[Multi-Recensioni] Horror su Prime Video (1)

Il catalogo della piattaforma Prime Video abbonda di filmacci horror di cui se ne poteva fare a meno: ecco una selezione.



The Woman in Black
(id., 2012)
In DVD e Blu-ray Videa / Eagle Pictures dal luglio 2012
Disponibile su Prime Video.

Riesumare la mitica Hammer per questo film è stata pura cattiveria, tipo riesumare Frankenstein per conquistare il mondo: cose tragiche ma decisamente non serie. Come tragici sono i tentativi di Daniel Radcliffe di far dimenticare che un tempo è stato un maghetto: a volte c’è riuscito, questo film però non appartiene alle volte buone.

Il giovane Arthur Kipps (Daniel Radcliffe) fa il novello Jonathan Harker e si reca in una paese oscuro e misterioso per affari immobiliari, arrivando – per vari motivi sonnacchiosi – a passare la notte in un’antica casa abbandonata, malgrado tutti gliel’abbiano sconsigliato. Diciamo che negli anni Venti questo spunto sarebbe già stato considerato vecchio.

Per i successivi novanta minuti Radcliffe guarda nel vuoto e il vuoto guarda in lui, poi inizia il karate dell’horror: sali le scale, scendi le scale; apri la porta, chiudi la porta. Così per novanta minuti di storia muta, con i soliti spaventi posticci di grana grossa. Fine del film. Ma tanto ormai già dormivo da parecchio.

Daniel che cerca di uccidere il suo passato, uccidendo però anche il suo presente

Tratta dal romanzo omonimo del 1983 di Susan Hill, portato in Italia da Polillo solamente nel 2001 (e ristampato in occasione del film), la storia viene usata da Jane Goldman – sceneggiatrice britannica di grandi produzioni hollywoodiane – come semplice carta da parati strappata, come quella della casa abbandonata protagonista.

Nell’assenza totale di una sceneggiatura e di un attore protagonista, il film si poggia esclusivamente sulle splendide scenografie di sicuro impatto, con pupazzi inquietanti e suppellettili “fantasmose” che devono reggere da sole – e immobili – l’intero film.

Per fortuna la micidiale lentezza e inconsistenza della storia fa subito addormentare, così da non dover subire lo sguardo vacuo di Radcliffe che per novanta minuti guarda il nulla.



The Woman in Black 2 – L’angelo della morte
(The Woman in Black 2: Angel of Death, 2014)
In DVD e Blu-ray Videa / Eagle Pictures dall’ottobre 2015
Disponibile su Prime Video.

Si può aggiungere del nulla al vuoto? Sì, si può, e l’hanno fatto gli autori di questo film. Va be’, forse “film” è una parola troppo azzardata…

Facciamo un salto in avanti rispetto al primo film e siamo in piena Seconda guerra mondiale, ma siamo sempre nella casa nella palude delle anguille… ma che nome è? Sarà tipo il Pozzo dei Rospi di Totò? Qui Jean Hogg (Helen McCrory) deve badare a dei ragazzini mentre il pilota Jeremy Irvine (Harry Burnstow) ronza lì in giro senza motivo. Come è privo di motivo ogni altro agire dei personaggi.

Ritroviamo gli stessi pupazzi inquietanti del primo film e le stesse belle scenografie, a cui tocca di nuovo il compito ingrato di reggere l’intero film, che parla di nulla e non succede una mazza di niente per cento minuti di puro sonno.

Più la casa è infestata, più tutti si aggirano di notte

Credo che il successo del Conju-verse abbia spinto queste infinitesimali casupole britanniche a tirare fuori storie di fantasmi a caso, senza sceneggiatura né attori, tipo spettacolo di marionette: il risultato sono film di straordinaria vuotezza, che però funziona per il tipo di narrazione. Perché vedendoli ti senti davvero vicino al mondo dei morti…

Riempire cento minuti di puro nulla non è facile, servono professionisti del vuoto, artigiani nel niente, e qui scendono in campo solo i migliori. Un film perfetto se non riuscite a dormire.



The Possession
(id., 2012)
In DVD e Blu-ray Eagle Pictures dal febbraio 2013
Disponibile su Prime Video.

Tutto nasce dall’articolo Jinx in a Box apparso sul “The Los Angeles Times” il 25 luglio 2004, in cui Leslie Gornstein racconta di una strana vendita: uno studente del Missouri, Iosif Nietzke, ha venduto su eBay una grande scatola da vino posseduta da un demone ebraico, uno spirito che nel folklore yiddish è chiamato dibbuk. Il venditore è stato molto onesto e nel suo annuncio su eBay ha ben specificato che quella scatola era legata ad una lunga serie di sfortune, jelle e sfighe varie, eppure il 9 febbraio 2004 è stata venduta per 280 dollari, ma questo è il minimo: l’interesse della comunità ebraica, con rabbini che si offrono di esorcizzare la scatola, è la premessa ad un interesse mediatico che costringe il povero venditore a cambiare numero di telefono.

La lunga processione di appassionati dell’occulto, esorcisti fai da te, santoni e maghi Oronzo vari non poteva che concludersi con i peggiori di tutti: gli sceneggiatori del cinema, che non si lasciano certo sfuggire la possibilità di prendere una frizzante storia di costume e renderla uno scontatissimo e mortalmente banale filmetto da due soldi.

Clyde (Jeffrey Dean Morgan) è un padre del nuovo millennio: divorziato, odia la moglie ricambiato, ogni tanto vede le figlie di cui non sa molto e in generale tutti vivono nell’odio e nel rancore. Ah, la famiglia tradizionale! Bazzicando un mercatino una delle figlie compra un’orribile scatola vecchia, perché si sposa alla perfezione con il nuovissimo e scintillante arredamento della casa nuova di zecca. Già sappiamo che è l’inizio delle sfighe.

Me la ricordavo più piccola la scatola di Hellraiser

Che bisogno c’era di rifarsi alla storia della scatola jellata per un film così vuoto e banale? La trama si incaglia subito e iniziano le solite banalità con la nuova Linda Blair che fa le stesse cose che faceva la “titolare” nel 1973, con però quarant’anni di ritardo e quindi uno zinzinino inflazionate. Si giocano pure la carta ebraica per non usare sempre il solito esorcista cattolico, ma è tutta roba buttata là così, senza alcuna convinzione.

In fondo perché impegnarsi? Basta una ragazzina che fa gli occhi strani, rumori forti a casaccio e qualche effettaccio speciale: l’incasso è assicurato, soprattutto quando hai la Lionsgate a farti la campagna pubblicitaria. A che serve cercare una storia anche solo vagamente articolata?

Questo film l’ho visto nel 2013 considerandolo solo un peto nel vento: rivisto oggi, la considerazione è decisamente inferiore.



Oltre il male
(Home, 2014)
In DVD e Blu-ray Sound Mirror dall’ottobre 2016
Disponibile su Prime Video.

Subito dopo The Pact (2012) – che funziona solo grazie alla bellezza di Caity Lotz – Nicholas McCarthy ci riprova a fare una storia horror dai tempi mortalmente lenti e immotivatamente lunghi, perché è uno di quei tantissimi registi che provengono dai cortometraggi e sono convinti che un lungometraggio sia solo un “corto più lungo”.

Una ragazza va in vacanza in California, conosce un tizio palesemente poco di buono e accetta subito di vendersi l’anima per lui, partecipando a uno strano gioco a casa di uno stregone, dietro vincita di cinquecento dollari. E il premio per il peggior avvio di sceneggiatura 2014 va a Nicholas McCarthy!

La ragazza muore e poi arriva un’altra ragazza, molto simile alla prima tanto che ci ho messo un po’ a capire che era un altro personaggio, che vende case e si ritrova a casa della prima ragazza, trovandola parecchio satanica. La seconda ragazza muore e ritorna la prima ragazza a proseguire la storia, ma poi rimuore e entra in scena una terza ragazza, sorella della seconda, che finisce vittima di una sceneggiatura pigra e vuota che mette al mondo gattici ciechi e indemoniati. A tre quarti metto STOP perché non è che posso essere preso per il culo da Nicholas McCarthy.

Lo sai, c’è un diavolo in me! (cit.)

Mi sembra di capire che l’idea base del film sia il Demonio che è così debole e incapace da aver bisogno di ragazzotte poco sveglie per trovare “casa”, abitando il loro corpo così da fare ciò che manda fuori di testa tutti gli americani: un bambino. Il figlio di Satana. Possibile che il Diavolo sia così debole da non saper fare la cosa più naturale del mondo senza tutto ’sto casino?

Se nel vuoto sonnacchioso di The Pact c’era almeno uno spunto intrigante – e le cosce di Caity Lotz! – qui McCarthy si dimostra di una pigrizia disarmante, oltre che davvero poco accorto nello scegliere una trama immotivatamente arzigogolata con protagoniste tre ragazze identiche, tutte magre, tutte coi capelli scuri e tutte anonime.

L’unico pregio del film è che ti fa credere davvero all’esistenza del demonio, che si annida in autori che non possono essere così pessimi da soli: “qualcuno” li aiuta…



Ghosthunters
(id., 2016)
Malgrado sia distribuito da Dynit-Minerva, non ho trovato tracce di edizioni DVD
Disponibile su Prime Video.

L’uscita delle Ghostbusters (2016) porta la famigerata The Asylum a far uscire in contemporanea la propria storia di fantasmi, ovviamente di serie Z.

Perse moglie e figlia, l’indagatore dell’occulto Henry (Stephen Manley) mette insieme una squadra di cacciatori di fantasmi improvvisati per un’impresa decisamente particolare: catturare gli ectoplasmi delle care estinte, che Henry sa essere ancora nella casa, e così riportarle in vita. In realtà non ho capito cosa dovrebbe mai farci Henry delle sostanze ectoplasmatiche di moglie e figlia, magari le vuole esporre sul caminetto di casa, ma ci sono spunti peggiori per iniziare un film di fantasmi.

Adoro quando questi film iniziano presentando i macchinari che i protagonisti useranno per rilevare i fantasmi, e magari cercare di controllarli, e qui le invenzioni tecnologiche con cui affrontare il paranormale sono particolarmente ghiotte. C’è il macchinario per “distillare” i fantasmi, così da ritrovarsi l’ectoplasma direttamente in forma liquida, e poi il super-fucilone-mitragliatore che serve a rilevare le presenza fantasmatica.

La notte nella casa sarà parecchio agitata, visto che il fantasmone cattivone che chiamano Nightstalker metterà in campo fantasmi e fantasmini, mentre il gruppo di cacciatori di fantasmi si dimostrerà meno unito del previsto.

Se c’è qualcosa di strano nel tuo vicinato, chi chiamerai? Di certo non questi tizi!

Mi aspettavo di ben peggio dal solito filmaccio Z della Asylum, invece a sorpresa Pearry Reginald Teo scrive e dirige un film non disprezzabile: parliamo sempre di serie Z, ma alcune trovate sono simpatiche, il colpaccio di scena intrigante e le strumentazioni inventate molto ghiotte, anche se purtroppo usate in minima parte.

Scegliere effetti speciali “artigianali” invece delle solite stupidate al computer è stata un’ottima idea, la semplicità di alcune trovate visive è di grande efficacia, per essere un filmettino, quindi mi sento addirittura di consigliare la visione di questo prodotto Asylum, sempre ricordando che di serie Z di tratta.



The Canal – Il canale
(id., 2014)
Inedito in home video
Disponibile su Prime Video.

L’irlandese Ivan Kavanagh ha un’ideona per un film de paura: un fantasma. Paura, eh? Avete mai visto un film che parli di fantasmi? Roba scottante, praticamente inedita!

David (Rupert Evans) cura un archivio di pellicole e un giorno si ritrova a schedare del materiale che la polizia ha donato al centro: pellicole girate come documentazione sul luogo di alcuni delitti. Così David, guardando questi filmati di quasi un secolo prima, scopre che la casa dove è andato ad abitare e dove vive con moglie e figlia è stata teatro di un sanguinario omicidio. (Ahhhhh che roba nuovissima, fresca di giornata!)

Le scoperte vanno sempre in coppia, come le brutte notizie, infatti David scopre pure che la moglie lo tradisce. Una notte la segue e la coglie lingua in bocca con l’amante: non fa nulla… però poi la mattina dopo la donna viene trovata morta. Sicuramente è stato il fantasma, sicuramente

Sembra incredibile, ma la polizia non crede alla tesi del fantasma assassino, mentre David indaga per conto suo girando con una cinepresa antica per casa, immortalando così su pellicola il fantasma: di nuovo, però, nessuno gli crede. E la cosa diventa così stupida che neanche noi spettatori crediamo che questo film esista davvero.

Lo vedi quel fantasma nel prato? No? E magari non vedi neanche questo film…

La voglia di Kavanagh di replicare in piccolo i film di fantasmi del grande cinema è tanta, non altrettanta la sua capacità di creare una storia che non faccia sbadigliare per la sua intera durata. In questo film sonnacchioso, dove in pratica dormono tutti, ci sono più che palesi rimandi al Conju-verse ma anche a The Ring, con la fantasma capelluta che fuoriesce dalla pellicola: l’unica scena tecnicamente interessante, purtroppo sprecata in un mare di sonnacchiosità.

La lentezza micidiale rende davvero arduo sopportare questo film, anche perché non ha alcun elemento che spinga a “tenere duro”.


L.

– Ultimi film su Prime Video:

Informazioni su Lucius Etruscus

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9 risposte a [Multi-Recensioni] Horror su Prime Video (1)

  1. Willy l'Orbo ha detto:

    Se in una lista di film quello dell’Asylum è il migliore qualcosa non quadra!
    Eppure, sulla fiducia, sento di darti ragione, li ho visti praticamente tutti, esprimendo le tue medesime conclusioni (che vanno dalla noia asfissiante al peto!), ma non Ghosthunters! A questo punto rimedierò, se non altro per farmi qualche piacevole risata Z! 🙂

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  2. Cassidy ha detto:

    Il primo film con il maghetto aveva fatto leva sulla mia passione per l’horror gotico, il secondo invece è un horror cotica e basta, nel senso che è già stato servito bollito. Idem per “The possession” solo il figlio di Cronenberg è riuscito a fare un film originale partendo da un titolo così banale, poi quando vedo Jeffrey Dean Morgan in un horror già sbadiglio. “Oltre il male” riassume la qualità del film, che non è solo male ma oltre. In Irlanda la film commission è attivissima infatti sfornano tanti film e tanti horror anche validi, ovviamente non “The Canal” che va sotto persino contro l’Asylum il che è tutto detto 😉 Cheers

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Ne ho visti giusto un paio. Ma per fortuna gli anticorpi del mio cervello hanno fatto ciò per cui ogni tanto li sbomballo di alcool per ringraziarli: mi hanno cancellato i ricordi.

    The Woman in Black 1 – visto perché credevo e credo fermamente nel progetto di epurazione di Radcliff che accetta qualsiasi cosa pur di togliersi di dosso l’etichetta di “Harry Potter” e per questo mi sentivo di premiarlo. Filmaccio inutile… Ma fortunatamente dimenticato
    The Woman in Black 2 – no grazie
    The Possession – anche qua: visto, attirato dalla locandina acchiappona, ma dimenticato. Pure Jeffrey Dean Morgan ha accumulato parecchi scheletri negli armadi…
    Il resto dei film li ho scampati. Direi che non mi sono perso nulla di nulla. E il fatto che il prodotto Asylum sia il migliore del mazzo dovrebbe far riflettere.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Finché si tratta di un capolavoro come “Swiss Army Man” o di titoli onesti come “Escape from Pretoria” anch’io plaudo al rinnovato Radcliffe, quando però si dà all’horror – come nell’inguardabile “Victor” – sembra che sia disposto a troppo pur di far dimenticare il suo passato: dovrebbe essere un po’ più selettivo.

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  4. Giuseppe ha detto:

    L’unico, vero “The Woman in Black” è quello diretto da Herbert Wise e sceneggiato da NIGEL KNEALE (in maiuscolo, giusto per sottolineare l’abisso che separa l’originale dalla pessima recente imitazione e relativo sequel) nel 1989: con uno script del genere, Radcliffe avrebbe di certo fatto faville… purtroppo per lui e per noi Kneale ci ha lasciati da tempo (se non altro, così ha potuto risparmiarsi questo tristo remake).
    Del resto del gruppo ho sicuramente visto l’inutile “The possession” e, forse, tempo fa devo pure aver tentato senza successo di vedere “The Canal” oltre i primi venti minuti. “Ghosthunters”, invece, mi manca completamente, e certo non pensavo che alla fine proprio un prodotto Asylum si sarebbe rivelato il migliore del gruppo 😉

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