Turbulence 2 (1999) Fear of Flying

Il 10 agosto 2021 Teleuniverso ci regala a sorpresa un film di cui ignoravo l’esistenza: quanto “successo” deve aver avuto Turbulence (1997) con Ray Liotta perché sia nato questo seguito? In realtà la trama è totalmente slegata, semplicemente è un tipico film da “terrorista a bordo”, ma anche un po’ della serie “Disastri aerei“.

Stando ad IMDb, Turbulence 2: Fear of Flying esce prima nelle videoteche russe (settembre 1999) che in quelle americane (settembre 2000), mentre di sicuro Italia1 lo trasmette nella prima serata di lunedì 26 giugno 2000 con il titolo Turbolence 2, con una “o” a capocchia. Ma tanto il titolo verrà scritto in vari modi, così come per il numerale (a volte romano, a volte arabo).
MHE lo porta in DVD dal settembre 2007.

Il regista David Mackay per fortuna solo raramente si affaccia al cinema, mentre fra gli sceneggiatori troviamo il rogercormaniano Rob Kerchner, autore di perle marroni come Bloodfist 5 (1994), New Crime City (1994), Bloodfist 6 (1995), Bloodfist 7 (1995) e Carnosaur 3 (1996).
Ma c’è anche Kevin Bernhardt, autore di diversi film con Dolph Lundgren, da The Peacekeeper (1997) a Jill Rips (2000) ad Agent Red (2000), futuro (pessimo) autore di Elephant White (2011).

Insomma, il meglio del peggio…

Anche la grafica cerca di creare turbolenza nello spettatore

Le gambe sono il modo più sicuro di camminare. Quante volte avete sentito questa frase? Nessuna, perché è vera e quindi non c’è bisogno di dirla.
L’aereo è il modo più sicuro di viaggiare. Quante volte avete sentito questa frase? Milioni di volte. Perché non è vera e quindi c’è bisogno di ripeterla.

Ricordo ancora la prima volta che ho sentito questa ridicola frase, era in Rain Man (1988) e la diceva il personaggio autistico: quindi era vera, perché era frutto di statistiche che lui conosceva a memoria. Quali statistiche? Nessuno lo sa.
Quali studi sono stati fatti per affermare che l’aereo sia il mezzo più sicuro? Visto che è una frase ripetuta milioni di volte, soprattutto nei film che prendono sovvenzioni da linee aeree, dovrebbero essere noti i dati che portano a tale granitica certezza. Invece non vengono MAI citati da nessuno. Non fanno neanche quella penosa finta come si usa nelle pubblicità italiane, che sparano robe del tipo «Studi clinici dimostrano…» Ma quali studi? Studi clinici pubblicati dove? Da chi? Boh.

A non credere alla grande balla dell’aereo sicuro c’è un gruppo di irriducibili che però per lavoro sono costretti a viaggiare, così partecipano ad un corso di finissima psicologia per superare la paura del volo.
Il corso prevede che questi tizi entrino in un finto aereo e rimangano calmi, con la geniale psicologa che ripete loro, come un mantra, quanto l’aereo sia il mezzo più sicuro. E che ci vuole? È un aereo finto! Eppure non ci riescono, al gruppo prende il panico al solo pensiero che quell’aereo potrebbe volare.

Il gruppo “volofobici” (si dice così? Boh, l’ho appena inventato) è formato da volti ben noti, come la sempre splendida Jennifer Beals e quella faccia sempre da infame di Jeffrey Nordling

Due irriducibili volofobici che per lavoro… volano!

… e chiude il trittico di protagonisti il genio del computer Craig Sheffer. Ve lo ricordate Craig Sheffer? Bei tempi…

Jennifer vuole fare l’assistente di volo ma ha paura di volare, che si vede proprio come abbia le idee chiare, mentre Craig fra il genietto del computer e per lavoro progetta aerei, su cui però ha paura di salire. Forse perché lo sa che sono progettati male.

Che tempi, quando c’era Craig Sheffer in TV

I nostri eroi volofobici partono su un aereo come se niente fosse: ma come, all’inizio ci vengono mostrati incapaci di salire anche solo un aereo finto, e ora tranquillamente volano su uno vero? Ammazza che sceneggiatura sottilissima.
Ovviamente arriva il problema in aria, quando una turbolenza incastra il pilota nel cesso… Cioè il pilota dell’aereo lascia i comandi per andare in bagno e un vuoto d’aria sta per far schiantare l’aereo, finché il pilota, incastrato, riesce ad uscire dal cubicolo e riprendere il controllo. E il secondo pilota dov’è? E poi basta un vuoto d’aria a far disinserire il pilota automatico? Ma chi l’ha scritta ’sta roba? Mi sa uno sceneggiatore incastrato nel cesso.

Fatemi uscire, m’è scappata una sceneggiatura!

Se non bastassero i vuoti d’aria e i piloti chiusi in bagno, questo volo jellato porta pure a bordo alcuni terroristi con del gas nervino, ma in realtà è lo sceneggiatore ad aver messo del gas nel suo vino per partorire la stupida sceneggiatura che segue.

Quando pensi che non possa andare peggio… arriva Tom Berenger

Tranquilli, che a risolvere tutto nella torre di comando c’è Tom Berenger, fresco de L’ombra del dubbio (1998) e Analisi di un delitto (1998).
L’attore è in piena fase di negazione, non ha voglia di fare niente e niente fa, si limita a starsene con le braccia conserte e con la faccia di uno che dice “non mi seccate, che sto dormendo”. La sua fatale presenza nel film è annunciata con scrosciar di fulmini come Frau Blücher

Tom Berenger… Hiiiiiiiii!!!

Quello che segue è un indigesto guazzabuglio di robe che solo uno sceneggiatore sul cesso poteva scrivere, e visto che qui ci sono tre sceneggiatori doveva essere ben affollato quel bagno. Mentre i nostri eroici Jennifer e Craig girano per l’aereo facendo robe, il cattivo terrorista riesce a mietere l’unica vittima della vicenda.
Non sono un esperto di aerei né un ingegnere o altro, ma dubito fortemente che si possa aprire il portello di un aereo in volo per buttare fuori qualcuno, rimanere affacciato a lanciare la “frase maschia” da cattivo e poi richiudere senza alcuna difficoltà. Giusto per dare un’idea del grado di profonda nullità di tutta la vicenda.

Ma sì, apriamo un attimo, giusto per far cambiare aria

Il rifuggire da ogni situazione che potrebbe risultare interessante, intrigante o divertente rende la visione oltremodo noiosa, quando con quegli attori coinvolti si poteva tirar fuori un filmetto almeno divertente, anche solo per ridere in faccia agli attori medesimi.

L’unica turbolenza che si prova durante la visione… è la visione stessa!

L.

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9 risposte a Turbulence 2 (1999) Fear of Flying

  1. wwayne ha detto:

    Eccome se me lo ricordo Craig Sheffer: ha recitato da protagonista nel mio film preferito in assoluto, In mezzo scorre il fiume. Il regista di quel film (che è sempre stato un fenomenale talent scout, ha lanciato anche Timothy Hutton e Scarlett Johansson) gli affiancò in un ruolo di contorno un altro attore promettente, un certo Brad Pitt: paradossalmente in seguito la spalla ha fatto una carriera molto più brillante del protagonista.

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Ahahaha! E come in occasione di Frenzy grazie per dare senso, con le tue recensioni, a film che altrimenti poco ne avrebbero!
    La mia parte preferita è il pilota che si incastra nel cesso, mentre i “volofobici” che non lo sono più tutto ad un tratto e l’uomo gettato fuori dall’areo con frase maschia al seguito, completano il podio della Z! 🙂

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  3. Cassidy ha detto:

    Non dobbiamo temere la paura stessa come nella famosa frase di Roosevelt, ma la visione stessa di questo film. Mamma mia povera Jennifer Beals, la sua carriera è proprio precipitata, mi sembra il caso di dirlo 😉 Cheers

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  4. Madame Verdurin ha detto:

    Complimenti, quello dello sceneggiatore incastrato nel bagno è davvero geniale!
    E dire che io, quando i miei bambini mi chiedono di inventare una storia, mi preoccupo sempre che non sia abbastanza originale o che non sia interessante… invece c’è chi scrivendo sceneggiature così, finché è in bagno, ci campa!

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  5. Giuseppe ha detto:

    L’unica cosa curiosa di questo film consiste -per me- nell’aver scoperto che lo sceneggiatore Kevin Bernhardt non è, come credevo, un semplice omonimo dell’attore Kevin Bernhardt di Hellraiser 3, ma è proprio lui… voglio almeno sperare che del livello tossico di questa sceneggiatura lui sia meno responsabile di Kerchner!

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