Il braccio violento del kung fu (1972)

Questa è la storia di un Paese in bilico tra rivoluzione sessuale, rivoluzione culturale, rivoluzione sociale e rivoluzione proletaria, un’Italia del 1973 in cui nessuno si aspettava che in un cinema di Roma proiettassero per la prima volta… mani cinesi piene di dita di violenza!

Disprezzato da tutti, tranne dal pubblico che ne ha decretato un successo fulminante, il cinema marziale in Italia è un fenomeno mai davvero raccontato: è il momento che il Zinefilo si rimbocchi le maniche e trasformi le sue mani… in mani che menano.


Ancora senza un braccio

Ricordate Jimmy Wang Yu, l’attore che sebbene ignaro di qualsiasi stile di combattimento (al massimo era stato campione di nuoto) ha in pratica battezzato il genere che chiamiamo “cinema di arti marziali”? Se con La morte nella mano (1970) gli avevano “solo” mazzolato le dita, è tempo che stavolta l’eroe tragico subisca menomazioni più invalidanti.
Dato che l’attore ha raggiunto la fama interpretando lo spadaccino monco in Mantieni l’odio per la tua vendetta (1967), è il caso che perda di nuovo il braccio!

Il 2 agosto 1972 esce nei cinema di Hong Kong One-Armed Boxer (獨臂拳王).

Quell’aprile 1973 nei cinema della Capitale tiene ancora banco Ultimo tango a Parigi (1972) e ci sono novità “scottanti” come Malizia (1973), Bud e Terence consolidano il loro successo con …Più forte ragazzi! (1972), mentre per l’occasione il Metro Drive-in rispolvera La collina degli stivali (1969), ma Bud balla anche da solo con Anche gli angeli mangiano fagioli (1973). C’è una spruzzata di thrilling italo-spagnolo con Passi di danza su una lama di rasoio (1973) ma soprattutto al Quirinetta c’è il giovane Dario Argeneto con L’uccello dalle piume di cristallo (1970).
Sul fronte americano abbiamo l’immarcescibile Arancia meccanica (1971), i “mafiosi” Il Padrino (1972) e Joe Valachi (1972) con Charles Bronson, il mozzafiato L’avventura del Poseidon (1972) e il criminal-frizzante …E tutto in biglietti di piccolo taglio (1972). C’è persino un doppio Woody Allen, al Gioiello con Prendi i soldi e scappa (1969) e al Radio City con Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso… (1972).
Sul fronte francese c’è Alain Delon il “nero” con Crisantemi per un delitto (1964), lo spionistico L’amerikano (1972) e la commediola 5 matti al servizio di leva (1971).

In mezzo a queste prime visioni, titoli noti ancora oggi e spesso diventati di culto, si aggira un’inspiegabile piaga marziale. Mentre al Mazzini è ancora in cartellone Cinque dita di violenza (1972), al Mercury La mano sinistra della violenza (1971), in ben tre cinema – Cinestar, Universal e Vittoria – sabato 14 aprile 1973 appare in cartellone il titolo chilometrico Con una mano ti rompo, con due piedi ti spezzo, distribuito da Giuseppe Zaccariello.
Sia al Cinestar che al Vittoria il giorno prima c’era in cartellone Ultimo tango a Parigi: togliere Bertolucci per mettere un filmaccio cinese di serie Z con gente che si mena è roba da far impazzire ogni “intellettuale” dell’epoca.

Una delle più grandi rarità dell’Archivio Marziale Etrusco!

Del film ho già parlato, ma mi premeva calarlo in questo viaggio e soprattutto mostrare il rarissimo cartello del titolo italiano (qui sopra), recuperato grazie a un fenomenale collezionista che purtroppo non è più tra noi: l’anno scorso se l’è portato via il Covid, preso in un locale affollato. Un caro saluto a tutti i negazionisti.


Torna il braccio ed è violento

Mentre l’urlo del Chen della Titanus terrorizza le sale italiane, le piccole case continuano a proporre titoli microscopici e quasi sempre indegni, raccattati in giro per mercati asiatici: o meglio, nei parcheggi male illuminati dei mercati asiatici.
Così la Florida Cinematografica il 27 aprile fa debuttare al Metropol di Torino (e dal 5 maggio al piccolo Quattro Fontane di Roma) un film stavolta di Hong Kong, sì, ma di una casa infinitesimale come la Empire Cinema Center.

Uno dei vari titoli con cui è stato distribuito nel mondo

Uscito in patria il 6 dicembre 1972 con un titolo originale (餓虎狂龍) che GoogleTranslate rende con “Tigre Affamata e Drago Pazzo”, con titoli internazionali del tipo The Good and the Bad, Tiger vs Dragon, Kung-Fu, The Invisible Fist e Death Rivals of Shaolin, è il momento de Il braccio violento del kung-fu.
Giusto per ricordare quanto ancora dopo un anno fosse forte l’eco de Il braccio violento della legge (1971) di William Friedkin, arrivato in Italia nel marzo 1972.

da “La Stampa” del 27 aprile 1973

La prima apparizione nota in TV risale a mercoledì 10 febbraio 1982 su Elefante: non so in quanti ricordino quel mitico canale locale, che poi divenne famoso per le televendite.
Dopo il 1984 non risultano altri passaggi televisivi, ma tecnicamente il film non è “perduto” in lingua italiana perché la AVO film l’ha distribuito in VHS: purtroppo lo stesso rimane introvabile.

Il regista di Shanghai Ng See-Yuen ha fatto poco in carriera, per gli standard asiatici, e da noi è noto in pratica solo per aver diretto il primo film biografico non ufficiale del Maestro, Bruce Lee supercampione (1976), peraltro divertentissimo e pieno di comparse illustri.
Qui ci porta in un Giappone ad un passo dall’invasione della Cina, quindi credo la vicenda del film sia ambientata agli inizi del Novecento. Il fenomenale maestro di karate Jai Tai (il mitico Yasuaki Kurata) viene incaricato di un lavoro di spionaggio: deve andare a Shanghai a raccogliere le preziose informazioni che le spie giapponesi hanno sottratto ai cinesi, così da organizzare meglio la futura invasione.

Il giapponese più famoso del cinema marziale, prima di Shô Kosugi

Insieme al proprio bodyguard Chu (Chieh Yuen), che poi non si capisce perché un fenomenale maestro imbattibile abbia bisogno di una guardia del corpo, Jai Tai arriva a Shanghai e prende contatto con il boss locale che gestisce il porto, il cui figlio detiene il potere menando tutti. Così, per passare il tempo.
Il figlio del boss, Lin Yung, è interpretato dal giovane quasi esordiente Michael Chan, che avrà una carriera luminosa nel cinema di Hong Kong: è ancora oggi attivo, con i suoi più di 170 film interpretati!

Anche i grandi divi di Hong Kong hanno cominciato da piccoli

Malgrado il diabolico piano, in realtà Jai Tai non farà altro che sonnecchiare per tutta la vicenda, ogni volta che lo vediamo inquadrato sta buttato da qualche parte ad oziare, quindi non mi sembra tutta questa minaccia per la Cina. Comunque la sua operazione viene tenuta d’occhio da vicino da due poliziotti cinesi infiltrati: il capitano della polizia Li Chang (Chan Sing) e il giovane agente ardimentoso Su Tung (Wong Yuen-San).
Teoricamente la vicenda ruota sul tema “operazione sotto copertura”, con i due poliziotti che devono cercare di non farsi sgamare dall’astuto giapponese cattivo e i suoi seguaci cinesi traditori, ma in pratica è chiaro che parliamo di un filmucolo di serie Z al quadrato che mette più carne al fuoco di quanto sappia cucinarne.

Ma sono due poliziotti sotto copertura o due amanti a passeggio?

Tutto l’impianto spionistico finirà a calci e mazzate, nel solito lunghissimo combattimento finale tipico del genere, in questo caso con le coreografie di Bruce Leung, uno dei “cloni minori” di Bruce Lee ma ottimo atleta, che di lì a poco avrà anche una buona carriera da protagonista.

Accantonati gli sghignazzi per un prodotto chiaramente ruvido e ruspante, va comunque lodato il tentativo di condire il gongfupian con una trama storico-spionistica: un obiettivo troppo ambizioso per la minuscola produzione, ma lo stesso lodevole.

Da segnalare infine come questo sia probabilmente l’unico caso nella storia italiana in cui una pubblicità ha detto il vero: proprio come recitavano le locandine nostrane questo film mostra davvero uno scontro-confronto fra karate e kung fu, in quanto simboli delle rispettive culture. Va da sé che il kung fu popolano è buono mentre il karate elitario è cattivo, in quanto il primo è cinese e il secondo è degli odiati giapponesi, e ancor più ovviamente all’inizio il karate sbaraglia tutti ma poi i buoni si incacchiano e corcano di mazzate il karateka cattivo.

Non ce ne sarebbe bisogno, ma meglio specificarlo: niente di tutto ciò che questi film chiamano “karate” assomiglia anche solo lontanamente al celebre stile di Okinawa, parliamo sempre di atleti cinesi, cresciuti a riso e kung fu, che fingono di usare uno stile marziale senza in realtà farlo mai. Non mi stupirebbe scoprire che ad Hong Kong neanche lo conoscessero, il karate, visto poi che per il bravo lottatore-cascatore di contorno è molto più importante il tae kwon do coreano, più acrobatico e “cinematografico”.

L.

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9 risposte a Il braccio violento del kung fu (1972)

  1. Cassidy ha detto:

    Un Maestro si porta dietro la guardia del corpo per dimostrare a tutti di non averne bisogno, non ho altre spiegazioni 😉 Lina Wertmüller (ciao Lina) e i film di arti marziali di questo periodo hanno generato la mia passione per i titoli chilometrici, il fatto che uno ricordasse il film di Billy Friedkin (grazie per la citazione!) ci ricorda non solo che allora i film stavano di più in sala, ma anche se in quel periodo i film di menare venivano quasi equiparati al cinema più “alto”, con orrore di tanti critici con occhiali e pipa. Cheers

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  2. Lorenzo ha detto:

    “Con una mano…” eccetera me lo ricordo benissimo, lo trasmettevano di continuo in televisione, non l’ho mai visto ma il titolo mi faceva ridere. Mi ricordo anche dell’emittente “Elefante”, col logo verde.
    Michael Chan, in quella foto, sembra l’Henry Silva cinese 😀

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      E’, vero ha molto del mitico Silva 😉
      Fino agli anni Novanta molti di questi film giravano per emittenti locali, anche perché ipotizzo costassero pochissimo e inoltre a quanto io sappia le piccole emittenti locali non hanno un comportamento così “controllato” come quelle nazionali, quindi se scappa una messa in onda in più non succede niente.
      Purtroppo poi è scomparso tutto e ora solo televendite 24 ore al giorno su tutti i canali. Che peccato.

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  3. Willy l'Orbo ha detto:

    Bel viaggetto anche quello odierno, con, come portata principale, un filmucolo che però qualche sapore pare averlo e, come contorni, un titolo indimenticabile (“Con una mano ti rompo, con due piedi ti spezzo”) e una citazione di Elefante TV, da intensi e malinconici brividi di piacere! 🙂

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    • Lucius Etruscus ha detto:

      Non immaginavo che questo viaggio, a parte l’inizio, si sarebbe svolto solo tra film perduti o comunque irrecuperabili in lingua italiana. E’ chiaro che c’è un complotto contro il cinema marziale! 😛

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      • Giuseppe ha detto:

        Assolutamente: il complotto dei critici “intellettuali” che da un giorno all’altro si vedevano scippare le sale in cui proiettavano i loro adorati titoli da questa pletora di plebei filmacci marziali… dobbiamo solo scoprire in quali camere blindate sono nascoste le pizze che hanno fatto sparire nel corso dei decenni ed è fatta 😛
        Purtroppo sì, dovremmo poter tornare almeno agli anni ’90 per poter beccare questi film sulle emittenti locali (me lo ricordo, il logo dell’elefantino 😉 ) e io, poco ma sicuro, preferirei rivedere cento volte “Con una mano ti rompo, con due piedi ti spezzo” o “Il braccio violento del kung-fu” piuttosto che l’ennesima televendita occasionalmente interrotta da programmi di infima propaganda politica fatti passare per “attualità” o nostalgico recupero delle tradizioni (dialettali, culinarie, ecc.) dei bei tempi andati…

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      • Lucius Etruscus ha detto:

        Il brutto dei piccoli canali è che la loro programmazione di solito non la si trova sulle guide TV, men che mai sui loro siti ufficiali, quindi se anche tornassero a trasmettere film di genere sarebbe assai difficile registrarli 😛

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