[Multi-Recensioni] Uscite Eagle Pictures in DVD (2)

Tengo sempre d’occhio le uscite in DVD targate Eagle Pictures e “sua figlia” Blue Swan, con titoli che poi dopo un po’ usciranno su Prime Video: ecco il meglio di quanto ho visto a ottobre del 2021.



The Renegade
(Black ’47, 2018)
In DVD Eagle Pictures da giugno 2021.
Disponibile su Prime Video.

Lance Daly ci porta nell’Irlanda del ’47, come recita il titolo originale, in quel 1847 in cui imperversa la Grande carestia che sta affamando la popolazione: gli irlandesi arruolati con l’esercito inglese al loro ritorno a casa trovano solo morte, malattia e povertà.

È quello che succede al protagonista Feeney (l’australiano James Frecheville), che torna solo per scoprire vari familiari defunti per mano degli odiati inglesi: la povertà spinge alla criminalità ma l’oppressivo Governo di quegli zozzi di inglesi non ne tiene conto e impicca la gente a raffica. Come si può capire, è un film leggerissimamente schierato.

Il saggio Hannah (Hugo Weaving) e il giovane antipatico Pope (Freddie Fox) vengono incaricati di acciuffare il ribelle Feeney, che nella regione sta riparando torti come fosse John Rambo Wick.

Ti scateno una guerra irlandese che non te la sogni neppure

Come dicevo, il film è fortemente schierato e fin qui niente di male, ma il problema nasce in Italia. Se gli irlandesi considerano l’inglese la lingua dell’invasore, noi lo consideriamo l’unica lingua esistente al mondo, quindi il nostro doppiaggio sceglie di tradurre in italiano solo quando parlano gli inglesi… però questo è un film irlandese! Così metà film è in gaelico coi sottotitoli, l’altra metà in inglese tradotto in italiano. Visto che la nostra tradizione è quella di tradurre tutto, anche quando i personaggi non si capiscono, forse era il caso di continuare a seguirla.

A parte questo, il film è sonnacchioso e ruminante, cento minuti di parlottio che concilia il sonno, un piccolo ruolo per ogni attore irlandese in attività, un eroe che fissa il vuoto tanto da sembrare cerebroleso e fine.

Ovvio che si parteggia sempre per gli invasi, mai per gli invasori, ma certo gli inglesi “oppressori” fanno film decisamente migliori.



Il sacro male
(The Unholy, 2021)
In DVD Eagle Pictures da settembre 2021.
Disponibile su Prime Video, per ora solo a pagamento.

Due titani – la Screen Gems, figlia della Sony, e la Ghost House di Sam Raimi – partoriscono un topolino, tratto dal romanzo Shrine (1984) di James Herbert (inedito in Italia).

Il problema è che ad adattarlo per lo schermo c’è Evan Spiliotopoulos, autore delle peggiori produzioni recenti – da Charlie’s Angels (2019) a Snake Eyes (2021) – che per l’occasione diventa anche regista. Come regista non è male, se smettesse di scrivere sceneggiature sarebbe meglio.

Gerry Fenn (il sempre più stropicciato e gigionesco Jeffrey Dean Morgan) è un giornalista in disgrazia, travolto dallo scandalo di aver falsificato una notizia: in Italia sarebbe direttore di giornale, se non parlamentare, in America pare invece sia una cosa brutta. Ora scrivacchia articoli su notizie locali pittoresche, tipo su bestiame mutilato da alieni, argomenti cioè che nessuno potrà mai tacciare di falsità. Visto che di alieni in giro non se ne trovano, al massimo c’è una bambola in una buca sotto un albero, Fenn pensa bene di creare la notizia: rompe la bambola e sul posto si inventa che ritrovare una bambola rotta sotto un albero è segno di una presenza diabolica.

Albero fa 65, bambola vecchia 44 e giornalista 84: io questi numeri me li giocherei…

Mentre è lì che costruisce di sana pianta il suo articolo su fantomatiche presenze diaboliche in un paesino del Massachusetts rurale, scopre che la ragazza sordo-muta del posto – Alice (Cricket Brown) – ora parla e sente benissimo. Con una proprietà di linguaggio tale che sembra aver sempre parlato e sentito: è chiaro che c’è qualcosa di miracoloso, infatti una Madonna piange e la Chiesa accetta tutto subito come assolutamente vero. Anche perché ad “indagare” c’è il prete William Sadler e il vescovo Cary Elwes, che con quelle facce a tutto fanno pensare tranne alla Chiesa.

Quando finalmente Fenn capisce che non è la Vergine Maria a parlare per bocca di Alice bensì una spirita cattivissima, forse è troppo tardi per salvare la situazione: come la convinci una comunità di campagnoli che i miracoli a cui hanno assistito sono veri… ma con la “firma” sbagliata?

Dovete essere tutti Amici: me l’ha detto Maria!

Tutto va come deve andare e lo fa raggiungendo la massima quota di noia e banalità possibile: non c’è un solo fotogramma che non debba stare lì, tutto è di una scontatezza diabolica e satanica. Il Diavolo esiste, e fa film noiosi.

Purtroppo ho scoperto tanto tempo fa che Raimi produttore mi piace davvero poco, ma è anche vero che la fine della sua ispirazione demonica risale a molti anni addietro: andai addirittura al cinema a vedere Drag Me to Hell (2009), decretando in pratica la mia rottura ufficiale con il grande Sam. Preferisco ricordarlo negli anni Novanta.

Un film che andrebbe visto solo da chi non abbia mai visto un altro film horror in vita sua, così da non notare la profonda e diabolica banalità della vicenda.



Il settimo giorno
(The Seventh Day, 2021)
In DVD Eagle Pictures da ottobre 2021.
Disponibile su Prime Video, per ora solo a pagamento.

Il giovane autore Justin P. Lange deve aver dato un’occhiata alla (noiosissima) serie TV “The Exorcist” (2016), la cui prima stagione è tutta incentrata su un giovane esorcista alle prime armi, e anche parecchio spaventato, che si ritrova a dover affiancare un esorcista di lunga data, rotto a ogni esperienza e ben poco ligio all’etichetta vaticana. Perché non ripetiamo identica questa formula per un filmetto dozzinale? In fondo se è noiosa da morire in TV può esserlo anche in video.

Così ecco il giovane e un po’ impaurito padre Daniel (Vadhir Derbez), fresco diplomato in esorcismo, ritrovarsi al fianco dello stropicciato padre Peter (Guy Pearce), esorcista d’annata che ne ha viste di cotte e di crude. Ma soprattutto di cotte, visto che durante un suo esorcismo un ragazzino gli ha preso fuoco davanti agli occhi.

Inizia questa sorta di “educazione esorcistica” in cui il giovane Daniel-san impara l’esor-karate dal maestro Peter-yagi, in un rutilante susseguirsi di noia, sbadiglio e abbiocco profondo.

Gli Starsky e Hutch dell’esorcismo

Bisognerebbe consultare un esorcista per farsi spiegare come mai dal 1973 ad oggi questa formula si è ripetuta identica in modo ossessivo, rendendo chiaro che non c’è un cazzo da dire sull’argomento ma tutti continuano a dirlo, con film vuoti come questo: una cattedrale gotica costruita sul niente, con guglie di vuoto e noia.

Non credo esistano demoni così nullafacenti come da cinquant’anni vengono ritratti nella diarroica narrativa esorcistica, ma di sicuro serve un esorcista per rimanere svegli con questo film.



Un uomo sopra la legge
(The Marksman, 2021)
In DVD Eagle Pictures da settembre 2021.
Disponibile su Prime Video, per ora solo a pagamento.

Di solito Robert Lorenz si occupa di fare l’assistente del regista o al massimo di dirigere la seconda unità, invece stavolta si trasforma in regista e sceneggiatore per uno dei tanti film che Liam Neeson sforna ogni anno mostrandosi eroe d’azione duro e determinato. A volte sono film comunque divertenti da vedere: non è questo il caso.

Il perfido messicano Mauricio (Juan Pablo Raba) deve sterminare una famigliola per uno sgarro non meglio spiegato, probabilmente si parla di un parcheggio fregato, e dopo aver falcidiato tutte le generazioni del suo nemico gli mancano solo una donna e suo figlio, in realtà due fenomeni da baraccone perché hanno la stessa età: come fanno ad essere madre e figlio? Comunque i due ragazzini riescono a superare il muro messicano e finiscono davanti all’auto di Jim (Liam Neeson), che odia i messicani e gli sparerebbe in faccia a tutti, ma questi sono ragazzini e quindi metterà a rischio la propria vita pur di salvarli. Solo però finché restano ragazzini: al compimento del diciottesimo anno d’età sparerà in faccia pure a loro.

Sei simpatico, ragazzino, ma appena diventerai adulto sarai solo un fottuto messicano da far fuori

La mortale assenza di una qualsiasi sceneggiatura rende il film una barzelletta che non fa ridere. Possiamo immaginare che l’intento dell’autore si mostrare come anche il più razzista degli americani sudisti – per l’occasione interpretato da un irlandese! – ha un cuore e può capire la differenza tra un messicano adulto e uno bambino: al primo gli spari, al secondo lo salvi dai messicani adulti, che so’ tutte bestie assetate di sangue. Ecco, diciamo che anche a livello teorico questo film è biasimevole.

Cattivi da fumetto, che sterminano ogni forma di vita, ci manca solo che sparino ai lombrichi, un buono che in realtà è un personaggio appiccicato con lo sputo e una storia priva di tutto. Non sarà il peggior film di Liam Neeson ma fa di tutto per sembrarlo.



Ai confini del mondo – La vera storia di James Brook
(Edge of the World, 2021)
In DVD Blue Swan da settembre 2021.
Disponibile su Prime Video, per ora solo a pagamento.

Era dall’ottimo Java Heat (2013) che non si vedeva più un copione firmato da Rob Allyn, per l’occasione finito nelle mani del regista di corti e videoclip Michael Haussman: il risultato non mi sento di giudicarlo buono, ma almeno è un prodotto che non dà fastidio.

Sir James Brooke (Jonathan Rhys Meyers) è inviato dalla Marina britannica a gestire il regno del Borneo e i suoi strani abitanti, cultori della strana arte del mozzare teste e ridurle a portachiavi. Brooke non è un missionario, non è lì per salvare nessuno o per convertirlo, è lì per “farsi re”, così dopo le iniziali incomprensioni e approfittando che la Regina è dall’altra parte del mondo il nostro eroe fa “carriera” e diventa un signorotto locale, con tanto di mogli e buoi dei paesi altrui.

Quando però la minaccia dei terribili pirati che infestano quei mari si fa concreta, allora si torna a tirare le gonne della Regina, con esito fatale.

Che tempi, quand’erano i britannici ad esportare la democrazia…

Qualcuno l’ha mai visto il Borneo? Anaconda 2, interamente ambientato nel Borneo, l’hanno girato in Nuova Zelanda, questo film invece in Malesia: quand’è che il Borneo darà il permesso di girare sul proprio suolo i film ambientati sulla propria isola? A parte questo, sicuramente il nostro Salgari sapeva inventare avventure migliori nel sud-est asiatico senza mai esserci stato, che questo film che è stato lì vicino.

La vicenda mette sul tavolo diversi temi scottanti, dallo scontro di civiltà allo scontro di religione (visto che nel Borneo erano tutti musulmani), dal rapporto tra civiltà e vita naturale all’amore interculturale e via dicendo. Cioè tutte cose già trattate (decisamente meglio) da L’uomo che volle farsi re (1888) di Kipling e relativo film del 1975, perciò allo sceneggiatore di questo film non resta che una scelta: fare meglio di Kipling, fare uguale o non fare nulla. Opta per la terza.

Malgrado i bravi attori coinvolti la vicenda è talmente anonima e apatica che lascia abbastanza freddi durante la visione. Che ci sono andati a fare in Malesia, poi, se vediamo giusto due foglie e tre bastoni? Potevano girare questo film in un boschetto qualsiasi – magari nella Pineta di Ostia! – che era uguale e risparmiavano: dov’è quella lussureggiante vegetazione che così grande effetto faceva sui viaggiatori occidentali? Dove sono i “misteri d’Oriente”? Forse la sciatteria era voluta, per mostrare che il Borneo non era il paradiso asiatico che si pensava, ma temo sia semplice mediocrità di messa in scena.

Un film da ricordare solo negli elenchi di vicende ambientate nel Borneo e NON girate su quell’isola.



The Shift
(2021)
In DVD Eagle Pictures da ottobre 2021.
Disponibile su Prime Video, per ora solo a pagamento.

Non avrei mai visto questo film se avessi saputo che c’era un italiano alla regia e sceneggiatura, non amando lo stile cinematografico nostrano, ma quando ho visto nomi italiani nei titoli di testa ho sperato fossero francesi con nonni provenienti dal Belpaese, invece niente. E si vede.

I paramedici Isabelle (Clotilde Hesme) e Adamo (Adamo Dionisi) rispondono a una chiamata particolarmente scottante: in una scuola di Bruxelles un giovane musulmano ha appena compiuto un massacro. In mezzo a tanti morti i due trovano un ferito ancora in vita, lo caricano e partono per l’ospedale: solo in viaggio scopriranno che il giovane è imbottito di esplosivo. Doveva farsi saltare in aria anche lui ma all’ultimo secondo il terrore l’ha paralizzato.

Inizia un viaggio del terrore dove teoricamente potrebbero succedere tante cose, invece non succede niente.

Poteva essere un “thriller da ambulanza” e invece è solo un compitino scolastico.

Se il nostro connazionale avesse preso spunto dall’ottimo canadese Codice rosso (2015) avrebbe potuto sfruttare le opportunità che la situazione offriva, cioè due paramedici incastrati in un’ambulanza con un pericolo a bordo, impossibilitati a fermarsi, costretti a gestire la minaccia cercando una soluzione che provochi il minor numero di vittime possibile. Se Codice rosso è un gioiello, questo The Shift ne è l’esatto opposto.

A parte le cose ovvie, non succede altro nella vicenda, con il giovane terrorista esangue che minaccia fino all’ultimo i due paramedici, e nessuno dei personaggi “matura” durante la vicenda: tutti rimangono identici a quando è iniziata la storia, quindi la sensazione è che non si sia andati da nessuna parte. Il tema dell’Islam non viene neanche affrontato di striscio, perché ovviamente è una roba troppo delicata per azzardarsi a dire qualcosa.

La dedica finale lascia intuire che il film sia nato per omaggiare chi si occupa della salute pubblica, ma visto che i paramedici di questo film non fanno niente di niente è un modo davvero curioso per omaggiarli.


L.

– Ultimi film su Prime Video:

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13 risposte a [Multi-Recensioni] Uscite Eagle Pictures in DVD (2)

  1. Cassidy ha detto:

    Avevo puntato “The Renegade” per la mia passione per l’Irlanda, ma mi ha convinto pochino, lezione di Gaelico e poco altro. “Il sacro male” è terribilmente banale, la A24 poco prima di questo titolo ha sfornato “Saint Maud”, di cui il film prodotto da Raimi sembra la versione semplificata “per tutti”.
    Devo ancora riprendermi dalla serie tv sull’Esorcista, quindi per un po’ di esorcismi basta “Il settimo giorno” lo salto per ora, ma Liam Neeson non aveva detto basta ai film spara spara? Si vede che sono gli unici che gli propongono ormai 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Come ti dicevo, la serie TV dell’Esorcista vale la pena solo per la madre della protagonista, un gradito ritorno (anche se dura poco), e per l’idea di come a sorpresa collegano la serie al film di Friedkin. Per il resto è solo noia sonnacchiosa.

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  2. Lorenzo ha detto:

    Meno male che è il meglio che hai visto in Ottobre… Non te ne è piaciuto nemmeno uno 😀

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  3. Madame Verdurin ha detto:

    E’ capitato anche a me di trovare film in cui, quando i personaggi parlavano lingue diverse e non si capivano, per non sbagliare doppiavano tutto, togliendo ogni senso alla sequenza… Che non si dica poi che i nostri adattatori dei dialoghi non lavorano eh! XD

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’ un annoso problema, e capisco la scelta di doppiare solo una lingua in un film, così da rendere il senso di non comunicabilità della vicenda, ma se il film è irlandese dovrebbero doppiare l’irlandese, non le poche parti in inglese!

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Evviva! Il post carrellata! 🙂
    Anche se, da quanto letto, desumo si tratti di film quasi in toto per lo più banalotti, mi diverto sempre un sacco a “spelluzzicare” qua e là e a prendere spunto da pellicole diverse.
    Comunque io ho visto solo quello con Neeson “sopra la legge” ed effettivamente non è che regali molte soddisfazioni.
    Ne regalano molte di più quel gioiellino di Codice rosso, che proprio te mi consigliasti, e soprattutto…la citazione della celeberrima Pineta di Ostia!!! 🙂

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  5. Zio Portillo ha detto:

    Mi credi se ti dico che non è visto manco mezzo? Nemmeno il buon vecchio Neeson a sto giro… Non ho perso nulla di che, ma fare filotto “al contrario” era dura.

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  6. Giuseppe ha detto:

    Oh, finalmente sei tornato in piena forma: li hai praticamente annientati uno dopo l’altro 😛
    A questo punto devo ritenermi fortunato se, anche a questo giro, non ne ho visto uno che sia uno…

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  7. wwayne ha detto:

    Non sapevo assolutamente che Robert Lorenz fosse tornato a dirigere un film. Quello precedente (Di nuovo in gioco) è un gioiellino: se non l’hai visto recuperalo, non te ne pentirai.
    Oltre al post ho letto anche i commenti, e ho sbarrato gli occhi appena ho letto che Liam Neeson non vuole più fare film d’azione: non lo sapevo assolutamente. Cercando conferme in rete ho trovato un articolo (https://timgate.it/intrattenimento/cinema/liam-neeson-film-azione-basta.vum) in cui spiega le ragioni della sua decisione, e le ho trovate molto sensate: come ha detto lui, non è credibile che un personaggio di 69 anni faccia a botte con uno di 25 e riesca a metterlo al tappeto. Anche mio padre diceva la stessa cosa a proposito di Stallone e Schwarzenegger, che insistevano a girare scene del genere anche dopo aver ampiamente superato i 69 anni: “Sono vecchi, devono rassegnarsi a fare parti da vecchi”, diceva. Alla fine, anche se con grave ritardo, sembrano essersi rassegnati entrambi: infatti Arnold ha cominciato a fare l’attore drammatico, e Stallone ha cominciato a fare il vecchio saggio che insegna a menare anziché menare lui in prima persona (alludo ovviamente ai 2 film di Creed).
    Ricordo che prima della pandemia Stallone aveva in mente anche un film da regista (Tough as They Come). Spero che riesca a mandarlo in porto, perché il progetto in questione profuma di Oscar lontano un chilometro: non solo per la presenza come protagonista di un attore amatissimo dalla critica come Adam Driver, ma anche per il soggetto, dato che l’Academy adora i film basati sulle storie vere (a maggior ragione se strappalacrime e intrise di eroismo americano, come in questo caso).

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