Sharon Stone racconta 21. Sfera

È inutile che lo ripeta, Sharon Stone nella sua autobiografia parla di vestiti e storie d’amore, se frega altamente del cinema: curioso che abbia potuto scrivere questa autobiografia solo perché è diventata famosa grazie al cinema. Peccato, però, perché almeno mezza parola poteva spenderla per uno dei suoi migliori ruoli, quello in Sfera.

Ogni tanto ho idee matte. Per esempio venerdì scorso, iniziando a pensare a questa recensione, mi sono detto: sarebbe bello leggersi il romanzo Sfera di Michael Crichton per confrontarlo con il film. Seeee, e chi ce la fa a leggere un romanzone come quello in una settimana, soffrendo poi di “blocco del lettore” cronico? Va be’, se non ricordo male la parte iniziale è la migliore, caso mai leggiucchio giusto l’inizio, per vedere all’incirca se il film è fedele o meno.

Questa storia è finita domenica, tre giorni dopo: tre giorni di pura ossessione in cui non riuscivo fisicamente a smettere di leggere quel maledetto romanzo, che sebbene già sapessi tutto e conoscessi tutti i colpi di scena… m’ha inchiodato lì con due occhi sbarrati e mi impediva di smettere! E pensare che negli anni Novanta mollai Crichton che mi puzzava di Martin Mystère e non faceva per me, chissà che diavolo pensavo…

Il romanzo viene portato in Italia da Garzanti, con traduzione di Ettore Capriolo, nello stesso 1987 in cui esce in patria. Ancora oggi il libro è disponibile per Garzanti.


Solarisfera

Il professor Norman Jonhson è uno psicologo serio, ma i soldi so’ soldi. Quando un tizio del Governo che ricorda un Fox Mulder ante litteram gli propone di scrivere un rapporto super-segreto su come gestire un contatto alieno, Norman gli ride in faccia. Quando poi vede che il Governo gli offre un assegno che coprirebbe l’acquisto di una nuova casa, smette subito di ridere e comincia a scrivere. Così negli anni Settanta Norman Johnson butta giù un rapporto semi-serio su come ci si dovrebbe comportare davanti ad un incontro ravvicinato del terzo tipo, chi chiamare (un biologo, un astrofisico, un matematico e – guarda caso – uno psicologo) e tante altre cose da spanciarsi dal ridere. Il rapporto finisce in un cassetto, rigettato da un Presidente che non viene rieletto, e mentre l’oblio avvolge tutto il nostro Norman si compra casa nuova. Vincono tutti.

Il problema è che nel 1987 trovano un’astronave nell’Oceano Pacifico e c’è buona possibilità di un contatto alieno: nessun problema, abbiamo il documentatissimo fascicolo Johnson. Così il nostro Norman e gli scienziati che aveva indicato anni prima si ritrovano a trecento metri sotto l’oceano, per nulla rassicurati dal fatto che la base di tutta l’operazione siano alcune balzane robe inventate a casaccio da Norman dieci anni prima.

Mentre Crichton racconta tutte le problematiche di una struttura abitativa impiantata in fondo all’oceano, James Cameron prende appunti per The Abyss (1989), che ha fin troppi punti in comune per essere solo pura coincidenza. (Se alla celebre scena del “vermone d’acqua” di Cameron si sostituisce un tentacolo di calamaro è chiaro che nulla nasce da zero.)

Crichton è un furbacchione e non fa nulla per mascherare il suo omaggio a Incontro con Rama (1972) di Arthur C. Clarke, perciò l’astronave aliena risulterà molto aliena e ben poco spiegata, con i personaggi che dichiaratamente temono l’eventualità di non riuscire mai a capire la vera natura del velivolo – come avviene appunto nel celebre romanzo citato – e poi sarà una mia deformazione professionale, ma il piano comandi con i tasti morbidi che si illuminano e la pianta stellare che appare come ologramma… be’, diciamo che alle mille fonti da cui Prometheus (2012) ha copiato ne aggiungerei una.

Una Sfera citazionista

Infine, in un esempio di meravigliosa narrativa fantascientica tesissima e coinvolgente, arriva la Sfera, l’oggetto misterioso che i nostri protagonisti trovano nell’astronave, e sulla cui natura ci sarà sempre parecchia ambivalenza. Perché non spiegare cosa sia la sfera? Ovvio, perché Stanislaw Lem non spiega in modo preciso cosa sia l’oceano di Solaris nel suo romanzo omonimo del 1961, quindi perché dovrebbe farlo Crichton che lo sta palesemente omaggiando?

«Il mare. La schiuma. Bellissimo.»

Queste le prime parole di chi è entrato nella Sfera, mai spiegate nella vicenda. Perché immagini di mare e schiuma delle onde? Perché è questo Solaris, un pianeta-oceano che concretizza ciò che i suoi studiosi portano nel cuore. Esattamente come la Sfera di Crichton.

La stazione sotto l’oceano – toh, si chiama DeepStar Six, come quella del successivo film Creatura degli abissi (1989) – viene attaccata da un calamaro gigante e buona parte del corpo del romanzo è dedicata agli sforzi dei protagonisti per resistere agli attacchi di uno degli animali più misteriosi del nostro pianeta, dato che non ne abbiamo mai visto uno in vita, vivendo questo calamaro negli abissi marini. (Ogni tanto qualcuno lo avvista ma è difficile separare i dati reali dalla chiacchiere.)

La tensione è spettacolare, grazie ad una grande bravura narrativa di Crichton, ma durante la lettura violenta e avida è impossibile non sentire una vocina maligna nel cervello. Ma di questa vocina ve ne parlo più sotto.


Crichton a tutto tondo

È dal film Andromeda (1971) che Michael Crichton spopola al cinema e in TV, sia cedendo propri romanzi che scrivendo sceneggiature – come per esempio il mitico Il mondo dei robot (1973), che James Cameron aveva bene in mente quando ha scritto di un robot inarrestabile che ti segue ovunque e ti raggiunge sempre – ma è chiaro che solo con Jurassic Park (1993) ci sia stata l’esplosione totale, ma attenzione: il successo di un film è la fine, non l’inizio. L’inizio è quando Michael Crichton finisce un libro e molto prima di andare in tipografia va a bussare alle porte della grandi major per vedere se siano interessate ad acquistarne i diritti cinematografici. Dato che il suo nome conta, di solito sono interessante e anzi si litigano i suoi film.

Crichton (a destra) spiega a Yul Brynner come essere Terminator

Quando la Universal porta Jurassic Park nelle sale, la Fox ha già comprato da un anno i diritti di Sol levante e Rivelazioni per l film omonimi del 1993 e 1994, anche se quest’ultimo poi invece lo produrrà la Warner. Il successo di questi film spinge anche la Paramount a partecipare, la quale opziona Congo nel 1995 e lo fa uscire lo stesso anno, a dicembre, mentre tre mesi prima Crichton ha fatto uscire in libreria il seguito di Jurassic Park. Quel 1995 è un anno caldissimo per l’autore, infatti il 13 marzo viene depositato l’accordo con la Warner Bros (a valere dal dicembre 1994) per un film tratto dal suo romanzo Sfera.

Il Public Copyright Catalog ci informa che nell’ottobre di quel 1995 è pronto l’adattamento di Kurt Wimmer del romanzo di Crichton, che nel 1996 viene depositato con la revisione di Clair Noto, e solamente il 26 giugno 1996 viene depositata la sceneggiatura di Stephen Hauser per la Warner Bros. major che però nel 1997 deposita una sceneggiatura di Paul Attanasio, che sembra essere quella definitiva: questa sceneggiatura è comprensiva del lavoro degli altri due?

Il primo ad aver affrontato il romanzo per trarne un copione

Per rispondere ci aiuta il produttore Andrew Wald, che intervistato da Bill Warren di “Starlog” (n. 248, marzo 1998) così spiega, anche se non fa nomi:

«Il primo scrittore aveva in mano una storia d’azione avventurosa e ha dovuto fare il lavoro più duro, cioè trasformarla in una sceneggiatura Il secondo scrittore ci ha messo dentro la fantascienza.»

Possiamo immaginare che il “primo scrittore” sia Wimmer, mentre il “secondo” sia Hauser, che in realtà non è uno sceneggiatore bensì – ci viene rivelato dalla rivista in questione – assistente di lunga data del regista Barry Levinson, per l’occasione “promosso” ad autore. Non risultano altre sue sceneggiature né altro suo coinvolgimento nel cinema. Sicuri che non sia stato il professionista Attanasio, già sceneggiatore di Rivelazioni (1994) e Donnie Brasco (1997), a fare tutto per poi lasciare un po’ di spazio all’“amico del capo”? Bill Warren ci dà ragione, specificando che la sua è la stesura definitiva del film.

Messa così sembra che abbiano lavorato insieme

Presentato in anteprima a Los Angeles l’11 febbraio 1998, Sphere il mese successivo riceve il visto della censura italiana senza alcuna imposizione di tagli o divieti e arriva nelle nostre sale almeno da venerdì 3 aprile 1998, con il semplice titolo Sfera.
Il successivo 4 aprile “La Stampa” è spietata:

«Gli interpreti sono distratti, il film è scialbo. Cose interessanti: un gigantesco calamaro, i capelli che Sharon Stone s’è tagliati cortissimi per risultare meglio credibile nella parte d’una biochimica, […] e la promessa “Io vi ucciderò tutti”.»

A chi hai dato del “distratto”?

In effetti l’unica foto del film presente sui quotidiani è quella di Sharon coi capelli corti, e in generale il disinteresse italiano per la pellicola è massiccio e profondo. La Warner Home Video lo porta in VHS e DVD e forse la rarità di quest’ultimo, venduto a prezzi corposi su eBay e assurdi su Amazon, la dice lunga su una distribuzione non certo esemplare in Italia.

Il film è disponibile su Prime Video, ma solo a pagamento.


Uno sguardo dietro le quinte

Sulla rivista “Variety” del 22 aprile 1996 viene annunciato il nome del regista che, dopo sei settimane di riflessione (evidentemente non era così sicuro), ha accettato la sfida della sfera di Crichton: Barry Levinson.

Le riprese si sono svolte a Mare Island (a una trentina di chilometri da San Francisco), che a quanto racconta il regista alla citata “Starlog” è un gran bel posticino, con tutte le strutture utili alla bisogna. «È il paradiso dei registi», spiega Levinson, «perché hai grandi spazi per costruire i set, un sacco di parcheggio, grandi piscine e piena collaborazione da parte degli abitanti. E poi puoi dire agli attori: “Che ne dite di fare un film in un paradiso?” Accettano tutti felici». In fondo se la Marina americana ci aveva istituito una base militare per costruire navi da guerra ci sarà un motivo.

Date le molte scene subacquee del film si capisce come mai Levinson avesse bisogno di così tanto spazio, per costruire le grandi taniche da riempire d’acqua per buttarci dentro gli attori. Mi ha stupito vedere Hoffman lanciarsi in scene più simili a un film con Tom Cruise e durante la visione mi chiedevo se non valesse più la pena usare normali stuntman, visto che non è un Mission: Impossible ma un teso film di fantascienza. Levinson la pensava come me, e alla rivista spiega:

«Tutte le sequenze subacquee sono state girate dalla seconda unità con l’uso di stunt double, poi le abbiamo montate e deciso in quali punti ci fosse bisogno di primi piani. Così facendo potevamo ottimizzare il tempo da far passare in acqua agli attori: è molto meglio tenere uno stuntman ventenne in acqua per otto ore al giorno piuttosto che avere un attore cinquantenne, che non vede l’ora di andarsene.»

Grazie al coordinatore d’esperienza Ronnie Rondell le sequenze subacquee sono davvero ben fatte, senza bisogno di farle interpretare agli attori, il che avrebbe dato al film un divismo che non gli appartiene.

La struttura subacquea è una creazione di Norman Reynolds, specialista del fantastico sin dai tempi della prima trilogia di Guerre stellari e fresco di Alien 3 (1992). Reynolds ha disegnato anche i caschi delle tute, insieme alla costumista Gloria Gresham e allo specialista subacqueo Bev Morgan, optando per far uscire le bollicine d’aria in modo che non coprissero il volto dell’attore.

Un’ultima nota va spesa per la “testa” di Samuel L. Jackon. Jeff Hudson nel suo saggio Samuel L. Jackson: the unauthorized biography (2004) ci racconta che nel momento esatto in cui ha completato le riprese del suo piccolo ruolo ne Il violino rosso (1998) del canadese François Girard, l’attore è subito volato sul set di Sfera mostrando al regista il suo problema: ha i capelli cortissimi e brizzolati. Levinson può proporgli un’unica scelta, cioè rasarsi a zero. Visto che così sta davvero bene, per il film rimane con la testa “a boccia”, che fa pure pendant con la sfera. Però c’è un altro problema, cioè che mentre gira Sfera nei fine-settimana deve volarsene via e raggiungere il set di Quentin Tarantino, e interpretare l’Ordell Robbie di Jackie Brown (1997), che uscirà in sala tre mesi prima di Sfera. E strada facendo deve mettersi un parrucchino. Alla fine una scelta di “acconciatura” per un minuscolo film canadese ha influenzato l’aspetto dell’attore in due film di grandi major.


Avventura subbaqua

Intervistato dalla citata rivista “Starlog”, il regista è più che onesto: tutte le prove fatte per avere un calamaro gigante sono fallite, o peggio facevano ridere. Anche ad averci i soldi, nel 1997 animare un calamaro gigante in modo credibile non è affatto semplice, e qui nasce un bel problema: grande parte del romanzo di Crichton vede i protagonisti alle prese con gli attacchi di un calamaro gigante alla loro stazione sottomarina.

Mi immagino la riunione di produzione, con Barry Levinson che cammina su e giù mentre i collaboratori propongono varie soluzioni. A un certo punto De Simone alza la mano e dice: «Si potrebbe mostrare il calamaro solo come grafico di un radar». Levinson sbuffa. «Ecco, hai detto la cazzata del giorno, ora sei soddisfatto?» Passano alcuni minuti di silenzio e il regista di botto si dà una manata in testa, sulla chèpa. «Ecco, ci sono! Si potrebbe mostrare il calamaro solo come grafico di un radar». Tutti applaudono e Levinson gongola.

Direttamente dalla chèpa di Barry Levinson

Scherzo, sto solo parodiando Fracchia, la belva umana (1981), ma certo le riunioni non devono essere state facili con per le mani un romanzo che parla di un calamaro gigante e un film che non dovrà mostrarlo mai. Si è detto anche che si è voluti tornare alle vecchie glorie, a quegli horror classici in cui il mostro fa paura perché non si vede. E va be’, mettiamola un po’ così…

In realtà credo sia stata ottima l’idea di togliere di mezzo il calamaro, altrimenti il film sarebbe stato semplicemente un monster movie dozzinale, tipo The Beast (1996), anch’esso un film sul calamaro gigante senza calamaro gigante, anch’esso un film tratto da un romanzo di successo (di Peter “Lo Squalo” Benchley), e un prodotto assolutamente pessimo. Per fortuna Levinson riesce a trasformare il suo film in fantascienza tesa, non in “filmaccio con mostraccio ma senza mostraccio”.

L’unico fotogramma con calamaro gigante del film The Beast

All’incirca la prima metà è identica al romanzo, poi per fortuna il film prende un carattere personale e va per la sua strada, con cambiamenti piccoli e grandi ma tutti adottati nel rispetto del romanzo. Così abbiamo il professor Norman Johnson (Dustin Hoffman) che si vede mettere in atto quel suo progetto buttato giù quasi per scherzo, di gestione del primo contatto alieno, che si ritrova con dei colleghi – la biologa Beth (Sharon Stone), l’astrofisico Ted (Liev Schreiber) e il matematico Harry (Samuel L. Jackson) – nella squadra gestita dal militare super segreto Barnes (Peter Coyote).

Il fatto che siamo in fondo al mare non cambia molto dall’essere nello spazio, infatti secondo la tradizione di Alien c’è anche la discussione intorno al tavolo della cucina: dal 1979 in poi non si può concepire un’astronave o una base o una stazione senza tavolata conviviale.

Nello spazio o sotto l’oceano, ogni scusa è buona per mangiare

I nostri eroi capiscono subito che l’astronave ha raccattato la sfera in giro per l’universo, quasi sicuramente in un’altra dimensione, ma mentre cercano di capire cosa sia iniziano ad avvenire strani eventi con bestie e bestiacce marine. A questo punto ci sono due differenze molto sostanziose tra film e romanzo, ma per chi non avesse visto il film le “copro” sotto SPOILER.

Clicca qui per lo SPOILER su Beth (Sharon Stone)
Nel romanzo la biologa Beth non riesce a capire come sia possibile che davanti alla stazione sottomarina passino solo specie animali sconosciute, mai incontrate prima: una è un caso, tre non è proprio possibile. La cosa viene risolta sbrigativamente con la stanchezza e con gli effetti dell’elio respirato, ma a noi lettori è chiaro che quegli animali studiati da Beth sono tutte “prove” venute male con cui la Sfera sta imitando le forme di vita. Perché però buttare lì questa cosa ad inizio romanzo per non riprenderla né spiegarla?

Nel film giustamente questa cosa viene tolta di mezzo, creando però un bel problema: era una prova che Beth era entrata nella Sfera senza dirlo a nessuno, una prova che manca nel film.

Clicca qui per lo SPOILER su Norman (Dustin Hoffman)
Problema esattamente speculare per il personaggio di Norman. Quando nel romanzo viene accusato di essere entrato nella Sfera il personaggio può giustamente indignarsi, perché la storia è in pratica raccontata dal suo punto di vista e quindi noi sappiamo che non è entrato. Oppure no? Questa ambiguità tiene il lettore con il fiato sospeso perché magari c’è stato e se ne è dimenticato.

Nel film, a sorpresa, senza alcun motivo né spiegazione Norman entra subito nella Sfera, pure con un ghigno in faccia che all’epoca mi lasciò perplesso: che cacchio ha da ridere? Questa cosa viene lasciata così, senza spiegazione, poi a fine film quando lo accusano di essere stato nella Sfera lui nega e nega ma è chiaro che non ci sia alcuna tensione, perché l’abbiamo visto tutti entrare.


Onestamente non saprei dire quale delle due versioni preferisco di queste due piccole ma fondamentali svolte narrative, se la versione romanzata o filmica: entrambi hanno dei difetti ma anche innegabili pregi.

Che fossero i capelli a bloccare la recitazione di Sharon?

Sharon col capello corto è assolutamente perfetta, perché rispecchia alla perfezione il personaggio originale: una donna determinata, sicura e decisa, abituata a doversi scontrare con maschi prevaricatori quindi abituata a difendersi. Ma anche piena di un’insicurezza che non vuole mostrare agli altri, con una fragilità che la Sfera saprà sfruttare.

Oh, Sharon, niente gambe accavallate oggi?

Sharon stavolta non ha aiuti, non ha trucchi né maschere, è solo lei in mezzo a due divi: niente sgambate, niente faccette sexy, niente mezzucci, solo recitazione pura. Per me se l’è cavata alla grande. Peccato che il film sia stato un tonfo totale e tombale, perché andrebbe citato fra le sue interpretazioni migliori.

«Quanno a Roma ’na maschietta te vo’ bene» (cit.)


Conclusione
Una vocina poco fa…

Mentre leggevo il romanzo di Crichton, datato 1987, una vocina continuava a mandarmi messaggi maligni. Un’astronave costruita espressamente per spingersi oltre l’orizzonte degli eventi… che raggiunge un’altra dimensione… torna indietro portandone qualcosa… che concretizza i pensieri delle vittime… ed è a forma di sfera…

Nel giugno 1996 la Warner Bros deposita i diritti della sceneggiatura finale di Sfera firmata da Stephen Hauser, ad ottobre dello stesso 1996 la Paramount ne deposita una di Philip Eisner dal titolo Event Horizon, decisamente uguale e che diventerà un film uscito in sala sei mesi prima di Sfera: il mitico Punto di non ritorno (1997) di Paul W.S. Anderson.

A parità di flop al botteghino, questa sfera è molto più gagliarda

Non è la versione di serie B di Sfera, è una reinterpretazione del romanzo di dieci anni prima che finisce vittima di un paradosso: il film Sfera non se lo fila nessuno, non ha alcun peso nella “moda” dell’epoca, Punto di non ritorno è anche lui un tonfo al botteghino ma scrive le regole di ogni film che da allora affronta il tema “nave fantasma”. Perché dal 2000 in poi ogni relitto ha qualcosa a bordo che concretizza le paure dei protagonisti, in modi molto più simili al film di Anderson che a quello di Levinson.

Mistero alle Bermuda (2001), Ritorno dalle acque maledette (2001), Nave fantasma (2002) e Sea Ghost (2004) sono tutti cloni di Event Horizon: la cordata Lem-Crichton-Anderson ha generato un Triangolo delle Bermude da cui non si esce… senza concretizzare una propria paura.

L.

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27 risposte a Sharon Stone racconta 21. Sfera

  1. Zio Portillo ha detto:

    Vidi il film, credo solo una volta, al cinema coi compagni di classe. E da allora mai più. Veramente, è un film che non ho mai avuto il desiderio e la voglia di recuperare e in tv non passa mai! Ricordo pure che iniziai ma mai finii il libro di Crichton che mio padre, lettore bulimico, comprò immediatamente (per poi prestare/regalare in giro… Beati tablet!).

    Mentirei se ti dicessi che me lo ricordo perché per me è un buco nero.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Purtroppo è stato un film sfortunato e non lo merita, perché è un onesto titolo di fantascienza d’intrattenimento molto meno puzzone di altri, non si atteggia né se la tira. Per me una seconda occasione dovresti dargliela: non ti cambierà la vita ma è un’onesta visione.
      Il romanzo l’ho adorato, eppure negli anni Novanta diffidavo di Crichton, malgrado il suo “Congo” l’abbia divorato con gran piacere. Il libro è ancora più consigliato 😉

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      • Giuseppe ha detto:

        Ah, e così ti aveva bloccato un pregiudizio martinmysteriano, eh? 😛
        Parlando del film, concordo pienamente con il tuo giudizio. Avrebbe senz’altro meritato un destino migliore, non essendo certamente da annoverare fra le trasposizioni peggiori (vedi appunto “Congo”) di Crichton al cinema: degno di nota, tra le altre cose, l’intelligente lavoro di sottrazione (riguardo al calamaro non mostrabile causa scarsa credibilità effettistica) per mantenere comunque alta la tensione facendo solo intuire la presenza della minaccia materializzata dall’enigmatica Sfera aliena… la traccia radar e quella miriade di uova bastano e avanzano per farti capire cosa c’è la fuori, senza la necessità di metterlo in mostra a tutto campo.
        Parlando poi dei protagonisti, spiace trovarsi di fronte all’ennesima occasione persa per Sharon Stone, qui davvero in parte come poche altre volte, ma purtroppo trascinata a fondo con tutto il resto per via dell’immeritato flop…
        E riguardo alla tua vocina, mi pare che sia prodiga di messaggi sensati, no? 😉
        P.S. Il DVD di “Sfera” lo trovai usato qualche anno fa e da allora me lo tengo ben stretto…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il non vedere mai il calamaro inoltre aumenta quel senso di “falsità” che porterà a capire il potere della Sfera.
        Approfittando di un’offerta su eBay ho preso un gruppetto di DVD Warner Snippet – quelli con la copertina di cartoncino – tra cui “Sfera”: come si fa a resistere? ^_^

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      • Giuseppe ha detto:

        Non si può resistere, assolutamente! Tanto che pure la mia edizione è quella con la copertina di cartoncino 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sarebbe stato bello avere dentro degli speciali, visto che quelle edizioni “cartonate” spesso ne avevano, ma tocca accontentarsi 😛
        In quel lotto preso su eBay c’è pure l’Esorcista “prima maniera” (ormai introvabile), il primo director’s cut di Blade Runner, “Assassins” con Sly-Banderas e altro: insomma, roba ghiotta da conservare in cartone ^_^

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  2. Cassidy ha detto:

    Non tenere a mollo attori per ore… veeeeero James Cameron?? 😉 Gran film sul serio e gran prova della Stone ma a dustanza di anni lo ricordiamo in quattro, a proposito di ricordare, devo assolutamente gettar i sui romani di Crichton, era già in programma ma dopo questo post mi hai messo la fotta grazie, anche per le tante citazioni 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mai avrei pensato che un romanzo di Crichton mi tenesse così inchiodato, eppure 25 anni fa è successo lo stesso con “Congo”. Sono fatto così, leggo un romanzo di Crichton ogni 25 anni 😀
      Scherzi a parte, “Sfera” è assolutamente consigliato!

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  3. wwayne ha detto:

    Nessuno stupore che Sfera sia stato un tonfo totale e tombale, perché è uno dei peggiori film che abbia mai visto. Che io ricordi è anche l’unico che mi abbia fatto addormentare al cinema (anche se con Blade Runner 2049 sono andato molto vicino a fare il bis). Il mondo dei robot invece è un capolavoro della fantascienza, ed è anche invecchiato benissimo.
    Riguardo a Congo, ricordo di aver letto che l’album di figurine lanciato dalla Panini per promuovere il film è una vera e propria ossessione per i collezionisti. Dato che Congo fu un flop, la Panini smise molto presto di stampare le figurine dell’album, e quindi in pochissimi sono riusciti a completarlo. Nell’articolo che ne parlava un collezionista disse di essere andato fino in Egitto pur di mettere le mani sull’unica figurina che gli mancava (dato che costava moltissimo, non si fidava a farsela spedire per posta).

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  4. Vasquez ha detto:

    Ho amato Crichton alla follia in ogni sua pagina su cui sono riuscita a mettere le mani, e “Sfera” è proprio uno di quelli che mi manca. Difatti ho saltato gli spoiler sulle differenze tra libro e film, datosi che il film lo ricordo abbastanza: ogni volta che passava in TV mi inchiodava.
    Decisamente più interessante il tuo post che i vestiti della Stone: ma può esserci un argomento più noioso? Possibile che non ricordasse altro? Nella vita di tutti i giorni parlerà anche solo di quello? Un po’ pochino, no?

    Comunque quando è morto Crichton ci sono rimasta malissimo, di più credo di quanto ci rimarrò quando (se) morirà Stephen King, perché zio Stevie ha scritto abbastanza da riuscire a rendermi indigesti i suoi libri. In ogni caso non chiamatemi per almeno una settimana. Non ci sarò per nessuno.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Credo sia stato “Andromeda” il romanzo a bloccarmi, di Crichton, ma è anche vero che all’epoca preferivo un altro tipo di fantascienza, meno “scientifica” rispetto a quella di Crichton. Fermo restando che “Congo” l’ho divorato (quando intorno al 1995 uscì in versione pocket da edicola), quindi non so perché non ho continuato.
      La cosa incredibile del romanzo “Sfera” è che ricordavo bene o male tutti i colpi di scena eppure mi ha tenuto inchiodato sin dalla prima riga: magari stavolta le cose andavano diversamente! 😀
      Prometto di mettere qualche altro suo romanzo nel mio lettore eBook, che appena mi disintossico dall’overdose di Sfera me lo pappo.

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      • Vasquez ha detto:

        Sono riemersa da poco da 300 metri di profondità dove respiravo ossigeno misto a elio, e come i protagonisti a volte perdono interi sprazzi temporali, io mi sono persa intere pagine, lette senza neanche accorgermene, totalmente presa.
        Ti devo assolutamente ringraziare di avermi ricordato “Sfera”. Non so perché tendo a dimenticarmi di Crichton, visto che poi quando lo leggo non riesco a pensare a nient’altro fino a quando non arrivo all’ultima pagina.
        Ho letto le differenze che citi tra libro e film, ed è un po’ fastidioso in effetti che quello che succede agli animali sezionati da Beth rimanga lettera morta. Anche perché l’autore si degna di spiegarci persino l’incomprensibilità del comportamento della sfera (anche se non ci dice da dove viene) paragonandola a un satellite per telecomunicazioni visitato da un batterio intelligente.
        Di nuovo grazie (e complimenti per il pezzo, che l’altra volta mi sono dimenticata 😉).

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Contentissimo di averti fatto riscoprire un autore che conosci molto meglio di me e di averti fatto rileggere un libro che io ho scoperto solo ora, mangiandomi le mani per essermelo perso in tutti questi anni ^_^
        La mia ipotesi è che Crichton nel non spiegare in modo chiaro l’essenza della sfera si rifaccia a Clarke e a Lem, anche loro inventori di prodigi non spiegati, però certo quella scena delle tre nuove specie sospette era un “gancio narrativo” che non capisco perché non sia stato recuperato in seguito, per spiegarlo.

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  5. Pingback: Sharon Stone racconta 21. Sfera – 🦋LeggiAmo 🦋i libri che ho letto / leggerò🦚promemoria🦚

  6. Madame Verdurin ha detto:

    Bello il tuo articolo, molto più del film.
    Ho visto Sfera con Papà Verdurin: verso la metà ci siamo gurdati e abbiamo detto in coro: “Ma questo è Pianeta Proibito!” Sono sicura che anche tutti i film e libri che citi tu sono stati influenzatori, ma a pensarci bene Sfera non è altro che Il Pianeta Proibito in fondo la mare anzichè nello spazio.
    Amche secondo me comunque Sharon qui è stata brava, poverina… è davvero sfortunata!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quello storico film (a sua volta dichiarata versione fantascientifica della “Tempesta” di Shakespeare) è stato molto paragonato a questo, ma ha solo il mostro dell’id come unico leggero collegamento, generato peraltro da una persona sola. Qui invece sono proprio gli umani esploratori a concretizzare i propri pensieri mediante un’entità sconosciuta sferica e “ondosa”, esattamente come nel romanzo di Lem.
      Al di là se Crichton abbia dichiaratamente citato Lem o se gli sia scappata una provvidenziale “coincidenza”, la storia è molto più complessa e sfaccettata del pur mitico Pianeta Proibito, anche se il film di Levinson per ovvi motivi deve essere molto più veloce e superficiale rispetto al romanzo.

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  7. Willy l'Orbo ha detto:

    Non conservo buoni ricordi del film ma forse potrei dargli un’altra opportunità decadi dopo? O mi cimento nella mia prima volta con The Beast (il mio occhio clinico Z ha subito individuato la citazione)? Potrei fare entrambe le cose, anche se so che il consiglio etrusco vira decisamente verso la prima opzione! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Potrei prendere in considerazione un double feature: due film sul calamaro gigante senza calamaro gigante, eppure con risultati decisamente diversi.
      “Sfera” è stato molto sfortunato e non è piaciuto a nessuno, forse perché nel 1998 c’era ancora un po’ di vita nel cinema e tutti avevamo standard così alti che film come questo potevano risultare insoddisfacenti. Basta però che pensi a qualsiasi film di fantascienza prodotto dal Duemila ad oggi: “Sfera” gli è superiore di gran lunga!
      Una nuova visione te la consiglio, foss’anche per confermare la stroncatura: io stesso non l’avevo più rivisto dall’epoca e non l’ho trovato pessimo come lo ricordavo, anzi l’ho molto apprezzato.
      Per finire, potresti semplicemente vederlo come l’originale da cui poi tutti i film-clone sulle navi fantasma che concretizzano paure hanno copiato 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Sognando la double feature, nel frattempo, mi hai portato motivazioni così convincenti col fine di rivederlo (soprattutto la caduta fantascientifica post Duemila), che non posso esimermi dal seguire il tuo consiglio! 🙂

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  8. jenapistol ha detto:

    Un giorno leggerò questo post,ho smesso di leggere quando hai scritto che hai divorato il libro in pochi giorni,mi fido e l’ho già segnato nelle letture da leggere in futuro. Tanto la Stone parla di vestiti e poco altro,peccato,qualcuno doveva spiegargli che se sei un attrice che ha fatto parte di tanti film interessanti,come minimo dovresti raccontare un sacco di anedotti,storie,curiosità e quant’altro che riguardano propio i suddetti film porcaccia la miseria. Peccato veramente.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Credo sia l’autobiografia di cinema che meno parla di cinema nella storia del genere editoriale 😀
      Forse non aveva assolutamente niente da dire sull’argomento, o forse voleva solo togliersi sassolini e parlare male di tutti, ricevendo il consiglio dell’editore di astenersi, non so perché sia giunta alla decisione di non parlare di cinema, magari è solo coerenza: è riuscita a riportare su carta la totale insignificanza della sua carriera cinematografica. E sì che invece sarebbe stato bello sentire la sua versione dei fatti, magari è stata solo sfortunata nelle occasioni, col suo silenzio invece ci autorizza a pensar male.

      Il romanzo “Sfera” te lo consiglio caldamente, l’ho davvero amato. E sto scoprendo in questi giorni sempre più persone che l’hanno amato molto prima di me: come al solito arrivo ultimo a sapere le cose 😀

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  9. Kukuviza ha detto:

    Ma e Sharon non dice nulla dunque della sua esperienza sferica? Manco del suo look sottomarino?
    Mi ricordo che anche a me aveva preso il romanzo, quando l’avevo letto all’epoca, anche se ora mi ricordo poco e non mi ricordo le cose degli spoiler. Devo dire che diversi libri di Chrichton mi hanno presa.
    Ma perché Samuel Jackson non poteva usare l’acconciatura corta e brizzolata? Il sale pepe lo invecchiava?

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sharon in pratica non parla di cinema: forse dieci righe su “Basic Instinct”, cioè l’unico film per cui è famosa, tre o quattro righe su “Pronti a morire” che è il suo primo (e forse più impegnativo) film da produttrice, e poi basta. Così mi imparo a non leggere questi libri PRIMA di iniziare gli speciali del Zinefilo 😀

      La biografia non autorizzata di Jackson non spiega perché l’attore non potesse tenere gli stessi capelli, visto poi che il minuscolo film canadese non lo conosce nessuno: forse con quei capelli non sembrava un matematico??? 😀

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