Cobra contro Ninja (1986) In aiuto di Cassidy e Schizoiddon

Il Zinefilo svolge anche servizio sociale, quindi appena scopro che c’è uno spettatore in difficoltà è mio preciso dovere venirgli incontro.

Quando su instagram scopro che Cassidy e Schizoiddon durante una sessione di “caccia su bancarella” lasciano indietro Cobra contro ninja perché dubbiosi sulla qualità del film, senza avere in quel momento di bisogno l’aiuto di una recensione zinefila, è chiaro che ai miei occhi è come una grande “Z” di luce proiettata sul cielo oscuro di Gotham Zity: ovunque ci sarà un filmaccio ninja, il nero mantello del Zinefilo non può mancare.


Enter the Ninja Trash

Credo ormai di aver abbondantemente superato il buon gusto nel pubblicizzare il mio saggio Ninja. Un mito cine-letterario (2014), e non starò certo a ripetere come sia l’unico libro completo sull’argomento esistente al mondo (giusto per volare basso!), ma è chiaro che per capire il film di oggi dovrò brevissimamente riassumere argomenti che invece sono trattati con più dovizia di particolari nel citato eBook.

Fra i tanti avvenimenti del 1981 che segnano la penetrazione nella cultura occidentale di quel falso storico chiamato “ninja” ce n’è uno che occidentale non è: durante un viaggio di lavoro in America, il produttore di Hong Kong Joseph Lai entra in un cinema perché incuriosito da quella roba appena uscita, L’invincibile ninja di Menahem Golan, che sta riscuotendo un successo al di là di ogni più rosea aspettativa. Hong Kong non è un posto facile per un produttore cinematografico, perché a dominare il mercato c’è la potente (e ammanicata) Shaw Bros: se tra i tuoi attori c’è Bruce Lee e Jackie Chan, come capita alla Golden Harvest, allora puoi sperare di battere il Dragone al suo gioco. Se sei Joseph Lai e non ha niente in mano, la sfida è molto più dura.

Quando Joseph Lai esce da quel cinema, la cultura popolare è cambiata per sempre: non servono grandi fondi o grandi professionalità a mettere lì due tizi mascherati da ninja a menarsi l’un l’altro. Nasce la piaga che chiamo ninja trash, cioè il cancro che ucciderà velocemente un intero genere cinematografico, prima che arrivino le Tartarughe a impiombarne la bara.

Malgrado nelle interviste affermerà di essere solo uno dei vari registi che lavoravano per Joseph Lai, Godfrey Ho è l’uomo che da solo ha invaso il mondo di filmacci fetenti pieni di ninja variopinti, nascosto dietro vari pseudonimi. La sua formula è una e una sola, cioè comprare minuscoli filmetti dai mercati asiatici – principalmente Thailandia e Corea del Sud, considerate il “meridione” asiatico – doppiarli in inglese e quel che conta inserire a casaccio delle scene girate appositamente, con degli occidentali mascherati da ninja. Che l’intera operazione porti ad una trama omogenea non viene neanche preso in considerazione. In piena “epidemia ninja”, dove ogni singolo Paese del mondo è pieno di gente che vuole nuovi prodotti marziali, i distributori arrivano in Asia e non hanno alcuna scelta: la serie A costa tanto, la spazzatura di Joseph Lai costa due spicci, e ci scappa pure il bicchiere della staffa.

Il terribile colpo ninja del “lancio del limone”

Il risultato è che i grandi film di serie A sui ninja sono pressoché inediti, ignoti a tutti al di fuori di una ristrettissima cerchia di appassionati che hanno la possibilità di comprare le rare edizioni in lingua inglese, mentre le buffonate di Joseph Lai sono distribuite a valanga in ogni angolo del mondo, tradotte in tutte le lingue, trasmesse da ogni più mefitico canale televisivo locale, ristampate ovunque perché non costano niente e vanno via come il pane. Nessuno conosce il capolavoro Il castello dei gufi (1963), ma tutti hanno visto dei buffoni vestiti da ninja con colori fosforescenti.

Alla faccia del guerriero delle ombre, invisibile nella notte…

Godfrey Ho ha raccontato che raccattavano stranieri per strada, proponendo loro di doppiare dei film e, se ci tenevano, potevano pure apparire in video. Se poi riuscivano a beccare atleti internazionali ad Hong Kong, li ingaggiavano subito per fare i ninja negli inserti appiccicati nei film. Saper recitare non era una questione di cui si parlasse.

L’asso nella manica di Ho però era Richard Harrison, storico caratterista del cinema di genere che in Italia ha fatto fortuna con un nugolo di minuscoli filmetti western, peplum e di cappa e spada. Credeva di aver trovato ad Hong Kong una nuova giovinezza, invece si ritrova incastrato – almeno a suo dire – perché Ho lo pagava per un film ma poi il girato lo riutilizzava per tre o quattro titoli. Tanto Harrison non aveva assolutamente idea di cosa stesse girando, si limitava a stare lì a fissare il vuoto, a dire due stupidate o a indossare una ridicola tuta ninja facendo la faccia seria. Poi il suo personaggio scompariva perché il resto del film era la pellicola originale, dove ovviamente Harrison non c’era.

Da questo ambiente malsano, dove Harrison lamentava ricatti e minacce per nulla velati a chi cercava di andarsene – visto poi che ad Hong Kong cinema e malavita non hanno un confine così netto – nasce quella stupidata nota come Cobra Against Ninja.


Il Cobra non è un ninja

L’HKMDb (Hong Kong Movie Database) riporta il 1986 come data di uscita in patria di questo film: se fosse vero – e le date ad Hong Kong non sono mai sicure – sarebbe uno degli ultimi prodotti di una moda ormai già in declino.
La storica Eureka Video, marca italiana specializzata in filmacci, lo porta in VHS nel 1987 e almeno dal 1992 è sicura la sua presenza su piccoli canali locali, dove sarà stato replicato a lungo. Riappare nel 2003 nell’iniziativa digitale della Vegas, che ha recuperato in DVD alcuni dei tantissimi titoli usciti in Italia negli anni Ottanta.

Il titolo rifatto dall’edizione Vegas 2003

Di alcuni filmacci ninja di Godfrey Ho nel tempo si è riusciti a risalire al vero film da cui sono state ritagliate le scene, qui invece purtroppo sappiamo solo che la base di Cobra contro Ninja è un ignoto film thailandese, rimontato da Joseph Lai (che appare come regista, cosa di cui mi permetto di dubitare) infilandoci dentro scene con Richard Harrison, come al solito nel ruolo di Gordon, nome occidentale che evidentemente ai cinesi piaceva.
Se già non bastasse la curiosità per cui nei titoli di testa Harrison ha i baffi poi nel resto del film è rasato, la parte ancora più divertente è vedere il suo faccione inserito a forza nel montaggio, come se stesse parlando davvero con gli attori del film thailandese originale!

Bella, Richard, che combini?

Come al solito faccio filmacci dove fingo di parlare con attori asiatici

Il film originale è palesemente degli anni Settanta, un piccolo titolo di genere con protagonisti quattro amici appena congedati dall’esercito che si apprestano a tornare alla vita civile, e già sappiamo che si metteranno nei guai coi vari malavitosi e teppisti che imperversano nel loro villaggio.
Storie di mala, di donne, d’amore e di morte, condite da qualche scazzottata poco convinta. Paradossalmente erano molto più marziali gli eroi italiani dell’epoca – come Luc Merenda e Fabio Testi – piuttosto che questi thailandesi un po’ legnosi.

Eravamo quattro thailandesi al bar

Mentre si svolgono le vicende del film anni Settanta, ogni tanto appare Richard Harrison vestito da ninja giallo-rosso sfidato dal nuovo aspirante maestro ninja, interpretato come sempre dal monoespressivo Stuart Smith, devastante presenza fissa di tutti questi film. A volte è amico di Gordon a volte è nemico, ma in nessun caso c’è una trama a supportare il suo agire.
Qui i due si affrontano da ogni pizzo fino allo scontro finale che chiude il film. Senza che questo abbia alcun senso all’interno del film thailandese.

Date l’Oscar a Stuart Smith, ma prendete bene la mira

A caldo avrei sconsigliato a Cassidy e Schizoiddon l’acquisto del film, perché davvero è una porcata immonda, però dall’altra volete mettere il sottile piacere perverso di vedere un prodotto distribuito in ogni più remoto angolo del mondo, in ogni lingua e formato, che prende un film thailandese anni Settanta e ci inserisce scene girate malamente nei giardinetti di Hong Kong negli anni Ottanta? Il tutto senza il minimo tentativo di far corrispondere luce, grana della pellicola, formato dell’immagine e via dicendo: è un puro copia-e-incolla a casaccio.
Se avete il gusto dell’orrido e pensate di aver visto dei brutti film in vita vostra, allora questo Cobra contro Ninja servirà a mostrarvi un nuovo universo di Z.

I giardinetti di Hong Kong sono pieni di ninja variopinti

Un’ultima parola per la pronuncia italiana: spesso in questi filmacci ninja il doppiatore mette l’accento sull’ultima sillaba, ninjà. Va ricordato che a parte pochi appassionati era un termine pressoché ignoto alla lingua italiana, come dimostra il fatto che il miglior doppiaggio del mondo all’arrivo in Italia (giugno 1986) di American Ninja pensa bene… di cancellare ogni riferimento ai ninja dai dialoghi. In fondo, se non sei sicuro di come si pronuncia, non pronunciarlo e basta.
Altri doppiatori invece si limitavano a ripetere quanto detto nell’audio inglese, altri ancora forse doppiavano versioni francesi e dicevano ninjà, ma erano anni in cui gli autori ufficiali stentavano a capire questa rivoluzione ninja che veniva dal basso. Wilbur Smith chiama “ninja” un pugnale, ne L’orma del califfo (1979), all’insegna del “cito ’sta parola di moda ma non so cosa voglia dire”, mentre lo storico autore d’azione Dan Streib nel suo Karate Killer (1983) chiama Ninja il cattivo… di nome! Non è un ninja, si chiama Ninja!

Nella confusione generale, non certo aiutata dalla cultura popolare – come i fumetti di Shang-Chi che incasinavano gli stereotipi cinesi e giapponesi – è chiaro che il doppiaggio italiano non era certo in prima linea a fare chiarezza. Dunque… viva i ninjà.

L.

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16 risposte a Cobra contro Ninja (1986) In aiuto di Cassidy e Schizoiddon

  1. DonMax il sabino ha detto:

    Onorato di essere finito su una tua recensione, a questo punto non mi resta che recuperare il tuo saggio e il film in questione. Per il resto grazie!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Per il film sottolineo che va gustato solo come esperimento del Male, ridendo in faccia al povero Richard Harrison incastrato ad Hong Kong, a girare brevissime scene che poi sarebbero diventate decine di film, e per sgranare gli occhi davanti a una pellicola degli anni Settanta inframezzata da robaccia girata negli anni Ottanta. Per il resto è un film che non andrebbe visto da essere umano 😀

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  2. Cassidy ha detto:

    Appena ci è capitato per le mani ti abbiamo pensato, eravamo sicuri che lo conoscessi bene, per altro poco distante abbiamo pescato un altro film “Ninja Trash” della stessa forza e della stessa edizione nostrana del DVD di “Cobra contro Ninja”, bisogna dire che il guerriero delle ombre con i colori di Hulk Hogan e la scritta “NINJA” sulla fronte potrebbe passare inosservato solo tra i cosplayer a Lucca Comics, ma magari Joseph Lai ha prodotto anche “Lucca Comics and Ninja” 😉 Mille grazie per l’aiuto Z, un vero onore! Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se nel 1981 Lai invece che in un cinema americano fosse entrato in un cinema italiano, avremmo avuto “L’insegnante ci sta coi ninja”, “Appuntato Zagaria, ama i ninja e la polizia” e “Il maestro ninja nel pallone” 😀

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  3. Evit ha detto:

    Vabbè non avete lasciato indietro un capolavoro 😄 è solo bella la copertina, diciamocelo.

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  4. Lorenzo ha detto:

    Non li sopportavo i filmacci ninja di Joseph Lai, ma questo non mi trattenne dal vederli tutti (almeno quelli, numerosi, trasmessi su Odeon: e questo “Cobra contro Ninja” era uno di essi). La cosa divertente è che ne esiste un altro – “Ninja: scontro finale” – la cui locandina ritrae veramente Cobra (quello di Stallone) contro un ninja 😀
    Oltre alla citata pronuncia ninjà, ne ricordo almeno altre due: ninia e nigna.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ogni doppiatore si sentiva libero di pronunciare a proprio gusto, anche perché temo che nessun attore italiano avesse idea di cosa stesse doppiando.
      Ancora nei primi anni del Duemila ho beccato su un piccolo canale locale uno di questi filmacci ninja, segno che la loro vita nelle piccole emittenti è stata viva per almeno vent’anni, al contrario di tutti i grandi film che invece o sono inediti o sono arrivati con il contagocce.

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      • Lorenzo ha detto:

        Eppure, nei primi anni ottanta, prima ancora che arrivassero questi film, trasmettevano numerosi cartoni animati sui ninja (mi viene in mente L’invincibile ninja Kamui, Ninja Sasuke… e ce ne sono tanti altri) e la pronuncia era sempre esatta. Boh 😀
        Se mi dici che quando beccasti quel film nel Duemila te lo sei anche visto, non posso che fare tanto di cappello 😛

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In quei magici primi anni Ottanta c’erano solo i film di Sho Kosugi quindi i ninja erano una cosa serissima, perciò gli anime coi ninja erano trattati bene. Il mio preferito era Sasuke, anche se ignoravo le opere giapponesi che avevano gettato le basi per la narrativa ninja, tutt’oggi inediti in Italia.
        Poi purtroppo dalla metà degli Ottanta sono arrivati i ninja trash a occupare ogni spazio e poi le Tartarughe hanno ucciso il genere, quindi è davvero durato pochissimo il periodo dei “ninja seri”…

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Si inizia benissimo (Gotham Zity! Ahahahah! 🙂 ) e si finisce altrettanto bene con l’interessante excursus sulla diffusione italica del termine ninja (anzi, ninjà!), nel mezzo un copia e incolla becero che solo noi amanti della Z possiamo apprezzare! 🙂 🙂 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Vedere un thailandese anni Settanta che “parla” con un americano a Hong Kong negli anni Ottanta è qualcosa che manda fuori di testa ^_^

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      • Giuseppe ha detto:

        Mi chiedo quanti, all’epoca, si fossero resi conto che l’inguaiato (per colpa di Joseph “pezzente” Lai e Godfrey Ho) Harrison stava “recitando” con personaggi del tutto immaginari (per lui) ^__^

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        L’essere già un attore di serie Z ha aiutato parecchio: dubito che fosse così presente a se stesso nelle secchiate di filmetti che girava in Italia, sempre con la stessa espressione in faccia 😛

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  6. Zio Portillo ha detto:

    ‘Sti filmacci giravo a ciclo continuo nei canalacci regionali degli anni ’80. Mi sa pure che lo vidi all’epoca… Se solo avessi la tua memoria e la tua capacità di indagine…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Chiunque può avere la mia memoria, essendone io del tutto sguarnito 😀
      Mi limito a consultare archivi, e purtroppo solo in pochissimi casi la programmazione dei canali locali lascia tracce.
      Comunque questi filmacci ninja li trovavi anche in videoteca, quindi era davvero impossibile sfuggire al loro potere.

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