Sharon Stone racconta 13. Di killer e di assassini

Il terribile anno 1991 non lascia tracce nell’autobiografia di Sharon Stone, ma lo stesso qualche aneddoto riusciamo a carpirle riguardo ad uno dei tanti film sbagliati della sua carriera.

«Sharon, ti rendi conto che ai provini arrivi sempre seconda?» Questa domanda di un suo amico mette l’attrice di fronte alla realtà dei fatti: si è trasferita ad Hollywood ma non sta avendo alcun successo, raccattando particine in giro e non riuscendo a cogliere alcuna occasione. È il momento di seguire il consiglio degli amici e di cercare un maestro di recitazione, così il destino le ha fatto conoscere Roy London, che ogni tanto ha fatto l’attore e un paio di volte il regista. Chissà, forse è vero il detto che chi non sa fare… insegna!

Stando alle sperticate lodi di Sharon nella sua autobiografia, London le ha tirato fuori quell’attrice che viveva nascosta nel corpo di una ragazzotta di campagna, molto poco compatibile con quello che i produttori di Hollywood cercavano, e infatti il suo manager le ripeteva che ai provini non risultava «scopabile»: evidentemente era un elemento fondamentale per la scelta di un’attrice. Il rapporto con London sarà tale che Sharon si sentirà orfana della sua dipartita, per colpa di quell’AIDS che nei primi Novanta si è portato via uomini di spettacolo a secchiate, e quando è nato il suo secondo figlio l’ha chiamato Laird, come il secondo nome di Roy London.

Tutta questa bella storia commovente si scontra però con la realtà dei fatti: in quel 1991 Roy London chiama Sharon a partecipare ad un suo film, la cui bruttezza getta seri dubbi sulla sua “scuola di recitazione”.


Diario di un killer

Nel 1992 dell’enorme successo mediatico di Basic Instinct i distributori fanno a botte per mettere le mani su qualsiasi video abbia mai girato Sharon Stone, foss’anche il filmino del suo compleanno: basta mettere in locandina una foto ammiccante e inserire scritte che promettono torbide scene inesistenti e il gioco è fatto.

La Penta Video ovviamente è in prima fila, essendo anche distributrice del film di Verhoeven, ma ormai la cesta è vuota e cominciano a rimanere solo gli scarti, come questo Diary of a Hitman del citato Roy London.

Non ho trovato alcuna traccia di questa videocassetta Penta Video, dal titolo Diario di un killer, e nessuno saprebbe della sua esistenza se non fosse per i Santi Pirati che l’hanno salvata. L’unica altra traccia in lingua italiana del film è quando lo presenta Rai2 nella prima serata di giovedì 9 dicembre 1993. Dopo un paio di repliche, il film è come non fosse mai esistito.

Il “Radiocorriere TV” mostra Belushi in foto ma l’attore in realtà è quasi del tutto assente

La storia è scritta da Kenneth Pressman adattandola da un suo supposto lavoro teatrale, ma parliamo di nomi talmente minuscoli che è difficile trovare informazioni: per quel che ne sappiamo questo lavoro teatrale potrebbe benissimo essersi svolto nella parrocchia locale. Di solito i film tratti da testi teatrali si riconoscono subito, perché sono molto “parlati” ma soprattutto perché hanno dialoghi molto più pregnanti di un film scritto per l’occasione, che spesso si limita a dire “Ah”, “Muori”, “Fuck” e “Shit”, le quattro colonne portanti della sceneggiatura americana. Diario di un killer assomiglia a tutto tranne ad un film tratto da un testo teatrale.

Il rarissimo titolo italiano della VHS Penta Video

Questa busta di indifferenziata che per fortuna è stata prontamente raccolta – infatti il film è giustamente sparito subito dopo l’uscita – teoricamente parla dell’assassino di professione Dekker (Forest Whitaker) che fra un delitto e l’altro si filosofeggia addosso, ed essendo giunto alla conclusione che non può fidarsi degli amici per raccontare le sue storie di ammazzamenti, prova a raccontarle ad uno psichiatra come fossero sogni. Un’idea che forse poteva anche portare a qualcosa di interessante, se non durasse due minuti e poi venisse abbandonata come mozzicone spento. In realtà il film è pieno di idee buttate a casaccio e poi abbandonate, quindi temo ci sia un volontà dietro. La volontà di scrivere una porcata.

Un assassino che veste come un investigatore anni Venti

Deciso a smettere, Dekker come al solito accetta un ultimo contratto – ah, quanta fresca inventiva! – dal suo capo Koenig (Seymour Cassel, attore all’epoca presente in tutti i film ma sempre in minuscoli ruoli), il quale gli affida un incarico ben strano. C’è quest’uomo che è stanco della moglie appiccicosa, così vuole pagare un mare di soldi perché venga massacrata, sia lei che il suo bambino neonato, e vuole un pezzo della donna per essere sicuro dell’avvenuto lavoro. Mi sembra un tantino esagerata come trovata, visto che il committente non è un re del narcotraffico ma un tizio qualsiasi, che vive in un tugurio. Curioso poi che tornare a casa e trovare la moglie massacrata non valga come “prova” dell’avvenuto lavoro, no, vuole che gli venga consegnata la testa. Ma che senso ha?

Che gli hai fatto a tuo marito, che vuole maciullati te e tuo figlio?

Per fortuna è solo una delle infinite stupidate di cui questo filmaccio inguardabile è costellato, non c’è un solo fotogramma che abbia senso, è come se London avesse preso scene da dieci copioni diversi e le avesse buttate a casaccio su schermo. L’intento, all’apparenza, è quello di chiudere in una stanza l’assassino e la sua vittima – Jain, interpretata dalla sempre brava e purtroppo sottovalutata Sherilyn Fenn – così da metterli a confronto, farli parlare e avere dei dialoghi tesi da cui dipende la vita della povera vittima. Tutto sulla carta, perché in video ci solo due attori che recitano due copioni diversi, senza alcun legame l’uno con l’altro.

«Se tu mi amassi…» «Ma no che non ti amasso!»

La Fenn dice cose senza senso, si spoglia, si veste, pittura, cucina, un po’ pensa, un po’ scrive, tutto in totale contrasto con la situazione che la vorrebbe vicina all’essere maciullata. Dall’altra parte Whitaker (altro allievo del famigerato Roy London) guarda in alto, guarda in basso, fa una giravolta, la fa un’altra volta, porta una mano alla cintura e una alla cabeza: tutto pur di non spiegarci il motivo per cui è entrato in una stanza per uccidere una donna e non lo fa. È stanco di uccidere? Si è mosso a compassione? Non si sa, l’attore agita le mani, un paio di volte finge di voler uccidere la donna ma non ci riesce, ed è strano: la Fenn è grande come un braccio di Whitaker, risulta davvero difficile pensare che l’uomo non riesca ad avere ragione di lei.

Tranquilli, che arriva la panterona leopardata!

In tutto questo letamaio c’è un’apparizione di trenta secondi di Jim Belushi nel ruolo di un poliziotto, una roba appiccicata con lo sputo e priva di qualsiasi senso, giusto per fare bella figura e dire in giro “oh, nel mio film c’è Jim Belushi”, e infine per altri trenta secondi appare la sorella della vittima, Sharon nostra…

Si vede proprio che è andata a scuola di recitazione da Roy London

… che entra in scena con una pelliccia di leopardo vivo con sotto vestita con la tuta da lavoro di un operaio cileno. Possibile all’epoca nessuno abbia fatto notare all’attrice che vestiva da schifo in tutti i suoi film? L’avrà notato che quando ha smesso di vestirsi come una reduce somala ha iniziato ad essere notata?

Va’ che stile: modello autunno-inverno 1991

Per fortuna sia la Stone che Whitaker sono sopravvissuti a questo immondo filmaccio, e per un pochino l’ha fatto anche la povera Fenn. Ma ora è il momento di un altro assassino.


Diario di un assassino

Il citato successo di Sharon ha avuto la fortuna di cogliere al volo un altro fenomeno esplosivo dell’epoca: la nascita delle videocassette a prezzo economico, cioè il passaggio da cifre proibitive che solo i più appassionati (e dal portafoglio pieno) potevano permettersi a prezzi alla portata degli appassionati generici. E di lì a pochissimo c’è stato il secondo fenomeno, cioè l’esplosione delle videocassette in edicola, mezzo con cui i sempre più morenti giornali di carta cercavano di falsare i propri dati di vendita, strombazzando in giro le proprie tirature tacendo però il fatto che si dovevano esclusivamente al film in allegato a prezzi imbattibili.

All’epoca ero una creatura che si alimentava di edicole, ci passavo davanti ogni volta che ne avevo occasione e studiavo ogni uscita: era il mio internet! Così ho assistito alla nascita di questi due Re delle Edicola: Sharon Stone e Kevin Costner, quest’ultimo esploso con Balla coi lupi (1990) e pure lui vittima del recupero forzato da parte dei distributori italiani, che hanno invaso il mercato con film che spesso andavano lasciati inediti.

Così ricordo benissimo quel giorno (fra il 1993 e il 1994) in cui trovai due “killer” in edicola, visto che il giornalaio sotto casa mia aveva esposto sulla strada due enormi cartonati di uscite fresche in VHS: Trappola per un killer (The Gunrunner, 1989) con Kevin Costner e Diario di un assassino (Where Sleeping Dogs Lie, 1991) con Sharon Stone. Il trucco ormai lo conoscevamo tutti, era chiaro che si trattava di roba pezzente raccolta in giro e che i due attori grasso che cola se si intravedevano: potevano anche essere protagonisti, ma non erano ancora famosi quindi sarebbe stata una bojata assurda.

Il mistero però rimane: perché tutti questi assassini? Oltre al titolo di Costner, i distributori italiani per Sharon si sono inventati prima Diario di un killer e poi Diario di un assassino, ma perché? Quando poi nel 1996 James Woods ha interpretato Killer: A Journal of Murder è stato potente l’orgasmo dei titolatori italiani, che hanno fuso i due film della Stone per tirare fuori Killer – Diario di un assassino.

Il 19 novembre 1992 riceve il visto della censura italiana senza divieto di sorta ma non ho trovato alcuna traccia di proiezione in sala. Di sicuro invece di lì a poco esce in VHS Eden Video
Nel pomeriggio di lunedì 28 febbraio 1994 inizia la vita del film su Tele+1, e quando l’ho visto all’epoca ricordavo il cartonato fuori dall’edicola, quindi già sapevo sarebbe stata una fregatura.

Non avendo trovato alcuna versione del film, né in italiano né in inglese, non posso che affidarmi alla mia memoria di quella visione su Tele+1 di quasi trent’anni fa: un film anonimo e da dimenticare, con Dylan McDermott che riesce a sbagliare ogni film. Non è facile sbagliarli proprio tutti, ma lui ha questa dote. Tutt’altro discorso in TV, dove per anni ho venerato la sua serie “The Practice” (1997-2004), che considero ancora tra i migliori legal thriller televisivi.
Ricordo che Sharon appariva vagamente in qualche scena, se non ricordo male è l’agente del protagonista, e come sempre è pura carta da parati. Stando alle immagini sul retro della VHS italiana finalmente Sharon ha smesso i panni da profuga e si mostra molto più “hollywoodiana”, ma temo il suo ruolo nel film non superi i due o tre minuti.

Retro della VHS italiana, per truffare gli spettatori

Sembra incredibile che un’attrice di filmacci di così bassa lega sia arrivata a conquistare Hollywood, dopo dieci anni passati a mancarla, e tutto grazie solo alla capacità di stuzzicare… i bassi istinti dei produttori prima e degli spettatori dopo, come vedremo la prossima settimana.

L.

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15 risposte a Sharon Stone racconta 13. Di killer e di assassini

  1. Cassidy ha detto:

    Tra la didascalia su “Amasso” e il commento sullo stile di Sharon nel vestire, ho sputato la colazione dal naso ridendo, mamma mia un miracolo avere ancora una carriera dopo una doppietta di filmacci così! Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Ahahahaha! Mi associo a Cassidy: tra leopardi vivi, operai cileni e reduci somale, la parte sul vestiario sarebbe da incorniciare e rileggere ogni volta che ti vuoi fare una ghiotta risata!!! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tutto merito di Sharon, che non aveva proprio capito come funzionasse il mondo di Hollywood, né sembra aver mai goduto dei consigli di una costumista sul set, che bruciasse i suoi vestiti e le desse qualcosa di decente 😀

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  3. Zio Portillo ha detto:

    A sto giro mi sa che non ho visto nessuno dei due… Però mi immagino il dialogo tra la Stone e il suo agente nel ’91. “Sharon, bella de papà, sei tanto bravina e tanto caruccia, ma non sei scopabile! Insomma, stai a Hollywood non alla Sagra della Porchetta di Ariccia. Qua non basta essere bravini, carini e tutti perfettini. Bisogna che il pubblico voglia saltarti addosso. E poi, sarai stata pure una modella ma lasciatelo dire: ti vesti proprio demmerda!”
    “Ok, e che ci vuole? Bastava dirmelo prima eh!”. E fu così che nel ’92 venne giù tutto: total white verginale ma smutandata sotto. Il Big-Bang dei videoregistratori che a furia di Play-Pause-Slow-RWD-Play-Pause-Slow-RWD caddero come mosche a uno a uno dopo un’eroica resistenza. E noi eravamo tutti come Wayne Knight: sudaticci che deglutivamo assorbiti dalle cosce.

    Sono proprio curioso di cosa verrà fuori venerdì prossimo…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mai la moviola dei videoregistratori è stata usata come nei primi anni Novanta 😀
      Non servono abiti elaborati a fare colpo, basta la semplicità… e cosa c’è di più semplice del NON portare abiti? 😀
      Non so ancora cosa verrà fuori venerdì, devo ancora scoprirlo io stesso…

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  4. Giuseppe ha detto:

    Beh, Dylan McDermott almeno un film non l’ha sbagliato: il mitico “Hardware” di Richard Stanley (concordo sulla carriera televisiva, rispetto alla quale quella cinematografica finisce per valere sì e no un mignolo) 😉
    E’ che pure Sharon qui non scherzava affatto a proposito, facendo addirittura affidamento a delle consulenze ad hoc (costumisti distratti e un del tutto superfluo Roy London) per poter sbagliare ancora di più 😛

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  5. Sam Simon ha detto:

    Belli (si fa per dire) questi filmacci che sprecano attori e attrici bravi (ho visto anche il nome di Tom Sizemore su una di quelle copertine!) in progetti che non valgono niente… A sto punto sono curioso di sapere come si riprese la Stone dopo questa serie di lavori non eccelsi! :–)

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  6. Kukuviza ha detto:

    Sharon a questo punto è un’insospettabile regina della Z!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per la sua carriera anni Ottanta è l’Imperatrice della Z, poi però si è “rovinata” azzeccando un film, ma tranquilla: subito dopo “Basic Instinct” ne ha sbagliati così tanti che è tornata al suo ruolo primario ^_^

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