Psycho IV (1990) The Beginning (ma anche no)

In occasione della presentazione italiana del suo Dr. Jekyll e Mr. Hyde (1989), Anthony Perkins nella conferenza stampa risponde alla domanda di Stefano Masi del “Radiocorriere TV” (n. 7, 12-18 febbraio 1989), che gli chiede se vedremo mai uno Psycho IV.

«Se troverò una storia adatta, farò un quarto Psycho. Norma Bates me lo trascino dietro da molti anni e ho dovuto fare una certa fatica per convincermi che la mia carriera non era legata a quel personaggio.»

In quella conferenza Perkins parla di progetti futuri ma tutto è destinato ad una brusca interruzione: nel 1990 la scoperta di essere sieropositivo sarà una terribile doccia gelata, e in due anni l’AIDS si porterà via l’attore, scomparso il 12 settembre 1992 con più di cinquanta film in carriera (senza contare l’attività teatrale): tutto dimenticato, visto che i necrologi parleranno solo di Norman Bates.

Perkins in uno dei tantissimi ruoli dimenticati della sua carriera

Prima del nuovo millennio, in cui la morte del cinema ha fatto cambiare idea a tutti, non c’era attore che non si lamentasse dei propri ruoli ricorrenti, assegni sicuri da incassare ma professionalmente screditanti, senza parlare della frustrazione di avere una carriera spazzata via in quanto ricordati da un solo ruolo. È la storia della vita di Anthony Perkins, che grazie anche a una pessima distribuzione è un attore in pratica ignoto, se non per un unico ruolo in un unico film. Ma, come dicevo, Tony è sceso a patti con questa situazione molto prima di altri.

«Psycho ha limitato la mia carriera, non c’è dubbio, ma in tutta onestà almeno sarò ricordato per un ruolo straordinario: molti attori non possono dire lo stesso.»

Già in tempi non sospetti Perkins faceva queste dichiarazioni, a “Fangoria” n. 52 (marzo 1986), negli stessi anni in cui Englund si lamentava di Freddy, Hamill di Luke e la Weaver di Ripley: tutti attori che non sarebbero mai esistiti senza i loro personaggi ricorrenti e che ancora non avevano capito come fossero la loro unica possibilità di pensione. Perkins era sceso a patti molto prima con la sua situazione: nessuno ricorderà le decine e decine di film interpretati, solo Norman Bates sopravviverà. E Norman Bates sia.

Lo aveva già scritto Robert Bloch nel suo secondo romanzo del 1982: «Norman Bates will never die».

Norman Bates sarà sempre con noi…

Un giorno del 1959 lo sceneggiatore Joseph Stefano parla con Alfred Hitchcock e gli presenta una scena scritta per il film a cui stanno lavorando, un certo Psycho. Lo sceneggiatore ha aggiunto molti retroscena e storia pregressa rispetto al romanzo di Bloch, e il materiale è così buono che Hitch lo ascolta rapito. Poi però alla fine ha chiuso la conversazione in modo lapidario: «È un peccato che non possiamo usare tutta questa roba».
Lo sceneggiatore è stato costretto ad aggredire il proprio copione con un coltellaccio e tagliar via tutto il materiale aggiuntivo, finito in un cassetto… in attesa di rivalsa. Nel 1990, quarant’anni dopo, quel cassetto può essere aperto, e Joseph Stefano presenta il suo Norman Bates, la vita di un assassino seriale come nessuno l’aveva ancora mai raccontata.

Stefano – che raccontato tutto questo a “Fangoria” n. 98 (novembre 1990) – muore nel 2006, senza sapere che la futura serie TV “Bates Motel” stravolgerà parecchio il passato di Norman ma in realtà il cuore rimarrà intatto: ora che ho visto questo quarto film, capisco che la prima stagione di “Bates Motel” è un vero e proprio omaggio a Joseph Stefano, quello che dopo Robert Bloch ha dato di più al personaggio di Norman Bates.

Vita familiare a Casa Bates, anni prima di “Bates Motel”

È un peccato che Perkins non diriga il film, ma al suo posto arriva un giovane che oggi sappiamo essere nostro amico, anche se all’epoca era ancora relativamente poco noto: Mick Garris, che alla regia cinematografica aveva firmato solo Critters 2 (1988). E come sceneggiatore ha firmato La Mosca 2 (1989) a cui voglio un mare di bene, anche se probabilmente quel film è piaciuto solo a me.

Mick Garris in una comparsata nel film L’ululato (1981)

Che Mick Garris non arrivi dal nulla mi sembra chiaro: quanti giovani registi esordienti, che infilano la propria moglie nel cast, riescono ad avere John Landis in un piccolo ruolo marginale?

Cynthia Garris e John Landis in deliziosi piccoli ruoli

Psycho IV: The Beginning viene trasmesso sul canale via cavo Showtime il 10 novembre 1990 in patria americana: chissà se è per sfruttarne l’eco mediatica che Robert Bloch nel febbraio precedente ha pubblicato Psycho House, la terza ed ultima narrazione nel suo Psycho-verse letterario.
Ignoto alle sale italiane, la CIC Video lo porta in VHS nel marzo 1992 e poi l’oblio: non ho trovato tracce di alcun passaggio televisivo, né qualsiasi altro segno di vita nel nostro Paese. Se non fosse per i Santi Pirati, questo sarebbe un altro dei tantissimi film persi in lingua italiana.

Purtroppo è stata la fine non l’inizio

Se i precedenti film non avevano un grande budget, stavolta si batte ogni record: la Universal prende una busta, ci ride dentro e la consegna a Mick Garris. Ecco quanto puoi spendere. Girare un film con due mele o poco più non è facile, ma se hai l’idea giusta porti a casa il risultato.
Per risparmiare si gira tutto in interno e con pochi attori, ma a questo punto serve l’idea giusta per non creare una storia noiosa. Facciamo che l’intera vicenda è raccontata in diretta al “Fran Ambrose Show”, programma radiofonico in cui la conduttrice (la giovane ma già grintosissima CCH Pounder) parla in studio con un tronfio dottorone, Leo Richmond (Warren Frost), di matricidio, con testimonianze in prima persona.

In trasmissione vengono dette alcune cose riguardo ai matricidi che necessitano di una smentita, così arriva una telefonata di un certo Ed. Uno… che ne sa parecchio sulla questione.

Forza, provate a vendere un abbonamento Wind a questo cliente…

L’ascoltatore misterioso rivela di essere stato un paziente proprio dell’ospite di quella sera, il dottor Richmond, di aver superato il suo terribile passato ma vuole raccontare la sua storia, perché tutti capiscano perché ha ucciso sua madre. E perché quella sera… dovrà uccidere un’altra donna.

Non passa molto prima che alla radio capiscano che si tratta di Norman Bates, e bisogna farlo parlare il più possibile per cercare di capire quale donna voglia uccidere e coinvolgere la polizia. Così, mentre affila il suo coltello, Norman si lascia andare ai ricordi d’infanzia, di una madre splendida ma problematica.
Una madre con il volto di Olivia Hussey, che per diverse generazioni di spettatori sarà sempre la Giulietta di Zeffirelli.

Dopo Vera Farmiga e Meg Tilly, un’altra splendida Norma Bates

Dopo cinque stagioni di “Bates Motel” fa strano vedere riassunti in cento minuti eventi così complessi, comunque la storia dei dolori del giovane Norman, magistralmente interpretato da Henry “E.T.” Thomas, che oserei definire perfetto nel ruolo.

Norman… telefono… casa!

Ho una collega di lavoro che considera suo figlio adolescente ancora bambino, mentre cerchiamo di farle capire che a dodici anni un maschio non è un bambino, è appunto un maschio. Non sembra volerlo capire lei come non lo capisce Norma Bates, che tratta suo figlio adolescente come un bambino, non capendo che è un maschio.
Anni di educazione oppressiva e schizofrenica vengono riassunti in poche scene e tutto va come deve andare, senza particolari sorprese: non è certo un thriller, più che altro un Mito delle Origini, dove si spiega nei particolari ciò che già si sapeva ma solo per larghi capi.

Ciao, la vuoi vedere la mia collezione di animali impagliati?

Arriva poi il momento presente, quando Norman annuncia di voler uccidere sua moglie, la cui gravissima colpa è stata quella di rimanere incinta. La famiglia Bates ha nei geni il seme della follia e della violenza omicida, Norman non vuole regalare un altro piccolo psycho all’umanità, perciò l’unica è maciullare la moglie.
Tranquilli, è un film televisivo quindi senza particolari scossoni, ma è triste notare come prima dei titoli di coda si senta un vagito: quel “beginning” del titolo potrebbe far pensare ad ipotetici nuovi seguiti, con “il figlio di Psycho” a continuare l’opera paterna, ma la morte di Perkins o più semplicemente l’assenza totale di risposta del pubblico ha ucciso quel bambino nella culla.

La fine di un’èra

Questo film è piccolo ma gradevole, con una trama ridotta all’osso ma con buone idee per mascherarla, con la giusta dose di attenzione ai fan storici – gli interni della Psycho House sono ricostruiti fedelmente ad Orlando (Florida), nei nuovi studios della Universal – ma anche con la voglia di giocare con il personaggio.
Non sono riuscito a capire se Perkins sapesse già di essere malato durante le riprese, forse sì, ma comunque questo è stato un bel modo di dare l’addio al personaggio che l’ha reso immortale.

da “Fangoria” n. 98 (novembre 1990)

«Psycho IV mi è piaciuto parecchio», confesserà Mick Garris a Bill Warren di “Fangoria” (n. 164) nel luglio 1997:

«Sicuramente è meglio di qualsiasi altro film abbia un “IV” nel titolo. Tony Perkins è stato il primo attore famoso con cui io abbia lavorato, era molto eccentrico e la sfida è stata difficoltosa, ma ho imparato parecchio lavorando con lui. Forse proprio la difficoltà nel gestirlo mi ha reso un lavoratore migliore, mi ha spinto a focalizzarmi su ciò che volevo realizzare. Il film ha molto di Tennessee Williams, ne vado fiero, considerando specialmente che è stato in girato in quattro settimane.»

Lo stesso Warren anni prima (su “Fangoria” n. 112, maggio 1992) aveva affermato che il lavoro svolto da Garris con Psycho IV ha convinto Stephen King che era il regista giusto per Sleepwalkers (1992), e quando lo ripete sul numero 133 (giugno 1994) cita la fonte: Stephen King stesso. «Anche se Brian De Palma fosse disponibile, voglio Mick Garris»: una frase del genere, pronunciata dal Re del Terrore all’apice della sua popolarità è qualcosa che deve aver regalato parecchi centimetri d’altezza al giovane regista.

Lasciamo Garris finire tra le grinfie di Stephen King, in cui ci rimarrà parecchio, e salutiamo Norman Perkins, una fusione tra attore e personaggio per cui alla morte di uno è seguita quella dell’altro. Almeno per alcuni anni.

L.

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13 risposte a Psycho IV (1990) The Beginning (ma anche no)

  1. Cassidy ha detto:

    Bistrattato, minuscolo, televisivo da morire, ma a Mock Garris si può solo volere bene, sono perso nella noia della seconda stagione di “Bates Motel” e quasi mi manca questo film 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sebbene abbia solo 10 episodi a stagione, “Bates Motel” ha diverse lungaggini, soprattutto quando dalla seconda cerca nuove strade da percorrere. Stregato dai personaggi sono riuscito a resistere, ma non mi sentirei di dirti che migliora strada facendo…

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Comunque, credo che alla fine, leggendo le recensioni, si possa dire che questa serie di film abbia svaccato moooolto meno di altre, presentando alcuni elementi interessanti in ogni nuova puntata (anche se poi gli stessi elementi non vanno a comporre un capolavoro)! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Onestamente li trovo film decisamente migliori dei seguiti di Michael Meyers e Jason, giusto per citare saghe molto famose. Sono prodotti piccoli, molto meno ambiziosi quindi possono cercare una sceneggiatura migliore, al contrario degli altri che invece hanno tutti gli occhi addosso e sono costretti a luoghi comuni asfittici, per evitare trame che lo spettatore medio non accetterebbe.
      L’unico aspetto che ha davvero penalizzato la saga di Psycho è che la Universal non ha fatto nulla per distribuirlo seriamente, come invece facevano le altre case con le loro saghe, quindi rimangono prodotti poco noti semplicemente perché non hanno mai potuto entrare in gara con gli altri coetanei.
      Un caso limite è l’Italia, dove sono film in pratica inediti, visto che sono scomparsi nel nulla un giorno dopo la loro uscita.

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  3. Vasquez ha detto:

    Probabilmente quella tua collega non ha dovuto rispondere a un paio di domande ben assestate dal figlio, come invece mi sono ritrovata a fare io col mio di due anni più giovane del suo. Domande che sapevo sarebbero arrivate, ma per le quali non si è mai abbastanza preparati. Le auguro di cuore di non avere un brusco risveglio…

    Bello il confronto tra questo film e la serie tv, non vedrò né l’uno né l’altra ma ti si legge sempre con piacere.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non si è mai preparati per certe domande, per quanto ci si possa preparare con anni d’anticipo 😛
      Dopo il primo ciclo di visioni di una quindicina d’anni fa, mi è piaciuto dare un’altra occhiata ai dolori del giovane Norman, molto più interessanti del previsto.

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  4. Evit ha detto:

    A testimonianza della sua scarsa distribuzione italiana, a me è riuscito di vederlo solo in inglese durante un soggiorno nel Regno Unito. Un sequel che ho apprezzato molto e quanti film di quegli anni potevano dire di essere arrivati ad un quarto capitolo in modo se non altro “decente”? Di certo non i bambini dietro i filari di grano rosso sangue! 😄

    “la Universal prende una busta, ci ride dentro e la consegna a Mick Garris” questa mi ha ucciso. Sono modi di dire romani o cosa? 😄

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha nessun modo di dire, mi è sembrata un’immagine ben rappresentativa per descrivere quanto poco la casa credesse nel progetto. Sbagliando, visto che Hallloween IV non allaccia le scarpe a questo film, né Friday the 13th Part IV (sebbene si spacci per “capitolo finale”). Non parliamo di “Children of the Corn IV”, “Hellraiser IV” o “The Howling IV”, roba disumana, ma sarebbe una bella gara con “Nightmare 4”, che personalmente trovo l’episodio migliore di quella saga dopo il primo.
      Se non fosse un film praticamente inedito, potrebbe affrontare le saghe più famose a testa alta.

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  5. Giuseppe ha detto:

    No, “La Mosca 2” non è piaciuto solo a te 😉
    E avrei voluto dirti che mi è piaciuto pure Psycho IV, se non fosse che temo di non averlo mai visto… so per certo di non averlo mai noleggiato in VHS e, anche se la trama finisce per suonarmi familiare, al momento non ricordo proprio se ci siano poi stati eventuali passaggi televisivi (come “Notte Horror” o simili), magari con la nota formula del fuori programma (e quindi lo potrei aver beccato solo per puro caso).

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non avendo lasciato tracce nei giornali, possiamo confidare solo su fuori programma, Fuori Orario (ma ne dubito), o qualche canale locale.
      Contentissimo che “La Mosca 2” abbia un secondo estimatore ^_^
      Quando la Fox lo fece uscire nelle nostre videoteche avevo appena visto il film di Cronenberg, perdendoci la testa e il cuore, quindi mi sono avventato sul seguito minore, adorandolo da subito. L’accento sui rapporti familiari mi è sembrata un’idea azzeccatissima, e il giovane Stoltz per me funzionava alla grande.

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