Da Hong Kong: l’urlo, il furore, la morte (1972)

Questa è la storia di un Paese in bilico tra rivoluzione sessuale, rivoluzione culturale, rivoluzione sociale e rivoluzione proletaria, un’Italia del 1973 in cui nessuno si aspettava che in un cinema di Roma proiettassero per la prima volta… mani cinesi piene di dita di violenza!

Disprezzato da tutti, tranne dal pubblico che ne ha decretato un successo fulminante, il cinema marziale in Italia è un fenomeno mai davvero raccontato: è il momento che il Zinefilo si rimbocchi le maniche e trasformi le sue mani… in mani che menano.


Introduzione

Siamo ormai nel campo dell’invisibile, continuando a viaggiare in quell’incredibile marzo italiano del 1973, in cui ben cinque film marziali di Hong Kong sconvolgevano gli spettatori della Penisola. Purtroppo tre di quei cinque titoli sono perduti in lingua italiana. E non solo.

I film della Shaw Bros e della Golden Harvest hanno conosciuto una grande distribuzione, sia in patria che all’estero (tranne ovviamente l’Italia), sono stati rimasterizzati, ridigitalizzati e tutto il resto: i filmucoli delle piccole case di Hong Kong che sfornavano filmetti marziali cercando di seguire l’onda non sono stati così fortunati, e quei pochi che ancora girano lo fanno solo perché qualcuno ha salvato le videocassette d’epoca. Purtroppo non esistono videocassette italiane di quei film, quindi una volta tolti dai cinema sono andati tutti perduti, nel loro doppiaggio nostrano.

Prendete dunque questo post come una messa da requiem per due film che non sono più.


Dita perdute

La corsa delle piccole case continua, e la Euro International Films il 17 marzo 1973 presenta nei cinema di Torino Le 4 dita della furia, con il visto della censura ottenuto quel giorno stesso: a Roma, in questo caso non più città apri-pista, arriverà il 24 marzo successivo. Al cinema capitolino Universal addirittura sostituisce Ultimo tango a Parigi (1972), e Bertolucci muto!
All’Induno e al Ritz sostituisce in entrambi i casi La violenza è il mio forte! (Shamus, 1973), e Burt Reynolds muto!

Se la Warner e la Astor si erano rivolte alla Shaw Bros e la Titanus alla Golden Harvest, la EIF scende parecchio di livello e va a bussare alla South Sea Film Co, che proprio quell’anno aveva chiuso i battenti: poco male, visto che risultano solo quattro suoi film prodotti.
Girato nell’economica Thailandia e uno dei soli tre film diretti da Kugn Min, che di mestiere fa lo sceneggiatore, King Boxer o The King of Boxers (小拳王) esce ad Hong Kong il 10 marzo 1972 (fonte: HKMDB) ed è un film introvabile, penalizzato dal fatto che il ben più famoso e distribuito Cinque dita di violenza (1972) tra i suoi vari titoli alternativi vanta anche King Boxer.

Dopo l’ottobre del 1979 in cui è segnalato in una sala di Vercelli, il film scompare per sempre dal nostro Paese.

ItaliaTaglia.it per fortuna riporta la trama ufficiale con cui il film è stato presentato alla commissione di censura del Ministero dello Spettacolo:

«Il giovane cinese Scian in un viaggio in Tailandia conosce Cinsciagian e lo inizia alla scuola di karaté del suo paese. Ritornato in Cina Scian deve vedersela con Mirò Dupiem, cattivo maestro di karaté che gli insidia la sorella Liu Cen. Scian ha la peggio e viene ucciso. La sua morte però sarà vendicata da Cinsciagian che ucciderà Mirò con una mossa segreta insegnatagli dal suo amico Scian. Lieto fine dunque no i buoni che trionfano sui cattivi.

Non mi sembra che abbiamo perduto chissà quale capolavoro fondamentale.

da “La Stampa” del 15 marzo 1973

Di sicuro protagonista è Mang Fei, attore marziale che esordisce con questo film ma rimane sempre abbastanza sotto i radar del genere, temo perché ingaggiato da case troppo minuscole. Il cattivo è invece è lo storico Kurata Yasuaki, fenomenale attore marziale giapponese che il cinema asiatico ha sempre amato e sfruttato a dovere.
Un’eco dello scontro fra questi due personaggi credo si possa ancora vedere in questo video di Kung Faux: Boxcutta: spero un giorno salti fuori anche tutto il film. Intanto, ecco il trailer in inglese.


Il furore non basta

Il 20 marzo 1973 riceve il visto della censura italiana un film distribuito stavolta dalla Medusa: chissà se si tratta della stessa Medusa di oggi.
Il 29 marzo successivo arriva in quattro sale di Torino (Alexandra, Faro, Fiamma e Statuto) Da Hong Kong: l’urlo, il furore, la morte, mentre a Roma esce lo stesso giorno, sempre in quattro sale: Capranica, Olimpico, Rex e il mio Maestoso, il cinema del quartiere Alberone alla cui ombra sono nato e cresciuto. In tutti i casi ha scalzato Le monache di Sant’Arcangelo (1973) con Anne Heywood, Luc Merenda e Ornella Muti: e Domenico Paolella muto!

The Cannibals (黑吃黑, “Il nero mangia il nero”) è diretto dalla cinese continentale Kao Pao-Shu, che Morando Morandini (quello del celebre Dizionario dei film omonimo) sulla rivista “Tempo” del 29 aprile 1973 si stupisce essere un nome femminile: possibile che in Paesi esteri non rendano più chiaro il genere nel nome? Comunque in quella rivista il Morandini ci avverte che arriveranno ben tre film diretti da questa cinese dal nome criptico, ed è facile supporre che questo sia il primo.
Esce ad Hong Kong il 10 agosto 1972 ed è prodotto dalla minuscola Park Films, morta quasi subito pure lei. Come abbiamo visto con il ciclo di Jackie Chan, dopo la morte di Bruce Lee nel 1973 il cinema marziale è completamente morto ad Hong Kong, con consecutiva morte delle piccole case che vi puntavano: curioso che invece il genere proprio in quel momento sia esploso in Occidente!

Grazie al canale YouTube Wu Tang Collection abbiamo una versione completa del film, risalente a quella distribuita nel 1980 dalla Ocean Shores.

Anche stavolta ItaliaTaglia.it ci viene in soccorso con la trama “ufficiale” italiana: stavolta straordinariamente corposa.
La userò per recensire il film: il testo tra virgolette dunque è tratto dalla trama presentata alla commissione di censura italiana.

«Nella valle della morte, in un’imboscata Pao-Tun viene ucciso da tre uomini mascherati.»

Ma chi l’ha detto che è la “valle della morte”? Comunque è delizioso trovare degli pseudo-ninja nel 1972!

Tipico ninja cinese del 1972!!!

«Essi si impossessano di una cassa di monete d’argento che il governo aveva affidato a Pao-Tun per aiutare delle lontane popolazioni colpite dall’alluvione. Pao-Liang, fratello dell’ucciso e famoso maestro di caratè, appresa la ferale notizia, si reca nella valle della morte e trova l’arma del delitto. Un grosso coltello usato dagli operai che lavorano il bambù.»

Tralasciando la grafia “caratè”, che bello quando le notizie erano “ferali”! Impagabile la faccia del maestro Pao Liang (interpretato da Chang Yi).

Fai la faccia di chi riceve una notizia “ferale”. Perfetto!

«Nella casa da gioco Tseng egli trova un uomo che durante una rissa lancia un coltello identico e perdipiù si vanta di essere molto ricco. Indaga e scopre che l’uomo lavora da King. Si fa assumere come operaio e spia l’uomo incontrato nella casa da gioco. Tseng che aveva progettato anche lui di rapinare la cassa del governo è convinto che il colpo è stato fatto da King che gli deve restituire una grossa somma persa al gioco.»

C’è un po’ di confusione nella costruzione grammaticale ma il concetto è che il nostro eroe comincia ad indagare sulla morte del fratello e arriva al cattivo della storia: Tsang, interpretato da uno dei più iconici caratteristi della Z di Hong Kong, Chen Hung-Lieh. L’avete incontrato nei peggiori film marziali che vi sia capitato di vedere, è quello con la faccia da infame.

Quando serve una faccia da infame fracico, Chen Hung-Lieh è lì

«Tseng manda un suo uomo a spiare nel laboratorio di King. Subito dopo decide di far rapire la figlia di King per costringerlo a dirgli dove ha nascosto la cassa piena di monete. Il rapimento fallisce per l’intervento di Paol-Liang che non fatica molto a sgominare gli uomini di Tseng. Intanto Pao-Liang trova nella casa dell’uomo che spia alcune monete d’argento e non ha più dubbi. I tre uomini mascherati che uccisero il fratello e rubarono la cassa sono lì.»

Va be’, la cosa mi sembra parecchio intricata, e il brutto è che il film sembra molto più arzigogolato, con la geniale idea di mettere sottotitoli bianchi su sfondo bianco. Di sicuro la regista non teme di confrontarsi con i colleghi maschietti e sebbene stia lavorando un film palesemente minuscolo lo stesso sfoggia combattimenti non disprezzabili, coreografati e diretti da Wang Yung-Sheng, altro professionista del sotto-bosco di Hong Kong.

Un combattimento coreografato all’Ikea

Merita una citazione il fatto che qui anche le donne combattano, così Chen Chen ha l’onore di essere una delle primissime eroine marziali del genere, dopo ovviamente le mitiche Polly Shang-Kwan e Angela Mao.

Una delle prime “donne di menare” del cinema di Hong Kong

«Dopo una furibonda lotta li fa confessare e si fa indicare il luogo dove hanno nascosto la cassa. Prima di morire i tre gli rivelano che anche Tseng aveva tentato il colpo. Nel frattempo Tseng è riuscito a rapire la figlia di King. Pao-Liang si reca nella casa da gioco per il regolamento dei conti e finisce per la sua grande abilità di lottatore, ad aver ragione sulla banda di Tseng, salvando la ragazza e facendo arrestare i colpevoli.»

Da un documento ufficiale presentato ad un Ministero mi aspettavo un italiano migliore, senza citare il fatto che hanno scritto “Hong Kon”, senza “g” finale.
Comunque la trama è una tipica storia di vendetta personale, con il buono popolano contro il cattivo boss locale, ma almeno i combattimenti sono divertenti, pur essendo di qualità base.

Calci e salti volanti, cosa chiedere di più?

Magari un giorno qualche collezionista stirerà le zampe (= “passerà a miglior vita”), i suoi familiari ignari venderanno a due spicci i tesori che lui ha raccolto e finalmente magari torneranno alla vita le versioni italiane di questi due film: non possiamo che sperarlo intensamente. (Collezionisti, fossi in voi comincerei a grattarmi…)
In fondo con il perduto primo doppiaggio di Dracula è andata così, e in quel caso ero io la iena che si è approfittata di chi svendeva un patrimonio inestimabile, provvedendo poi a condividerlo con tutti così da salvarlo. Chissà che un giorno non riesca a fare lo stesso con qualche film marziale.

L.

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15 risposte a Da Hong Kong: l’urlo, il furore, la morte (1972)

  1. Zio Portillo ha detto:

    Ogni volta che racconti di film perduti o custoditi sotto chiave da grosse casa di produzione (tipo la WB dell’altro giorno), nella mia testa mi immagino la scena finale de “I predatori dell’Arca perduta” con casse e casse di film stoccate e rinchiuse in magazzini sconfinati. E alla porta c’è un vecchietto che fa da custode.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Oggi con il digitale forse ci saranno dei server impilati da qualche parte, ma fino agli anni Novanta mi piace immaginare che sia un’immagine plausibile, con un mega-magazzino Warner strapieno di casse contenenti pellicole dimenticate, spesso ormai ignote, a marcire perché solo Clint Eastwood e Mel Gibson vanno ristampati e mandati alle emittenti tutti i giorni 😛

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  2. Cassidy ha detto:

    Incredibile come malgrado questo strambo Paese a forma di scarpa, sia passato attraverso una febbre irripetibile per i film di menare, la Warner si sia sempre confermata essere così tanto Warner nel suo operato, ti ringrazio per la panoramica 😉 Cheers

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il grave problema di questa grande febbre marziale è che all’esplosione delle VHS in Italia (metà anni Ottanta) già si era drammaticamente freddata, così solo una parte dell’ondata di titoli arrivati nei cinema poi ha conosciuto una distribuzione in home video. Anche quando esiste solo una sfigata cassetta AVO Film mai più ristampata, comunque il film è salvo nel suo doppiaggio italiano, perché basta aspettare l’offerta giusta su eBay: per i film mai distribuiti in home video e mai passati in TV, non esiste ormai alcuna speranza.

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  3. Nick Parisi ha detto:

    Sicuramente qualcosa andrà ritrovata, comunque mai essere troppo duri coi collezionisti: il più delle volte nemmeno sanno di possedere qualcosa di introvabile. E’ successo tante volte: un caso recente ha riguardato il primo Frankenstein muto di Edison, considerato scomparso per decenni finchè è saltata fuori una copia posseduta da un signore che nemmeno sapeva di aver avuto tra le amni per lungo tempo uno dei film più ricercati al mondo. E vogliamo parlare di quegli episodi di “Doctor Who” ritrovati negli archivi della Tv di stato dell’Etiopia?
    insomma, ti auguro di essere veramente tu quella persona che ritroverà le edizioni italiane dei film di cui hai parlato.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Quelli sono casi fortunati che ci consolano, perché dimostrano che i miracoli esistono e si avverano, ma poi incontri gente che sa benissimo cos’ha in collezione e prova gusto nel sapere che nessun altro ce l’ha, e quella speranza si incrina un po’.
      Pensa che tempo fa si è affacciata la possibilità di comprare tre pizze italiane di film marziali introvabili, ma alla fine non se ne è fatto niente: la speranza c’è sempre, ma è davvero fievole.
      Anche perché ti faccio notare che Frankenstein e Doctor Who hanno un numero di appassionati svariati milioni di volte superiori ai fan marziali italiani, che se sono un centinaio è grasso che cola. Può darsi benissimo che le pellicole italiane siano lì, in bella vista, ma a nessuno frega niente perché non esiste il minimo interesse nel genere.

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      • Giuseppe ha detto:

        Già… Se poi teniamo conto di come qui da noi i fan del Dottore siano stati bellamente ignorati per più di trent’anni, parlando SOLO della serie regolarmente trasmessa in Gran Bretagna e NON, ovviamente, anche degli episodi ritrovati, ci si può facilmente immaginare quale fortuna in proporzione possano avere i fan marziali italiani nel riuscire a ritrovare pellicole perdute. Ecco, diciamo pure che, a prescindere dai numeri diseguali, i nostrani fan del marziale e del fantastico sono affratellati dal totale menefreghismo dimostrato nei loro confronti e, temo assai, dal comportamento dei rispettivi collezionisti possessori di chicche introvabili che si guardano bene dal condividere 😦

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Anche perché il cinema marziale è vittima di un curioso fenomeno: al grande pubblico non piace e anzi se ne sbatte altamente, non disposto neanche a pagare un euro, ma i collezionisti che vendono su eBay chiedono cifre assurde. Quindi i film che nessuno vuole nel corso degli anni sono diventati tesori da collezione, forse perché invece di provare a vendere al pubblico generico, che non è minimamente interessato, provano a vendere a quei pochi matti collezionisti che sono disposti a spendere per film rarissimi.
        Un tempo le videocassette dei film di Hong Kong erano considerate spazzatura, ora sono tesori venduti a caro prezzo.

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      • Giuseppe ha detto:

        Purtroppo, questo è lo stato attuale delle cose (e chissà per quanto lo rimarrà)…

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  4. Willy l'Orbo ha detto:

    Titolo e copertina più belli di sempre? Il sondaggio (a cui partecipi solo te, Lucius, ahahah!) è aperto! 🙂

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