[Comics] The Conjuring – The Lover 3 (2021)

Cover di Bill Sienkiewicz

Era solo questione di tempo prima che la Warner Bros decidesse di far fare il salto di qualità al Conju-verse, il suo universo narrativo nato dai casi dei coniugi Warren che da quasi dieci anni guadagna più di qualsiasi altro prodotto WB del nuovo millennio: è il momento che l’universo si espanda, infestando anche il medium fumetto.

Ecco l’elenco degli eStore dove potete trovarlo a soli 99 centesimi

A luglio 2021 (ma datato settembre!) la testata “DC Horror Presents” ospita una serie di storie brevi nell’universo di The Conjuring sullo stile degli storici fumetti horror d’annata, con tanto di false pubblicità interne che promettono occhiali a raggi X ed invocazioni demoniache che ti fanno rimorchiare in fretta.

La storia principale (a puntate mensili) è The Lover, scritta da David Leslie Johnson-McGoldrick (sceneggiatore di The Conjuring 2 e 3, ma anche di Aquaman) e Rex Ogle, e disegnata da Garry Brown, poi volta per volta ci sono storie brevi legate in qualche modo ad elementi della saga filmica.


The Lover (3)

Siamo ancora nell’Università di Denvers nel 1981, con Jessica tormentata da visioni continue che la terrorizzano e non le fanno vivere l’esperienza scolastica: cioè feste e ragazzi.

La sua compagna di stanza chiede il trasferimento perché una notte si è svegliata e Jessica era lì, a fissarla con occhi spiritati e un paio di forbici in mano: valle a spiegare che si stava difendendo dalla donna misteriosa che le appare ogni tanto in visione? Ormai si sparge la voce che Jennifer è “spiritata”, e qualcuno butta lì una battuta: «Chiamate gli Warren!» In effetti, Jessica pensa che l’unica soluzione sia informarsi sull’occulto.

Una piacevole lettura serale

La bibliotecaria dell’università la trova a consultare un testo generico, “Possession and the Occult” e decide di aiutarla, conducendola in una stanza segreta interamente dedicata ai libri sull’occulto.

Una stanzetta piena di libri demoniaci

La scrivania è chiaramente studiata per combaciare con The Conjuring 3 (2021)

Ovviamente la bibliotecaria non è la bibliotecaria, o almeno non solo: è l’Occultista, la donna che sta perseguitando Jessica nelle sue visioni.

Finalmente si palesa l’Occultista

La versione filmica interpretata da Eugenie Bondurant, in The Conjuring 3 (2021)

Ora che finalmente l’oscura signora si sta facendo sempre più presente, come si comporterà Jessica? Ne sapremo di più il mese prossimo.


Tales from the Artifact Room:
The Accordion Monkey

Direttamente dal Museo degli Artefatti degli Warren, Tim Seeley ai testi e Kelley Jones ai disegni si focalizzano su quella scimmietta che suona i piatti vista in Annabelle 3 (2019), che però sembra arrivare direttamente dal racconto The Monkey (1980) di Stephen King, oltre che dalla copertina della sua antologia Skeleton Crew (1985).

da Annabelle 3 (2019)

Per consolarli del suicidio della loro pazza infermiera Bellwether, ai neo-genitori del piccolo Joseph Harold viene regalato un giocattolo per il bambino: una scimmietta suonatrice («a concertina-playing ape»), che scatta a suonare ogni volta che si trova vicino al piccolo Joey, che pare apprezzare molto.

Quale bambino non impazzirebbe per questo giocattolo?

Dopo qualche mese diventa chiaro che ogni volta che la scimmietta suona… qualcosa di tragico coinvolge persone legata agli Harold, e volta per volta incidenti incredibili spezzano vite su vite. Indagando su questi misteri il direttore dell’ospedale che ha regalato la scimmietta scopre che questa era arrivata nelle mani dell’infermiera Bellwether mediante una sorta di patto demoniaco: aveva regalato un potente demone nelle mani di un bambino.

Va da sé che non riuscirà mai ad avvertire nessuno, perché un incredibile incidente lo maciulla…

Mai indagare troppo sulle scimmiette che suonano

Per fortuna la scimmietta giace silente nel Museo degli Artefatti di casa Warren, e speriamo di non doverla mai sentire suonare la sua musica demoniaca.

Appena letta questa storia a fumetti la mia memoria (o quel poco che ne rimane) è tornata alla mia giovinezza, quando ero un diciassettenne che impazziva per Stephen King, e appena in libreria è arrivata la ristampa dell’antologia Scheletri (Sperling & Kupfer) ero lì a comprarla: della mia esperienza con questo libro ho già parlato altrove.

Mentirei se dicessi di ricordare il racconto della scimmietta, così me lo sono riletto, e sicuramente se lo è riletto Tim Seeley prima di scrivere questo fumetto, così come ancora se l’era letto Kenneth J. Berton alla sua uscita, prima di scrivere con i suoi compagni di merenda il film Il dono del diavolo (The Devil’s Gift, 1984), giunto in Italia per Mondadori Video nel 1992.

Per non scrivere “tratto dal racconto di Stephen King” nei titoli di testa, anche perché poi avrebbe dovuto pagare i diritti all’autore, Berton cambia un po’ le carte in tavola, anche perché all’epoca King è un tizio noto, è «l’autore di Shining», ma il film Poltergeist (1982) è la bomba del secolo. Berton ricopia identica la struttura del film di Hooper/Spielberg ma invece di un televisore… c’è una scimmietta.

Un pupazzetto così piccolo, un male così grande

Non so se qualcuno magari in precedenza aveva già scritto qualcosa di simile, ma certo avere un film del 1984 che mostra una scimmietta giocattolo che ogni volta che fa schioccare i suoi piattini succede una tragedia, esattamente come quattro anni prima scriveva King nel suo racconto – apparso nel novembre 1980 sulla rivista “Gallery” come inserto staccabile – fa nascere il legittimo sospetto di scopiazzamento.

Occhio che ci vuole un attimo a far schioccare i piattini

Il racconto di King è strutturato “al passato”, cioè il padre di famiglia scopre che suo figlio ha trovato la scimmietta che il genitore era convinto d’aver neutralizzato, seppellendola in un pozzo, e con la memoria ritorna a tutti gli eventi luttuosi ascrivibili al maligno giocattolo. Invece il film è più lineare e assistiamo al bambino che riceve il giocattolo e al padre che man mano capisce come le tante fatalità che vediamo siano riconducibili alla scimmietta.
Seguendo il copione di Poltergeist, arriva pure l’anziana medium, che già che è lì… c’ha pure la ouija board! Non ci facciamo mancare niente.

Medium, ouija e scimmia indemoniata: piatto completo!

Il film è paccottiglia che non merita altra attenzione – lo trovate in italiano sul Tubo (finché non lo cancellano) – ma è curioso come si rifaccia palesemente al racconto di King senza accreditarne il nome, esattamente come oggi, più di 35 anni dopo, questo breve fumetto di Tim Seeley faccia lo stesso.

Che invece la presenza della scimmietta del Museo degli Warren faccia riferimento a qualche “caso demoniaco” a cui tutti gli autori citati fanno riferimento? Attendiamo ulteriori ricerche.

Quando pensate che sia tutto finito… Stephen King sferra il suo colpo migliore

Un’ultima curiosità. «La scimmia era andata, forse depositandosi sul tetto o sul cofano della Studebaker di Amos Culligan sul fondo del Crystal Lake. Andata per sempre». Far finire la storia con la scimmietta sepolta (forse) nelle acque di Crystal Lake, solo sei mesi dopo l’uscita nei cinema di Venerdì 13 (maggio 1980), è un colpo gobbo delizioso che solamente un fan malato di cinema horror come Stephen King poteva sferrare.

L.

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8 risposte a [Comics] The Conjuring – The Lover 3 (2021)

  1. Cassidy ha detto:

    Finale incredibile! Quella scimmietta ovunque compaia fa danni, talmente radicata nella cultura americana che anche in “Toy Story 3” compariva, facendo da allarme e inflessibile secondino dell’asilo/carcere dove finivano i protagonisti. Anche in un film Pixar riusciva ad essere inquietante! Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Questi giorni si viaggia molto sui binari dell’horror nello zinefilo, e ciò non mi dispiace affatto!
    Oltretutto alla luce di un post tra narrativa, fumetto, film, citazioni che contiene tantissime chicche interessanti, a partire dal geniale colpo di coda finale del nostro buon Stephen! 🙂

    Piace a 1 persona

  3. Giuseppe ha detto:

    La scimmietta finita nelle acque di Crystal Lake spiegherebbe parecchio di quello che è successo dopo, effettivamente 😉
    Comunque sì, pare anche a me che Tim Seeley abbia preso qualche spunto da King in questo frangente…

    Piace a 1 persona

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