Hackers (1995) Gli acari del computer

L’ondata informatica dei primi Novanta monta, addirittura nell’universo espanso di Star Wars arriva Internet (“HoloNet”) e molti autori sono già lì, con il loro surf pronti a solcare le onde che potrebbero portarli su grande schermo. Autori come Rafael Moreu, che dalla fine del 1993 ha venduto alla United Artists la sceneggiatura per un film che poi uscirà il 15 settembre 1995, cioè due mesi dopo il già raccontato The Net con Sandra Bullock, così da sembrare (a torto) uno che ne segue la scia.

Riceve il visto italiano il 25 giugno 1996 ma è già in cartellone dal 7 giugno precedente: comunque rimarrà così poco nelle sale italiane che se aveste sbattuto le ciglia ve lo sareste perso.
Con il febbraio del 1997 esce la VHS MGM, mentre il DVD arriva intorno al 2000.

Gli acari sono sempre un problema, anche quelli informatici

Dade Murphy, nome in codice Zero Cool, all’età di undici anni crea un virus che manda in crisi Wal Streeet, e tutti se la prendono con lui: io me la prenderei con chi cura i sistemi informatici di Wall Street, che basta un ragazzino per mandare a ramengo.
Fino a quando non avrà compiuto 18 anni il nostro piccolo acaro del PC non potrà anche solo toccare un’apparecchiatura informatica, men che mai collegata alla Rete, e per sapere l’ora dovrà usare la meridiana in giardino. Il limite della maggiore età mi sembra curioso, visto che è proprio a 18 anni che Zero Cool potrà fare ancora più danni, ma il giudice è contento così.

Solo gli hacker gggiovani indossano gli occhiali scuri davanti ai monitor

Ora che Dade è cresciuto e ha la faccia del giovane Jonny Lee Miller, futuro Sherlock Holmes televisivo, si è costruito un computer con una scatola di scarpe e tramite un semplice modem comanda il Tempo e lo Spazio, può generare la vita e distruggere interi mondi.

Solo un paio d’anni dopo il mio modem era dieci volte più piccolo!

Com’è subito chiaro, il problema principale del film è che si tratta della solita vecchiata che cerca di parlare ai gggiovani, pur non avendone mai visto uno. Quindi parla per asfittici stereotipi: i giovani vanno in skateboard, sono campioni ai videogiochi e si vestono come schizofrenici lobotomizzati. Cioè fanno tutto ciò che i vecchi sono convinti facciano i giovani.

«Noi siamo i giovani, i giovani più giovani» (cit.)

Seguendo il copione di Karate Kid (1984), tipico film da giovani, il nostro eroe ha seguito la madre traslocando in un’altra città (in questo caso New York) e non è facile inserirsi a scuola, capendo chi sono i bulli e chi sono gli amici. L’unica differenza è che qui i veri duri sono gli hacker, quelli che negli anni Ottanta sarebbero stati picchiati e sbeffeggiati da tutti.
Sono gli anni Novanta, baby, e i nerd hanno vinto.

Non ho mica capito che razza di computer stia usando il protagonista

Con il nuovo nome di battaglia di Crash Override, il nostro eroe conosce la fauna locale, tutti gggiovani che non stanno mai al computer se non nelle loro sessioni di hackeraggio internazionale e bancario, ma in compenso girano in skate, vestono da schifo e a volte hanno gli occhi irresistibili della giovanissima Angelina Jolie.

L’unico motivo per vedere il film

Anche lei è una maghetta del computer, in quanto hacker professionista ma anche esperta di videogiochi, e come tutte le giovani informatiche limona col più figo della scuola e si lascia scarrozzare da lui in moto, che è proprio tipico del mondo informatico.
Però al cuor non si comanda, e il protagonista le rapisce il cuore, anche perché i due ora hanno una missione in comune: fare i gggiovani ancora più gggiovani.

«Noi siam l’esercito, l’esercito dell’hack» (semi-cit.)

Uno del gruppo di hacker entra senza saperlo nel mega-sistema di una spietata multinazionale petrolifera: come ci si possa entrare senza saperlo non ci viene spiegato, invece ci viene spiegato che per assumere il controllo di tutto il sistema informatico di una grande azienda basta tirare a indovinare la password.

Il geniale sceneggiatore, che è proprio uno che ci capisce di informatica, per ben due volte nel film ci spiega che le password più usate sono “sole”, “cuore” e “amore”… No, scherzo, sono “amore”, “sesso”, “segreto” e “dio”: in Italia all’epoca tiravano parecchio “Pippo”, “Pluto” e “Paperino” ma possiamo anche credere che gli americani usassero davvero quei termini. Quello che non possiamo credere è che il sistema che controlla le petroliere automatizzate di tutto il mondo sia accessibile a chiunque digiti la parola “dio”, come ci viene detto dal genio della sicurezza Eugene, noto come La Piaga (Fisher Stevens). Che è giovane pure lui qundi gira in skateboard in ufficio.

Ma fino a che età ci si può definire “giovane”?

Quello che non riesco a capire – e temo non l’abbia capito manco lo sceneggiatore – è il pubblico a cui sarebbe rivolto questo film. La Columbia non è gestita da gggiovani vestiti di stracci e che girano in skateboard, ma da ricchi dirigenti adulti vestiti di tutto punto che ritraggono i giovani come babbei: come possono pensare dunque di rivolgere questo film ai giovani? Ovviamente non possono, infatti ogni due parole devono spiegare i complicatissimi termini di alta informatica se no il contadino del Kentucky che vede il film non capisce.

«È un virus informatico», e che vuol dire? Ma davvero c’è bisogno di spiegare cosa sia un virus informatico? Nel 1995? Eppure tutto il film è così, ogni volta che dicono una banalità, tipo “accendi il computer”, c’è qualcuno che in modo esagerato dice qualcosa del tipo “Eh che paroloni!”
Dispiace per la brava Lorraine Bracco, qui ormai a carriera conclusa, nel ruolo della dirigente che non sa una mazza di niente e a ogni parola del buffonesco Piaga, tipo “accendi la luce”, deve gigioneggiare e dire robe tipo “Eh, scendi fra noi umani e parla come si mangia: cos’è la luce?”

Va’ che altissima tecnologia!

Quindi il film è dedicato esclusivamente a chi non sappia una mazza di niente su qualsiasi argomento, su chi sia abbastanza vecchio da credere che i giovani vadano tutti in skateboard e vestano come malati di mente, e soprattutto che confonda una scatola di scarpe con un computer, che tanto questo è il livello informatico del film.
Mi sento di dire che è un film per vecchi, però ora che sono vecchio posso aggiungere: è principalmente un film stupido. Indipendentemente dall’età dello spettatore.

Quale genio informatico non fa le faccette allo specchio tenendo floppy in mano? È tipico dei giovani

La vicenda del film sarebbe stata più interessante se avessero parlato di acari del divano, invece che del computer, quindi non merita altre parole. Invece l’attenzione è attirata da cose più interessanti, tipo il giovane hacker che come sfondo del proprio PC ha Judge Dredd, tre mesi dopo l’uscita del film con Stallone.

Fare il pirata con il Giudice in sottofondo: senza prezzo!

L’ultimo punto di interesse del film è una statuina di RoboCop sullo sfondo, a quasi un anno dalla chiusura delle serie televisiva.

Per ricordare le vere cose interessanti del film

Tolte queste due cripto-citazioni, del film rimangono solo gli occhi della Jolie e tante risate grasse in faccia agli pseudo-giovani, come solo i vecchi sanno ritrarli.

L.

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22 risposte a Hackers (1995) Gli acari del computer

  1. Iuri Vit ha detto:

    Incredibile come la Jolie abbia ancora la stessa identica posa nei film moderni.

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  2. Il Moro ha detto:

    I film sugli hacker degli anni ’90 sono sempre fonte di grosse risate! L’hai visto il corto parodistico kung fury, dove c’è un hacker che ti guarisce hackerandoti le ferite? 😂

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  3. Cassidy ha detto:

    Penso che queato film sia ricordato da noi quattro per la presenza della Jolie e poco altro, infatti non offre altro per cui essere ricordato, però nella definizione di Fisher Stevens è dei giovani giovanissimi, ho pensato al cattivo di Taika Waititi in “Free Guy”, dimostrazioni che certe trovate non cambiano mai 😉 Cheers

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  4. Conte Gracula ha detto:

    Mia madre, nel ’95, pensava che i virus informatici fossero organici come quelli dell’influenza e non programmi, quindi che un film del genere spiegasse certe cose non mi sembra fuori luogo XD

    Riguardo alle password, un amico che con l’informatica ci lavora ride sempre del fatto che nei film basti scrivere roba tipo admin root per ottenere privilegi da amministratore che manco Dio con il Creato 😀

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  5. Marco Vecchini ha detto:

    Coincidenza vuole che pochi giorni fa ho visto la terza parte di un mega documentario che a fatto il canale youtube indigo gaming, e citava sia questo che The Net. Dedica pure un paio di minuti a New Rose Hotel, un film di Abel Ferrara praticamente sparito dalla faccia della terra. Al momento ci sono tre parti e si chiama molto semplicemente Cyberpunk documentary.
    Ah, e cita pure quel telefilm di William Shatner che se ricordo trasmetteva tmc2: TekWar

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Definire questi film “cyberpunk” è una forzatura bella grossa, ma ormai ci sono abituato: dagli anni Novanta tutti i film sono cyberpunk, dovrebbero fare un documentario su cosa NON sia cyberpunk 😀
      Scherzi a parte, TekWar ho sempre voluto vederlo, sia la serie che i film televisivi portati da CIC Video in videoteca, ma non ci sono mai riuscito. E ormai temo che la fantascienza di quel genere sia troppo datata per apprezzarla oggi.
      In tema di riscopete anni ’90 ho molto apprezzato “Babylon 5” ma temo che TekWar non abbia la stessa qualità di scrittura.

      Sono forse l’unico italiano, o comunque fra i due o tre, che hanno visto “New Rose Hotel” al cinema, su grande schermo, raggelato dal crollo totale di un genio come Abel Ferrara, che usa quel film per defecare sulla propria carriera. Da allora ho chiuso i rapporti con lui, preferisco ricordarlo quando era vivo.
      Il fatto che il film sia moooooooooooooolto liberamente tratto da un racconto di Gibson automaticamente lo fa ritenere cyberpunk, e visto che – come detto prima – TUTTO è cyberpunk ha anche ragione. Anche “Lilly e il vagabondo” è cyberpunk 😀
      Il giorno che uno di questi cybercinefili scoprirà che quel nome indica un movimento letterario, durato pochissimo, che ha prodotto solo ed esclusivamente narrativa scritta i cui elementi non sono stati raccolti da nessun film, se non per puro caso (e male), avranno una fortissima crisi di identità 😀

      Comunque il mio viaggio continua, che questi sono solo due esempi famosi (perché spinti da grosse major) di un filone “informatico” che ha infiammato gli anni Novanta, scritto di solito da chi non aveva manco un Commodore 64 a casa 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        No, ti garantisco che TekWar NON ha la stessa qualità di scrittura di “Babylon 5”. Addirittura il compianto Barry “Victor Bergman” Morse, che vi aveva partecipato come guest star, lo considerava un prodotto non troppo buono (già ai tempi, quindi, prima ancora di iniziare a mostrare i segni dell’età)… al limite, in quanto tv movie e serie dichiaratamente sci-fi, si può dire che l’universo narrativo di TekWar sia invecchiato relativamente meglio rispetto a un film come “Hackers”, dalle pretese realistiche prive però di qualsiasi riscontro nella realtà (personaggi, tecnologie adottate ecc. ecc.) tanto da sfociare nel comico involontario. Oppure chissà, l’intenzione era davvero quella di far ridere ma non l’aveva capito nessuno 😉

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Sono sempre rimasto con la curiosità per TekWar, che non sono mai riuscito a trovare in italiano, però forse è stato un bene, così rimane un’opera “del sogno” e non me la rovino 😛

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      • Marco Vecchini ha detto:

        Non sono stato lì a contestualizzare bene ma il documentario non li usa come materia principale, si limita quasi come dovere di cronaca a mostrare le varie “risonanze” che il movimento ha avuto sui media, non ci costruisce sopra il discorso.

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Meno male. Comunque alla faccia delle risonanze, a dieci anni dalla nascita del movimento 😀
        Quei film dei Novanta sono nati sicuramente perché anche i tromboni delle case cinematografiche arrivava l’eco dell’entusiasmo giovanile verso le sempre maggiori possibilità offerte dall’informatica, e ovviamente si parla della novità solo per demonizzarla, quindi vai coi film che mostrano i pericolo dell’informatica. Per fortuna chi davvero la seguiva non si lasciava influenzare dalle chiacchiere da comari del cinema 😛

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  6. Willy l'Orbo ha detto:

    Gli occhi della Jolie, le grasse risate che suscita il film, l’ironia che pervade la recensione, RoboCop, Dredd, cosa volere di più da un post? Un Lucano? Io mi accontento di Lucius! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Il film mette a dura prova, è fatto così male e in modo così stupido che in più punti sembra una commedia: magari è stata una parodia non compresa, la campagna pubblicitaria si è espressa male e ha spacciato il film come “serio” 😛

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  7. SAM ha detto:

    Questo film mi pare di averlo visto secoli fa su Italia 1: non è quello dove nel finale, non è il protagonista a risolvere tutto, ma un agazzino del gruppo che fino a quel momentop veniva trattato come lì’ultima ruota del carro ( gli altri vengono fermati durante la mega operazione di hackeraggio finale contro non ricordo chi )?

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