Ultimo minuto (1987) Regalo di Natale calcistico

Gli anni Ottanta che si sono aperti con il cinema italiano votato ad esaltare il calcio con commediole piene di comici, caratteristi e veri professionisti (calciatori o giornalisti), si chiudono con un esperimento temo fallito, ma che comunque dimostra come non tutti fossero asserviti alla passione calcistica e qualcuno fuori dal coro volesse raccontare altro, cioè il lato oscuro di quel “gioco”. Forse l’unico lato vero.

Con il visto di censura del 18 settembre 1987 e trasmesso in prima visione da Rai1 domenica 11 febbraio 1990, ecco Ultimo minuto.

Temo che sia girato molto poco in TV e in videoteca

Inutile girare attorno all’elefante nella stanza, anche perché appunto è un elefante in una stanza e spazio per girarci intorno non ce n’è: Pupi Avati aveva appena fatto il botto con il cinico, disincantato e straziante Regalo di Natale (1986) quindi deve aver pensato che fosse una buona idea rifare la stessa identica operazione, ma stavolta alzando parecchio la posta in gioco. Dal gioco delle carte, grande tormentone della cultura popolare italiana d’un tempo, ad un tormentone ancora più grande, cioè il calcio.

Chiamato il fratello Antonio Avati e Italo Cucci, con Michele Plastino intorno, tutti si mettono a scrivere un Regalo di Natale calcistico che però manca completamente il segno, perché se Pupi da solo nel precedente film era riuscito a costruire un gruppo di personaggi con cui lo spettatore poteva empatizzare, vedendoli poi massacrarsi a vicenda, in Utimo minuto in pratica non esiste alcun personaggio: tutti si muovono per conto loro facendo cose e il loro contrario senza dare mai uno straccio di spiegazione.

Perché i personaggi non fanno mai quello che dice l’autore?

Ugo Tognazzi interpreta Ugo Tognazzi, cioè il solito italiano paraculo con il solito completo marroncino o verde (ma Ugo conosceva altri colori?). Siccome a un certo punto non si capisce perché Ugo Tognazzi alleni una squadra di calcio, già all’inizio della vicenda arriva lo spiegone appassionato, quello che di solito invece è più verso la fine di una storia.
Malgrado Ugo sembri interpretare il personaggio che ha sempre interpretato in tutti i suoi film, stando alle sue parole stavolta si chiama avvocato Walter Ferroni e da decenni allena una squadra di calcio di serie A che se la passa sempre male, tanto che più volte lui stesso ha rimediato i soldi per salvarla, anche a costo di rovinarsi la famiglia e in pratica farsi terra bruciata intorno: l’avvocato Ferroni ha dato tutto se stesso per la squadra, e ora il proprietario lo caccia via come una scarpa vecchia.

Un minuscolo ruolo per il Diego Abatantuono neo-decaratterizzato

Un allenatore cacciato non deve far altro che sedersi sugli spalti di uno stadio e aspettare di veder passare il cadavere del proprio nemico, perché infatti senza di lui la squadra va a ramengo e chi lo aveva sbeffeggiato e umiliato ora è costretto a chiedergli in ginocchio di tornare. E fra i questuanti c’è anche sua figlia Marta (Elena Sofia Ricci), innamorata di un calciatore che era stato cacciato dalla squadra poco prima di Ferroni.
Quello di cui il proprietario non aveva tenuto conto è che Ferroni in tanti anni ha tessuto una ragnatela di conoscenze e clientele, sia fra i calciatori che fra i giornalisti, e quando ne ha avuto bisogno non ha dovuto far altro che tirare i fili giusti. Basta una telefonatina ad Aldo Biscardi e si scatena l’inferno.

Ferroni, sono contento che tu mi abbi chiamato

La storia di caduta e resurrezione dell’avvocato Ferroni – che non è un avvocato manco per niente, solo uno dei tanti italiani che amano fregiarsi di titoli immaginari – è l’occasione per uno sguardo ad ampio spettro sul dietro le quinte del calcio, una roba così fetente che non capirò mai come si possa amare questa cloaca massima. Posso amare la bomba, convinto dal Dottor Stranamore, ma il calcio mai.
Teoricamente il nostro punto di vista dovrebbe essere quello di Paolo Tassoni (Marco Leonardi), il giovanissimo calciatore che per la prima volta entra nel gioco sporco convinto di star vivendo un sogno. E la cosa brutta è che il sogno lo vive per davvero, anche se troppo tardi scoprirà quanto dovrà pagarlo.

Ma… è Enrico Mentana alla conduzione del TG1?

Dico “teoricamente” perché in realtà Avanti non si sforza minimamente di costruire i suoi personaggi, li fa semplicemente muovere sul campo del film come calciatori, senza altra caratterizzazione se non le loro azioni in partita. Perché i personaggi fanno quello che fanno? Tutti si comportano male, tutti si dimostrano infami e bastardi, ma perché sono nati così o perché la vita li ha portati ad esserlo? Non si sa, non c’è una sola parola di spiegazione in tutto il film.
In Regalo di Natale conoscevamo le motivazioni che spingevano i protagonisti a comportarsi in un certo modo, qui abbiamo i “buoni” che d’un tratto fanno gli infami e non sappiamo perché.

Uno dei rari momenti in cui Tognazzi non indossa il suo solito completo

In quegli anni Ottanta in cui il calcio era l’unico Dio in Italia temo che questo tentativo eretico di Pupi Avati non abbia avuto il successo sperato, ma al di là della risposta di pubblico – e di distributori, che non è che si siano sforzati di far girare il film – rimane una storia monca, fatta solo di personaggi in movimento senza alcuna sceneggiatura se non battute di scena.
Anche il rapporto di Ferroni con la figlia, che sembrava la trama portante, con il tentativo del vecchio allenatore di riallacciare i rapporti con una famiglia abbandonata, è superficiale per non dire assente: i due parlottano ma in realtà non c’è un solo dialogo pregno, che faccia capire le rispettive intenzioni.

Più che un film sembra un documentario di denuncia di certe storture del mondo del calcio, anche se ai miei occhi di eretico anti-calcistico più che “storture” sembrano radici marce su cui è stato costruito un palazzo pencolante.

L.

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17 risposte a Ultimo minuto (1987) Regalo di Natale calcistico

  1. Madame Verdurin ha detto:

    Sembra sempre più dimostrato, nel corso di questa tua fantastica rubrica, che sia impossibile fare un bel film sul calcio nel paese che di calcio vive e respira… La passione per questo sport nel nostro paese è un paradosso che non ti so spiegare anche se mi ci sento dentro: so benissimo quanto marcio ci sia sotto (ultimamente si parla addirittura di traffico di minori avvallato dalla FIFA), eppure se in tv c’è la Champions io la guardo! Meglio però vedersi Pomi d’Ottone e Manici di Scopa 🙂

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  2. Cassidy ha detto:

    La tattica era giusta, l’applicazione proprio no, peccato perché scavare in quel torbido che gli italiani da sempre fingono di non vedere sarebbe stato molto interessante, ma forse anche per quello il film non è stato un successo. Visto che ci sono ti faccio anche gli auguri di buon compleanno, un Zinefilo non si ferma mai! 😉 Cheers

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  3. Lorenzo ha detto:

    Grande Biscardi! Il suo Processo va ancora avanti dopo la sua dipartita. Il film non lo conosco, ma ovunque girino i soldi c’è del marcio, cinema incluso.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Sacrosanta verità, purtroppo non percepita dai tifosi. È come per l’odio per le grandi compagnie farmaceutiche: le industrie automobilistiche hanno molti più morti sulla coscienza, ma le macchine sono belle e ci giriamo dall’altra parte.

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  4. Zio Portillo ha detto:

    Film che vidi una sola volta, una vita fa un pomeriggio invernale (domenica 11 febbraio 1990? Non credo… A naso avevo qualche anno in più perché il film lo capii perfettamente e dubito che a 11 anni avessi la “testa giusta”), di quelli che non hai voglia di uscire e scanali sperando di trovare di decente.

    Lo ricordo amaro ma poco a fuoco (come fai giustamente notare), come se volesse creare a forza una polemica sul lato oscuro del calcio senza però avere le conoscenze per farlo e nemmeno la voglia di spingere fino in fondo. Una specie di “negativo” de “L’allenatore nel pallone”. Nel film con Banfi c’è ugualmente il dietro le quinte (il mediatore, la squadra che gioca contro, la corruzione, i tifosi ingombranti, il lavoro che rovina la famiglia, le donnine facili che girano attorno al pallone,…) ma tutto è trattato con ironia e in modo parodistico e farsesco. Qua, Avati prova a fare lo stesso, cioè gettando uno sguardo nel sottobosco calcistico ma con serietà e durezza, criticando tutto e tutti.

    Fu un buco nell’acqua. Un po’ perché toccare il calcio e metterlo all’indice è peggio di bestemmiare in chiesa e un po’ perché non aveva la forza e i mezzi di fare quello che ha provato a fare. Giustamente (?) dimenticato.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Se avesse studiato più una sceneggiatura e meno il dietro le quinte calcistico forse sarebbe riuscito meglio. In fondo “Regalo di Natale” non è una denuncia contro il gioco d’azzardo, ma la storia di un gruppo di amici infami che si massacrano. Qui abbiamo gli infami ma non sappiamo perché si massacrino, visto che non viene spiegato assolutamente nulla, e questo ferisce mortalmente il film.

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Film che vidi anta anni fa: dimenticabile perché, in soldoni, credo, fondamentalmente non riuscito.
    Comunque mi sono appuntato quanto segue: Star Trek, western e, dunque, calcio sono gli argomenti a proposito dei quali “non ci prendiamo”! Ahahah! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      ahaha ti salvi che gli americani odiano il calcio, se no c’era da beccare una puntata di Star Trek ambientata nel West in cui imbastiscono una partita all’OK Corral 😀
      (In “Deep Space Nine” ricordo una partita di baseball, di squash, freccette e forse qualcos’altro, ma beccare del calcio in una produzione a stelle e strisce è impossibile, a meno che non parlino di ragazzine.)

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        “Star Trek ambientata nel West in cui imbastiscono una partita all’OK Corral”…una tale combo che forse sarebbe l’unica puntata che guarderei! 🙂

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Vedrai un giorno riuscirò a tirar fuori il trekkie western che si nasconde dentro te 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Star Trek, dici? Beh, nei fumetti britannici primi anni ’70 (quelli pieni di libertà creative dovute al fatto che a sceneggiatori e disegnatori veniva fornito pochissimo materiale originale su cui lavorare) c’era addirittura Kirk in persona in scarpette e pantaloncini impegnato in una partitella assieme ai suoi, seppur per poche vignette 😀
        Riguardo al film di Avati sarebbe davvero più corretto chiamarlo documentario di denuncia calcistica perché, alla fine, è molto più interessato a stigmatizzare la cloaca sottostante al “dorato” mondo del pallone che non a costruirci una vera e propria storia intorno…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Noooooo ora voglio quell’albo con Kirk giocatore, che devo farci uno speciale in omaggio a Willy 😀

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        Kirk giocatore e il conseguente speciale in mio omaggio, potrebbero costituire l’unico momento di affetto ed ammirazione tra me e Star Trek. Bada bene però, l’unico! Ahahaha! 🙂

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  6. Sam Simon ha detto:

    Ma… Buon compleanno in ritardo!!!

    E sul calcio, se non ce l’ha fatta nemmeno Avati in anni in cui era ispirato, c’è da gettare la spugna (a proposito disñ spugna, mi sa che la boxe ha più fortuna al cine rispetto al calcio)!

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