[Multi-Recensioni] Film storici su Prime Video (4)

Il vasto catalogo Prime Video, grazie ad accordi con prolifiche case distributrici, offre molta scelta nel genere storico: ecco un viaggio dove la Storia inizia per Z.



Revolution
(USA 1985)
In DVD e Blu-ray e Eagle Pictures dal luglio 2018.
Disponibile su Prime Video.

Per anni ho visto la locandina di questo film sulla rivista “CIAK” e in videoteca, ma non mi è mai capitato di vederlo in TV, e di sicuro non avrei mai speso soldi per noleggiare Al Pacino. Così ci ho messo più di trent’anni per vedere questo film, scoprendo che non ho perso proprio niente.

Siamo nel pieno della settecentesca Guerra d’indipendenza americana, con quegli zozzi degli inglesi – tutti antipatici e stronzi, come li vuole l’immaginario americano – stanno falcidiando gli eroici rivoltosi americani. In tutto questo c’è Ferruccio Amendola, doppiato dal corpo di Al Pacino, che si disinteressa agli eventi: «E a me che me ne frega a me: io faccio il pescatore!» Abbracciato al figlio, il nostro pescatore pesca forte, tira dài pescatore, pochi pesci nella rete e lunghi giorni in mezzo al mare, come canta Pierangelo Bertoli, mentre con la voce Ferruccio ripercorre ogni timbro vocale. Mi è sembrato anche di sentirlo gridare «Adrianaaa!» ma forse mi sono sbagliato.

La guerra al pescatore gli ha ucciso tutti, moglie, figli, nipoti, congiunti vari, il cane, il gatto, l’elefante e due liocorni, e appena il protagonista conosce qualcuno arriva un inglese ad ammazzarglielo. «Di chi è questa giacca?» «È mia» «Allora te l’ammazzo! E queste scarpe?» «Mie» «Allora ti ammazzo pure quelle». In pratica la Guerra d’indipendenza è nata solo per ammazzare parenti e conoscenti del protagonista, mentre Ferruccio Amendola grida stridulo e particolarmente fastidioso.

Capito finalmente che gli inglesi sono stronzi e infami, come vuole la cultura americana, Ferruccio scende in campo e mitraglia il nemico con tutte le battute di Pacino, Stallone e De Niro, finché gli inglesi non si arrendono sotto il peso di un’arma così spietata.

Torna a casa, ragazzo, e di’ che hai conosciuto Al Pacino

In ogni singolo fotogramma c’è Al Pacino in posa plastica, giovane petto alle barbarie nemiche, che grida «Io sono Al Pacino e voi no», con una recitazione inesistente perché tanto questo non è un film: è propaganda di regime per veicolare l’odio contro i britannici tipico della cultura americana e per far vedere che Al Pacino non è il più grande attore del mondo, è l’unico attore del mondo.

Una dose letale di dozzinalità con Ferruccio Amendola che grida dilaniandosi le corde vocali: da evitare accuratamente, a meno che non siate fan sfegatati di Al o del tipico racconto storico all’americana.



Sul filo dell’inganno
(The Deceivers, Gran Bretagna 1988)
In DVD Dolmen dal gennaio 2009.
Disponibile su Prime Video.

Il multiforme Nicholas Meyer fra uno Star Trek, uno Sherlock Holmes e una commedia con Tom Hanks trova il tempo di portare su schermo il romanzo The Deceivers (1952) di John Masters, primo di una trilogia indiana del tutto inedita in Italia.

Siamo nell’India del 1825, in cui la Compagnia delle Indie persegue il suo scopo primario, come ci rivela il protagonista: non fare niente e impedire agli altri di fare qualcosa. Questo comportamento non piace al militare William Savage (Pierce Brosnan), che invece amministra la sua regione con giustizia ed equità e vorrebbe costruire scuole e strade, ma la burocrazia lo blocca in ogni modo.

Dopo aver assistito ad un crudele atto di sangue fra locali, Savage viene a conoscenza che esiste una setta segreta di stampo religioso dedita all’omicidio: pare si chiamino Thugs. Visto il totale disinteresse del potere centrale britannico, che anzi penalizza il solerte militare perché vuole fare indagini, Savage si trucca da indiano e riesce ad infiltrarsi nella setta come nuovo accolito.

Scoprirà un culto ignoto agli occidentali e un mondo di sensazioni inconcepibili, tanto che sarà sempre più difficile distruggere i Thugs dal loro interno.

Quanti passaggi servono per trasformare il bianco più bianco Brosnan in un credibile indiano?

Sarebbe scorretto commentare il film con il gusto odierno, perché sicuramente negli anni Ottanta era un prodotto più che onesto, che anzi si prefiggeva di raccontare la scoperta di una setta di assassini che colpirà molto l’immaginario collettivo, infatti la si trova nel classicone Gunga Din (1939)

Pierce Brosnan è più che credibile nel ruolo dell’impettito britannico e a sorpresa sa rendere molto bene il crollo dei suoi sacri valori, non ultimo quello religioso, di fronte alle sensazioni emanate dalla dea Kalì a cui non è facile opporre resistenza. Un film onesto, sicuramente legato alla sua epoca ma credo ancora perfettamente godibile oggi.

Vi anticipo che sabato, in omaggio a questo film, farò un viaggio nei Thugs a fumetti!



La battaglia dei tre regni
(Chi bi / Red Cliff, Cina 2008)
In DVD e Blu-ray e Eagle Pictures dal febbraio 2010.
Disponibile su Prime Video.

Dalla mia recensione d’epoca su ThrillerMagazine (25 ottobre 2009):

Nell’inverno fra il 208 ed il 209 d.C., l’ultimo primo ministro della decadente Dinastia Han, Cao Cao (Fengyi Zhang), cercò di fermare l’evidente crollo della Dinastia restaurando il potere imperiale su tutto il regno. Dopo una vittoriosa campagna in cui aveva unificato la Cina del Nord, Cao Cao ne iniziò un’altra per il controllo del Sud. Ma in quell’inverno il primo ministro si trovò davanti all’alleanza degli altri due potenti regni, governati da Liu Bei (Yong You) e Sun Quan (Chen Chang). I due signori della guerra strinsero alleanza ed affrontarono la superiorità numerica di Cao Cao, vincendolo nella battaglia navale delle Cime Rosse (Red Cliffs) e scacciandolo dalla provincia del Jingzhou.

Questi ed altri eventi storici, fino all’unificazione totale dei Tre Regni nel 280 d.C., sono stati narrati in forma epico-poetico-letteraria dal “Romanzo dei Tre Regni” (Sanguó yanyì), narrazione tramandata in forma orale e pubblicata in forma scritta solamente nei primi anni del 1300. La paternità è attribuita allo scrittore Luo Guanzhong, che in quest’opera racchiude cronaca storica, poesia ed epica letteraria creando quello che viene definito uno dei quattro grandi testi classici della letteratura cinese.

Tante splendide scene di massa riccamente colorate, peccato l’opera sia la solita propaganda cinese

John Woo, tornato in Asia, confeziona un film tecnicamente e stilisticamente impeccabile: colossali scene di massa come non se ne vedevano da tempo al cinema, costruzioni immani e tutto quanto può creare sensazione sul grande schermo… ma il Romanzo dei Tre Regni non è niente di questo! Il testo di Luo Guanzhong è un romanzo fatto di persone (i personaggi nel testo sono migliaia!), costruito sulle loro emozioni, su difetti e virtù. È anche un poema: la narrazione infatti è continuamente arricchita da poesie. Il film di John Woo dimentica tutto questo, dimentica l’epos che ha reso celebri molti film dei suoi connazionali, dimentica l’importanza dei personaggi e dirige un film storico che può essere considerato null’altro che una spettacolare e minuziosa cronaca di guerra.

Un grande film, va precisato e ribadito, una grande operazione per una grande storia, ma alla fine rimane in bocca l’amaro della perdita dell’epica, della passione e della poesia che in altri casi la cinematografia asiatica aveva regalato. L’unica eccezione che Woo dona al suo pubblico è la sua “firma”: una colomba bianca, presente in tutti i suoi film, che in questo vola sopra tutto e tutti, in una scena memorabile.



Armada – Sfida al confine del mare
(Admiral, Olanda 2015)
In DVD e Blu-ray e Blue Swan dal febbraio 2019.
Disponibile su Prime Video.

Tutti noi siamo perfettamente a conoscenza della situazione socio-politico-militare dell’Olanda del Seicento, no? Io personalmente so che c’erano gli olandesi. Punto. Questo film non si premura di raccontarmi altro.

Ritiratosi Maarten Tromp (un cameo di pochi secondi di Rutger Hauer), viene chiamato Michiel de Ruyter (Frank Lammers) a comandare l’Armada olandese contro la flotta di quegli zozzi di britannici, che li odiano tutti. Malgrado i dubbi sulla sua nomina, l’ammiraglio de Ruyter porta subito gli olandesi alla vittoria e quindi tutti lo acclamano, visto che la disciplina olimpica del salto sul carro del vincitore è praticata ovunque, in ogni epoca.

Tutto qua quello che ho capito della trama del film, un’opera di quindici ore che non spiega una mazza di niente perché è chiaro si rivolga esclusivamente ai propri connazionali, che questa roba sicuramente la studiano a scuola.

Per sapere tutto quello che il film non racconta su Michiel de Ruyter rimando a Wikipedia.

Tante barchette in mezzo al mare, ma senza alcuna narrazione intorno

Sicuramente il prodotto è di pregiata fattura, le battaglie navali sono molto ad effetto e ricche di grande potenza visiva, il problema è che sono la parte minoritaria di un film fatto di rapporti umani e di potere, con personaggi ignoti che l’autore non si premura di spiegare e dinamiche del tutto incomprensibili a chi non sia ferrato nella storia di quel paese e di quell’epoca.

Bei paesaggi, belle navi ma narrazione quasi del tutto assente perché dà per scontata ogni cosa. Un’occasione mancata per far conoscere al resto d’Europa il passato di questa piccola terra che ha fatto un sacco di rumore.



Ignazio di Loyola
(Ignacio de Loyola, Spagna 2016)
In DVD e San Paolo dall’ottobre 2018.
Disponibile su Prime Video.

Il filippino Paolo Dy scrive e dirige un’agiografia che fa quello che fanno tutte le agiografie: racconta la vita di un santo. Ovviamente una vita santa, perché il santo è sempre santo, anche prima di diventare tale.

A cavallo tra Quattro e Cinquecento il giovane e nobile soldato Iñigo de Loyola (Andreas Muñoz) guidando i suoi uomini in battaglia rimane gravemente ferito alla gamba, tanto che zoppicherà per il resto della vita: subito dopo scopre che quella battaglia per cui ha sacrificato tanto è stata del tutto inutile. Capita la vanità della guerra, Iñigo cerca altre strade nella sua vita.

La sua nobile famiglia non prende bene lo scoprire che il giovane rampollo un bel giorno esce di casa, vestito di stracci, con l’intenzione di mendicare in giro per il paese, e questo perché la famiglia non sa che quello è il primo passo sulla strada della santità. Creati dei propri “esercizi spirituali”, Iñigo finisce subito a scontrarsi con l’istituzione ecclesiale, poco propensa ad accettare le novità dei “giovani d’oggi”.

Il soldato a cui appiopparono la santità (semi-cit.)

Il film è palesemente diretto ad un pubblico di fedeli – l’essere distribuito in Italia dalla San Paolo la dice lunga – e sebbene sia curato lo stesso rimane un’agiografia: qualsiasi approfondimento storico è bandito, qualsiasi approfondimento psicologico dei personaggi è ignorato, qualsiasi aspetto di pura narrazione è lasciato alla fantasia dello spettatore. Abbiamo Iñigo che si sveglia santo – anche se un po’ già lo era – e comincia a santeggiare.

Si sa che ogni santo ha conosciuto il pozzo nero del dubbio, ed è questo in fondo che li fa amare, in quanto li si sente più vicini a noi peccatori. Per Iñigo conierei l’ossimoro di “dubbio santo”, nel senso che anche nel momento di maggior insicurezza il santo rimane santo, il che annulla l’idea stessa di dubbio.

Due ore sante di santo racconto della santa vita del santo santo. Solo per “addetti ai lavori”.



Samurai Marathon – I sicari dello shogun
(Giappone 2019)
In DVD e Blu-ray Eagle Pictures dall’aprile 2021.
Disponibile su Prime Video.

Tratto dal romanzo omonimo del 2014 di Akihiro Dobashi, il film è una di quelle ricostruzioni storiche romanzate che servono per ammantare di ulteriore leggenda una pratica comune, visto che ancora oggi i giapponesi celebrano la “samurai marathon”.

Nella seconda metà dell’Ottocento il Giappone comincia ad aprirsi al mondo, dopo secoli di chiusura totale, e ovviamente il passaggio non è indolore. Mentre arrivano le navi degli stranieri, con gli immaginabili problemi linguistico-culturali, uno dei signori si rende conto che troppi decenni di pace hanno infiacchito i propri samurai: cosa succederebbe nel caso si giunga allo scontro con quegli strani occidentali?

Per riportare in forma i propri pigri samurai il signore decide di organizzare una maratona di quasi sessanta chilometri, a cui tutti sotto i cinquant’anni sono tenuti a partecipare. Assistiamo così a varie storie personali che si intersecano in una vicenda che da allora è entrata nella tradizione locale.

Con quelle robe ai piedi, mi sa che ben pochi completeranno la maratona

La ricostruzione è intrigante ma la storia è un po’ fiacca, senza alcun personaggio degno di nota: la voglia di inserire più personaggi alla fine fa sì che rimangano tutti dei semplici stereotipi, a cui lo spettatore non si affeziona mai.

Deliziosa l’idea del giapponese cattivo che si impossessa di una Colt 45 americana, che sin dai tempi di Kurosawa è l’arma dei vigliacchi: il combattente onorevole è quello che usa la spada, non la comoda pistola che colpisce a distanza. Non so se sia una citazione, ma è l’unico aspetto interessante di un film che scorre via velocemente senza lasciare gran che.


L.

– Ultimi film disponibili su Prime Video:

Informazioni su Lucius Etruscus

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15 risposte a [Multi-Recensioni] Film storici su Prime Video (4)

  1. Cassidy ha detto:

    A casa Cassidy “Revolution” era un titolo a portata di mano, avevamo la vhs registrata da un passaggio tv e tante volte ho provato a vederlo, alcune anche per intero, ma non mi è piaciuto proprio mai (storia vera), meglio “Il patriota” con Gibson a questo punto, almeno quello non faceva finta di essere storicamente corretto.
    Il ritorno di John Woo in patria regala quella scena che hai descritto, una bomba purtroppo non come il resto del film. Brosnan è sottovalutato come attore ma ora aspetto lo speciale sui Thugs, gli altri mi mancano invece, proverò a dare un’occhiata almeno ai samurai 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      All’epoca Ferruccio Amendola doppiava tutti gli attori quindi non ci si faceva caso, ma sentito oggi fa sanguinare le orecchie per quanto facesse sempre la stessa voce! Vedere un soldato del Settecento che parla con la voce di Taxi Driver e Rocky fa davvero svalvolare la visione! 😀
      Il film sui samurai è una bella messa in scena in costume ma la trama è un po’ leggerina, si vede che è solo un film fatto per festeggiare quella maratona in qualche modo.

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  2. Zio Portillo ha detto:

    Sicuramente da ragazzino ho visto “Revolution” (solo perché c’era Ferruccio al doppiaggio, altro che Pacino!) e pure “Sul filo dell’inganno” con Brosnan (che faceva battere il cuore di mia mamma ben prima che diventasse Bond! Quanto tutte le donne impazzivano per Pierce/007, mia mamma era già passata oltre. Probabilmente a Clooney scoperto in “E.R.”…). E infine vidi al cinema “La battaglia dei tre regni”.
    Ora come ora non so quale dei tre ricordo meno…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se l’hai visto al cinema credo allora fosse il “condensato” dei Tre Regni, due film di quattro ore totali fuso in due o tre ore italiane, non ricordo più. All’epoca della sua uscita invece mi sono visto le quattro ore in cinese sottotitolato in non ricordo che lingua, proprio per cercare di apprezzare maggiormente quell’operazione, lo stesso non riuscendoci.

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  3. Kekkomereq ha detto:

    Tra i momenti più involontariamente comici ci sono anche Annie Lennox che passa il tempo a scrivere “Pisciate sugli inglesi” e Donald Sutherland con il neo peloso (qualche truccatrice non si sarà trovata il pennello arrivata a casa). Tra l’altro questo appartiene al genere de ‘L’altro tipo di catastrofici’. Al tornò al cinema quattro anni dopo dopo questo capolavoro.

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Dovresti cambiare il titolo al primo film, secondo me RevoluZion è più adatto XD

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  5. Madame Verdurin ha detto:

    Mi è piaciuto la Battaglia dei Tre Regni, l’ho perfino visto una seconda volta poi. Non conoscevo proprio il libro, ma qui di personaggi ce n’erano già tanti, avrei fatto troppa confusione se fossero stati di più!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Lo stile di Woo è sempre un bel vedere e le scene di massa sono splendide, il problema è che appunto la storia è troppo grande, anche per un film di 4 ore, e troppa roba rimane fuori: purtroppo tutta la roba buona, tipo l’approfondimento dei personaggi.

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Sono al mare questa settimana con connessione latente ma appena rientro controllo quanti ne ho perché, per deformazione professionale, i film storici li devo avere TUTTI 😁😄
    (Ma di quelli elencati già diversi ne posseggo e li ho naturalmente visti 😉)

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  7. Giuseppe ha detto:

    E’ un vero peccato che film aventi potenzialmente tutte le carte un regola per sfondare pure al di fuori dei confini nazionali, come appunto “Armada – Sfida al confine del mare”, poi trascurino di giocarsi proprio una carta fondamentale: il background storico locale spiegato ai non autoctoni
    (impossibilitati a contestualizzare personaggi e avvenimenti che scorrono su schermo). Oppure, potendo contare su una maggiore conoscenza condivisa dei fatti storici, decidono di metterli da parte per venire incontro a un pubblico a cui non interessa tanto una ricostruzione reale quanto la sua versione idealizzata, come in “Ignazio di Loyola”. Forse l’unico del gruppo a salvarsi in qualche modo (dall’essere film storico che non approfondisce la storia, intendo, ), alla fine, è proprio “Sul filo dell’inganno”…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Armada poteva essere davvero un’ottima occasione per conoscere la superpotenza dell’epoca, che a parte qualche vaga menzione nei libri di storia non ha lasciato altro di sé, invece parla solo ai suoi pochi connazionali rinunciando al resto del mondo.
      “Sul filo dell’inganno” è un film anni Ottanta, ma comunque è una buona storia con un buon Brosnan che ti consiglio.

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  8. Pingback: [Comics] Bonelli contro i Thugs! | Il Zinefilo

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