Pray for Death (1985) Preghiera di morte ninja

Spero un giorno di trovare una dichiarazione di Kosugi che spieghi perché all’apice del suo successo si sia ritrovato “ninja triste e solitario”: mentre nelle Filippine gira l’ignominioso  Il colpo segreto del ninja (1985) la Cannon è lì vicino a lui, a girare American Ninja (1985) con Michael Dudikoff: il primo titolo rimarrà nei bassifondi mentre il secondo sarà re di cinema e videoteche.

Inizia la caduta di Shô Kosugi, l’unico vero grande ninja del cinema, che sto raccontando.

Fondata nel 1983 da Moshe Diamant e Eduard Sarlui (stando a Wikipedia), la TWE (Trans World Entertainment) distribuirà in home video americano diversi film di genere di basso profilo – compresi alcuni action italiani finto-americani dell’epoca – finché nei primi anni Novanta, sempre secondo Wiki, la casa finirà coinvolta in uno scandalo bancario di Hollywood e verrà fusa all’interno della MGM.

La vostra peggiore casa di filmacci in circolazione

La TWE aveva presentato in VHS alcuni episodi della serie “The Master” (giunti anche in Italia), quindi è facile che in quell’occasione abbia conosciuto il talento da ninja di Shô Kosugi: non ho capito se la distribuzione in videoteca della serie TV avvenga prima o dopo la produzione di un nuovo film con l’attore, ma di sicuro in quel periodo la TWE punta sui ninja, compresa la spazzatura che arriva da Hong Kong e che con due spicci porta nelle videoteche americane.

Nel 1985 la casa presenta ben due film ninja “originali”, cioè non roba importata dall’estero: Prey for Death (novembre) con Kosugi e Sword of Heaven (dicembre) con Tadashi Yamashita, il mitico ninja cattivo di The Octagon (1980) e di American Ninja (agosto 1985).
Da IMDb scopro che Prey ford Death è stato presentato al Festival di Cannes nel maggio di quel 1985: con che coraggio?

Perché sei caduto nel trappolone del successo, Shô?

I filmacci ninja di Hong Kong che la TWE porta in videoteca hanno un “contenuto speciale”: prima del film c’è un breve filmato con Shô Kosugi che fa le sue “ninjate”. Il mio sospetto – e un giorno spero di trovarne la prova – è che l’attore si sia lasciato lusingare da una casa che gli ha promesso di essere re all’inferno, invece che schiavo in paradiso com’era alla Cannon. Quale che sia stato il motivo, uscire dalla Cannon è stato per Kosugi l’inizio di una umiliante caduta.


L’apparizione in Italia

Nell’autunno 1992 trovo nella videoteca di quartiere un volantino pubblicitario che definire mitico (o addirittura mitologico) è dire poco: a distanza di trent’anni lo conservo ancora in perfetto stato, giusto per dire quanto fece palpitare il mio cuoricino ninja.

Se avete vissuto l’epoca delle videoteche, questo logo dovrebbe scaldarvi il cuore

All’epoca la Skorpion era una casa che portava in videoteca titoli da leccarsi i baffi, e con quel volantino sparava i suoi colpi migliori su carta lucida, in formato A3 piegato in due.

Andateli a trovare, oggi, volantini del genere!

Lo spazio principale è per Brian di Nazareth (1979) dei Monty Python, che finalmente arrivava in Italia con giusto qualche annetto di ritardo (era sbarcato nelle nostre sale a Pasqua 1991), e se giravi il volantino c’è un’altro “ritardatario” come La croce di ferro (1977) di Sam Peckinpah, ma ovviamente il mio cuore batteva per il terzo film pubblicizzato, appena entrato nel catalogo della Skorpion: Preghiera di morte.

Peckinpah e Kosugi: roba da far esplodere la videoteca!

I film di questo periodo della carriera di Kosugi hanno avuto una distribuzione italiana così schifosa che parliamo di rarità super-mega-rarissime, roba che ho trovato solo mediante quell’antica divinità pagana chiamata Botta di Culo: se Il colpo segreto del ninja mi ci vorranno più di vent’anni per rimediarlo, questo Preghiera di morte lo beccai nella videoteca sotto casa appena uscito. Noleggiarlo e duplicarlo è stato tutt’uno, e per fortuna il bravo gestore integrava le entrate della videoteca con “servizi supplementari”, come film in prima visione (leggi: “cassette pirata”) e fotocopie a colori delle copertine dei titoli a noleggio.
Essendo passati trent’anni conto sulla prescrizione nel mostrarvi la “copia da originale” di questo film che custodisco gelosamente dal 1992:

«Un atto di pirateria / portarti via, bellezza mia» (cit.)

Non ho trovato alcuna traccia di altra vita italiana del film al di fuori di questa cassetta, a dimostrazione del grado di invisibilità raggiunto dal ninja Kosugi.


La preghiera di morte
è quella dello spettatore

Come già per il coetaneo Il colpo segreto del ninja, anche questo ha un brevissimo inserto in costume per truffare gli spettatori nel trailer. Se nel precedente film Kosugi ricordava il suo addestramento ninja, qui le uniche scene in costume sono spacciate per una trasmissione televisiva che seguono i due giovani figli del protagonista, i soliti Shane e Kane Kosugi presenti in ogni film del padre. La cosa curiosa è che la trasmissione si chiama “Il ninja nero”, per cui probabilmente vale la stessa regola del Cavaliere Nero di Gigi Proietti…

Cos’è che non glie dovete fa’ al ninja nero?

Più che al titolo precedente, però, la trovata va vista con l’ottica di Ninja, la furia umana (1983), di cui in pratica questo film è una sorta di obbrobrioso rifacimento cialtronesco.
Il grande e tragico problema di Preghiera di morte è che è scritto dal pessimo James Booth: classe 1927, entrato nel cinema negli anni Cinquanta, Booth è un caratterista specializzato in ruoli da cattivo macchiettistico, non sa una mazza di niente di cinema marziale, di ninja o di qualsiasi altra cosa che non sia la Z più becera. Non a caso è il protagonista assoluto di questo film.

L’attore-sceneggiatore che uccide questo film a sangue freddo

Ricopiando malamente il soggetto del film del 1983, Booth fa iniziare il film con una scena in costume, poi un omicidio e la relativa decisione di Akira Saito (Shô Kosugi) di trasferirsi in America con la famiglia. E indovinate un po’? Per la seconda volta si ritrova inavvertitamente nell’occhio del crimine locale.
La sceneggiatura è scritta con una penna infilata nello sfintere di James Booth quindi niente è molto chiaro, ma pare che il vecchio proprietario della casa che compra Saito aveva una collana, o lì era nascosta, e ora il boss buffonesco Newman (Michael Constantine) la rivuole e dà ordine al solito esercito di due uomini di tutti i boss del cinema di ritrovarla.

Il solito boss ridicolo da operetta

Non è chiaro quanto valga questa collana, ma Willie (James Booth) per recuperarla stermina ogni forma di vita in città, uccidendo a sangue freddo non solo migliaia di persone ma assicurandosi di uccidere anche la loro flora batterica intestinale: non deve più esistere alcun tipo di forma di vita in America, finché non esce fuori ’sta cacchio di collana.
Mentre Booth scinde pure gli atomi assicurandosi la morte totale dell’emisfero occidentale, Kosugi guarda il vuoto e il vuoto guarda Kosugi, chiedendogli come possa aver fallito così miseramente partendo da così in alto.

Ridi ridi, che stai a fa’ un figurone…

È curioso notare che nello stesso periodo in cui il pessimo James Glickenhaus dirigeva Jackie Chan in The Protector (1985), dimostrando di non aver capito una mazza di chi aveva per le mani, l’altrettanto pessimo Gordon Hessler dirige Kosugi in questa porcata di film, ma il giudizio in questo secondo caso è decisamente peggiore.
Perché Hessler aveva già diretto Kosugi in ben tre episodi della mitica serie “The Master” (1984), addirittura è il regista che ha firmato Kunoichi, un episodio meraviglioso, probabilmente il primo a mostrare in Occidente una donna ninja: com’è possibile che nel giro di un anno il regista si sia così completamente rincoglionito? Eppure questo film è inguardabile, mentre quegli episodi di “The Master” ancora oggi sono gioielli inestimabili.

L’unico film che riesce a sbagliare con una motosega

Se usare una motosega nel combattimento finale con Jackie era un madornale errore, lo è anche per Kosugi, ma in realtà il combattimento finale di questo film è così mortalmente brutto che alla fine la motosega è davvero il minimo.
Per ragioni ignote alla razza umana, Kosugi per vendicarsi si costruisce da solo la katana… Ma che senso ha? E ci vuole così poco a costruire una spada?

Scusa, Shô, ma comprarla al negozio già fatta, la katana, pareva brutto?

Poi indossa un’armatura ninja totalmente folle: ma perché?

Perché, Shô, perché?

Il classico costume che l’aveva reso celebre non andava bene? Perché vestirsi da buffone?

Perché la mascherina nera? Ancora non c’è stata manco la Fase 1…

Temo che l’attore si stesse uniformando ai costumini ninja fosforescenti che arrivavano da Hong Kong, portati in videoteca dalla TWE: per questo temo che le lusinghe di diventare “il re dei ninja” abbiano accecato il giudizio del nostro ninja preferito.

Un ninja invisibile, ombra nella notte…

Kosugi in realtà è solo un’ombra sullo sfondo, il film verte unicamente sul buffonesco James Booth e il suo magico parrucchino: insieme, l’uomo e il parrucchino, sterminano gente, fanno le facce da duri, menano centinaia di tizi mimando mosse marziali come un ubriaco sotto metamfetamina, e in pratica Booth si assicura di avere sempre la cinepresa su di sé: ma questo non doveva essere un film marziale con Kosugi? Perché hanno messo lui in locandina, visto che il suo personaggio è assente ingiustificato?

Nel 1992 ho profondamente disprezzato questo film, rimanendone delusissimo perché la contentezza di aver trovato un film di Kosugi che ignoravo è stata raggelata dallo scoprirlo una mostruosità di serie Z assolutamente inguardabile.
Capisco la “caduta”, capisco non ci sia più la Cannon a fornirgli una base qualitativa superiore, ma bastava un niente a Kosugi per regalarci un onesto filmetto ninja d’intrattenimento, invece viene fatto di tutto perché non si mostri mai niente di ciò che l’attore aveva da dare, e per cui è diventato famoso. Delusione mostruosa su tutta la linea.

E la cosa brutta è che la caduta è solo all’inizio…

L.

– Ultimi film ninja:

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16 risposte a Pray for Death (1985) Preghiera di morte ninja

  1. Zio Portillo ha detto:

    Torno dopo un po’ di tempo di latitanza e mi becco la veglia funebre di Kosugi… Ammazza che sfiga! 😀

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    • Zio Portillo ha detto:

      Scusa, mi è partito il commento incompleto… Comunque mi sa che il costume da ninja con caschetto metallico che sfoggia il buon Sho, ha fatto scuola. Pare quello che indossa Ryu Ayabusa, il protagonista dei videogiochi di “Ninja Gaiden”

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Se non ricordo male, Kane Kosugi ha posato per le movenze ninja di un videogioco famoso, chissà: magari proprio Ninja Gaiden 😛

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      • Zio Portillo ha detto:

        Mi hai messo la pulce e ho controllato al volo… Ebbene sì! Kane Kosugi ha interpretato il ninja Ayabusa (Ryu Ayabusa) nel film “DOA: Dead or Alive”.
        Quindi, la cronologia dovrebbe essere: il caschetto di Splinter delle Tartarughe Ninja ha ispirato quello del ninja di Sho Kosugi, in “Pray for Death”, che poi viene omaggiato dai videogiochi di “Ninja Gaiden”, il cui personaggio principale appare nel film “DOA” interpretato da Kane Kosugi, figlio di Sho.

        Se fosse così sarebbe bellissimo!

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il povero Kane in “DOA” interpreta esclusivamente un personaggio chiamato “carta da parati”: la cocente inutilità di quel suo ruolo di qualche minuto è una beffa che ricopre di vergogna la casata dei Kosugi, se già non l’avesse distrutta il padre nel 1985 😀
        Ricordo che invece, molto più seriamente, ha fatto la motion capture di un ninja videoludico, ma è da ricercare.

        I fumetti originali delle Tartarughe del 1984 erano molto diversi dalla serie animata del 1987, è tutto da vedere se il costume ninja di Shredder noto nel 1985 fosse come quello visto in seguito, ma non lo escluderei.
        Nulla di più facile che quei cialtroni della TWE abbiano detto “facciamo una citazione a un fumetto underground che piace ai gggiovani, così vendiamo più biglietti”…

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  2. Cassidy ha detto:

    Certo che per decidere di farlo conciare come il cattivo delle Tartarughe Ninja ci vuole anche una certa dose di crudeltà eh? Terribile, ma non la tua storia personale da videoteca che mi ha scaldato il cuore, solo rivedere il logo Skorpion mi ha rimandato indietro nel tempo, che bellezza! Cheers

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  3. Austin Dove ha detto:

    a me il costume non sembra così brutto…

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  4. Lorenzo ha detto:

    Questo purtroppo non l’ho visto. Il boss mi ricorda qualche personaggio televisivo degli anni ’80… tipo Boncompagni 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Credo che l’attore abbia interpretato più volte il boss da operetta, al cinema e in TV, perché per motivi ignoti i boss devono essere rotondetti: sarà mica una moda lanciata da Al Capone? 😀
      Non ti consiglio per nulla questo film, che ho trovato mortalmente brutto già alla sua uscita italiana.

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Ieri Carpenter e Topolino, oggi Sho, romantiche piraterie da cassetta e Skorpion: è in atto un complotto nostalgico, orchestrato con inimitabile fare etrusco, per farmi versare calde lacrime malinconiche??? 🙂 🙂 🙂

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  6. Giuseppe ha detto:

    Stento a credere che un professionista con la carriera di Gordon Hessler possa aver girato qualcosa del genere, così come stento altrettanto a credere che Sho Kosugi possa aver ceduto così facilmente alle lusinghe di diventare “il re dei ninja” (non vedeva a quale livello lo stavano riducendo?), eppure questo “Pray for death” ne è la triste prova…
    Comunque, mica male l’idea del cattivo talmente cattivo da sterminare persino la flora batterica intestinale 😉

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  7. Pingback: Rage of Honor (1987) Questione d’onore per Kosugi | Il Zinefilo

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