L’Annientamento di Vasquez (guest post)

Torna la nostra amica Vasquez, impegnata in una nuova missione da Colonial Marine: per noi entra nella Zona X e ne torna (cambiata?) per raccontarci anche le sue varie sorelle..
Le lascio subito la parola.
L.


L’Annientamento di Vasquez


Annientamento  / Arrival

Inizio a scrivere subito dopo aver visto il film Annientamento (2018) di Alex Garland perché non voglio essere influenzata dal libro che poi leggerò.

Il film si prende il suo tempo e questo mi piace, come mi è piaciuto in Blade Runner 2049 (2017) e Arrival (2016). Ripensando ad Arrival ricordo però che dopo aver letto il racconto da cui è tratto [Storia della tua vita (Story of Your Life, 1998) di Ted Chiang, raccolto in Italia nell’antologia “Storie della tua vita” (Stampa alternativa & Graffiti 2008; Frassinelli 2016, recensito dal Moro. Nota etrusca], ho pensato che il film non è riuscito a trasporne se non una minima parte, nonostante il racconto sia molto breve, oltretutto con la furbata del numero di telefono non presente nel testo, che non ne ha avuto bisogno essendo perfettamente circolare così com’è… spero che dopo aver letto il libro di VanderMeer non mi trovi a ripensare al ribasso il mio giudizio sul film di Garland, che per ora è abbastanza positivo.

Certo il finale è un po’ così… mi aspettavo una spiegazione per quegli scheletri e quei teschi disposti ad arte vicino al faro, magari il vero marito di lei mutato a forma di colonnello Kurtz, vaneggiante di una qualche forma di invasione da accogliere invece che da combattere.

Un’immagine splendida: peccato sia del tutto immotivata e inutile

Le invenzioni visive sono magnifiche: i coralli a forma di alberi trasparenti sulla spiaggia starebbero bene su tutte le spiagge, e in generale l’idea di un luogo dove il DNA si rimescola la trovo intrigante. Mi fa pensare alla serie “Fringe”, quando si sovrappongono gli universi e le diverse versioni delle persone, che iniziano quindi una strana mitosi visibile all’esterno: doppia pupilla, doppia dentatura…

Gli alberi a forma di persone, le persone che diventano muschio, quelle budella serpeggianti…

Una natura lussureggiante e inquietante

L’entità che si trasforma in Natalie Portman è bellissima, sia in modalità provvisoria che “definitiva”, diciamo, ma non capisco la fine di Oscar Isaac: perché non prende fuoco tutto quanto già allora?

Ciò che l’Area X crede sia un essere umano

Capisco che dovrei percepire di più da questo film. Più paranoia, più incertezza, più empatia verso Natalie Portman (bellissima, lineamenti aguzzi, stanca, bravissima), più… disagio forse, che però non mi arriva, rimango fredda, non mi importa niente di quello che è successo. Forse il libro mi sarà più… d’aiuto.

Prima però devo vedere Stalker (1979). Mi terrorizza più di un film dell’orrore.

Andrej Tarkovskij. Un film d’autore, ogni cosa avrà come minimo dieci significati diversi. Di quasi tre ore!


Stalker

Bianco e nero pieno di contrasti. Bianco troppo bianco e nero troppo nero, senza zone grigie. Bella scelta però, perché poi nella Zona l’occhio si rilassa, ma non troppo (perché comunque non riesco a vedere tutto quello che vorrei, voglio vedere di più, ma il regista bastardo non me l’inquadra) i contrasti si attenuano nei colori sbiaditi.

Capisco come Tiziano Sclavi si sia ispirato a questo film per il numero 84 (settembre 1996) del fumetto “Dylan Dog”, dal titolo Zed, dove Scout portava a Shangri-La nel bel mezzo di Londra chi non trovava più sé stesso nel grigiore di tutti i giorni, sperando di trovarlo là. Non si può, se il grigiore è dentro di noi.

Non è possibile che qui “stalker” venga inteso come “molestatore” e quindi consulto il mio Garzantino:

to stalk = v. intr. 1 (letter.) seminare panico e distruzione; 2 camminare con andatura rigida e maestosa; she stalked out of the room = uscì dalla stanza con passo altero; v. tr. inseguire furtivamente (la preda).

Lo “stalker” è quindi una guida, ma stalker non ha niente di maestoso, ed ecco che mi arriva il disagio dal film. Lo stalker, il professore e lo scrittore non sanno più chi sono, dove stanno andando e perché, la meta sembra vicina ma è lontanissima, tutto è umido, freddo, sporco, vecchio, disordinato.

Il telefono mi disturba (ma come fa ad essere collegato con l’esterno?), il cane non so cosa voglia dire, e non mi ricordo già più chi di loro tre è entrato nella stanza, sempre che qualcuno ci sia entrato.

La moglie dello stalker è la figura più comprensibile, per me. Pratica, con i piedi per terra, e poi sta parlando proprio a me, lo vedo. Ha fatto la sua scelta: in un mondo senza grigi, piuttosto che una vita grigia e vuota (o la felicità assoluta, che però lei non menziona, forse perché non la conosce), procede nella sua felicità amara vicino ad uno stalker, che non la metterà mai al primo posto, prima della Zona. Una vita che è un’eterna sfumatura, una via di mezzo, ma l’unica via, se si vuole vivere anziché trascinarsi.

La figlia declama una poesia:

«Amo gli occhi tuoi, amica mia,
il loro gioco, splendido di fiamme,
quando li alzi all’improvviso
e, con un fulmine celeste,
guardi di luce tutt’intorno.

Ma c’è un fascino più forte:
gli occhi tuoi rivolti in basso,
negli attimi di un bacio appassionato
e, fra le ciglia semichiuse,
del desiderio il cupo e fosco fuoco.»

Non so se l’ho capito ’sto film, ma posso dire che le quasi tre ore mi sono volate.

Chissà che non sia accaduto che Tarkovsij abbia fatto un film sul romanzo Annientamento, e invece Garland lo abbia fatto sul romanzo Picnic sul ciglio della strada (1972) di Arkadij e Boris Strugatskij. So che cronologicamente non è possibile, però…


Annientamento (romanzo)

[Annihilation (2014) di Jeff VanderMeer, portato in Italia da Einaudi nel 2015 con la traduzione di Cristiana Mennella.]

«Ciò che chiamiamo passioni non è energia spirituale ma solo attrito tra animo e mondo esterno.» Certe domande sono pericolose se non trovano subito risposta.

Nessuna di ’ste quattro ha un nome, e già questo è un bel problema perché so che confonderò la topologa con l’antropologa.
Fatico un po’ a entrare nella storia, anche se posso sovrapporre le immagini che mi suggerisce il libro con quelle che mi ricordo del film, ma vado avanti, come faccio sempre. Il trucco è lasciarsi prendere dalla storia, entrare in empatia con la narrazione, immergersi.

Mi piace l’ambiguità della storia dell’ipnosi. Chi è tra loro che vede le cose come sono in realtà?

«… io partorirò i semi dei morti per dividerli con i vermi…» sembra una frase che potrebbe aver scritto Lovecraft. Solo che poi alla fine l’ambiguità si dissolve. Peccato.

C’è questa torre, che però non è una torre, è un buco vivo al fondo del quale il guardiano del faro mutato scrive frasi folli sulle carni della terra. Ci si infetta tramite il significato di quelle parole, oppure non importa il significato purché si sia vicini a quelle parole quando esse sono pronte a contagiare? Ma lei non ne è uscita cambiata più di quanto già non stesse cambiando da prima…

Ho paura che sia uno di quei finali filosofici che io non capisco.

Meno male che l’antropologa e la topologa erano solo zavorra perché le ho confuse già a pagina 2 (come le avevo confuse nel film del resto).

Io mi sarei fiondata subito sui diari del marito, fanculo le altre -òloghe, o capire cos’è l’Area X, o sapere cosa hanno scritto gli altri mandati lì.


Autorità (romanzo)

[Authority (2014) di Jeff VanderMeer, portato in Italia da Einaudi nel 2015 con la traduzione di Cristiana Mennella.]

Mi è sembrato che tutto il libro fosse un luuungo preambolo per arrivare faticosamente a pagina 350 sulle 414 del mio lettore. Ho saltato interi brani inutili (è nel mio diritto di lettrice, lo dice anche Pennac).
Dopo la spedizione delle quattro, alla Southern Reach cambiano i vertici, visto che la direttrice, la psicologa nella precedente spedizione, non è tornata. Il nuovo capo John Rodriguez soprannomina sé stesso “Controllo”, ma in realtà non riesce a controllare proprio nulla, visto che tutti gli sono ostili, soprattutto Grace la vice-direttrice.

Nonostante questo riesce a scoprire che della primissima spedizione dell’Area X ne è tornato indietro solo uno, tale John Lowry adesso a capo di una fantomatica Centrale, a capo di tutto.

“Controllo” riesce a scoprire che la direttrice conosceva il guardiano del faro fin da quando era bambina, e probabilmente è stata l’ultima persona ad averlo visto vivo (prima della trasformazione?) datosi che era già stata nell’Area X più volte prima dell’ultima spedizione ufficiale.

Alla Southern Reach l’atmosfera è strana: sono tornate le copie dell’antropologa e della topologa e vengono trasferite quasi subito alla Centrale, quindi Controllo non può interrogarle. La copia della biologa non chiarisce granché la situazione.

Ma soprattutto ad un certo punto, dopo aver cancellato da una porta nascosta le parole dello Scriba, Controllo si accorge che alla Southern Reach sono tutti pazzi, prova ad aprire un’altra porta, ma la maniglia è scomparsa e la parete pulsa e respira… fugge appena in tempo… il confine dell’Area X si è spostato e l’Area ha ingoiato la Southern Reach nel mentre del rientro della copia della direttrice/psicologa.

L’Area X ha rimandato indietro quelle copie per espandersi, ma con la biologa qualcosa non ha funzionato, non è venuta fuori una copia come per gli altri. Lei ne è consapevole, è fuggita a Rock Bay, e ad un certo punto “la luminosità”, il contagio, l’ha abbandonata andando a piazzarsi sul fondo della laguna, aprendo così un accesso all’Area X.

La luce dell’Area X ha fatto impazzire il romanziere…

Controllo, dopo essere fuggito a gambe levate dalla Southern Reach la segue fino a Rock Bay, anche se non sa perché, e entrambi si tuffano ignari di dove sbucheranno, con il confine che avanza sempre più e la Centrale alle costole.


Accettazione (romanzo)

[Acceptance (2012) di Jeff VanderMeer, portato in Italia da Einaudi nel 2015 con la traduzione di Cristiana Mennella.]

Il libro col prequel. Diviso in tre diverse sezioni. Una col flashback della direttrice/psicologa di Annientamento, che effettivamente è entrata nell’Area X prima della spedizione con le altre tre, più di una volta, da sola e anche con Whitby, quello che poi Controllo troverà più fuori di testa al suo arrivo.
Alla fine la direttrice riuscirà a parlare con Lowry, il quale racconta che con quella prima spedizione erano entrati in un mondo di spiriti che hanno chiesto di convivere con loro per il resto dei giorni. Solo che non si capisce fino a che punto si può dargli credito, nessuno esce indenne dall’Area X.

La direttrice si sente in dovere di scrivere una lettera al guardiano dicendogli che non è colpa sua. Se non ricordo male la lettera verrà trovata, e non aperta, in Annientamento  dalla biologa sulla psicologa morente.

Una col flashback del guardiano del faro, che incontra la psicologa quando era bambina, entrambi abitano nel bel mezzo dell’Area X futura. Degli strani tipi che fanno parte di quella che sembra una specie di setta, si fanno chiamare “La Brigata di Scienza e Spiritismo”, fanno frequenti visite al faro. Si scoprirà alla fine che fra loro c’erano degli infiltrati dalla Centrale. Provengono da un’isola vicina, Failure Island (dove la biologa si recò sulle tracce del marito nel finale di Annientamento), dove c’è un faro gemello non funzionante, la cui lente è ora montata sul faro al centro dell’Area X.

Saul, il guardiano, dopo essere stato punto da qualcosa ed essere stato male, ha la visione di un meteorite che cade sulla Terra (quello all’inizio del film Annientamento?).

Poi una specie di allucinazione in un bar. Al faro trova i due della “Brigata”, Suzanne e Henry, morti. La copia di Henry lo attacca, lottano, ma l’impressione è che si trovino su due piani temporali diversi (forse questa è la scena che si vede alla fine di Annientamento, Natalie che lotta col suo clone?). È possibile che la Brigata di Scienza e Spiritismo abbia qualcosa a che fare con la creazione dell’Area X, commissionata segretamente dalla Centrale.

Comete e meteoriti sono arrivate e un minuscolo frammento è rimasto nella lente del faro contagiando il guardiano. Ex predicatore, con un passato tormentato, aveva trovato una strana pace nel fare la guardia al faro. Pace che si altera all’avvenire del contagio, che tra l’altro riporta a galla le frasi e i sermoni che declamava dal pulpito.

Qualcuno sta seguendo il filo di questi romanzi? Era tutto più semplice nella Zona X…

Poi c’è una parte che riguarda Controllo che sta andando su Failure Island con la copia della biologa, che si fa chiamare Uccello Fantasma. Sono ovviamente sbucati nell’Area X dopo il loro tuffo nella “luminosità”.

Sull’isola incontrano Grace, la vice-direttrice della Southern Reach che racconta di aver ucciso la copia della direttrice, tutti gli altri si sono rifugiati nel seminterrato pensando lì di trovare riparo dall’avanzamento dell’Area X. Racconta anche di essere lì da tre anni (dovrebbero essere un paio di settimane o giù di lì). E consegna loro le ultime volontà della biologa, da lei ritrovate su quell’isola. La biologa si è lasciata andare, si è arresa alla luminosità, trasformandosi in una specie di mostro marino, una testa con molti occhi.

Nello spazio-tempo occupato dall’Area X dove loro si trovano adesso, sulla Terra cosa c’è?  C’è ancora la Terra?

Jeff VanderMeer e il faro dell’Area X

Tutti e tre lasciano Failure Island tornando sul continente. Uccello Fantasma e Controllo scendono sotto la torre, con Grace che rimane a guardia fuori: il guardiano ha continuato a scrivere, con le parole che sgorgano dal suo braccio sinistro, l’unica cosa rimasta riconoscibile. E Controllo si tuffa nella luce sul fondo, alle spalle del guardiano. E si perde in quella luce.

Rimangono Uccello Fantasma e Grace, vogliono arrivare al confine, la Southern Reach è totalmente invasa, forse il confine non esiste più, e non sanno se c’è ancora un mondo là fuori.


Conclusione

Io non credo che questi libri facciano per me. Il senso di tutto quale sarebbe? Che se non c’è l’uomo la natura si riappropria di tutto? L’aveva già detto il professor Malcolm in Jurassic Park (1990) romanzo, in maniera molto più semplice, e anche molto più figa.  Anche Stephen King ne L’ombra dello scorpione (1978), con l’umanità decimata dopo la pandemia di quello che sembrava un semplice raffreddore… Si potrebbe quasi far leggere quel libro a tutti i no-vax no-pass no-tutto che girano per il mondo…

Il più “faticoso” dei tre libri è stato sicuramente il secondo, anche se devo dire che ha una strana maniera di “insinuarsi”… un po’ come si insinua l’Area X a prendere il sopravvento su tutto il resto.

Alla fine del terzo c’è la recensione di Michela Murgia:

«Vandermeer stupisce per la profondità con cui tratta una storia d’amore come se fosse un territorio contaminato dal mistero. L’Area X non è solo lo spazio di crisi tra l’umanità e i suoi eccessi, ma è anche il nebuloso territorio della relazione tra un uomo e una donna».

Da quando l’ho letta non faccio che chiedermi quale sarà mai il libro che ha letto la Murgia.

Il finale di Zed, in “Dylan Dog”, è molto più simile al film di Tarkovskij di quanto mi sia sembrato all’inizio, e al finale dell’ultimo libro della trilogia di VanderMeer. Si va avanti comunque, sempre uguale a prima, ma noi forse siamo diversi.

Non so se voi lettori siate ancora qui, in ogni caso per me è stata un’esperienza… tra Zone, Aree… non so manco più se sono ancora io o una copia di me stessa.

Vasquez

Venite anche voi nell’Area X…


Ringrazio di cuore Vasquez per la sua maratona libraria e il suo racconto di testi che non avrei avuto la voglia né la pazienza di leggere.
L.

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41 risposte a L’Annientamento di Vasquez (guest post)

  1. Il Moro ha detto:

    Io ho letto solo il primo libro, che non era neanche male, però non mi è mai venuta voglia né di leggere i seguiti né di vedere il film… e questo articolo non mi ha fatto cambiare idea! 😁
    Ammetto di avere trovato il film Stalker di una pesantezza terribile. Il libro era tutta un’altra cosa… anche perché raccontava una storia completamente diversa!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Adorato il primo libro di Vandercomesichiama, mi sono avventato sul secondo capendo subito che l’ispirazione si era completata con il primo: mi sa che gli altri due li ha scritti pressato dal suo agente letterario. “Dài, ci stanno facendo un film sul primo, tocca sbrigarsi con gli altri due così da piazzare la trilogia in libreria con la scritta “Visto in TV”.
      Il viaggio di Vasquez, che non invidio per niente, mi ha confermato che ho fatto bene a non leggere gli altri due libri 😛

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      • Vasquez ha detto:

        Come ci siamo già detti nei commenti alla tua superba interpretazione di “Annientamento” qui sul Zinefilo, ho trovato ‘sti libri di VanderCoso verbosi all’eccesso, incocludenti, di non facile lettura. Nessuno dei tre. Mi accorgo che in effetti se non sono riuscita a trarne una sintesi in questo guest post la colpa non è mia, ma di VanderScrivo-Cose-Incomprensibili-Così-Tutti-Pensano-Che-Ci-Siano-Significati-Altissimi.
        Metafora del cancro, metafora della sofferenza, elaborazione del dolore…ne ho lette di ogni.
        L’unica interpretazione possibile è quella che hai dato tu. E come ti ho detto, una volta vista e assimilata, è impossibile tornare indietro.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Ti ringrazio, ma non è da escludere l’antica arte narrativa dello “sparare a caso che magari si becca qualcosa” 😀 I seguenti due romanzi lasciano capire che Vandercoso è un fautore del “fàmolo strano”, al di là se questo poi abbia un significato.

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    • Vasquez ha detto:

      Il libro “Annientamento” mi incuriosiva, ma sapendo che ne era stato tratto il film, il percorso era segnato: prima il film, poi i libri (tutti e tre, impensabile per me fermarsi al primo), approfittando nel frattempo per recuperare “Stalker”. Anche qui: prima il film poi il libro, e non so sinceramente come sia stato possibile che il tempo mi sia volato via, è probabile che con un film del genere la scorrevolezza dipenda dal momento in cui ognuno di noi si trova, anche se come ho detto sopra, non sono affatto sicura di averlo capito. Sto leggendo il libro, ma visto che va da tutt’altra parte, ho sentito di potermi lanciare in un giudizio del film a prescindere dal libro.
      Ne saprò (forse) di più una volta finito il libro dei fratelloni russi 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sicuramente di Tarkovskij preferisco “Solaris”, che ho molto amato, ma è un regista che va “vissuto”, non “visto”. La lentezza è parte integrante dell’esperienza, perché lo spettatore deve sentire nelle viscere la storia e l’agire dei personaggi. Quando in Solaris un personaggio tenta di togliersi la vita, la scena è così lunga che alla fine anche tu, spettatore, senti che la morte è una liberazione 😀
        Tutt’altro discorso per i fratelloni Strugatskij, con uno stile per nulla lento e sempre accattivante. Il loro “È difficile essere un dio” l’ho amato tantissimo, mentre mi manca Stalker/Picnic: aspetto il tuo responso per sapere cosa mi sono perso ^_^

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      • Vasquez ha detto:

        Il responso ti arriverà…solo che adesso DEVO leggere anche “È difficile essere un dio”, accidenti a te! Ma non hai un po’ di pietà?😭

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Fossi in te mi fermerei per tempo, perché da quel romanzo sono stati dei film che ho già trattato anni fa, quindi la cosa ti porterebbe via ancora più tempo! 😛

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  2. Cassidy ha detto:

    Queste sortite di Vasquez, a tutti tondo, sparando in ogni direzione, tirando dentro quella meraviglia di “Stalker”, i fumetti e i romanzi mi fanno impazzire, si leggono che è un piacere, come al solito troppo troppa 😉 Cheers

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  3. Sam Simon ha detto:

    Certo che con queste guest writer qui il Zinefilo migliora sempre di più, e visto il livello qualitativo non è semplice!

    Son tra i pochi a non aver visto Annihilation e scopro ora della saga letteraria… E come il Moro qui sopra, non è che ora abbia voglia di leggerla, lo ammetto.

    Però quel numero di Dylan Dog lo ricordo come se l’avessi letto oggi!

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  4. Iuri Vit ha detto:

    A me invece la trilogia è piaciuta. Non credo esista qualche significato particolare e nemmeno che ci siano tutti quei sottintesi accennati dalla Murgia (io non ci ho visto nessuna storia d’amore, quanto il tentativo di dare a Uccello Fantasma la chiave di volta per risolvere nullità di Controllo, che comunque dipende sempre dall’approvazione di qualcuno). Ci ho trovato riferimenti a La Strada, a Stalker (ovviamente), a Lovecraft. Ma secondo me il senso dell’opera lo citi quasi distrattamente mentre trai le conclusioni sul secondo romanzo. E’ un racconto che si insinua pur rimanendo apparentemente statico. Tutti i misteri e i non detti dall’autore servono proprio a questo.. Diciamo che si tratta di un lungo romanzo che vuole comportarsi come un racconto breve.

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    • Vasquez ha detto:

      “La strada” è un altro libro che ho finito a fatica, e avendolo letto prima di vedere il film, mi ha tolto ogni voglia di vederlo, il film 😛
      Capisco come possa piacere, ma evidentemente non è proprio un genere che fa per me. Non è la staticità il problema, sono i particolari buttati lì e poi lasciati a morire senza spiegazione. Tutta quella storia dell’ipnosi (che non ho citato) per offuscare le menti di chi entrava nell’Area X non ha nessun senso, come non ha senso il voler inviare a tutti i costi la biologa, che non ha niente di più delle altre per risolvere il mistero dell’Area. Secondo me l’autore viaggia dalle parti di “Lost” per incapacità di gestire la carne messa sul fuoco.
      Non mi dispiacciono le storie che si insinuano, anche in modo sgradevole o fastidioso a volte, ma questa decisamente no.
      Ma ripeto, sono gusti 😊

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        A voler essere buoni e ottimisti, potremmo dire che Vandercoso ha volutamente creato una storia straniante e all’apparenza con parecchie assurdità proprio per rendere meglio agli occhi del lettore il passaggio da una realtà all’altra: da quella della carta a quella della Rete. Però può darsi benissimo che Vandercoso è un furbacchione e sa che butti lì robe a caso poi lettori e critici alla fine qualcosa ci vedono, e pensano che sei un autore ricercato 😀

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  5. Austin Dove ha detto:

    troppi spoiler su annientamento, che non ho ancora visto
    dovevi avvisare

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Premesso che sono un notorio frequentatore dell’Area Z, grazie a Vasquez e a Lucius mi addentro volentieri nell’Area X:
    Annientato dal film (quasi) omonimo che mi è risultato noioso oltremodo, magari non era la serata giusta per quel tipo di opera
    (sarei stato) Annientato dalla lettura di cotanti testi (e dalla recensione della Murgia)
    Annientato, ma stavolta in positivo, per il post di Vasquez che, come di consueto, è strabordante nei suoi contenuti, interessanti anche quando…ti annientano! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Solo una Colonial Marine addestrata può addentrarsi nell’Area X e nella Zona tornandone senza danni (o almeno spero!) per raccontarcele 😉

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    • Vasquez ha detto:

      Poesia Willy! Pura poesia 😀
      Se i testi sono stati annientanti, la recensione della Murgia è stata annichilente: una di noi due ha sbagliato libri, e ancora non ho capito se sono stata io o la mia copia 😛

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      • Willy l'Orbo ha detto:

        La Murgia sicuramente ha sbagliato, perché è avvezza all’errore 🙂
        Te sicuramente non hai sbagliato…a regalarci certi post! 🙂

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      • Giuseppe ha detto:

        Non avete sbagliato né tu e nemmeno la tua copia: qui, per inciso, è solo Michela Murgia ad aver annientato ogni collegamento con i testi di Vandermeer recensendo al posto loro… già, quale altro libro? Confido in una sua futura rivelazione, così eviterò accuratamente di leggermelo, che dalla recensione che ne ha fatto dev’essere qualcosa di una banalità oltremodo irritante 😛
        A te, invece vanno i miei complimenti (meritati) per l’impresa titanica di lettura che ti sei sobbarcata! Una cosa del genere credo non l’abbia mai affrontata nemmeno lo stesso Alex Garland quando, assai saggiamente, ha scelto di prendere una direzione diversa da un pedissequo e, a mio parere, inutile oltre che impossibile adattamento del testo originale per portare la storia in territori più personali e lovecraftiani (“Il colore venuto dallo spazio” docet)… e questo, almeno a casa mia, ha fatto fa guadagnare non pochi punti a un film che di paranoia, incertezza e disagio è già capace di procurarne quanto basta (alcuni passaggi sembrano concepiti da una mente davvero aliena 😉 )
        “Stalker”? Cosa dire se non che in questo caso, a differenza di “Annientamento”, una maggiore fedeltà alla fonte letteraria avrebbe potuto essere una buona opzione (senza nulla togliere al lavoro di Tarkovskij che però, appunto, si finisce per apprezzare di più qualora non si conosca il romanzo dei fratelli Strugatskij)…
        Ah, e l’inserimento di Dylan Dog nel discorso sulle Zone con una perla come “Zed” è ovviamente graditissimo, oltre ad avermi riportato alla memoria un fatto divertente collegato a quel numero: all’epoca, infatti, era stato distribuito un quantitativo di copie difettose con circa metà delle pagine stampate identiche ma al contrario (in pratica, a un certo punto ti trovavi a dover girare l’albo per rileggere ANCORA la stessa parte di storia già letta in precedenza) e niente, con un Dyd talmente sulla cresta dell’onda quale era in quei ’90 ci furono lettori convinti che si fosse trattato di una geniale scelta editoriale, al suono di commenti tipo “Mi son trovato a capovolgere l’albo per ricominciare da capo, e allora ho capito che non c’era niente da capire… questa è Zed! Bravi, continuate così!” 😀

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        ah, che tempi, quelli con gli errori di Dylan! Diventano subito da collezione: se all’epoca fossis tato ancora un collezionista malato com’ero stato in precedenza, avrei comprato sia l’albo “giusto” che quello” fallato”, magari pure in doppia copia!
        Ricordo che ai tempi d’oro comprai la ristampa de “La casa infestata” perché avevano corretto un errore grafico (in una vignetta la tipa aveva i pantaloni corti per errore) così da avere sia l’originale sbagliato che la ristampa giusta 😛

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      • Vasquez ha detto:

        Ce li ho ancora tutti e due quei numeri de “La casa infestata”! Peccato che Castellini poi abbia disegnato ancora solo “Horror Paradise” e sia emigrato verso altri lidi…non è più tornato a Craven Road 😢

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Castellini ha portato oro ad ogni lido in cui è attraccato: i suoi robottoni giapponesi in Nathan Never erano pura gioia per gli occhi! ^_^

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      • Vasquez ha detto:

        È vero! Per questa occasione mi sono accontentata di rileggere una copia di “Zed” pescata dall’Area X e mi è toccata una ristampa (e come poteva essere altrimenti?). La mia collezione originale è al momento irraggiungibile, ma tra l’Horror Post di quei numeri c’era il commento che tu hai citato, che flashback! E io che pensai: “Come si fa a non accorgersi che è un errore di stampa?!?”
        Sono d’accordo che il film “Annientamento” abbia fatto bene a discostarsi dal (dai) libro (libri), da vedersi proprio come un oggetto a sé stante, da sfrondare però di alcune inutilità.
        Sulla Murgia mi sono fatta l’idea che: o ha confuso i commenti (e quindi per avere il suo commento sui VanderLibri bisogna andare a cercare fra i suoi commenti ad altri libri), o ha visto pochi minuti del film, fino a quando lui torna a casa, più o meno, e ha scritto le sue impressioni su quello.

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      • Giuseppe ha detto:

        Ipotesi plausibili… riguardo al film, poi, sarebbe piuttosto improbabile riuscire a scrivere una recensione (positiva o negativa) tanto “riduzionistica”, una volta che lo si fosse visto per intero.

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  7. Pingback: Dylan Dog 84 (1993) Zed – Fumetti Etruschi

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