Holy Goalie (2017) Santo calcio

In Italia le storie di preti piacciono da sempre, e il calcio è la vera religione: quanto può piacere una storia di religiosi che giocano a calcio? Temo molto poco, come ogni altro film sul calcio, soprattutto se è un prodotto che definire “ruspante” è fargli un complimento.

Su Netflix trovate ancora lo spagnolo Que baje Dios y lo vea (2017), portato in giro per festival internazionali come Holy Goalie e ribattezzato in Italia Santo calcio.
È la prima e ultima regia cinematografica per Curro Velázquez, che di solito fa lo sceneggiatore: non si fa notare in nessuna di queste due mansioni.

Velázquez è un gran paracurro, perché si limita ad ambientare in un convento la solita storia di calcio, quella cioè che abbiamo già visto con il britannico Mean Machine (2001) e i francesi Dream Team (2012) e Una squadra da sogno (2016), tutti com’è noto tratti da Quella sporca ultima meta (1974), anche se parlava di football.
Il nostro Velázquez ricopia paro paro il copione ma invece di avere tutti carcerati… ha tutti frati.

L’allenatore religioso ha un fischietto davvero particolare…

Salva (Alain Hernández) è il divo della storia, ma invece di essere un ex calciatore famoso in disgrazia è un missionario famoso in disgrazia, perché a forza di usare maniere spicciole per salvare i bambini africani si becca la punizione del Vaticano e finisce in uno sperduto piccolo monastero spagnolo.
Secondo copione dovrebbe “volare basso” ma il richiamo del pallone è grande e tutti i fraticelli spingono Salva ad allenare la squadra del convento, ovviamente scalcinata, così che inizino gli allenamenti sgangherati dei fraticelli ben poco portati per il calcio.

L’apertura della Porta Santa…

Inizialmente contrario, l’abate Munilla (Karra Elejalde) accetta l’operazione perché vorrebbe finalmente vincere il campionato vaticano di calcio, la… Champions Clerum. Un’idea divertente purtroppo sfruttata malissimo, semplicemente perché non sfruttata.
A parte limitarsi a ricopiare fedelmente il copione già noto, l’autore non fa altro, lasciando spazio totale ad attori comici che onestamente mi sembrano tutto tranne che comici: magari in Spagna sono tutti noti, ma nel film funzionano decisamente poco.

Il film è fatto di idee non disprezzabili ma tutte uccise alla nascita, perché l’autore non sembra avere voglia di fare nulla quindi si limita a “suggerire” cose che poi al massimo saranno accennate.
Divertente l’idea di ingaggiare un calciatore così bravo da “salvare” la squadra: un “salvatore”… di nome Jésus (Guillermo Furiase González), che in una squadra di frati ci sta proprio bene, ma poi niente, il personaggio sparisce. Era così difficile sfruttare meglio questa trovata?

Solo Jésus sa moltiplicare le marche false

Arrivati a Roma per la finale, che ovviamente si svolge al Colosseo – pure gli spagnoli sono convinti che esista un’arena al Colosseo, malgrado sia crollata da un paio di millenni! – il contatto con gli italiani non è dei migliori, perché si sa che sono tutti ladri e mafiosi: ah, che bella opinione hanno di noi gli stranieri!
Al momento di girare la parte finale del film, quella epica, il regista è assente ingiustificato, forse si è infilato in un bar della Capitale e non ha più voglia di perdere tempo con il film, sta di fatto che il finale non esiste, probabilmente un assistente di scena ha preso in mano la situazione e con due frescacce tutto si chiude come non fosse mai iniziato.

Sì sì, è proprio il Colosseo, uguale!

Il film è drammaticamente svogliato e buttato via senza il minimo impegno, basandosi troppo su attori che fanno le boccacce e le facce sceme: possibile basti questo a far ridere gli spagnoli? L’abate che dice le parolacce sarebbe il fulcro comico del film? Era lecito aspettarsi qualcosina in più.
Se avete visto anche solo uno dei film su citati, già avete visto anche questo Santo calcio, che come ogni altro film di calcio NON parla di calcio: in più punti viene il serio dubbio che si stia parlando di ping pong, dato che il pallone non si vede mai.

È così difficile per un film europeo parlare della più grande passione europea? Forse è vero quello che ipotizzo da tempo, che questi due universi – il cinema e il calcio – viaggino su binari paralleli e quindi, come le celebri rette, non si incontrino mai.

L.

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20 risposte a Holy Goalie (2017) Santo calcio

  1. Cassidy ha detto:

    Al campetto di basket dove vado sempre abbiamo un giocatore di nome Jésus, volano più battute su questo argomento che in questi film, anche se lo spunto è lo stesso (storia vera). Pigrizia su tutti i fronti, dal soggetto alla realizzazione, non so se definirlo un peccato oppure un fallo visto il doppio tema sacro calcio e chiesa 😉 Cheers

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  2. Lorenzo ha detto:

    “In Italia le storie di preti piacciono da sempre, e il calcio è la vera religione: quanto può piacere una storia di religiosi che giocano a calcio? Temo molto poco, come ogni altro film sul calcio”
    Potrebbe esserci un’eccezione: Don Camillo, il primo, quello con Fernandel. C’è una partita di calcio nell’ultima parte, anche se poi finisce a botte.

    E a proposito di botte e calcio, mi viene in mente un suggerimento per il ciclo 😀
    Tempo fa vidi la pubblicità di un film sul “Calcio storico fiorentino”. Dovrebbe essere una rievocazione storica, ma in realtà i giocatori, tamarri provenienti da mezza europa, non fanno altro che menarsi senza maglietta per far vedere i tatuaggi ai turisti. Non ho visto il film, ma penso che sia Z pura 😛

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahhah ottimi suggerimenti ^_^
      Sbaglio o anche il Don Camillo di Terence Hill aveva una partitella di calcio?

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      • Lorenzo ha detto:

        Non lo so, non l’ho visto, ma se è un rifacimento dell’originale dovrebbe esserci 😀

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      • Zio Portillo ha detto:

        Si, quello con Terence Hill era un remake fatto col copia&incolla con tanto di comparsate di famosi calciatori anni ’80

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ahia, allora mi sa che dovrò rivedermelo: l’unica volta che l’ho visto in TV avevo tipo 12 anni e lo schifai di brutto, figuriamoci quanto possa piacermi oggi 😀

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      • Zio Portillo ha detto:

        I film di Bud&Terence, che siano in coppia o solisti, si vendono da soli e hanno un pubblico fedele che pure se fosse la milionesima replica, se li riguardano. Come il sottoscritto.

        Ma se il Don Camillo con Terence Hill non viene praticamente mai ritrasmesso in tv, ci deve essere un motivo…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Da ragazzino, appunto fino ai 12 anni, sono stato un violento amante sperticato della coppia, ho costretto mio padre a portarmi in ogni cinema di Roma dove proiettavano i loro film, i cui titoli principali li ho visti tutti “in diretta”, alla loro uscita su grande schermo, amandoli con tutta la passione di un ragazzino. Però ero già Leggenda, quindi non ingoiavo tutto a occhi chiusi. E soprattutto i film in solitaria dei due proprio non li potevo sopportare. Roba tipo “Charleston”, “Mister Miliardo” o cose simili mi davano l’orticaria. Solamente “Poliziotto superpiù” ho amato, di Terence in solitaria, qualsiasi altro prodotto avesse i due da soli l’ho disprezzato sin da subito.
        Per fortuna sono tanti i film dei due in solitaria che non vengono trasmessi in TV, perché onestamente inguardabili. Anche se la vera ragione del loro oblio è ovviamente un’altra: tutti i palinsesti devono trasmettere almeno un film al giorno di Seagal, non c’è spazio per altro 😀

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Non l’ho visto e leggendo la tua rece ci sono peculiarità (idee mal o non sfruttate, pallone assente ingiustificato, etc.) che non invogliano, tuttavia, da buon completista calcistico, potrei dargli una possibilità. Non c’è nulla da fare, che sia la Z o il calcio a fare da calamita, raramente riesci a scoraggiarmi o…ad avvertirmi del pericolo! Ahahaha! 🙂

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  4. Zio Portillo ha detto:

    No… Questo non l’ho mai visto e nemmeno mai sentito. Ma essendo un’ulteriore, sbiaditissima, copia di “Quella sporca ultima meta”, passo volentieri la mano, sopratutto se dici che non fa ridere. A sto punto mi pare strano che non abbiano fatto la versione italica infarcita di comici più o meno noti…

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  5. Sam Simon ha detto:

    Povero Karra Elejalde, pensare che a volte dimostra anche di essere un buon attore… Ma in queste commediacce proprio no!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Tu che mastichi di cinema spagnolo, sai dirmi se questi comici sono apprezzati in patria? Mi sembrano decisamente sopra le righe, almeno qui…

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      • Sam Simon ha detto:

        Di comici puri qui in realtà non ce ne sono… C’è un rapper giudicato simpatico in generale, Elejalde che ha fatto ruoli sia seri che comici e gli altri che sono attori e attrici. Però se il copione è pessimo e la produzione è praticamente televisiva (se citi una recitazione sopra le righe mi immagino qualcosa del genere) i risultati non possono essere buoni.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        In effetti sembra molto “Zelig gioca a calcio” 😀

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      • Sam Simon ha detto:

        Purtroppo molte produzioni spagnole del genere commedia sono così. Non tutte, fortunatamente, ma per esempio roba come La llamada o i film di Santiago Segura sono molto televisivi, con la fotografia coloratissima e con delle scene statiche in cui personaggi poco credibili fanno battute che non fanno ridere senza alcuna idea di ritmo…

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