticato che all’epoca in Occidente il tema del “ninja bianco contro ninja nero” teneva banco, sin da quando il romanziere Eric Van Lustbader l’aveva sdoganato con il romanzo di successo Ninja (1980).

Tutti noi degli anni Ottanta abbiamo sognato una vita così!

Inizia un allenamento che ricorda in modo sospetto il film L’invincibile ninja (1981), e non a caso c’è l’immancabile asiatico che non accetta l’occidentale di talento, con tutto ciò che ne consegue. Anche Tommy, che è contento di aver trovato un nuovo fratello, comincia ad essere geloso: sin dalla nascita era stata convinto fosse lui l’erede del Clan Arashikage, che ora invece ripone molta più fiducia in Snake Eyes.

Una nuova speranza per il Clan Arashikage

Gli occidentali non mancano alla scuola, infatti un giorno bussa alla sua porta il biondo Zartan a chiedere di essere ammesso come allievo, mentre segretamente è stato ingaggiato per uccidere Snake Eyes. Il maestro Onihashi legge negli occhi dell’uomo e sa come convincerlo ad iniziare una nuova vita, abbandonando ogni proposito malvagio: solo per lui costruisce una spada nuova: un onore che tocca l’animo di Zartan.

Quanto avrei voluto un regalo del genere, all’epoca…

Costretto comunque a portare a termina la missione, Zartan uccide per sbaglio uno dei maestri, e fuggendo riesce a far incolpare Tommy del gesto.
Un’altra famiglia distrutta, la maledizione di Snake Eyes è inesorabile, così l’uomo fugge via, torna in America e va a vivere isolato tra le montagne, con sul braccio il tatuaggio di un clan che l’ha accolto, l’ha amato, e che per questo è stato distrutto.

È tra le montagne che lo trova il sergente Wilkenson, venuto ad informarlo della nascita di un gruppo di “bravi ragazzi” che lo Zio Sam vuole costituire, Special Counter-Terrorist Group Delta, nome in codice G.I. Joe: per caso gli interessa? Snake Eyes è nato nella guerra, ed è il momento di tornare a casa.

Durante l’addestramento con i suoi nuovi compagni Scarlett è quella che lega maggiormente con lui, così quando durante un incidente d’elicottero la donna rischia di morire Snake Eyes non esita e cerca di scongiurare di perdere di nuovo qualcuno che tiene a lui. Il problema è che l’esplosione dell’elicottero lo colpisce al volto.

Un nuovo colpo degli Occhi di Serpente

Mentre Tommy, orfano del suo clan e rancoroso nei confronti di chi considerava un proprio fratello, diventa un Cobra con il nome di Storm Shadow

Cobra (Kai) for life!

… Snake Eyes nasconde il suo volto deturpato sotto una maschera e accoglie la perdita della voce come un riconquistato silenzio. Ora ha trovato una famiglia che saprà difendersi dai lanci di dadi. Ora il più perdente degli eroi è un G.I. Joe.

Il mito è servito

Questo Mito delle Origini è figlio del suo tempo, di quella narrativa anni Ottanta piena di soldati, mercenari, ninja, reduci del Vietnam, giustizieri, vendicatori e punitori: tutti temi improponibili nei bambineschi anni Duemila, così privi di epica perché ossessivamente attenti a un falso politicamente corretto. Cosa si sarà inventato il giovane Evan Spiliotopoulos per le origini cinematografiche di questo nuovo Snake Eyes? Lo scopriremo presto, ma non mi sento molto fiducioso.

Tutto ciò che Snake Eyes rappresenta è riferito a quegli anni Ottanta che nessuno ha il coraggio di rappresentare, in quelle false operazioni nostalgia di cinema e TV con la rappresentazione magica (quindi falsa) di un decennio non più proponibile: Jerwa ha dimostrato che si possono traghettare negli anni Duemila le origini del personaggio, ma i fumetti parlano una lingua ignota al cinema. Temo che il povero ninja sfregiato non avrà l’occasione che merita, su grande schermo.

L.

– Ultimi post sui ninja:

Informazioni su Lucius Etruscus

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12 risposte a [Comics] Le origini di Snake Eyes (1984-2005)

  1. Lorenzo ha detto:

    Prima dei GI Joe c’erano la Eagle Force e i perfidi R.I.O.T., da noi Le Aquile e I pugnali. Ne ho trovato una pubblicità recentemente su un vecchio Topolino, e mi sono subito chiesto se fossero i GI Joe quando ancora si tendeva a tradurre dall’inglese (vedi L’amico Jackson).
    Comunque, tra i Pugnali c’è un ninja, che quindi dovrebbe essere stato il primo (almeno in occidente).
    Nota: Arashikage – l’ombra della tempesta, se ti può interessare il significato 😀

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    • Lorenzo ha detto:

      Prima dei GI Joe “moderni”, non il pupazzo originale che mi pare fosse da solo, senza squadra e nemici.

      Piace a 1 persona

      • Lucius Etruscus ha detto:

        Che m’hai fatto ricordare! Sono andato a consultare il mio archivio e dalle pubblicità su Topolino del 1983 in effetti sembrano proprio la fotocopia dei G.I. Joe.
        Wikipedia dice che sono usciti insieme, in quei primissimi anni Ottanta (pare 1982 circa) ma visto che i Joe sono personaggi di molto precedenti, concettualmente, credo che sia la Eagle Force ad essere la “versione povera”. C’erano karateka e ninja perché all’epoca non si potevano non mettere due personaggi così potenti, presenti nella cultura americana sin dagli anni Settanta. Vedo se riesco a trovare qualche fonte più sicura su questi Eagle Force, grazie per avermi rinfrescato le sinapsi 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Non ho approfondito la questione, ma sì, è plausibile che il ninja sia arrivato nel 1982, non presente nei Joe classici precedenti: di sicuro il personaggio a fumetti appare da quella data, grazie alla Marvel.

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    …ma io che appena leggo Snake Eyes penso a Lorenzo Lamas (che poi in realtà, nel suo caso, era Snake Eater), quanto male sarò messo?
    Qualcuno mi salvi dalla Z!!! 🙂 🙂 🙂

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  3. Cassidy ha detto:

    Sai che non vedremo niente di tutto questo nel film, lo sappiamo già rassegnati. Forse giusto il legame con Scarlett ma solo se siamo molto fortunati. Conoscevo la storia sul moto del origini di Larry Hama, con i fumetti moderni dei Joe sono rimasto indietro, conto di recuperare ora che mi è risalita la febbre per i soldatini della Hasbro, in ogni caso il post è bellissimo e il paragone al film di Ferrara strappa gli applausi 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Temo sarà molto difficile avere qualsiasi tipo di soddisfazione dal film, almeno mi consolo rispolverando i fumetti del personaggio. E se l’eco mediatica farà tirar fuori qualche action figure intrigante, particolarmente “ninjosa”, non è escluso che ceda all’acquisto: in fondo in bacheca ho uno Storm Shadow che aspetta il suo nemico-amico di sempre…

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  4. Giuseppe ha detto:

    Non solo non vedremo niente di tutto questo nel film (oggi come oggi chi vorrebbe rischiare tanto?), ma ho paura che arriveremo a rivalutare i film precedenti…

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  5. Pingback: [Comics] La morte e la rinascita di Snake Eyes (2015-2016) | Il Zinefilo

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