Fatal Fashion (2018) Scatti di follia

Per “colpa” di Willy l’Orbo, ormai sono impazzito per Doug Campbell, prolifico autore di thrillerini televisivi acquistati a pacchi dalle nostre emittenti (perché immagino che costino poco) ma che al contrario degli altri riesce a dare un’impronta molto personale alle varie vicende: una firma riconoscibile che rende i suoi film di pura Z irresistibile.

Dopo la saga del pazzo dottor Beck e della pazza istruttrice di volo Tanya, è il momento della pazza fotografa Jennifer, con Scatti di follia (Fatal Fashion / Deadly Runway), trasmesso dalla TV americana il 23 agosto 2018 e sbarcato in prima visione sulla RAI venerdì 24 giugno 2020. In realtà IMDb parla del 10 luglio successivo e in effetti le guide TV confermano entrambe le date ravvicinate: ipotizzo che sia saltata la programmazione della prima e il film sia stato riproposto nella seconda.

Quando leggo “follia” in un film di Campbell, esulto

Che Campbell sia il miglior cantore dei folli della serie Z ormai è chiaro, e in doppia veste di regista e sceneggiatore si innalza di parecchio dalla media degli autori di questi prodotti televisivi sonnacchiosi per un semplice fatto: sa cosa vuole il pubblico e sa come darglielo.
Vogliamo davvero un filmone ponsoso girato con due spicci, con una lunga parte introduttiva che ci spiega malamente come la protagonista sia fuori di testa? Andiamo, il pubblico ha visto ’sta roba mille volte e qui non ci sono soldi per scene così lunghe: in trenta secondi sparati, con una regia agilissima e scattante e soprattutto senza parole, Campbell ci spiega per immagini tutto l’antefatto della storia, come se scegliesse solo alcuni fotogrammi chiave di una lunga scena che lui non ha voglia di girare e noi di guardare.

Ciò che conta è il finale: Jennifer (Linsey Godfrey) sta fuori come un balcone, e una volta che ha messo gli occhi su un uomo… chi glielo tocca si becca una coltellata!

«Oh, she’s sweet, but a psycho / A little bit psycho» (cit.)

Jennifer è una fotografa di moda molto apprezzata, lavora a New York e velocemente ci viene presentata come molo richiesta: il problema è che quando minacci i tuoi modelli con un coltellaccio poi è difficile trovare lavoro. Così ora la nostra eroina diversamente sana di capoccia la ritroviamo a Los Angeles a tenere un corso universitario di fotografia.
Forse noi in Italia siamo troppo burocratici e settari, ma stando ai film gli americani trovano in continuazione lavoro come insegnanti in corsi universitari, qualcosa che evidentemente è molto più facile che da noi. E a quanto pare non è richiesta lucidità mentale!

Il vostro amichevole quattrocchi di quartiere…

Jennifer sembra aver cambiato vita, ma poi incontra David (Joshua Hoffman) e ci ricasca. Perché all’apparenza è il solito imbranato quattrocchi che il cinema americano ci ha insegnato a conoscere, ma nelle mani di una brava fotografa un po’ fuori di testa può diventare un fotomodello di grido. Anche se a gridare sono le vittime della fotografa!

… che si trasforma in… ma davvero così è più figo?

Dunque Jennifer si è invaghita di questo talento giovanissimo, anzi: proprio minorenne! Infatti prima di spupazzarselo tra le lenzuola viene ben sottolineato che ha appena compiuto diciott’anni, proprio cinque minuti fa, che è un modo per Campbell per pararsi le spalle (e dico “spalle”), anche se la storia è chiara: la fotografa pazza ha una passione per i ragazzotti giovani.
E se David, appena trasformato in super-modello, da sfigato diventa popolare e si ritrova appiccicata una sgallettata bionda che vuole accalappiarselo? Non c’è problema, Jennifer ha una soluzione per tutto: un bel servizio fotografico davanti a un burrone… e il gioco è fatto!

Ecco, ora vai più indietro… più indietro… più indietro…

La storia è puro divertimento, alla protagonista Godfrey non viene richiesta alcuna recitazione: deve solo fare le facce da matta e fatevelo dire, le riescono dannatamente bene!

«I’ so’ pazz’, ah, i’ so’ pazz’» (cit.)

Campbell si diverte da morire a raccontare di questo ragazzotto un po’ fessacchiotto, che crede a tutte le palesi panzane che la fotografa gli spiattella e continua a farsi fotografare con abiti di bruttezza senza precedenti, ma forse sono io che non capisco di moda.
Intanto tutti quelli che cercano di salvare David dalle grinfie della sua mecenate fanno una brutta fine: ci sarà mica qualche collegamento con la pazza Jennifer e il suo passato di violenza? Non credo…

Perché continuate a dire che sono una pazza violenta???

Di nuovo, Campbell con mano sicura e gusto sopraffino ci spiega il passato traumatico della donna con una scena senza parole di forse cinque secondi, non servono di più, così come non serve alcun realismo o plausibilità. Mentre il suo ragazzo-modello guidava, Jennifer gli scattava foto, lui si distrae e bam, spiaccicato. Basta, fine, il resto della trama se la crea lo spettatore nella sua testa, se vuole: la dose minima di retroscena del protagonista è sbrigata, andiamo avanti.

Sono sinceramente stupefatto dalla bravura dell’autore nello sgrossare il suo film dal peso delle solite lungaggini obbligatorie che ammazzano il ritmo di questi prodottini televisivi: abbiamo davvero bisogno dell’ennesima scena con un personaggio dallo sguardo triste che passa cinque eterni minuti a raccontarci del suo triste passato nelle miniere del Klondike, con la musichetta triste in sottofondo? Andiamo, chi se ne frega, siamo qui per divertirci con la fotografa matta: antefatto, ambientazione, presentazione personaggi, intreccio, azione, tensione, due calci nel culo e fine del film. Un succo magistrale di tutto ciò che serve a un film ma totalmente privo di peso.

Applausi per Campbell, e rose rosse di sangue per la fotografa pazza.

«Rose rosse per te / Ho ucciso stasera» (semi-cit.)

Qui è un dramma, ora sono davvero rovinato, perché sono salito di livello e adesso voglio tutti i film girati come questo, veloci nelle parti lente e folli nelle parti divertenti, ed è impossibile perché di Doug Campbell ce n’è uno solo ed è inimitabile.
Come faccio ora a vedere un qualsiasi altro film televisivo che non sia firmato da Doug… e non abbia come protagonista un assassino pazzerello? Per ora, continua il viaggio nella folle arte geniale di Campbell.

L.

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10 risposte a Fatal Fashion (2018) Scatti di follia

  1. Cassidy ha detto:

    Doug Campbell ha dato un nuovo senso ai thrillerini del pomeriggio Rai, sul serio dopo il suo contributo non si potrò mai più tornare indietro! 😉 Cheers

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  2. Willy l'Orbo ha detto:

    Mai “colpa” fu più gradita! Anzi, direi che posso appuntarmela al petto come una medaglia forgiata nell’orgoglio Z! 😍
    Tra l’altro mi fa piacerissimo sapere che la sapiente mano di Doug si sente anche negli altri suoi film, forte e chiara: ormai anche io sono adepto del suo culto! 😀
    E visto la giornata uggiosa sai oggi cosa faccio? Mi sollazzo con un suo film (questo o un altro)!!! 💪😄🙂

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  3. Lorenzo ha detto:

    Il gioco di parole nel titolo italiano è geniale 😀

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Sogno sempre un impossibile crossover tra dottori pazzi, pilote d’aereo fuori di testa e fotografe da internare.

    Comunque Refn con questi elementi (gente pazza, modelli inesperti/bellissimi, vestiti osceni, traumi,…) ha tirato fuori “The Neon Demon”, roba da fighetti intelletualoidi che si fanno le pippe (si può dire “pippe”?) trovando sottotesti e doppi, tripli piani di lettura*. Campbell se ne sbatte altamente e tira dritto su tutto! Semplicemente strepitoso.

    *a scanso di equivoci: a me “The Neon Demon” è piaciuto un sacco…

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