[Multi-Recensioni] Eroine d’azione su Prime Video (2)

Torno a parlare di una figura ormai preponderante nel cinema moderno: l’eroina che non si dà mai per spacciata! Prime Video ce ne regala a piene mani.


Vendetta assassina /
The Assassin Next Door

(Kirot, 2009)
In DVD Blue Swan dal gennaio 2018
Disponibile su Prime Video.

Ecco un estratto dalla recensione zinefila:

Galia (Olga Kurylenko) è una madre ucraina che (per motivi molto dolorosi) vuole cambiare vita: e come spesso succede, trova una vita peggiore. Arrivata in Israele, qui sarà costretta a prostituirsi da quegli “amici” ucraini che dovevano aiutarla. Dopo l’ultima ribellione, alla donna viene concesso di scegliere: o la vita in un bordello, o libera… ma con l’obbligo di uccidere a comando.

Uccidere è meglio che farsi uccidere, così Galia inizia una nuova vita come nouvelle Nikita (con svariate e pesanti dosi di Léon). Fra un omicidio e l’altro diventa amica di Elinor (Ninette Tayeb), vicina di casa picchiata regolarmente e pesantemente dal marito (Zohar Shtrauss). Tra le due donne nasce un’amicizia profonda: potranno insieme sfuggire ai rispettivi aguzzini?

La giovane ucraina Olga nei panni della Nikita israeliana

Film multiculturale – anche se le molte lingue parlate vengono tutte tradotte in italiano, senza i sottotitoli che tanto dispiacciono al grande pubblico – Vendetta assassina vanta come attrice protagonista la bella e grintosa ucraina Olga Kurylenko, all’epoca apprezzata in Italia quasi solo come Bond Girl in Quantum of Solace (2008) e come Pitta guerriera in Centurion (2009).

L’attrice ucraina affianca l’israeliana Ninette Tayeb e insieme regalano una storia di donne ai limiti che colpisce. C’è chi le ha paragonate ad una versione mediorientale di Thelma & Louise, anche se in realtà non c’è proprio nulla che faccia pensare a quel film.


In the Blood
(id., 2014)
Inedito in home video
Disponibile su Prime Video.

Ecco un estratto dalla recensione zinefila:

La lottatrice Ava (Gina Carano) se ne va in vacanza con il suo mini-amante, il minuscolo Cam Gigandet e i suoi muscoletti scolpiti. Finché fa il duro in Never Back Down (2008) ci possiamo anche stare, visto che sono tutti ragazzini, ma qui Gina è in pratica la sua custodia…

Derek dunque è rapito durante una vacanza a Puerto Rico e Gina deve ritrovarlo ma sarà difficile: è così piccolo che si infila tra i mobili e quando lo ribecchi?

Mentre Gina va a alla ricerca, passano un po’ di caratteristi lì per caso, probabilmente attori in vacanza che il regista ha infastidito: Treat Williams, Luis Guzmán, Stephen Lang e Danny Trejo che interpreta Danny Trejo, tanto per citarne qualcuno.
Alla fine Gina fa una mossina e il film finisce in pernacchia.

Dài, su, che il film è quasi finito…

In the Blood soffre di un certo tipo di inconcludenza, è un film che vorrebbe andare in una direzione ma non ci riesce: è il classico film di genere cucito addosso ad un protagonista forte a schwarzeneggeriano… ma poi si impedisce alla Carano di esplodere con tutta la sua potenza e questo è un peccato capitale.

In alcune scene davvero di cattivo gusto, Gina tortura un tizio e ammazza a sangue freddo con un taglierino un altro. Sono sequenze pessime che rovinano il film, ma la sensazione è che sia tutto studiato… per NON mostrare la lottatrice in azione, ripresa sempre con qualcosa che la nasconda.

Perché frammentare ossessivamente le sequenze d’azione, come si fa con gli attori impediti che non sanno combattere? Perché far muovere splendidamente la Gina in discoteca con mille luci fastidiose che rovinano tutto? Perché, insomma, coprire l’unico motivo che tiene in vita il film, cioè Gina che si lancia nel suo fenomenale stile marziale?

Insomma, un’altra grande occasione mancata per Gina Carano, che fa piccoli ruoli in grandi film e grandi ruoli in piccoli film inutili.


Everly
(id., 2014)
In DVD Koch Media dall’ottobre 2015
Disponibile su Prime Video.

Ecco un estratto dalla recensione zinefila:

Everly (la sempre brava e bella Salma Hayek) da quattro anni è una schiava sessuale nelle mani di un potente boss locale, col timore che questi possa ucciderle la figlioletta. Una notte di Natale non ce la fa più e ammazza tutti i clienti che stanno abusando di lei, scatenando le ire del capo che mette una taglia sulla sua testa. Everly vorrebbe uscire per andare a mettere in salvo la figlia ma tutte le prostitute del palazzo si avventano contro di lei, per riscuotere la taglia.

Ammazzate tutte le prostitute – vestite come le protagoniste dei vari film di Tarantino – e le guardie asiatiche, Everly si ritrova assediata nella stanza. Pensa bene di farsi raggiungere dalla propria madre che da quattro anni custodisce la figlia, così le tre donne possono essere meglio torturate dalla sequela di ridicoli cattivoni che entra in scena.

Fermi tutti: questa è una tarantinata!

Il film raccoglie l’idea di Sushi Girl (2012) di Kern Saxton: una lunga tarantinata girata in una sola stanza senza mai uscire, così si risparmia e fa tanto “cinema da camera”. Ecco che dunque Lynch ed Hannon (se veramente quest’ultimo ha partecipato) scrivono una sceneggiatura per questo incredibile “action da camera”.

Nella sceneggiatura troviamo ripetuto 13 volte il termine “bitch”, nel giro di tipo mezz’ora, e “solo” 43 volte il termine “fuck”: in pratica Lynch ha buttato a caso dei “bitch” e dei “fuck” e poi ha riempito gli spazi rimasti vuoti.

Non è facile giustificare che un personaggio non riesca ad uscire di casa, ci vuole talento per creare un motivo valido e Lynch… non ha talento. Everly è strapieno di trovate dementi e stupidate di ogni tipo. Tanto per fare un esempio: visto che la protagonista ha un arsenale degno di Schwarzenegger, perché non lo usa per farsi strada fuori invece di aspettare le guardie e ucciderle una alla volta? E perché quelle dementi di guardie salgono una alla volta?

Insomma, uno spettacolo imbarazzante che ti vien voglia di lasciarli soli, la lingua di Lynch e il sedere di Tarantino: a guardare il film… sembra di essere dei voyeur!


Scorched Earth –
Cacciatrice di taglie

(Scorched Earth, 2018)
Inedito in home video
Disponibile su Prime Video.

Ecco un estratto dalla recensione zinefila:

Siamo nel futuro postapocalittico, cioè nel luogo più banale e inflazionato che esista. La civiltà come la conosciamo è finita perché bla bla bla e l’aria è irrespirabile perché bla bla bla e tutti vanno in giro con le mascherine, perché è scientificamente provato che se non riesci a respirare ti metti la mascherina e stai una crema. Se poi l’aria è piena di scorie radioattive, che ti frega? Tu c’hai la mascherina…

Malgrado nei primi secondi di film sembra che senza le mascherine nessuno sopravviva, già al terzo minuto nessuno le indossa più. Avete presente le mascherine del futuro postapocalittico? Ecco, ora dimenticatele…

Gage è una cacciatrice di taglie che fa e dice cose stupide e senza importanza, ma ciò che conta – ed è l’unico ed esclusivo motivo per cui ho visto questo imbarazzante filmaccio – è che la protagonista è interpretata da Gina Carano.

Gina fa le prove con il fanta-western, prima di “The Mandalorian”

Via la maschera, basta con la stupidata del futuro postapocalittico: Scorched Earth è un western classico, con giusto un paio di automobili abbastanza inutili. C’è il saloon, ci sono i cavalli, c’è la dinamite, c’è la miniera, c’è la cacciatrice di taglie che si finge una criminale per entrare nella rete del super cattivo e via dicendo. È un western in tutto e per tutto ed utilizza anche location squisitamente western: il trucco di far finta che invece che nel passato siamo nel futuro è una pagliacciata che viene dimenticata dallo stesso sceneggiatore in corso d’opera!

Come ogni western di serie Z tutto avviene nel più banale dei modi e stando attenti a ripetere esattamente quanto già visto in qualsiasi altro western esistente, ma la presenza della Carano dovrebbe cambiare le cose: un western che si chiude con la buona che soffoca il cattivo con un grappling del pitone rovesciato… eh, magari. Tutto finisce in un peto, altro che pitone…


The Courier
(id., 2019)
Inedito in home video
Disponibile su Prime Video.

Ecco un estratto dalla recensione zinefila:

Il solito indiano simpatico, l’indian buddy che ha preso il posto del black buddy – gli indiani sono i nuovi neri! – è Nick Murch (Amit Shah), testimone involontario di un omicidio perpetrato da un boss Ezechiele (Gary Oldman). Perché si sa che i super-mega-boss uccidono di persona la gente.

Visto che ha deciso di testimoniare, il nostro giovane gode della protezione della polizia: ma qualcuno nella storia ha mai creduto che esista davvero la protezione della polizia? È dagli anni Settanta di “Starsky & Hutch” che si sa come non esista alcuna protezione per i testimoni che parlano, dopo cinquant’anni siamo ancora a questo punto?

Va be’, inutile tirarla per le lunghe con questa non-trama: gli uomini del cattivo Lupo Ezechiele vogliono uccidere il porcellino indiano soffiando forte forte, ma hanno fatto i conti… senza il corriere.

Arriva il corriere, ma non porta pacchi: solo botte!

Olga Kurylenko non si tira indietro e sfoggia una grinta che onestamente non immaginavo. Ha già ricoperto in passato ruoli da “tosta”, ma di solito erano di pura apparenza: si metteva in posa con la facciuzza giusta per le foto di scena ma poi nel film faceva davvero poco o niente. Eppure qui l’attrice della mitica Nikita israeliana mette il cuore nei pugni e nei piedi e mena come un fabbro.

Siamo sempre lì, quanto possiamo credere che una donna esile e magra possa affrontare degli omaccioni palestrati che pesano il quadruplo, e addirittura riesca a batterli? Il coreografo Pedrero è un dritto e sa come ovviare al problema: invece delle stupidate metoo alla Charlie’s Angels (2019) con fotomodelle anoressiche che fingono di dare pugnetti carichi di Girl Power, Olga adotta tecniche più attinenti a chi combatta contro un avversario palesemente di taglia superiore.

Un film totalmente inconsistente e che parla di niente, ma che si regge su una parata di scontri fisici degni di essere gustati, con una Olga che dà tutta se stessa e molla colpi belli tosti, ricevendone altrettanti.

A noi che portiamo nel cuore la passione per l’aZione (cioè l’action di serie Z) basta poco per apprezzare un film.



The Protégé
(id., 2021)
Inedito in home video
Disponibile su Prime Video.

Con tutte queste ragazzine che giocano a fare Nikita, perché mai una storica Nikita “ufficiale” non può tornare in azione? Formatasi alla scuola di Hong Kong di Corey Yuen, Maggie Q è stata Nikita in TV dal 2010 al 2013, ed ora ne raccoglie l’ideale eredità.

Durante la guerra del Vietnam il soldato americano Moody (Samuel L. Jackson) salva una bambina che sin da tenera età dimostra una ragguardevole propensione all’assassinio. Cresciuta, Anna (Maggie Q, che peraltro ha davvero sangue vietnamita) diventa il braccio armato di Moody, in missioni di cui sappiamo poco, come in fondo sappiamo poco di tutto in questo film.

Quando un super-cattivo fa fuori Moody, Anna chiede aiuto a vecchi amici – come il motociclista Robert Patrick! – per raggiungere il big boss, superando il suo temibile braccio destro Rembrandt (Michael Keaton).

Dopo dieci anni, Maggie Q torna a nikiteggiare

Martin Campbell riesce nell’incredibile impresa di creare un film d’azione, fatto di sparatorie e combattimenti, di una noia sovrumana: in più punti si rischia seriamente di svenire, tanto la noia del film ti mozza il respiro.

Con il cinema defunto gli attori vengono via a due spicci, quindi prodotti pessimi come questo pensano che buttare in video secchiate di volti noti già di per sé venda un film, quando è chiaro che fa solo tanta tristezza: vedere attori un tempo dignitosi perdere ogni dignità non è mai un bello spettacolo. Voglio bene a Michael Keaton sin dagli anni Ottanta, ma vederlo settantenne combattere come fosse John Wick fa solo tanto male al cuore. Per carità, è abbastanza cazzuto da affrontare la sfida, ma il risultato non vale proprio la pena.

La struttura del film prevede che arriva un personaggio in scena, dice tre parole e muore, ucciso da uno che entra in scena, dice tre parole e muore, ucciso da uno che entra in scena, dice tre parole e muore… Tutto così, per due ore. Come fai a scrivere una trama se hai per le mani duecento personaggi che durano tre secondi in scena? Infatti non esiste alcuna trama.

Di sicuro è fra i più brutti film d’azione della storia del cinema, perché aveva tutti gli elementi per riuscire – bravissimi attori, bravissimi tecnici, produttori della Millennium Films pieni di mezzi, ecc. – e riesce a fallire in ogni singolo elemento. Da dimenticare.


L.

– Ultime recensioni da Prime Video:

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com
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10 risposte a [Multi-Recensioni] Eroine d’azione su Prime Video (2)

  1. Cassidy ha detto:

    L’eroina che non si dà mai per spacciata è geniale fattelo dire 😉 Ho visto quelli con Ginona e Salma che valgono solo per la loro presenza, devo vedere i due con la russa tosta, quello in tuta da motociclista è nella mia lista da troppo. In compenso ho in rampa di lancio il post del film con Maggie Q, imbarazzo, tanto imbarazzo e noia, che spreco di Keaton! Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Visti praticamente tutti, eccetto quello stile western (perché, per queste cose, ho naso 🙂 )!
    Delusione del lotto Everly, mentre i due migliori, a mio giudizio (ma mi pare tu condivida) sono quelli con Olga Kurylenko, che ha avuto la fortuna di essere impiegata, rispetto a Gina nostra, in film che più la valorizzano, pur non avendo le abilità marziali della suddetta. Anche se In the blood, pur con i suoi difetti, alla fine non lo rimembro come una visione così disdicevole! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ davvero curioso che riescano a far passare Olga per eroina d’azione mentre invece si bruciano Gina, che eroina d’azione lo è sul serio, chiaro segno che se sbagli regista hai chiuso.
      Mi immagino che i tuoi sensi abbiano vibrato con quel film di Gina, e hai capito subito che era un western mascherato 😀

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Condivido la curiosità/paradosso venutosi a creare tra le due eroine, mentre sul film mascherato, il mio “western alert” mi ha suggerito di vedere qualche immagine su google, leggere un po’ di trama…e la non visione è servita! 🙂

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  3. Giuseppe ha detto:

    Eh, sì, forse Martin Campbell non è più così in forma come ai tempi di “Fuga da Absolom” o “GoldenEye”… per il resto, possiamo tranquillamente dire che nel complesso Olga Kurylenko (non una lottatrice professionista) ci fa una figura migliore rispetto a Gina Carano (che lottatrice professionista invece lo è, pur se nessun regista pare ricordarselo).

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  4. Gioacchino ha detto:

    Mi piace la battuta “Michael Keaton vederlo settantenne combattere come fosse John Wick” in effetti appare poco credibile, come anche Robert Patrick altro sessantenne alla Easy Rider con motocicletta e tatuaggi, The Protégé mi pare una brutta copia tra Leon e Nikita.

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  5. Sam Simon ha detto:

    Quanti bei gioiellini! Ma quanti debiti ha Michael Keaton che decide di partecipare a film del genere? O l’ingaggio era veramente irresistibile?

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