[Serie TV] Grand Hotel – Stagione 1 (2011)

Tra gli effetti secondari del vaccino anti-COVID ce n’è uno che temo non troverete mai attestato a livello ufficiale: cinque o sei settimane dopo la prima dose.. si sviluppa una insospettabile passione per le soap opera!

Ogni giorno consulto scrupolosamente il sito MediasetPlay, perché per un intervallo brevissimo di tempo rendono visibili in chiaro alcuni film trasmessi il giorno prima da cui poter carpire l’informazione più preziosa e inedita di tutte: la specifica del doppiaggio italiano, quasi sempre cancellata dalla messa in onda televisiva. A forza di bazzicare il sito è normale che gli occhi cadano sulla varia programmazione Mediaset, e tempo fa per giorni c’erano avvisi pubblicitari di questa grande serie gialla, “Grand Hotel“: sarà pure gialla, ma a me sembra una classica soap opera in costume.

Ho assistito in prima persona all’esplosione delle soap opera nella seconda metà degli anni Ottanta, quando arrivava nei nostri canali (sia nazionali che locali) ogni tipo di sceneggiato a puntate esistesse in giro, di qualità sempre più discutibile: l’enorme successo, che leggevo sulle guide TV dell’epoca, provocava solo dileggio tra di noi in famiglia. Non ho mai provato alcun interesse per le telenovelas, come si diceva all’epoca, ma evidentemente il COVID-19 ha reso attivi geni recessivi che hanno dormito tutti questi anni.
Perché appena ho ceduto alla curiosità e ho iniziato a vedere questa “soap opera gialla”… mi ci sono infognato!

La domenica su Canale5 sta andando in onda l’inizio della seconda stagione, mentre mi sono divorato tutti gli episodi precedenti comodamente in streaming: “Grand Hotel” infatti è disponibile per intero, non so per quanto ancora, su MediasetPlay.
Tranquilli, non svelerò nulla, questo è un PPS (Post Privo di Spoiler), ma è giusto per dare un’idea della prima stagione.

Il cameriere povero e la nobile ricca: un classicone!

Dalla scena che apre la prima puntata sappiamo che la cameriera Cristina ha scoperto qualcosa che non doveva scoprire, riguardo i ricchi padroni del Grand Hotel, e quel che peggio è più che conscia del valore di ciò che ha scoperto: è chiaro che farà una brutta fine. Infatti la ragazza scompare e dopo qualche tempo si presenta suo fratello Julio (Yon González), giovane spiantato e in fuga dalla giustizia ma più che deciso a scoprire cosa sia successo alla sorella. Fattosi assumere con l’inganno al Grand Hotel, fingendosi cameriere ha modo di indagare su quello che sospetta sempre di più essere stato un omicidio.

La famiglia Alarcón non perde certo tempo a mostrarsi cospiratrice, guidata dalla spietata Doña Teresa (Adriana Ozores) con l’aiuto dell’altrettanto spietato direttore Don Diego (Pedro Alonso), la ricca famiglia ha modi decisamente poco onesti per mantenere intatto il proprio potere, sia economico che di influenze. È una storica famiglia altolocata che usa agganci agli alti vertici del potere per sfuggire a ogni conseguenza delle proprie malefatte, quindi il giovane Julio ha davvero l’imbarazzo della scelta sui chi sospettare..

Una famiglia di iene mascherate da sciacalli

Si salva però la bionda Alicia Alarcón (Amaia Salamanca), figlia di Doña Teresa, del tutto estranea agli “intrighi di corte” semplicemente perché spesso in viaggio. Si ritrova promessa sposa del perfido Diego: sicuramente per lui è un modo di entrare in pianta stabile nella famiglia, ma è anche vero che pare amare sul serio la donna, al di là degli affari.

Julio riesce ad entrare nelle grazie di Alicia – in realtà fra i due scocca subito una scintilla che dovrà essere per forza soppressa, vista la differenza d’estrazione sociale – e convince la donna ad aiutarlo a far luce sulla scomparsa di Cristina, le cui modalità sempre di più convincono che c’è del marcio nella famiglia Alarcón. Se ne convincono anche i due pittoreschi poliziotti del paese, che indagano utilizzando una tecnica appena inventata: il rilevamento delle impronte digitali.

Le fenomenali forze dell’ordine locali

Al lusso di inizio Novecento del Grand Hotel si contrappone la bettola locale, dove in varie occasioni ritroviamo alcuni dei personaggi. Qui vengono organizzati combattimenti clandestini che a quanto pare sono l’unica fonte alternativa di guadagno per il protagonista Julio!

Incredibile trovare del pit fight in una soap opera!!!

Ciò che mi ha subito colpito della serie è una fattura davvero splendente: sarà che ero rimasto alle telenovelas anni Settanta e Ottanta, sarà che dopo il nostro “Boris” credevo fosse tutta roba “smarmellata” girata al volo, ma mi ha davvero colpito trovare un prodotto così curato. Gli ambienti sono pochissimi, è chiaro che non abbia i mezzi di una produzione cinematografica, ma li sa sfruttare in maniera eccezionale, con accorgimenti deliziosi per nascondere le mancanze.

Fast and Furious edizione inizio Novecento!

Molto delizioso l’inserimento di “innovazioni tecnologiche” nella vicenda, a volte per semplice folklore locale – come le automobili d’epoca – altre per sorprendenti risvolti di trama. Mai avrei pensato che un grammofono potesse dare una così grande svolta ad un intreccio narrativo!

Credo che abbia playlist davvero corte

Ciò che questa serie offre credo sia comune alle soap opera: una narrazione d’intrattenimento da seguire nel tempo, con intrecci fra personaggi sempre tesi e forieri di sviluppi esplosivi. Così come il feuilleton nell’Ottocento e il pulp nel Novecento, ciò che piace al lettore (e da fine Novecento anche allo spettatore) è una storia a tinte forti da seguire volta per volta, in attesa che una delle tante micce narrative arrivi ad esplosione.
Quando una serie come “Grand Hotel” inizia con una donna il cui futuro – e il futuro della propria famiglia – è basato esclusivamente sul dare al mondo un bambino… e quindi decide di fingere la gravidanza… è chiaro che tutti aspettiamo il momento in cui avverrà il botto e si scopra la bugia che darà fuoco a tutto.

È inutile che tocchi, non c’è niente in quella pancia…

Immancabile la storia d’amore, soprattutto se contrastata: come può uno spiantato morto di fame chiedere a una ricca signora di rinunciare a tutto per seguirlo nella miseria? Solo perché c’è l’ammmòre? Non sempre basta. Diciamo quasi mai. Diciamo mai.
Per fortuna la storia d’amore tra i due protagonisti non ruba troppo spazio alle “indagini” e alla intrigantissima storia gialla, con più colpevoli che vittime: visto che “Grand Hotel” ha chiuso alla terza stagione, forse per allora sapremo i destini di Julio e Alicia.

Un amore contrastato… almeno fino alla terza stagione!

Il cinema, soprattutto con il nuovo millennio, non è più minimamente in grado di costruire una qualsiasi narrazione: si limita a ripetere identici degli schemi asfittici e inflazionati, puro riempitivo tra una scena madre e l’altra, avendo sostituito l’intrattenimento narrativo (che è comprensivo di tutto) con il solo visivo (che è elemento singolo). L’epocale emorragia di spettatori paganti è un bell’indizio di come non stia funzionando questa scelta, così come il grande successo di videogiochi con narrazioni molto più complesse di qualsiasi film coevo, ma il cinema non ascolta e continua a morire, puntando su singoli successi dispersi in un mare di fallimenti.

Mi sono ritrovato in seria astinenza da narrazione, da intrigo (nel senso di elementi intriganti in una storia), da intreccio di personaggi, da colpi di scena, da “micce narrative”, tutti elementi che il cinema non è più minimamente in grado di fornire. Scopro così che invece queste soap opera, di alta qualità come serie TV, possono a sorpresa darmi quello che i film non possono più. Magari sarà davvero l’effetto del vaccino… ma non vedo l’ora arrivi domenica per altre due puntate di “Grand Hotel”!

L.

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37 risposte a [Serie TV] Grand Hotel – Stagione 1 (2011)

  1. Cassidy ha detto:

    Il vaccino sta avendo effetti preoccupanti 😉 Scherzi a parte, credo che le Soap siano ormai quello che lo spettatore vuole, struttura da Soap opera e magari malinconia, quindi ci sta tornare alle origini. Pensa che ero quasi (e dico quasi) riuscito a vedere “Downton Abbey” senza dormire, anche se le prime puntate ronfavo di gusto sul divano, poi mi so o abbastanza preso a seguire la vicenda. Finiremo tutti come le nostre nonne a guardare la Soap, tanto serie e soprattutto film sembrano già morte. Cheers!

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  2. Conte Gracula ha detto:

    Da bambino, mi è capitato di vedere delle telenovela (o veri e propri sceneggiati, anche piuttosto thrillerosi) assieme alla famiglia. Ovviamente c’erano passaggi che non coglievo, da bambino, e oggi ricordo poco, ma è comunque un bel ricordo.

    Questo genere di narrazione complessa, più o meno soap, puoi trovarlo a volte nelle serie TV e in quelle animate; il problema può essere l’eccessiva durata o il troncamento della serie in certe di quelle statunitensi, ma è storia vecchia ormai…
    Di recente mi è capitato di vedere alcune puntate sparse di The Good Place e ho riso tantissimo, i personaggi e le situazioni sono folli!
    Penso di recuperarla, la scrittura non è impeccabile, ma è divertente e mostra anche una certa ambizione di significato, sebbene quel significato tenda a restare un po’ troppo a galla in favore della commedia.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      “The Good Place” l’ho adorata, ma aspettare un anno per una manciata di episodi mi ha portato a perderla per strada: non ricordo neanche a quale stagione sono arrivato, dovrei recuperare, anche se certo quanto ho riso nella prima stagione non sono più riuscito in quelle successive, sebbene sia sempre una serie piacevole.

      Mi piacciono le serie TV con una trama complessa, con “micce narrative” in attesa di esplodere e tutto l’impianto tipico delle soap, ma sebbene Netflix presenti cento serie nuove al giorno mi sembra ci sia solo un sacco di caciara, e la quantità ha pesantemente influito sulla qualità. Come si fa a scegliere tra mille serie? Alla fine le ignoro tutte e via, anche perché trattandosi di serie da una manciata di episodi non c’è assolutamente tempo per sviluppare una trama che possa interessarmi.

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      • Conte Gracula ha detto:

        Di The good place credo di aver visto ieri l’ultimo episodio, quarta stagione. Era un po’ sdolcinato, ma all’ultimo episodio lo accetto.

        Le serie di Netflix non le conosco, non avendo un abbonamento e non vedendo amici abbonati da più di un anno. Ricordo che sembrava promettente un drama coreano, mi pare fosse Memories of Alhambra, che parlava di un imprenditore che voleva acquistare i diritti per un videogioco avventuroso in realtà aumentata. Dietro c’erano ovviamente intrighi che montavano sin dai primi episodi, in mezzo alle immancabili situazioni comiche.
        Mantiene le promesse? Chi lo sa, ne ho visto troppo poco 😛

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Calcio, soap opera…comincio a preoccuparmi!
    A me il vaccino non ha dato effetti analoghi ma, a questo punto, temo improvvidi innamoramenti per Star Trek e western!!! Ahahahah! 🙂

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  4. Austin Dove ha detto:

    ma non hanno fatto una cosa simile pure in italia trasmessa dalla rai?

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  5. Kukuviza ha detto:

    Molti anni fa ho avuto una fase in cui dopo pranzo, mentre bevevo il caffè mi guardavo un paio di puntate di due soap opera (quelle nordammeregane, una delle due era appunto beautiful), per un totale di 40 minuti circa, mi andavano giusto bene come momento digestivo.
    Poi a un certo punto non ce l’ho fatta più, gli schemi narrativi erano sempre sempre quelli, tutte che rimangono incinte per sbaglio, naturalmente di uno che si deve sposare con un’altra, poi i matrimoni riparatori… roba che veramente dopo un po’ non se ne può più. Poi tutti che si mettono con un tutti… almeno introducete nuovi personaggi! Molti anni dopo ho provato a riguardare una puntata, c’erano pochi personaggi che conoscevo, comunque, ora le donne non rimanevano più incinta per sbaglio ma si rivolgevano a delle cliniche di fertilità dove naturalmente avvenivano scambi di ovuli/sperma per cui non si sapeva più chi erano i padri, le madri, i figli… non sono riuscita a guardare più di 10 minuti, credo che a un certo punto ho avuto un rifiuto per il fasullo maximo e ripetuto che propongono queste soap.
    E telenovelas non sono mai riuscita a guardarle, erano davvero troppo troppo a basso costo, come impressione, poi questi look veramente retrò e di un certo stile che no… no, mai riuscita.
    Ora immagino tutto è diverso, e anche se questo grand hotel è come una soap, per il solo fatto che ha molte meno puntate, tutto dovrebbe essere più ritmato e quindi esente da quei difetti legati alla lentezza e ripetizione tipici delle soap.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Infatti gli elementi che citi sono quelli che mi hanno sempre tenuto a distanza dal genere, indipendentemente dalla nazionalità. Anche in serie di culto come “Friends” alla fine tutti sono andati a letto con tutti, ma almeno non era la parte fondante della trama 😀
      Negli ultimi trent’anni ogni volta che mi è capitato di vedere una scena di Beautiful – anche quando non ricordo che programma Mediaset la doppiava per sfotterla – ci sono sempre due o tre persone ferme in una stanza a parlare. Per sopportare intere puntate così serve una sceneggiatura d’acciaio, e temo non sia questo il caso.

      “Grand Hotel” è serratissima, non c’è un solo secondo di troppo o con qualche allungatura di brodo, anche la storia d’amore tra i due protagonisti è solo accennata, con qualche scena romantica velocissima perché poi l’attenzione è tutta per gli omicidi che avvengono dentro e fuori il Grand Hotel, la ricerca dei colpevoli e i tanti intrighi in cui nessuno è davvero innocente.
      Oserei dire che ha la qualità e il ritmo di una serie TV (con le dovute proporzioni), ma un cuore da soap per una narrazione che si dipana complessa e intricata.
      Oddio, non so se le soap “storiche” avessero un così fitto intreccio di storie fra i personaggi, ma immagino che fossero così quelle classiche, tipo “Dallas”, “Falcon Crest” e via dicendo.

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      • Kukuviza ha detto:

        sì, sicuramente gli intrecci nelle soap ci sono, però tendenzialmente sono legati a questioni amorose, anche se è vero che ogni tanto ci ficcano qualche psicopatico o qualche elemento pseudogiallo… con il gran classicone del morto che resuscita!
        Potrebbe essere che le telenovelas fossero un attimo più spedite (forse) perché avevano un numero limitato di puntate e mi pare vertessero soprattutto su un personaggio principale. Però non avendo mai visto, ipotizzo. Mentre le soap mi paiono più corali e potendo potenzialmente andare avanti all’infinito, trascinano ogni cosa al rallentatore, per cui come dici tu, due personaggi in una stanza che parlano, parlano, non velocemente, e dicendo cose pressoché inutili. In 20 minuti di puntata c’è forse un unico elemento “rilevante” per mandare avanti la storia. Ogni 4-5 puntate magari c’è un attimo di pathos in più.

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      • Conte Gracula ha detto:

        Non dimentichiamo Sentieri: dopo la pecora clonata Dolly, nella serie apparve il clone di una tizia, destinata a morire precocemente perché aveva i telomeri corti (lì l’avranno fatta invecchiare a vista d’occhio, che dati i tempi dilatati delle soap, saranno state settimane nella storia e mesi nella realtà).
        Poi, se ricordo bene i resoconti di un’amica assuefatta alla soap, Sentieri ha presentato anche un arco narrativo con un angelo e uno con un alieno.
        Evidentemente, se nasci come radiodramma e ti evolvi in serie televisiva, finisci gli argomenti canonici in qualche decennio e ti fai andare giù pure il genere fantastico 😂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Nooooooo ora voglio vedere le puntate con il clone invecchiante! 😀
        Chissà se c’è un “Sentieri-pedia” dove cercare informazioni, e se qualcuno ha salvato qualche milionata di vecchi episodi…

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      • Conte Gracula ha detto:

        Ogni tanto riemerge un episodio perduto di Doctor Who degli anni ’60/’70, tutto può accadere 😛

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  6. Daniele Artioli ha detto:

    Chi l’avrebbe detto, avevo dato per scontato, vedendo la pubblicità, che si trattasse di una nuova roba smarmellata tipo Il Segreto, o Una Vita, quelle soap che Mediaset usa come riempitivo tra una trasmissione della De Filippi e l’altra.
    In casa mia, da anni e anni, c’è la tradizione di Beautiful: i miei hanno iniziato per puro caso quando ero bambino, e da allora è sempre stato seguito – tra il dileggio generale: una cosa del genere non può essere presa sul serio. Adesso lo vedo soltanto quando vado a pranzo da loro, ma lo sviluppo narrativo è talmente lento che non perdo mai grandi pezzi di storia!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Anch’io mi aspettavo uno stile simile a quelli che prende in giro “Boris”, con personaggi dallo sguardo vuoto che fissano il nulla con una fotografia smarmellata e storie d’amore lunghissime, invece ho trovato una storia dal ritmo indiavolato – non c’è un solo secondo di pausa! – e “micce narrative” ovunque: il primo personaggio che cederà alla tensione farà esplodere tutto!
      Ti dico solo che è una soap in cui devi mettere pausa se vai in bagno, perché al ritorno potresti aver perso il filo narrativo di almeno tre personaggi!

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  7. Madame Verdurin ha detto:

    Anche io, come Cassidy, trovo alcune similitudini (anche se siamo a livelli molto diversi) con Downton Abbey, che in effetti mi è piaciuta molto più di qualsiasi film recente che ricordo. Qui c’è il grammofono, in DA l’arrivo del primo telefono, ad esempio. Mentre il pit-fight, hai ragione tu, ormai sembra obbligatorio, l’ho visto anche in Bridgerton… Vorrei dare la colpa al vaccino per questa mia passione per le serie british ma sarebbe una menzogna 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Diciamo che non tutti vedono il pit fight come momento “marziale”: è anche il momento in cui il protagonista si mette a petto nudo e lascia fluire l’ormone. E visto che Bridgerton ha un protagonista che riscuote molti favori nelle spettatrici, è una tecnica non secondaria per vedere il prodotto 😛

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  8. Lorenzo ha detto:

    I primi anni di Beautiful li ho seguiti pure io (tra i personaggi fissi c’era anche Brian Genesse, che ho appreso sul zinefilo essere un eroe della z).

    Dalla fine degli anni ottanta ad oggi ho visto una sola soap opera: Cobra Kai 😛

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  9. Giuseppe ha detto:

    Telenovelas? “Anche i ricchi piangono”, vista fino alla fine dopodiché non mi sono MAI più avventurato in un’impresa del genere!
    Soap Operas? “Dallas”, (come sopra)!
    Si dice che non c’è il due senza il tre ma, memore delle mie due precedenti esperienze, credo che un’eventuale terza sarà MOLTO lontana nel tempo (niente, la seconda dose di vaccino non mi ha fatto rinascere l’ormai da tempo estinta -ma già scarsa di suo- passione per i generi suddetti) 😛
    E quindi, pur credendoti sulla parola riguardo alla qualità di “Grand Hotel”, stavolta mi sa che passo la mano… 😉

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  10. Vasquez ha detto:

    X-Files era per pagare pegno, il calcio te l’ha ispirato Madame Verdurin, ma questo?!? Davvero insospettabile!
    Il bello delle telenovelas rispetto alle soap è che avevano una fine, ricordo “Agua Viva”, e “Topazio” con l’onnipresente Grecia Colmenares, ma che possa essere fulminata qui se ricordo qualcosa della trama.
    Mia madre non perdeva una puntata di “Sentieri” e “Febbre d’amore”, e a causa dell’orario (il rientro da scuola) io non potevo sfuggire alla visione di “Santa Barbara” e “Capitol”. La prima, classica storia di scontri tra due potenti famiglie, ricordo che mi piaceva perché non ci faceva seguire per forza ogni minuto secondo di ogni personaggio (scherzando con mamma dicevo che era l’unica soap di quelle che seguiva i cui personaggi riuscivano a trovare il tempo di andare in bagno senza che noi lo si dovesse sapere per forza 😛) e mi fece innamorare della voce di Roberto Pedicini, anche se allora ovviamente non avevo modo di sapere chi fosse. E ovviamente doppiava il cattivo.
    “Capitol” mi piaceva parecchio, le due famiglie in lotta nel panorama politico americano, con uno dei rampolli innamorato di una prostituta da cui ha anche un figlio, aveva in ogni puntata quel genere di situazioni pronte a esplodere di cui parli che però non venivano trascinate per secoli, ma a un certo punto esplodevano e avevano conseguenze.
    Non capirò mai (e non perdonerò mai!) gli americani, che hanno fatto chiudere una serie così a causa dei bassi ascolti per lasciare il posto a “Beatiful” (i cui personaggi non riescono ad andare in bagno perché passano tutto il tempo a parlottare del nulla). Per dispetto gli sceneggiatori chiusero “Capitol” con un cliffanger di quelli potenti, e io, insieme a tanti altri telespettatori, sono rimasta con un palmo di naso 😞

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ tutta colpa del Covid!! 😛
      Scherzi a parte, proprio quando le piattaforme hanno aumentato del mille per cento la produzione di prodotti di film e serie, cioè prodotti narrativi, è proprio la narrazione ad essere dispersa, in un mare di luoghi comuni e schemi fissi asfittici.
      Per carità, le soap e telenovelas usano schemi ancora più arcaici, visto affondano le radici nel feuilleton ottocentesco, con la gente che aspettava con ansia l’uscita della puntata del romanzone di turno, tipo quelli scritti da Victor Hugo. Dove il protagonista ritrovava la mamma persa da piccolo che però era la nipote del cognato della sorella 😀
      Il problema non solo tanto i soggetti e le trame, quando la narrazione: le soap hanno il tempo di creare intrecci fra personaggi come nessun film o serie ha più voglia di fare, impegnati come sono negli effetti speciali e nelle scene d’azione. (Che se almeno fossero fatte bene sarebbero comunque piacevoli.)
      Così ho voluto provare questo prodotto “ibrido”, perché è sì una soap ma con la qualità tecnico-narrativa di una miniserie moderna: in 50 minuti di puntata succedono cose che una telenovela avrebbe impiegato anni a raccontare 😛

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      • Conte Gracula ha detto:

        Le soap avrebbero il tempo di creare intrecci, se avessero intrecci veri da creare anziché un ping pong di campo-controcampo basato sul dire nulla per sedici puntate 😂
        È un modello narrativo perverso e per quanto non sia un fan delle telenovela, dove almeno le cose succedono, non esiste paragone, le soap tendono a essere molto più noiose! 😅

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Proprio per questo non mi sono mai interessate, invece in questo “Grand Hotel” ho scoperto un impianto narrativo molto più corposo e veloce, senza il minimo spazio per allungamenti di brodo, con trovate cattivissime, delitti, indagini, assassini seriali, notti di luna piena, combattimenti clandestini, amori illeciti… insomma, roba buona, roba tanta ^_^

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