Mani che stritolano (1972)

Questa è la storia di un Paese in bilico tra rivoluzione sessuale, rivoluzione culturale, rivoluzione sociale e rivoluzione proletaria, un’Italia del 1973 in cui nessuno si aspettava che in un cinema di Roma proiettassero per la prima volta… mani cinesi piene di dita di violenza!

Disprezzato da tutti, tranne dal pubblico che ne ha decretato un successo fulminante, il cinema marziale in Italia è un fenomeno mai davvero raccontato: è il momento che il Zinefilo si rimbocchi le maniche e trasformi le sue mani… in mani che menano.


Introduzione

Il marzo marziale si conclude e inizia l’aprile del 1973. In soli due cinema di Roma, abbastanza secondari (Galleria e Induno) si affaccia La mano sinistra della violenza (1971), di cui ho già parlato: la riproposizione dello “spadaccino monco” girata dalla Shaw Bros per vendicarsi che il suo divo Jimmy Wang Yu se ne è andato alla concorrenza.

Rarissimo titolo italiano dagli Archivi Etruschi!

«Sociologicamente, questi film prodotti dal capitalismo orientale rivelano una ideologia reazionaria da non sottovalutare.»
(“La Stampa”, 6 aprile 1973)

Mentre i giornalisti italiani si spaccano la testa nel cercare di trovare messaggi politici in filmetti di cavalieri erranti e svolazzanti, la Fida Cinematografica – grande casa distributrice ben nota a tutti gli appassionati di cinema di genere – due giorni dopo porta in tre cinema della Capitale (America, Capitol e Palazzo, anche qui non certo cinema di grido) un altro piccolo film destinato all’oblio in lingua italiana: Mani che stritolano.

Qualche anno fa grazie ad Evit sono stato ad un passo dall’acquistare una pizza con la pellicola italiana di questo film perduto, ma poi non se ne è fatto più niente: chissà, magari in futuro il film tornerà alla luce, ma per ora è uno dei titoli similari da considerarsi perduti nel doppiaggio italiano.

È paradossale, ma una buona parte del film è trasmessa regolarmente da Mediaset, quella parte cioè che occupa l’inizio del film antologico Il braccio violento del Thay-Pan (1978), che una volta ogni uno o due anni potete beccare nella notte di IRIS. (È passato proprio la settimana scorsa: mi piace pensare che qualcuno a Mediaset stia seguendo questo ciclo!)
Credo che il doppiaggio presentato da questo film antologico sia quello originale, visto che a fare da coro alla vicenda c’è Pino Locchi (la mitica voce di Sean Connery) ad impersonare… Bruce Lee in persona! È un modo per avere un assaggio in lingua italiana di un film che, nella sua interezza, è ormai perduto.

Registrazione del 2000 da Italia1, dall’Archivio Etrusco

Uscito in patria il 1° giugno 1972, Lady Whirlwind (鐵掌旋風腿, qualcosa come “Gambe tornado con pugni di ferro”) è l’ennesima dimostrazione che la piccola Golden Harvest ha le idee giuste e sa sfruttare le innovazioni culturali molto più del gigante Shaw Bros, impegnato esclusivamente nella conservazione dello status quo.
Da sempre il cinema di Hong Kong aveva dato larghissimo spazio alle eroine protagoniste, tutte principesse o similari e armate esclusivamente di armi da taglio, cioè nobili: anche solo l’idea di un film che parlasse di una tizia qualunque, una popolana, che usa le mani per fare a botte coi maschi era qualcosa da non dire neanche per scherzo.

Prima che dal Giappone il mitico Sonny Chiba lanci la sua Sister Street Fighter (come vedremo più avanti nel ciclo), la Golden Harvest presenta la sua diva di menare: Angela Mao.

La donna entra con fare sicuro nella sala da gioco, un posto losco ed equivoco, non certo un posto per signore. Si dirige al tavolo da gioco, spintona i presenti e si posiziona davanti al croupier: un modo di classe per indicare il lestofante che manovra i dadi truccati e spenna i polli. C’è però un problema: la donna è un pollo che non si riesce a spennare.
Piazzata la puntata, sempre fissando con occhi taglienti il croupier la donna batte sui dadi e quelli, quasi rispondendo a un comando, si mostrano in combinazione vincente.
Alla terza vincita di seguito è chiaro che la donna ha capito il sistema usato dai gestori della bisca per manovrare i dadi e spennare i polli. Polli come suo marito, che prima è stato spennato e poi ucciso perché non poteva pagare i debiti di gioco.

La donna sa che nessuna autorità muoverà un dito e che non servirà a niente qualsiasi rivalsa. La sua non è giustizia. Non è vendetta. È punizione.

Un uomo però le sbarra la strada, il capo delle guardie che mantengono la sicurezza nella bisca, interpretato dal regista delle scene d’azione del film, dall’uomo con cui la Golden Harvest sta ottenendo tutti i suoi più grandi successi, l’uomo che sta mettendo a punto il suo stile registico che conquisterà l’Asia, soprattutto quando Jackie Chan glielo ruberà di netto.
Un uomo che ha passato la sua intera infanzia a venir torturato in una scuola dell’Opera finché una brutta caduta e la perdita del peso-forma lo costringerà ad andarsene sbattendo la porta, come ho già raccontato, non prima di aver promesso di diventare qualcuno nel mondo del cinema. Promessa mantenuta, visto che l’uomo è il maestro Sammo Hung.

Un anno prima che Sonny Chiba renda una propria allieva protagonista di un film marziale al femminile, Sammo usa la Golden Harvest che infiammare il mondo, con una donna marziale che non teme alcun confronto con gli eroi del grande schermo.
In quel momento Lo Lieh e Jimmy Wang Yu sono considerati campioni marziali, gente che non sa neanche camminare e che improvvisa mossette a casaccio sul set. Per un film marziale è indispensabile ritmo, memoria per i movimenti e lasciarsi guidare da un geniale coreografo: Angela Mao non poteva perdere, affidandosi alle sapienti mani di Sammo Hung.

Nella storia del cinema marziale solo i migliori hanno avuto un combattimento “privato” con Sammo Hung, che raccontava sempre di aver fatto a botte con Bruce Lee ed era finita pari (purtroppo senza testimoni!): per Angela Mao avere una intera scena dove affronta il Fat Dragon di Hong Kong è come ricevere la corona di regina (marziale) dal papa.

Dopo un siparietto su una banda che ammazza un uomo, il film si apre con una popolana che entra in una bisca malfamata, sgruma tutti di mazzate, pugni e calci come se piovesse, ne ammazza un paio a suo di accettate, ne sgarra uno in faccia con un coltellaccio e via di “mani che stritolano”: possiamo solo immaginare la disperazione del povero Renzo Speranza, cioè il povero sottosegretario addetto al visto della censura che è stato allibito testimone dell’arrivo nel nostro Paese del cinema marziale di Hong Kong.
Ormai Renzino nostro ha capito che l’aria è piena di mazzate, che la moda vuole scannamenti senza nobiltà, senza epica, solo gente che si smonta a suon di calci: e vai, quel 5 aprile 1973 concede il visto al film senza alcun divieto. Volete le manate in faccia su grande schermo? E allora guardatevi le manate in faccia su grande schermo!

Come non bastassero tutte le mazzate prese dalla protagonista “buona”, il povero Sammo le prende pure dalla “cattiva”, cioè dal boss che comanda in città, anche lei donna: Tiao Ta Niang (Liu Ah-Na), che fuma le sigarette più lunghe del mondo. Signora, so’ due etti di tabacco, che faccio: lascio?

E per far capire come lei e il suo fidato braccio destro Tung Ku (Pai Ying) siano cattivi, basti dire che hanno chiamato un giapponese a dare una mano con la sicurezza: il karateka 9° dan Wen Tien (Chin Yuet-Sang), che gira col karate-ji e la cintura rossa sempre indosso. Non sai mai quando devi picchiare qualcuno.

Il film risente molto di Dalla Cina con furore, che la stessa Golden Harvest ha fatto uscire qualche mese prima, e il giapponese nel ruolo di “cattivo finale” fa palesemente le veci del russo cattivo contro Bruce Lee, oltre a condividerne la morte per colpo di taglio della mano sulla carotide.
Se però in quel film Bruce Lee si limitava a questo colpo fatale, qui Angela… ci dà pure un calcione a corpo morto!

La trama secondaria è particolarmente poco interessante, con il solito manuale segreto che permette di imparare mosse formidabili che fanno vincere ogni scontro, ma è chiaro che l’attenzione sia tutta per i due “ballerini” protagonisti: Angela e Sammo sono come Ginger e Fred che danzano di scena in scena, affrontandosi per tutto il film nel loro balletto marziale che fa la storia di questo genere.

Qualche mese dopo i due tornano protagonisti di un film, Hapkido (ottobre 1972) con stavolta Sammo promosso a co-protagonista, quindi invece di picchiarsi a vicenda sono uniti nel picchiare i cattivi, ovviamente giapponesi. La coppia fa faville ed è davvero un peccato che siano fra i grandi emarginati dell’ondata marziale italiana degli anni Settanta, dove a parte questo film perduto sarà davvero difficile riuscire a trovarli altrove, anche perché la Golden Harvest diventa subito una gran casa ed è facile che non chieda più due spicci per i propri film.

I distributori italiani andranno a bussare alla porta delle più malfamate e pezzenti casupole asiatiche, quindi Angela e Sammo possiamo scordarceli: possiamo solo invidiare i nostri connazionali che in quel 1973 li hanno potuti vedere “danzare” su grande schermo.

L.

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19 risposte a Mani che stritolano (1972)

  1. Kuros ha detto:

    La registrazione etrusca era 2003 o 2004 perché il logo di Italia 1 era grande.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ne dubito, perché all’epoca il registratore DVD che ho utilizzato per salvare su disco il film non mi funzionava già più, malgrado il suo alto costo.
      Il file del film riporta la data 2000 e i filmatini che ne ho tratto per la mia personale “enciclopedia marziale” sono datati 2001. E’ proprio nel 2000 che comprai il registratore DVD della Philips ed è almeno dal 1998 che il loro di Italia1 ha quella grafica: però non sono sicuro della dimensione, dovrei trovare schermate dell’epoca per confrontare: mi rivolgerò a Vasquez, che ha registrato tanta roba di quel periodo 😉

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  2. Cassidy ha detto:

    In effetti ha molto di “Dalla Cina con furore” però è proprio la tipologia di film di menare che preferisco, proletario, botte senza tirar via la mano (anzi!) è con gli interpreti giusti, una vera figata e sono certo che chi organizza i palinsesti se non è un tuo lettore o lettrice, passa le informazioni alle persone giuste 😉 Cheers

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  3. Zio Portillo ha detto:

    Tra Santi Pirati e Santi Etruschi qua è sempre il 1° Novembre! Benedetti video-registratori…

    Ma come mai alla fine non hai comprato la pizza? (se puoi/vuoi raccontarlo…)

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Dovresti chiederlo a Evit, è lui che aveva i contatti con il losco venditore nel buio di un vicolo 😀
      Scherzi a parte, a quanto ho capito il venditore si è tirato indietro: per me si è reso conto che neanche lui aveva questo rarissimo film.

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  4. Lorenzo ha detto:

    Scusa se cavillo, ma 合氣道 vuol dire Aikido, non è il titolo del film 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Ci credo, e si sposa col fatto che il film successivo con lo stesso cast si chiama infatti “Hapkido” (una sorta di viaggio negli stili marziali), ma è il titolo riportato dall’Hong Kong Movie Database e quella traduzione balzana me l’ha data il Google Translate, che non mi stupirebbe fosse fallace.
      Può darsi che i simboli giapponesi per “Aikido” sono la somma di quei termini giapponesi citati da GoogleTranslate?

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  5. Willy l'Orbo ha detto:

    Da mani che menano a mani che stritolano…stiamo salendo di livello!!! 🙂
    E comunque, pur non essendo un fumatore, quella sigaretta forse avrebbe regalato emozioni anche a me, forse quanto Angela e Sammo! 🙂

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  6. Giuseppe ha detto:

    Peccato per il venditore “pentito”, però. Che almeno il prossimo (quando ne spunterà un altro, si spera) si assicuri di avercelo davvero, il film, prima di iniziare le trattative! Riuscire a entrare in possesso di quella perduta versione doppiata del ’73, con Angela e Sammo insieme a far fuochi d’artificio, sarebbe stato un colpo da maestro (per rimanere in tema marziale)…

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Grazie al Thay-Pan abbiamo un sostanzioso assaggio della versione italiana del film, ma certo recuperare l’originale sarebbe un bel colpaccio. Tra mille western che vengono recuperati ogni anno in lingua italiana, sarebbe bello ci scappasse pure un film marziale 😛

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