Bloody Mallory (2002) Alle origini della Z

C’è stato un tempo fatato in cui ero ignaro della serie Z. Essendo da sempre appassionato di cinema marziale avevo conosciuto la serie B e altre lettere successive, ma fino ad una decina d’anni fa non avevo ancora un’idea chiara dell’abisso che si potesse aprire, una volta entrati nel pozzo oscuro della serie Z.
A strapparmi il velo dell’innocenza dai miei occhi è stata l’edicola, questa istituzione sacra che è stata sempre più dissacrata da una distribuzione satanica. Piccole case spregiudicate hanno cominciato ad invadere le edicole di DVD chiaramente di provenienza infernale, che mi hanno sbattuto in faccia quella iniqua realtà che chiamiamo Z.

All’epoca (parliamo all’incirca del 2010) mi stupiva trovare in edicola film di cui non avevo mai sentito parlare, neanche di sfuggita. Va bene, non ero più così “studioso” di cinema come negli anni Novanta, non c’erano più le riviste che mi informavano sulle uscite italiane, ma trovare esposti film così ignoti era davvero curioso.
Qualche titolo mi si è stampato a fuoco nella memoria: Summer’s Moon (2009), Blade Gen (2007) con Bai Ling, High Life (2009) con Timothy Olyphant, The Last Winter (2006) e Mutant Chronicles (2008) con Ron Perlman… tutte pugnalate inferte al mio ingenuo cuore di cinefilo, ignaro delle vette che potevano raggiungere le Montagne della Follia della serie Z.

In mezzo a queste uscite sataniche, che studiavo sempre con molta attenzione – provando già un Richiamo della Z involontario – un giorno trovai Bloody Mallory, distribuito (anche in edicola) dalla famigerata One Movie, specializzata in filmacci.
Uscito in patria francese il 17 luglio 2002, la One Movie lo presenta in DVD italiano all’incirca dal 2005: purtroppo il disco – ritrovato in tempi recenti su bancarella – non riporta alcuna data.

Il buon gusto della grafica del titolo equivale a quella del film

Protagonista del film è Mallory (la parigina Olivia Bonamy), a capo di una squadra speciale di cacciatori di mostri, di indagatori dell’incubo o roba simile.
Siamo in anni in cui la saga di Matrix regna sovrana quindi letterine verdi rovinate e a pioggia sono la regola, così come la realtà virtuale e i colori acidi. È facile sghignazzare in faccia a Mallory e ai suoi capelli sgargianti, ma va ricordato che sono gli stessi capelli che sfoggia la cattiva de Il 6° giorno (2000) con Schwarzenegger, che invece è un prodotto hollywoodiano multimilionario.

L’utilissima scheda personale di Mallory, icona di stile

Ammanicata con il Governo grazie all’intermediario ispettore Durand (Thierry Perkins-Lyautey), la squadra anti-mostri fa male agli occhi ma temo sia figlia dei tempi: Giusto un paio d’anni prima Sam Raimi aveva prodotto la serie “Cleopatra 2525” che sfoggiava stili drammaticamente simili.
Con un trans nunchakato e una bambina “telapata” (viene proprio specificato questo termine) come validi alleati, Mallory combatte il male a colpi di vestiti inguardabili e colori accecanti.

Quale essere demoniaco non morirebbe di paura davanti a questa squadra?

Il loro nemico principale è costituito dai ghoule, particolarmente ghiotti di carne di suora: se poi trovano una suora vergine (evento a quanto pare non così comune come si potrebbe pensare!) allora la usano per riprodursi. Per fermare questo orrore, ci pensa Mallory e la sua squadra… che mette molta più paura.

Oh, a me sono più simpatici i mostri che Mallory e i suoi!

Mallory cela un doloroso ricordo, quello del giorno in cui è entrata nel mondo del paranormale: solo durante la cerimonia di matrimonio ha scoperto che il marito era un vampiro o roba simile, e quindi ha dovuto inseguirlo con un’accetta e maciullarlo. Da allora però lo vede in forma di fantasma e i due vanno d’amore e d’accordo. Ogni tanto la coppia ha bisogno di accettarsi

«Se tu mi amassi…» «Ma certo che ti amasso!»

Quando a Roma le forze del male rapiscono il papa (Laurent Spielvogel), l’unica che può salvare la situazione è la nostra eroina e la sua combriccola pittoresca, che subito sale a bordo di un mezzo di trasporto perfettamente in linea con lo stile e il buon gusto della squadra anti-mostri.

Quanto paghereste per avere un’auto del genere?

Con l’aiuto non certo volontario di padre Carras (Adrià Collado), Mallory dovrà sventare i piani della perfida Lady Valentine, interpretata da quella Valentina Vargas che abbiamo avuto modo di apprezzare, giovanissima, nella storica scena con Adso ne Il nome della rosa (1986) così come, dieci anni dopo, è l’unico motivo per vedere Hellraiser 4 (1996).
La vampirona si è unita al cattivissimo papa, che ha solo finto di farsi rapire, per aprire le porte a un regno oscuro abbastanza vago, ma che comunque va fermato a prescindere.

Quanti altri film basano la trama su un papa diabolico?

Il regista e co-sceneggiatore Julien Magnat è qui alle prime armi e l’unico altro film dove lo vedremo alla regia è Faces in the Crowd. Frammenti di un omicidio (2011) con Milla Jovovich, decisamente migliore sotto tutti i punti di vista. Il confronto fra i due titoli fa intuire una iniziale voglia di sperimentazione e una vena di follia che per forza di cosa bisogna infilare sotto il tappeto, se si vuole diventare registi “seri”.
In questo 2002 Magnat evidentemente ha una certa libertà d’azione e seguendo il gusto dell’epoca va un po’ a ruota libera, con tanta voglia di divertirsi e di usare più stili e idee senza preoccuparsi se poi si sposino bene. A distanza di dieci anni sono più magnanimo con questo film, perché più che fatto male mi sembra fatto con l’irruenza e l’ardore di un giovane amante del cinema che vuole ricreare in un unico posto i vari stimoli che lo hanno colpito di altre opere.

I due eroi meno probabili del cinema di serie Z

L’impegno nell’evitare di fare un film che si prenda sul serio, e quindi fallendo miseramente – come il vicino e per certi versi molto similare BloodRayne (2005) – salva questo Blood Mallory, che sicuramente strizza l’occhio al mondo dei videogiochi, al mondo del cinema asiatico, alla fantascienza in salsa Matrix, alla moda pseudo-gggiovane e a tanti altri spunti, non sempre compatibili, ma proprio per questo il risultato è così folle che lo si perdona. È il gioco di un gruppo di amici che hanno finto di fare un film.

Chissà, magari oggi, con il cuore annerito dalla Z più Z, potrei rivalutare quei film che invece dieci anni fa mi hanno ferito e svelato un universo oscuro che ignoravo. Di sicuro Mallory ora mi sento di farla salire un mattone dal pozzo oscuro. Ma giusto uno, eh? Non esageriamo.

L.

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13 risposte a Bloody Mallory (2002) Alle origini della Z

  1. Sam Simon ha detto:

    Ecco, solo uno di mattoni, che dalle immagini sembra girato come un video della comunione…! Però il papa diabolico ci sta, dai! X–D

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Magari fosse girato come la prima comunione! 😀
      E’ un prodotto insalvabile e inguardabile, eppure si nota una propensione alla sperimentazione che lo rende un pochino (ma proprio pochino) migliore rispetto alle cialtronate che si prendono sul serio.

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  2. Cassidy ha detto:

    “The Last Winter” mi piace, ma perché adoro quel matto di Larry Fessenden, gli altri che hai citato mamma mia, abissi di assoluto nulla cosmico. Pensare che lo avrei scambiato tranquillamente per un Uwe Boll qualunque, invece non è nemmeno questo, ma è un film che ha come nord magnetico Uwe Boll, andiamo bene e hai ragione, siamo davvero alle origini della Z 😉 Cheers!

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Mettiamola così, è un Uwe Boll con però ancora addosso della linfa vitale, cioè con la voglia di divertirsi a fare un film pazzo, mentre Uwe temo non abbia mai avuto alcuna linfa vitale e gira in automatico 😛

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Che meraviglia! Col post di ieri abbiamo una due giorni Z che regala emozioni a profusione: i colori a dir poco sgargianti, la squadra anti-mostri, il trucco dei mostri (quelli che dovrebbero essere i veri mostri), il papa diabolico, un’auto d’eccezione…a tutto questo aggiungi la narrazione iniziale del tuo approccio al lato oscuro della Z e il gioco è fatto. Ed è un gioco che mi sollaZZa tantissimo! 🙂

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  4. Giuseppe ha detto:

    Ah, così cedi alla magnanimità, eh? E allora, vedendo citata fra le fonti d’ispirazione “Cleopatra 2525” (di cui, ai tempi, non mi perdevo un episodio), facciamo che divento magnanimo anch’io, tanto da poter addirittura essere tentato di vederlo davvero 😛
    In fin dei conti, se sono sopravvissuto a “Mutant Chronicles” (edizione noleggio, trovata su bancarella anni e anni fa) penso di potercela fare pure con “Bloody Mallory”… 😉

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Nella “moda vestiaria” dei personaggi e nel gusto gggiovane ci ho visto lo stesso spirito che animava “Cleopatra 2525”, che mi sono gustata per intero in pandemia, notando curiosamente come Sam Raimi due anni prima del suo Spider-Man faceva muovere i propri personaggi con sospette “ragnatele” che fuoriescono dai polsi 😛
      Quel gusto un po’ “acido” lo ricordo in altri film e serie TV coeve, temo sia un gusto dell’epoca che onestamente non mi piaceva già allora, ma io non faccio testo.
      Diciamo che dopo averlo disprezzato dieci anni fa, ora che ho visto di ben peggio posso almeno apprezzare l’intenzione del regista di non prendersi sul serio e di creare volutamente un qualcosa di folle, con dentro di tutto. Mentre altri registi vanno con il pilota automatico, si prendono sul serio e i loro film sono offese all’umanità, questo almeno è troppo volutamente scherzoso per essere giudicato sul serio.

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  5. wwayne ha detto:

    Anch’io ho scoperto tanti film di serie Z grazie alle edicole. Se ne trova un po’ anche nei negozi tipo Mediaworld o Euronics: di norma in questi negozi ammucchiano in un box in ferro tutti i dvd più invendibili, e li mettono in vendita ad un prezzo stracciato. Tra quei dvd, è altamente probabile che ci sia qualche action movie di serie Z.
    Trovo stimolante rovistare nelle edicole o in quei box in ferro, perché per la legge dei grandi numeri in mezzo a tanta spazzatura c’è anche qualche gioiello, e tu devi avere l’intuito di capire che ti trovi davanti ad esso pur potendoti basare su pochissimi indizi (in pratica soltanto la locandina e la sinossi sul retro).
    Uno dei film di serie Z che hai nominato nel tuo post (Blade Gen) l’ho visto anch’io, ma ci sono arrivato in maniera diversa: l’ho scoperto rovistando su una bancarella in occasione della Fiera del Perdono di Terranuova Bracciolini. Blade Gen non è proprio un gioiello, ma ha comunque qualcosa in più rispetto a tanti altri film di serie Z: infatti l’addetto alla CGI, pur potendo contare su un budget risicato, è comunque riuscito a creare un mondo esteticamente affascinante. Anche la storia è coinvolgente, non ti annoia neanche per un secondo.
    Forse l’unico lato veramente negativo di questo film è la presenza di Faye Dunaway in un ruolo di contorno. Sia chiaro: quando guardi un film di serie Z, lo sai in anticipo che probabilmente ci troverai dentro una star caduta in disgrazia. Tuttavia, un conto è trovarci dentro uno come Val Kilmer (che anche al culmine del successo non ha mai fatto film indimenticabili), un altro è trovarci dentro Faye Dunaway, che ha vinto un Oscar, ha lavorato con tutti i più grandi registi ed è stata assoluta protagonista di un’epoca d’oro del cinema americano: quando vedi cadere così in basso una star che era salita così in alto, se hai un minimo di empatia un po’ di tristezza ti viene.
    Tra l’altro in Blade Gen Faye Dunaway appare totalmente sfigurata dalla chirurgia plastica, e quindi la tristezza è stata doppia, perché ho pensato: non solo lei ha dovuto accettare di apparire in un film di serie Z per pagare i debiti, ma quei debiti non è neanche valsa la pena di contrarli, perché ha speso fior di quattrini per farsi trasformare in una bambola gonfiabile.
    P.S.: Non so se è un caso, ma quando rovisto nelle edicole alla ricerca dei film di serie Z ci sono 2 attori che prima o poi spuntano sempre fuori: Luke Goss e 50 Cent. Talvolta li trovi anche dentro lo stesso film, come nel caso di Blood Out. Evidentemente il cinema di serie Z funziona come quello di serie A: ci sono dei prezzemolini che per vari motivi (piacciono agli spettatori, non rompono le scatole sul set, chiedono poco di stipendio) vengono sempre chiamati dai registi, e quindi si sono assicurati il loro posto fisso in un mondo lavorativo per definizione precario come quello degli attori. Certo, quel posto fisso è meglio averlo nel cinema di serie A piuttosto che in quello di serie Z, ma tanti attori non riescono a farsi spazio neanche nel cinema di serie Z, quindi direi proprio che il bicchiere è mezzo pieno.

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Magari se oggi rivedessi “Blade Gen” lo rivaluterei, com’è successo per Mallory, ma all’epoca mi colpì fortissimo per la sua potenza Z. Non ricordo nulla, se non il mio disprezzo nel vederlo 😀
      Sì, sicuramente la Z funziona come le altre serie, quindi ci sono nomi che vendono di più, come appunto Goss o Eric Roberts, anche se quest’ultimo è praticamente ignoto all’home video italiano, i suoi film – quel minuscolo numero tradotto in Italia – puoi beccarlo solo tramite pirati, perché sono titoli che passano solo in TV, ogni tanto. (Parliamo di un attore di circa 500 film!)

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  6. loscalzo1979 ha detto:

    Mai visto ma sembra quel trash che fa piacere vedere in compagnia per divertirsi, che non guasta mai

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